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LA MOSTRA SU HELEN FRANKENTHALER A PALAZZO STROZZI

Helen Frankenthaler. Dipingere senza regole

Sabato 25 gennaio 2025

Helen Frankenthaler. Dipingere senza regole - biglietti della mostra a Palazzo Strozzi.


Il nostro appuntamento con le mostre tenute a Palazzo Strozzi pare sempre cadere nell’ultimo weekend di apertura: così ci era capitato per l’esposizione delle opere di Anselm Kiefer nel 2024 e così abbiamo iniziato il nuovo anno con quelle dell’artista contemporanea Helen Frankenthaler. E anche questa volta dobbiamo ringraziare un amico di famiglia per il consiglio e l’ingresso a questa bella mostra, che ha superato le nostre aspettative!

L’importante inclinazione verso l’arte contemporanea è stata coltivata negli anni da Palazzo Strozzi e si è confermata anche per la stagione invernale 2024-2025. Dopo aver visitato la mostra dedicata a Tomás Saraceno, Aria, nel 2020, e quella su Anselm Kiefer, Angeli caduti, nel 2024, la scelta è caduta sull’artista Helen Frankenthaler, le cui opere sono state esposte dal 27 settembre 2024 al 26 gennaio 2025 grazie all’organizzazione della Fondazione Palazzo Strozzi in collaborazione con la Helen Frankenthaler Foundation e la cura di Douglas Dreishpoon, Direttore dell’Helen Frankenthaler Catalogue Raisonné. Già solo da queste prime informazioni possiamo ben intuire la portata internazionale della mostra, sostenuta da vari partner privati e pubblici.

HELEN FRANKENTHALER

Per chi, come noi, non ha particolare familiarità con l’arte contemporanea, vale la pena spendere due parole su chi fosse Helen Frankenthaler e quale importante ruolo abbia giocato negli ultimi decenni. Nata nel 1928 a New York e scomparsa nel 2011, è stata una figura fondamentale nell’arte americana del dopoguerra, soprattutto per il significativo contributo nel passaggio dall’Espressionismo Astratto alla pittura Color Field.

Dopo gli studi, ha esordito come artista nel 1950-1951 quando ha tenuto la prima mostra personale Tibor de Nagy Gallery, partecipando anche alla famosa 9th St. Exhibition. Dal 1959 ha preso parte regolarmente ad esposizioni internazionali; ha vinto il primo premio alla Première Biennale di Parigi e ha rappresentato gli Stati Uniti alla Biennale di Venezia nel 1966.

Helen Frankenthaler. Dipingere senza regole - Lorenzo e Federica.
Helen Frankenthaler. Dipingere senza regole - Lorenzo.

La sua lunga carriera, durata ben sei decenni, le ha permesso di esplorare vari media: dalla ceramica alla scultura, dagli arazzi all’incisione. Tuttavia, è nota soprattutto per l’innovativa tecnica del soak-stain (imbibizione a macchia): Helen Frankenthaler versava vernice diluita sulla tela grezza o su altri supporti, come la carta, dando vita a campi di colore traslucidi. Tale tecnica e i risultati così ottenuti hanno influenzato grandi artisti come Morris Louis, Kenneth Noland e non solo…

SALA 1

Helen Frankenthaler

  • Moveable Blue (Blu mobile), 1973
  • Untitled (Senza titolo), 1973
  • Fiesta, 1973
  • Matisse Table (Tavolo Matisse), 1972

SALA 2

Jackson Pollock

Number 14 (Numero 14), 1951

Helen Frankenthaler

  • Open Wall (Muro aperto), 1953
  • Western Dream (Sogno occidentale), 1957
  • Mediterranean Thoughts (Pensieri mediterranei), 1960

SALA 3

David Smith
Untitled (Zig VI) (Senza titolo, Zig VI), 1964

Anne Truitt
Seed (Seme), 1969

Helen Frankenthaler

  • Tutti-Frutti, 1966
  • The Human Edge (Il limite umano), 1967
  • Alassio, 1960
  • Cape (Provincetown), 1964

SALA 4

Robert Motherwell
Summertime in Italy (Estate in Italia), 1960

Mark Rothko
Untitled (Senza titolo), 1949

Morris Louis
Aleph Series V (Serie Aleph V), 1960

Kenneth Noland
Helen’s Choice (La scelta di Helen), 1977

SALA 5

David Smith
Portrait of the Eagles Keeper (Ritratto del guardiano dell’aquila), 1948-1949

SALA 6

David Smith

  • Untitled (Senza titolo), 1961
  • Untitled (Senza titolo), 1951
  • Untitled (Senza titolo), 1957

