Libri Saggi

“SOTTOCORTECCIA” DI P. LACASELLA E L. TORREGGIANI

Un saggio che è davvero “Un viaggio tra i boschi che cambiano”

GENNAIO 2025

Dopo mesi e mesi che volevo leggere questo libro, dopo averne sentito tanto parlare in vari contesti, da podcast a opuscoli informativi, da seminari a chiacchiere con amici ed esperti, soprattutto in Val di Fiemme… alla fine mi è stato regalato per Natale da mia zia, anche se materialmente è stata mia mamma a ordinarlo nella sua libreria di fiducia in via Gioberti a Firenze. Non avrei potuto esserne più felice!

Un altro interessante e appassionato saggio sulla montagna e che tratta anche della tempesta Vaia è quello pubblicato nel 2025 da Matteo Righetto, Il richiamo della montagna.

  1. Contenuto;
  2. Gli autori;
  3. Cosa ne penso?

Ammettiamolo subito: un saggio di ben 300 pagine sul bosco e in particolare su un insetto, il bostrico tipografo, può spaventare… soprattutto chi non è abituato a leggere di natura e chi non ha particolari conoscenze in questo ambito. I timori, tuttavia, vengono fugati fin dall’introduzione, quando appare evidente il taglio divulgativo e persino narrativo conferito a questo libro, che è davvero adatto a tutti.

Il testo saggistico è incastonato tra gli interventi di due grandi esperti: una prefazione di Marco Albino Ferrari, che abbiamo avuto modo di conoscere e apprezzare grazie ad uno dei suoi ultimi saggi, Assalto alle Alpi, e un’appendice a cura di Massimo Faccoli, professore ordinario di Entomologia forestale presso l’Università degli Studi di Padova, il quale ha revisionato i contenuti tecnico-scientifici riguardanti l’Ips typographus, il bostrico.

Il saggio si sviluppa in sette sezioni e alterna il punto di vista dei due autori, accomunati dal medesimo amore per i boschi e dalla stessa passione per la ricerca e la divulgazione, ma che si differenziano per approccio, antropologico per Pietro Lacasella e scientifico-forestale per Luigi Torreggiani. Fin da subito questa caratteristica permette al lettore di apprezzare due prospettive complementari e alle pagine di scorrere più facilmente, con maggiore leggerezza e varietà.

Pietro Lacasella e Luigi Torreggiani, Sottocorteccia. Un viaggio tra i boschi che cambiano, People s.r.l., Busto Arsizio (VA), 2024.


A partire dall’introduzione siamo portati a spostare la nostra attenzione su qualcosa che solitamente non siamo abituati a pensare e osservare: il bosco. In effetti, la maggior parte delle persone non vede davvero i boschi, non siamo soliti interessarci a loro; dato che “l’occhio vede ciò che conosce” per noi essi sono solo “uno sfondo sfocato e lontano, senza interrogarci sulla loro utilità, sulla necessità di una loro gestione responsabile” (p. 17). Il lettore, quindi, è subito sfidato a compiere un’azione fuori dall’abituale, a fermarsi e a rivolgere lo sguardo (degli occhi e della mente) ad una presenza abbondante sul nostro territorio, ma che solitamente considera accessoria.

La prima sezione racconta la genesi del saggio: tutto nasce nel momento in cui Pietro Lacasella, guardando dalla propria finestra, nota come alcuni alberi dei boschi veneti siano stranamente arrossati, divenendo chiazze morte in mezzo al verde. Decide, perciò, di indagare e coinvolge Luigi Torreggiani.

Da questi primi capitoli cogliamo subito due caratteristiche del saggio: l’importante componente aneddotica, che stempera i contenuti scientifici e li rende più fruibili, divertenti, leggeri, pur nel rigore della ricerca, e l’ampio respiro dell’osservazione, che immediatamente spazia dal particolare all’esistenziale, dalla natura alla società: “(…) pensavo che al giorno d’oggi non è semplice avere meno di trent’anni. Il futuro è lì, davanti a te, senza confini come il cielo. Eppure, da quel cielo vastissimo oscilla sulle nostre teste una spada minacciosa, una spada che ha già iniziato a ferire il pianeta. Una presenza costante che, tuttavia, non sembra essere ancora una preoccupazione condivisa: così si continuano ad alimentare gli stessi processi che hanno contribuito ad affilare la lama” (p. 29).