Robert Motherwell

  • Helen’s Collage (Il collage di Helen), 1957
  • At Five in the Afternoon (Alle cinque della sera), 1948-1949
  • Black on White No. 4 (Nero su bianco n. 4), 1968

 SALA 7

Helen Frankenthaler

  • Ocean Drive West #1, 1974
  • Plexus (Plesso), 1976
  • Mornings (Mattine), 1971
  • Heart of London Map (Cuore della mappa di Londra), 1972

SALA 8

Helen Frankenthaler

  • Yard (Cortile), 1972
  • Eastern Light (Luce orientale), 1982
  • Cathedral (Cattedrale), 1982
  • Madrid,1984
  • Star Gazing (Guardando le stelle), 1989

Anthony Caro
Ascending the Stairs (Salendo le scale), 1979-1983

SALA 9

Helen Frankenthaler

  • Yin Yang, 1990
  • Janus (Giano), 1990
  • The Rake’s Progress (ll progresso del rastrello), 1991
  • Fantasy Garden (Giardino di fantasia), 1992

SALA VIDEO

SALA 10

Helen Frankenthaler

  • Borrowed Dream (Sogno in prestito), 1992
  • Maelstrom, 1992
  • Cassis, 1995
  • Solar Imp (Impianto solare), 1995
  • Southern Exposure (Esposizione a Sud), 2002
  • Driving East (Guidando verso Est), 2002
Helen Frankenthaler. Dipingere senza regole - una sala della mostra.
Helen Frankenthaler. Dipingere senza regole - Federica.

LA MOSTRA

Helen Frankenthaler. Dipingere senza regole vanta il primato di essere stata la più ampia retrospettiva mai organizzata in Italia dedicata a quest’artista contemporanea. Oltre ad esporre opere su un ampio arco temporale, coprendo l’intera produzione, dagli anni Cinquanta ai primi anni Duemila, permette un dialogo con le creazioni di altri artisti coevi, come Jackson Pollock, Robert Motherwell, Mark Rothko, Morris Louis, David Smith, Anthony Caro e Anne Truitt.

Dalle grandi tele alle opere su carta fino alle sculture, la mostra permette di cogliere l’ecletticità di Helen Frankenthaler e ha un vasto respiro internazionale, poiché include prestiti provenienti dalla Helen Frankenthaler Foundation e da celebri musei internazionali, come il Metropolitan Museum of Art di New York, la Tate Modern di Londra e la National Gallery of Art di Washington.

Il titolo della mostra ben riassume l’idea di arte di Helen Frankenthaler: dipingere senza regole. In un mondo irrigidito dalle norme, infatti, l’artista infrange le convenzioni dell’arte tradizionale e crea nuove possibilità, astrazioni poetiche, opere di infinita immaginazione. La libertà artistica è l’essenza stessa della creatività. Controllo e improvvisazione si fondono nella sua tecnica e costituiscono un contributo rivoluzionario, capace di ispirare ancora oggi.

La mia regola è nessuna regola, e se hai un vero senso dei limiti, allora sei libero di infrangerli.

Helen Frankenthaler

SALA 1

Helen Frankenthaler
Moveable Blue (Blu mobile)
1973
acrilico su tela
ASOM Collection, inv. E 809

Untitled (Senza titolo)
1973
acrilico su tela
New York, Helen Frankenthaler Foundation

Fiesta
1973
acrilico su carta
New York, Helen Frankenthaler Foundation

Matisse Table (Tavolo Matisse)
1972
acciaio
New York, Helen Frankenthaler Foundation

Saliti dal cortile di ingresso lungo la rampa di scale che conduce al primo piano, ci accoglie una sala in cui la nostra attenzione viene immediatamente calamitata verso l’enorme dipinto Moveable Blue (Blu mobile). Subito comprendiamo in cosa consisteva l’innovativa tecnica che ha reso famosa Helen Frankenthaler: l’artista versava, dipingeva e disegnava con grande sicurezza, perfezionando la propria pittura attraverso la soak-stain (“imbibizione a macchia”), sviluppata a partire dal 1952. Ci colpiscono innanzitutto i toni dell’opera: il blu e l’azzurro, le macchie di colore che è colato e si è espanso, più diluito in alcuni punti e più concentrato in altri.

Helen Frankenthaler<br>
<b> Moveable Blue (Blu mobile) </b>  <br>
1973<br>
acrilico su tela<br>
ASOM Collection, inv. E 809
Helen Frankenthaler <br>
New York, Helen Frankenthaler Foundation  <br>
1. <b> Fiesta </b> <br>
1973 <br>
acrilico su carta <br>
2. <b> Untitled (Senza titolo) </b> <br>
1973<br>
acrilico su tela <br>

Nei primi anni Cinquanta Helen Frankenthaler aveva appreso da Jackson Pollock la possibilità di dipingere utilizzando vari materiali e attrezzi mentre ci si muoveva intorno ad una grande tela stesa sul pavimento: ciò ispirò una nuova tipologia di pittura astratta caratterizzata da estesi campi di colore e nota come il Color Field painting. Le tre opere pittoriche qui esposte mostrano come la stessa tecnica possa essere utilizzata in formati sia di grandi dimensioni (Moveable Blue) sia ridotti (Fiesta e Untitled).

Fin da questa prima sala viene introdotto un altro mezzo utilizzato dall’artista: la scultura. Matisse Table è una delle dieci opere che Frankenthaler realizzò nello studio londinese dell’amico scultore Anthony Caro nel 1972. La pittrice, infatti, apprezzava il lavoro di Caro, Anne Truitt e David Smith, che la incoraggiava a realizzare opere tridimensionali e a cui fanno riferimento molte delle creazioni di Helen Frankenthaler. Matisse Table, in acciaio, ci colpisce per la superficie inclinata, le forme a ventaglio e alcuni elementi di natura morta: come suggerisce il titolo, sono un omaggio al dipinto L’ananas (1948) di Henri Matisse, utilizzato come modello ma trasformato in qualcosa di nuovo e originale.

Helen Frankenthaler <br>
<b> Matisse Table (Tavolo Matisse) </b> <br>
1972 <br>
acciaio <br>
New York, Helen Frankenthaler Foundation
Helen Frankenthaler <br>
<b> Western Dream (Sogno occidentale) </b> <br>
1957 <br>
olio su tela
New York, The Metropolitan Museum of Art. Gift of the Helen Frankenthaler Foundation (2023)
Helen Frankenthaler <br>
<b> Mediterranean Thoughts (Pensieri mediterranei) </b> <br>
1960 <br>
olio su tela <br>
New York, Helen Frankenthaler Foundation

SALA 2

Jackson Pollock
Number 14 (Numero 14)
1951
olio su tela
London, Tate. Purchased with assistance from the American Fellows of the Tate Gallery Foundation (1988)

Helen Frankenthaler
Open Wall (Muro aperto)
1953
olio su tela
New York, Helen Frankenthaler Foundation

Western Dream (Sogno occidentale)
1957
olio su tela
New York, The Metropolitan Museum of Art. Gift of the Helen Frankenthaler Foundation (2023)

Mediterranean Thoughts (Pensieri mediterranei)
1960
olio su tela
New York, Helen Frankenthaler Foundation

Se nella prima sala abbiamo potuto ammirare alcune opere mature di Helen Frankenthaler, nella seconda torniamo cronologicamente indietro, negli anni Cinquanta, e osserviamo il dipinto di uno dei suoi maestri: Number 14 (Numero 14) di Jackson Pollock. Quando Helen Frankenthaler visitò la mostra di opere in bianco e nero di Pollock alla Betty Parsons Gallery, rimase molto colpita da questa in particolare e ne fu profondamente influenzata. Pur apparendo astratto, Number 14 presenta delle immagini narrative: Frankenthaler fece propria sia l’idea di trasmettere un messaggio subliminale sia la tecnica di un gesto improvvisato e pieno di energia.

Jackson Pollock <br>
<b> Number 14 (Numero 14) </b>  <br>
1951  <br>
olio su tela  <br>
London, Tate. Purchased with assistance from the American Fellows of the Tate Gallery Foundation (1988)
Helen Frankenthaler <br>
<b> Open Wall (Muro aperto) </b> <br>
1953 <br>
olio su tela <br>
New York, Helen Frankenthaler Foundation
Helen Frankenthaler <br>
<b> Alassio </b> <br>
1960 <br>
olio su lino <br>
New York, Helen Frankenthaler

Gli altri quadri esposti, Open Wall (Muro aperto) del 1953, Western Dream (Sogno occidentale) del 1957 e Mediterranean Thoughts (Pensieri mediterranei) del 1960, ci mostrano come l’artista cerchi di esprimere la creatività attraverso segni pittorici, simboli e scene evocative, pur rimanendo nell’ambiguità e nel mistero, così da trasmettere messaggi e significati diversi a seconda degli osservatori. Ad esempio, a me e Lorenzo è piaciuto particolarmente Mediterranean Thoughts; tuttavia, vi abbiamo visto figure differenti: per me sono un uomo e una donna abbracciati, per lui un cuore viola e dei polmoni rossi…