La presenza del bostrico e i danni che ha causato coinvolgono fin da subito un altro fattore: la tempesta Vaia, che nel 2018 ha falcidiato i boschi del Trentino e del Veneto e che ha “spianato la strada” alla diffusione del coleottero. Tuttavia, ai nostri occhi l’epidemia è ben peggiore: “lo stillicidio supera in atrocità la fucilazione” perché Vaia è stata uno sparo, la violenza di un attimo, mentre il bostrico “scava il bosco goccia dopo goccia, albero dopo albero. Avanza in modo impercettibile e implacabile, prolungando la sofferenza di chi subisce, ma anche il dispiacere di chi guarda” (p. 30).

Pietro Lacasella e Luigi Torreggiani, Sottocorteccia. Un viaggio tra i boschi che cambiano, People s.r.l., Busto Arsizio (VA), 2024.

Gli autori ci conducono nella loro ricerca, che parte dalla tempesta di Vaia e che prosegue sul bostrico, il quale attacca gli abeti rossi e si è diffuso anche grazie agli schianti e alla nuova debolezza delle piante. Sembrerebbe un discorso semplice, ma non lo è. Una delle parole chiave del saggio, infatti, è proprio “complessità”, termine troppo spesso sottovalutato e schernito: “Forse l’unica colpa ce l’ha chi ci ha abituato, ormai da decenni, a trovare soluzioni semplici a problemi dannatamente complessi. Una certa politica, una certa idea di società e di mondo. Non siamo davvero più abituati ad abitare la complessità” (p. 79). Gli autori, dunque, ci accompagnano in questa complessità, ma lo fanno in modo semplice, così che ogni lettore possa capire, comprendere, apprezzarne i diversi aspetti.

La semplicità ci porterebbe a demonizzare il bostrico, responsabile dell’ecatombe di abeti rossi che sta mettendo a lutto boschi e valli; invece, dovremmo cambiare il nostro approccio e “studiarlo così com’è: un elemento naturale dei nostri ecosistemi, un coleottero scolitide che si è evoluto insieme all’abete rosso e che oggi sta esplodendo in Europa per cause del tutto antropiche: la semplificazione degli ecosistemi da un lato, la crisi climatica dall’altro” (p. 84). Il bostrico, infatti, è un insetto autoctono, che da sempre ha abitato i nostri boschi, e le cause della sua proliferazione sono, in fin dei conti, umane.

Questo approccio, tuttavia, non vuole escludere l’impatto emotivo che la morte di migliaia di alberi sta causando e di cui risentono gli stessi autori e tante delle persone intervistate, specialisti e abitanti della montagna. Quando gli ambienti si trasformano in modo radicale, infatti, “si innesta un meccanismo emotivo in parte simile a quello del lutto, perché con quegli elementi si era creato un legame sentimentale; perché quegli elementi ci servivano per orientarci nella complessità del mondo” (p. 108). Io stessa ricordo bene quando ho visto e compreso per la prima volta l’ecatombe che si stava compiendo in Val di Fiemme: avevo le lacrime agli occhi e un groppo alla gola.

Ed ecco che, però, da una prospettiva individuale passiamo di nuovo ad una più ampia perché “se le trasformazioni bruciano, spaesano, fanno male, un giorno il bosco tornerà, levando in parte le briglie ai ricordi. I ricordi di Vaia, dell’infestazione del bostrico, delle distese di abete rosso e dei nostri affetti più intimi. Perché il ricordo, nella sua importanza, non di rado rischia di frenare la vita, e affinché la vita continui a scorrere a volte è necessario permettere alle memorie di volare via” (p. 114). Il lutto, quindi, è comprensibile, condivisibile, ma i ricordi non ci devono impedire di agire, di pensare al futuro, di pianificare meglio e più responsabilmente la gestione del bosco.