SALA 3

David Smith
Untitled (Zig VI) (Senza titolo, Zig VI)
1964
acciaio, vernice
New York, The Estate of David Smith

Anne Truitt
Seed (Seme)
1969
acrilico su legno
Baltimore, Baltimore Museum of Art. Gift of Katharine Graham, Washington, D.C., BMA (1995)

Helen Frankenthaler
Tutti-Frutti
1966
acrilico su tela
Buffalo, New York, Buffalo AKG Art Museum. Gift of Seymour H. Knox, Jr. (1976)

The Human Edge (Il limite umano)
1967
acrilico su tela
Syracuse, New York, Everson Museum of Art, Museum purchase to honor Director, Max Sullivan

Alassio
1960
olio su lino
New York, Helen Frankenthaler Foundation

Cape (Provincetown)
1964
acrilico su tela
Melbourne, National Gallery of Victoria.
Purchased with the assistance of the National Gallery Society of Victoria (1967)

Come accennato per la scultura nella prima sala, due degli artisti che influenzarono il lavoro di Helen Frankenthaler furono David Smith, di cui è qui esposta una scultura in acciaio dipinta di giallo, Untitled (Zig VI) (Senza titolo, Zig VI) del 1964, e Anne Truitt, della quale osserviamo una colonna in legno verniciata, Seed (Seme) del 1969. Le due opere sono messe in relazione con pitture coeve.

David Smith <br>
<b> Untitled (Zig VI) (Senza titolo, Zig VI) </b> <br>
1964 <br>
acciaio, vernice <br>
New York, The Estate of David Smith
Helen Frankenthaler <br>
<b> Tutti-Frutti </b> <br>
1966 <br>
acrilico su tela <br>
Buffalo, New York, Buffalo AKG Art Museum. Gift of Seymour H. Knox, Jr. (1976)
Helen Frankenthaler <br>
<b> The Human Edge (Il limite umano) </b> <br>
1967 <br>
acrilico su tela <br>
Syracuse, New York, Everson Museum of Art, Museum purchase to honor Director, Max Sullivan

Due tele si sviluppano in verticale: Tutti-Frutti del 1966 trasmette una sensazione di leggerezza e vivacità, mentre in The Human Edge (Il limite umano) del 1967 i rettangoli colorati pendono come pesanti monoliti. Frankenthaler e Smith condividevano la medesima attitudine verso l’arte: non applicare alcuna regola; ciò significava non dare mai per scontato come l’arte fosse creata, quali materiali venissero usati, quale risultato ottenere… L’apertura alle sorprese, ai successi e al fallimento, era necessaria per il processo creativo.

La vivace gioiosità di Tutti-Frutti dialoga con quella del pesante Untitled (Zig VI),composto da travi impilate e saldate ma montate su ruote in miniatura, come un enorme giocattolo per bambini. I monoliti di The Human Edge stringono un legame con la colonna Seed di Truitt, che acquista personalità attraverso le superfici dipinte di quello che sembra un unico colore e invece sono due.

Anne Truitt <br>
<b> Seed (Seme) </b> <br>
1969 <br>
acrilico su legno <br>
Baltimore, Baltimore Museum of Art. Gift of Katharine Graham, Washington, D.C., BMA (1995)
Helen Frankenthaler <br>
<b> Cape (Provincetown) </b> <br>
1964 <br>
acrilico su tela <br>
Melbourne, National Gallery of Victoria.
Purchased with the assistance of the National Gallery Society of Victoria (1967)

Se Cape (Provincetown) del 1964 ci ha lasciati piuttosto indifferenti, ci siamo innamorati di Alassio del 1960, che dialoga con un’opera della sala successiva…

SALA 4

Robert Motherwell
Summertime in Italy (Estate in Italia)
1960
olio e grafite su carta
Washington, D.C., National Gallery of Art. The Nancy Lee and Perry Bass Fund (1999)

Mark Rothko
Untitled (Senza titolo)
1949
olio e tecnica mista su tela
Washington, D.C., National Gallery of Art. Gift of the Mark Rothko Foundation, Inc. (1986)

Morris Louis
Aleph Series V (Serie Aleph V)
1960
Magna su tela
New York, Helen Frankenthaler Foundation

Kenneth Noland
Helen’s Choice (La scelta di Helen)
1977
acrilico e grafite su tela
New York, Helen Frankenthaler Foundation

La prima tela che incontriamo nella quarta sala è un quadro di Robert Motherwell, Summertime in Italy (Estate in Italia) del 1960; l’artista fu il marito di Helen Frankenthaler dal 1958 al 1971 e insieme condivisero famiglia e amici, viaggiando e scambiandosi opinioni artistiche. I due erano molto diversi: oltre ad una differenza di età di quattordici anni, lui era timido, studioso e introverso, lei socievole, impetuosa ed estroversa. Nel 1960 entrambi hanno raffigurato un momento dell’estate trascorsa ad Alassio in Liguria: Summertime in Italy di Motherwell e Alassio di Frankenthaler irradiano, seppure in modi diversi, un’atmosfera gioiosa, estiva e spensierata.

Robert Motherwell <br>
<b> Summertime in Italy (Estate in Italia) </b> <br>
1960 <br>
olio e grafite su carta <br>
Washington, D.C., National Gallery of Art. The Nancy Lee and Perry Bass Fund (1999)
Mark Rothko <br>
<b> Untitled (Senza titolo) </b> <br>
1949 <br>
olio e tecnica mista su tela <br>
Washington, D.C., National Gallery of Art. Gift of the Mark Rothko Foundation, Inc. (1986)
Kenneth Noland <br>
<b> Helen's Choice (La scelta di Helen) </b> <br>
1977 <br>
acrilico e grafite su tela <br>
New York, Helen Frankenthaler Foundation
Morris Louis <br>
<b> Aleph Series V (Serie Aleph V) </b> <br>
1960 <br>
Magna su tela <br>
New York, Helen Frankenthaler Foundation

Questa sezione della mostra è dedicata al circolo di artisti intorno a Frankenthaler. Qui sono esposte le opere acquistate o donate: tra i vari nomi spicca quello di Mark Rothko, di cui ammiriamo Untitled (Senza titolo) del 1949. Possiamo notare alcune somiglianze con Cape (Provincetown) di Frankenthaler della sala precedente: entrambi rappresentano la forma geometrica e ne esaltano le qualità espressive.

Le ultime due opere della sala mostrano due usi del colore e delle forme: un quadro variopinto e con una dinamicità che si irradia è Aleph Series V (Serie Aleph V) di Morris Louis (1960), mentre più delicato, geometrico e rosato è Helen’s Choice (La scelta di Helen) di Kenneth Noland (1977).

SALA 5

David Smith
Portrait of the Eagles Keeper (Ritratto del guardiano dell’aquila)
1948-1949
acciaio, bronzo
New York, Helen Frankenthaler Foundation

Dalle sale luminose e spaziose del resto della mostra passiamo adesso in due ambienti più piccoli e caratterizzati dalla luce soffusa e dal colore azzurro delle pareti. La prima è occupata da una sola opera, Portrait of the Eagles Keeper (Ritratto del guardiano dell’aquila) di David Smith (1948-1949), che si erge sullo sfondo costituito dalla foto del soggiorno della casa di Frankenthaler e Motherwell a New York.

Helen Frankenthaler era solita visitare lo studio e la casa di David Smith vicino al Lago George, tra le montagne. La scultura qui esposta è una figura preistorica e minacciosa; fu una delle prime opere acquisite da Frankenthaler, che la teneva sempre con sé e la portò nelle varie case dove abitò nel corso degli anni.

David Smith <br>
<b> Portrait of the Eagles Keeper (Ritratto del guardiano dell'aquila) </b> <br>
1948-1949 <br>
acciaio, bronzo <br>
New York, Helen Frankenthaler Foundation
Robert Motherwell<br>
<b> Helen's Collage (Il collage di Helen) </b> <br>
1957<br>
olio, carte incollate e carboncino su cartoncino<br>
New York, Helen Frankenthaler Foundation

SALA 6

David Smith
Untitled (Senza titolo)
1961
bronzo
New York, Helen Frankenthaler Foundation

Untitled (Senza titolo)
1951
inchiostro su carta
New York, Helen Frankenthaler Foundation

Untitled (Senza titolo)
1957
smalto e olio su carta
New York, Helen Frankenthaler Foundation

Robert Motherwell
Helen’s Collage (Il collage di Helen)
1957
olio, carte incollate e carboncino su cartoncino
New York, Helen Frankenthaler Foundation

At Five in the Afternoon (Alle cinque della sera)
1948-1949
caseina e grafite su cartoncino
New York, Helen Frankenthaler Foundation

Black on White No. 4 (Nero su bianco n. 4)
1968
acrilico e grafite su carta
New York, Helen Frankenthaler Foundation

Le opere di David Smith proseguono nella saletta successiva: in una teca è conservata la piccola scultura Untitled del 1961, che sprigiona una grande energia, mentre due opere su carta senza titolo, del 1951 e del 1957, sono esempi delle centinaia di disegni a pennello figurativi realizzati nel corso degli anni e testimoniano la grande immaginazione dell’artista e la sua applicazione del principio di un’arte libera da qualsiasi regola.