Allo stesso modo deve cambiare come parliamo della montagna, della quale i turisti si bevono un’immagine immacolata con paesaggi intatti. Adesso, questo approccio deve necessariamente cambiare, proprio per gli effetti che il bostrico produce: potremmo passare “da una comunicazione che enfatizza la bellezza naturale a una che enfatizza invece l’educazione ambientale” (p. 120). Sforzi in tale senso vengono compiuti già da alcune realtà locali e anche questo saggio si muove in tale direzione: il bosco non più sfondo della cartolina, ma oggetto di interesse, attenzione, consapevolezza.

Pietro Lacasella e Luigi Torreggiani, Sottocorteccia. Un viaggio tra i boschi che cambiano, People s.r.l., Busto Arsizio (VA), 2024.

Il bostrico, quindi, ci offre l’opportunità di cambiare approccio nella comunicazione, ma anche nella gestione. I nostri boschi sono fortemente antropizzati, addirittura artificiali, e ciò ha minato la biodiversità; paradossalmente (ma non troppo, a ben pensarci), “nelle aree attaccate la biodiversità sta aumentando” (p. 125) e questo è un fattore positivo. Emerge qui il tema sulla rimozione o meno degli abeti colpiti, che lasciati morti a terra o in piedi creano un ambiente favorevole per nuove specie, tra cui numerosi uccelli. Al contrario, l’intervento massiccio di prelievo, taglio e reimpianto da parte dell’uomo può creare numerosi danni (dove non necessario per ragioni di sicurezza, ovviamente). Questo è in parte ciò che abbiamo visto durante il nostro percorso tematico vicino a Passo Lavazè, Il bosco resiliente della tempesta Vaia.

Gli autori, però, non si fermano qui perché ciò significherebbe demonizzare il bosco creato dagli uomini e che ha privilegiato l’abete rosso. Questa gestione forestale ha precise ragioni storiche, oltre che economiche, secondo un principio di “massimo reddito netto e in funzione delle esigenze dell’industria del legno. Ciò ha portato alla sostituzione su larga scala delle foreste naturali, dove prevalevano la quercia e il faggio, con impianti artificiali di specie più redditizie: pino silvestre e abete rosso, soprattutto” (p. 155).

Questa industria era importante per le popolazioni locali, ma aveva già cominciato a cedere il passo ad un’altra gestione del bosco, sviluppatasi a partire dagli anni Sessanta e che stava cominciando a generare boschi già un po’ ibridi. La tempesta Vaia e poi il bostrico hanno accelerato questo processo.

Un ulteriore tassello importante e in cui è sempre coinvolto l’uomo è quello del cambiamento climatico: la tempesta Vaia è solo uno dei numerosi fenomeni meteorologici estremi che stanno colpendo il nostro territorio con sempre maggiore forza e frequenza; il bostrico si diffonde con più facilità grazie all’aumento delle temperature che indebolisce gli alberi e prolunga il numero di mesi in cui l’infestazione può proliferare.

Ma davvero stiamo cogliendo questi segnali di allarme? “Vaia è stata un monito, un invito a rallentare il passo. Ma in quanti sono riusciti a cogliere quell’avvertimento? I cambiamenti climatici si prestano al linguaggio giornalistico solo quando mostrano il loro volto più arcigno, quando provocano catastrofi o fanno registrare nuovi preoccupanti primati. (…) Eppure, le trasformazioni provocate dal surriscaldamento globale hanno uno sviluppo quotidiano” (p. 181).

Ampliando lo sguardo dall’Italia all’Europa vediamo come la diffusione del bostrico abbia raggiunto dimensioni abnormi nel XXI secolo: l’aumento è di sei volte superiore ai dati “registrati nel periodo 1971-1980, e un ulteriore aumento del 764 per cento è previsto per il periodo 2021-2030” (p. 185). L’effetto è a cascata: il disseccamento degli alberi provoca un aumento di anidride carbonica, che viene rilasciata dalla biomassa forestale morta, con conseguenze importanti sul clima.