David Smith era considerato un membro della famiglia da parte di Frankenthaler e di Motherwell e i tre artisti si frequentavano insieme ai figli. Le piccole opere qui esposte sono doni ricevuti dalla pittrice in segno di amicizia e di amore.

David Smith<br>
<b> Untitled (Senza titolo) </b> <br>
1961<br>
bronzo<br>
New York, Helen Frankenthaler Foundation
Robert Motherwell<br>
<b> At Five in the Afternoon (Alle cinque della sera) </b><br>
1948-1949<br>
caseina e grafite su cartoncino<br>
New York, Helen Frankenthaler Foundation
New York, Helen Frankenthaler Foundation<br>
1. Robert Motherwell<br>
<b> Black on White No. 4 (Nero su bianco n. 4) </b> <br>
1968<br>
acrilico e grafite su carta<br>
2. David Smith<br>
<b> Untitled (Senza titolo) </b> <br>
1951<br>
inchiostro su carta<br>
New York, Helen Frankenthaler Foundation
David Smith<br>
<b> Untitled (Senza titolo) </b> <br>
1957<br>
smalto e olio su carta<br>
New York, Helen Frankenthaler Foundation

Motherwell, in particolare, realizzò Helen’s Collage un anno prima del matrimonio (1957); At Five in the Afternoon di Motherwell, primo dipinto della serie Elegy, prende il titolo dalla famosa poesia di Federico Garcia Lorca sulla morte di un torero. In Black on White No. 4, una singola figura geometrica sospesa nello spazio segna la transizione del pittore verso figure collegate, aperte e chiuse.

SALA 7

Helen Frankenthaler
Ocean Drive West #1
1974
acrilico su tela
New York, Helen Frankenthaler Foundation

Plexus (Plesso)
1976
acrilico su tela
New York, Helen Frankenthaler Foundation

Mornings (Mattine)
1971
acrilico e pennarello su tela
New York, Helen Frankenthaler Foundation

Heart of London Map (Cuore della mappa di Londra)
1972
acciaio
The Levett Collection

Torniamo adesso al decennio dal quale la mostra era cominciata: gli anni Settanta. Dopo il divorzio da Motherwell, Frankenthaler trascorse le estati viaggiando in Europa, tra Italia, Francia, Svizzera, Austria, Belgio e Inghilterra; affittò e acquistò una casa a Stamford, nel Connecticut, passando più tempo lontana da New York. Alcuni dei dipinti di questo periodo trasmettono la nuova serenità, mentre altri fanno emergere un lato duro e provocatorio del carattere dell’artista; le opere uniscono panorami marini, paesaggi e astrazione.

Helen Frankenthaler <br>
<b> Ocean Drive West #1 </b>  <br>
1974 <br>
acrilico su tela  <br>
New York, Helen Frankenthaler Foundation
Helen Frankenthaler  <br>
New York, Helen Frankenthaler Foundation <br>
1. <b> Plexus (Plesso) </b>  <br>
1976 <br>
acrilico su tela <br>
2. <b> Mornings (Mattine) </b>  <br>
1971 <br>
acrilico e pennarello su tela

Ocean Drive West #1 (1974) ci appare monocromatico, di un azzurro intenso, un blu ceruleo, ma la superficie è animata da linee bianche e colorate. La presenza di queste strisce è evidente anche negli altri due dipinti della sala: in un caso (Plexus del 1976) ricordano l’ambiente urbano (il bianco condensa l’attenzione al centro del dipinto), mentre nell’altro richiamano una schiuma oceanica bianca, interrotta da dei tratti erranti di pennarello nero e rosso (Mornings del 1971). Un altro richiamo alla città è costituito dalla statua in acciaio Heart of London Map (Cuore della mappa di Londra) del 1972.

SALA 8

New York, Helen Frankenthaler Foundation

Helen Frankenthaler
Yard (Cortile)
1972
Acciaio

Eastern Light (Luce orientale)
1982
acrilico su tela

Cathedral (Cattedrale)
1982
acrilico su tela

Madrid
1984
acrilico su tela

Star Gazing (Guardando le stelle)
1989
acrilico su tela

Anthony Caro
Ascending the Stairs (Salendo le scale)
1979-1983
acciaio, lamiera, vernice

New York, Helen Frankenthaler Foundation <br>
1. Anthony Caro <br>
<b> Ascending the Stairs (Salendo le scale) </b>  <br>
1979-1983 <br>
acciaio, lamiera, vernice <br>
2. Helen Frankenthaler <br>
<b> Cathedral (Cattedrale) </b>  <br>
1982 <br>
acrilico su tela <br>
Helen Frankenthaler <br>
<b> Star Gazing (Guardando le stelle) </b>  <br>
1989 <br>
acrilico su tela <br>
New York, Helen Frankenthaler Foundation

Negli anni Ottanta Frankenthaler riuscì a mantenere un equilibrio tra la città, dove era aggiornata sulle opere di altri artisti e gestiva i propri impegni, e il Connecticut, dove trascorreva il tempo in un’atmosfera tranquilla e vicina all’acqua, elemento per lei essenziale. Continuò a dipingere, influenzata sia da pittori e scultori contemporanei sia dai propri studi artistici. Analizzando i dettagli astratti nelle opere dei grandi maestri del passato, riuscì a raggiungere un nuovo livello tecnico, producendo fondi colorati, sfumature delicate, trasparenze. Una nuova concezione del rapporto tra spazio e luce emerge in opere come Eastern Light (1982), Cathedral (1982), Madrid (1984) e Star Gazing (1989), che è senza dubbio uno dei quadri da noi preferiti.

L’approccio empirico all’arte e alla scultura, condiviso con David Smith, accomunava Frankenthaler a Anthony Caro, di cui vediamo esposta Ascending the Stairs (Salendo le scale) del 1979-1983. Essa entra in dialogo con Yard (Cortile) di Frankenthaler (1972), poiché entrambe si sono evolute pezzo per pezzo, saldatura dopo saldatura.

Helen Frankenthaler <br>
New York, Helen Frankenthaler Foundation <br>
1. <b> Madrid </b>  <br>
1984 <br>
acrilico su tela <br>
2. <b> Yard (Cortile) </b> <br>
1972 <br>
acciaio <br>
Helen Frankenthaler  <br>
<b> Eastern Light (Luce orientale) </b>  <br>
1982 <br>
acrilico su tela <br>
New York, Helen Frankenthaler Foundation

SALA 9

Helen Frankenthaler
New York, Helen Frankenthaler Foundation

Yin Yang
1990
acrilico su tela

Janus (Giano)
1990
acrilico su tela

The Rake’s Progress (ll progresso del rastrello)
1991
acrilico su tela

Fantasy Garden (Giardino di fantasia)
1992
acrilico su tela

La nona sala ci colpisce per l’allestimento scenografico, semplice ma ad effetto: le quattro tele sono disposte in modo simmetrico e, al centro, spicca una foto di Helen Frankenthaler. Sono opere dei primi anni Novanta, quando l’artista lavorava in due modi: in un caso creava in una sola sessione con piccole aggiunte successive; nell’altro operava in modo continuativo aggiungendo materia, addensando le superfici, accumulando materiale. Ciò che era importante era realizzare un “bel dipinto”, che sembrasse essere nato in una sola volta, anche se l’artista aveva impiegato ore, settimane o anni per raggiungere tale risultato.

Helen Frankenthaler <br>
New York, Helen Frankenthaler Foundation <br>
1. <b> The Rake's Progress (ll progresso del rastrello) </b> <br>
1991<br>
acrilico su tela<br>
2. <b> Fantasy Garden (Giardino di fantasia) </b> <br>
1992<br>
acrilico su tela
Helen Frankenthaler<br>
New York, Helen Frankenthaler Foundation<br>
1. <b> Fantasy Garden (Giardino di fantasia) </b> <br>
1992<br>
acrilico su tela <br>
2. <b> Janus (Giano) </b> <br>
1990<br>
acrilico su tela
Helen Frankenthaler<br>
<b> Yin Yang </b> <br>
1990 <br>
acrilico su tela <br>
New York, Helen Frankenthaler Foundation

I due dipinti laterali, Yin Yang e Janus, entrambi del 1990 hanno una superficie stratificata ed elementi trasparenti. Ci soffermiamo su alcuni punti, dove passano scie di fuoco o schizzi di pioggia nera: sono galassie, colate di lava, universi, simili a Star Gazing.

Le due opere più colorate, che ci colpiscono per la solarità, sono intitolate The Rake’s Progress (1991) e Fantasy Garden (1992) e sono caratterizzate da una fisicità densa perché l’artista sperimentava gel mescolato con acrilico e lavorato con rastrelli, cazzuole da muratore, spatole, spugne e cucchiai di legno.