Cosa fare, dunque? Come agire? I due autori si ritrovano dopo un anno dall’inizio delle ricerche e decidono di compiere un viaggio nei luoghi devastati da Vaia e dal bostrico… Noi lettori li seguiamo e ci emozioniamo con loro, condividiamo il dolore, ma guardiamo anche al futuro. Innanzitutto, l’azione da compiere su larga scala dovrà essere quella di “rendere il bosco più resiliente attraverso la ricostruzione della sua complessità” (p. 227).

Come abbiamo visto, nei luoghi dove non sia necessario un intervento immediato per la messa in sicurezza di case e strade, la rinnovazione naturale è preferibile a quella artificiale in quanto “le piantine sono meglio adattate alla stazione, meno appetite agli ungulati, maggiormente idonee alla strutturazione del futuro popolamento, che si insedia generalmente in maniera progressiva, nonché evidentemente più economiche, venendo meno i costi di produzione e messa a dimora” (p. 230).

Pietro Lacasella e Luigi Torreggiani, Sottocorteccia. Un viaggio tra i boschi che cambiano, People s.r.l., Busto Arsizio (VA), 2024.


Dobbiamo, però, considerare che così i boschi saranno meno utilizzabili dal punto di vista produttivo. Possiamo pensare anche ad un’arboricoltura da legno di montagna che utilizzi altri alberi, come la douglasia (alloctona e immune al bostrico), focalizzando tali piantagioni in alcune zone specifiche e lasciando nelle altre che il bosco si diversifichi, anche grazie ad una gestione più oculata e che preveda interventi meno pesanti ma più frequenti. “Non per forza produrre di più quindi, ma gestire meglio, in modo diffuso, costante e bilanciato. Non basare i ricavi solo sul legno, ma su una serie variegata di servizi che possono essere remunerati diversamente” (p. 279).

Nelle pagine finali gli autori si interrogano su come questo sarà possibile. Il nemico peggiore di questa gestione nuova e consapevole del bosco è lo spopolamento della montagna e delle sue valli. Per questo l’antidoto più importante è l’interesse, il prendersi cura.

Questo saggio, divulgativo senza banalizzare, avvincente, divertente e accurato, arriva ad ogni lettore ed è capace di farci modificare lo sguardo che abbiamo verso i boschi e la complessità che li riguardano.

CONTENUTO

In questo saggio con un approccio interdisciplinare di ampissimo spettro, i due autori intervistano testimoni e studiosi, si adoperano sul campo, osservano in prima persona. I danni della tempesta Vaia del 2018 hanno incentivato la diffusione divenuta una vera e propria infestazione di bostrico, un coleottero capace di uccidere gli abeti rossi in poche settimane. Questo insetto, da soggetto di ricerca, diventa uno spunto per approfondire la gestione del bosco, la produzione di legname, l’influenza del cambiamento climatico e… per guardare al futuro.

GLI AUTORI

Antropologo e scrittore, Pietro Lacasella ha dato vita al blog Alto-Rilievo / voci di montagna nel 2020; ha lavorato per il Centro Internazionale Civiltà dell’Acqua e ha riorganizzato i contenuti della testata online del Club Alpino Italiano Lo Scarpone. Oggi collabora con il quotidiano Il Dolomiti, curando l’inserto online L’AltraMontagna.

Giornalista e dottore forestale, Luigi Torreggiani collabora con le riviste Sherwood – Foreste ed Alberi Oggi e L’AltraMontagna. Per la Compagnia delle Foreste cura la comunicazione di progetti dedicati alla gestione forestale sostenibile e alla conservazione della biodiversità. Realizza e conduce podcast, video e documentari su questi temi. Ha pubblicato Il mio bosco è di tutti, un romanzo per ragazzi, e altre storie illustrate per bambini.

IL LIBRO
Pietro Lacasella e Luigi Torreggiani, Sottocorteccia. Un viaggio tra i boschi che cambiano, People s.r.l., Busto Arsizio (VA), 2024 (V ristampa: settembre 2024).
Prima stampa: marzo 2024.


LEGGI ANCHE …

Potrebbe piacerti...