Helen Frankenthaler <br>
<b> The Rake's Progress (ll progresso del rastrello) </b> <br>
1991<br>
acrilico su tela<br>
New York, Helen Frankenthaler Foundation
Dettaglio <br>
Helen Frankenthaler <br> 
 <b> Janus (Giano) </b> <br>
1990<br>
acrilico su tela <br>
New York, Helen Frankenthaler Foundation
Dettaglio <br>
Helen Frankenthaler  <br>
<b> Fantasy Garden (Giardino di fantasia) </b> <br>
1992<br>
acrilico su tela  <br>
New York, Helen Frankenthaler Foundation

SALA VIDEO

Il retro della nona sala è attrezzato con un breve video e alcune panchine, mentre sulla parete sono riportate tre frasi celebri dell’artista. Il filmato esplora la carriera di Helen Frankenthaler attraverso immagini e video di archivio. Possiamo, così, ascoltare la pittrice che racconta il proprio lavoro e vederla all’opera sulle grandi tele.

In questo modo, ci rendiamo meglio conto dell’innovazione introdotta dalla sua tecnica, del modo in cui le opere erano realizzate e del tipo di persona che doveva essere… Il video è ben fatto e interessante, cattura l’attenzione e ci permette di consolidare alcune nozioni introdotte durante il percorso espositivo.

Helen Frankenthaler  <br>
<b> Heart of London Map (Cuore della mappa di Londra) </b>  <br>
1972 <br>
acciaio <br>
The Levett Collection
Helen Frankenthaler. Dipingere senza regole - sala video.

SALA 10

Helen Frankenthaler
Borrowed Dream (Sogno in prestito)
1992
acrilico su tela

Maelstrom
1992
acrilico su tela

Cassis
1995
acrilico su carta

Solar Imp (Impianto solare)
1995
acrilico su carta

Southern Exposure (Esposizione a Sud)
2002
acrilico su carta
New York, Helen Frankenthaler Foundation

Driving East (Guidando verso Est)
2002
acrilico su tela
Toronto, Audrey and David Mirvish

Gli ultimi due dipinti della sala precedente introducono le ultime opere dell’artista e anticipano la dinamicità delle superfici che troviamo in Borrowed Dream e Maelstrom, entrambe del 1992. Queste superfici dure, spigolose e ribelli sollevano domande esistenziali…

Frankenthaler dipingeva sia su tela sia su carta, ma negli anni iniziò a prediligere questo supporto perché lavorare sul pavimento poteva essere troppo faticoso e la carta risultava più facile da usare e, se necessario, da scartare. Inoltre, spesso le opere erano poste su piani di lavoro sollevati su cavalletti.

Helen Frankenthaler <br>
<b> Borrowed Dream (Sogno in prestito) </b>  <br>
1992 <br>
acrilico su tela <br>
New York, Helen Frankenthaler Foundation
Helen Frankenthaler <br>
New York, Helen Frankenthaler Foundation <br>
1. <b> Cassis </b>  <br>
1995 <br>
acrilico su carta <br>
2. <b> Solar Imp (Impianto solare) </b>  <br>
1995 <br>
acrilico su carta <br>
3. <b> Southern Exposure (Esposizione a Sud) </b>  <br>
2002 <br>
acrilico su carta

I dipinti che hanno seguito il matrimonio con Stephen DuBrul nel 1994 mostrano una nuova solarità, ottimismo e l’inizio di una vita diversa. Solar Imp e Cassis presentano rettangoli colorati impressi sulla carta con una larga spugna. Nel primo notiamo due forme nere, che ricordano le figure dei dipinti di Frankenthaler e Motherwell durante la loro relazione.

Cronologicamente le ultime due opere della mostra sono Southern Exposure (Esposizione a Sud) e Driving East (Guidando verso Est), entrambe del 2002. Esse riflettono le domande esistenziali dell’artista, che rifletteva sulla fugacità del tempo, sulla necessità della bellezza e sulla condizione umana. Driving East, in particolare, è a nostro parere commovente… Vediamo l’orizzonte segnato da una luce tremolante: è un’alba o un tramonto? Il quadro comunica una struggente malinconia, un senso di fine, ma anche, forse, un significato di rinascita.

Helen Frankenthaler <br>
<b> Maelstrom </b>  <br>
1992 <br>
acrilico su tela <br>
New York, Helen Frankenthaler Foundation
Helen Frankenthaler <br>
<b> Driving East (Guidando verso Est) </b> <br>
2002 <br>
acrilico su tela <br>
Toronto, Audrey and David Mirvish

Con questo bellissimo quadro si conclude la nostra visita alla mostra dedicata a Helen Frankenthaler, che abbiamo imparato a conoscere e ad amare, anche grazie ad un percorso espositivo ben organizzato, un allestimento chiaro, guidato da didascalie e da una guida cartacea (su carta riciclata!) e online accattivanti e adatta veramente a tutti…


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