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TRACEY EMIN A PALAZZO STROZZI II

Le opere della mostra Sex and Solitude

Domenica 22 giugno 2025

Le mostre di arte contemporanea a Palazzo Strozzi sono diventante per noi un appuntamento irrinunciabile e quest’anno abbiamo fatto doppietta (e tutta al femminile!): a gennaio abbiamo visitato “Helen Frankenthaler. Dipingere senza regole” e a giugno “Tracey Emin. Sex and Solitude”. Anche stavolta dobbiamo ringraziare un generoso e accorto amico di famiglia per l’ingresso a questa esposizione, che per noi è stata una delle più particolari e per la quale è stata necessaria apertura mentale e molta informazione.

Data la lunghezza e la complessità della mostra, abbiamo deciso di suddividere gli articoli in due parti: la prima è dedicata ad un’introduzione sull’esposizione e al catalogo delle opere esposte, mentre la seconda alle varie sezioni con un’analisi più puntuale delle opere.

Mostra "Tracey Emin. Sex and Solitude" - "Sex and Solitude (Sesso e solitudine)", 
2025, 
neon.

FACCIATA

Sex and Solitude (Sesso e solitudine)
2025
neon

Prima ancora di entrare a Palazzo Strozzi, anche solo passeggiando nella piazza antistante, possiamo apprezzare una delle opere che compongono la mostra e che sembra paradossalmente un po’ scontata perché troppo visibile. L’osservatore, infatti, nota che sopra al portone dell’antico edificio è stato apposto un grande neon, il quale accoglie i visitatori con una forte dichiarazione visiva: Sex and Solitude (Sesso e solitudine). L’opera è stata appositamente creata nel 2025 ed è site-specific, ovvero realizzata proprio per questa mostra e per essere affissa sulla facciata di Palazzo Strozzi.

Questa prima installazione introduce nell’universo di Tracey Emin: la scrittura diventa immagine e le parole sono fisiche, producendo un impatto emotivo. All’interno della mostra impareremo a riconoscere la grafia dell’artista, che compare nel neon e rende ogni opera particolare, personale, intima. Il visitatore viene coinvolto e proiettato nell’interiorità di Tracey Emin, che lo spiazza con opere dirette ed essenziali.

Sex and Solitude è un’opera creata con un materiale ricorrente nel lavoro dell’artista, il neon: Emin trae ispirazione dai ricordi dell’infanzia trascorsa a Margate, una città di mare caratterizzata dalla presenza di insegna luminose. L’artista combatte contro lo stereotipo di squallore associato al neon, che è sexy, scintillante, vibrante, affascinante. In questo caso, la luce amplifica l’emozione e rende viva la parola scritta.

CORTILE

I Followed You To the End (Ti ho seguito fino alla fine)
2024
bronzo patinato
Collection Museum Voorlinden, Wassenaar, The Netherlands

Se siamo stati introdotti all’arte di Tracey Emin attraverso il neon e la parola scritta, chiara e diretta, quello che si presenta ai nostri occhi appena varchiamo la soglia di Palazzo Strozzi ed entriamo nel cortile è molto diverso: ci appare un grande abbozzo informe di bronzo, che affonda proprio al centro dell’architettura rinascimentale. Il titolo I Followed You To the End (Ti ho seguito fino alla fine) del 2024 non sembra aiutarci nell’interpretazione iniziale.

Solo girando intorno all’enorme scultura cominciamo a distinguere una forma non più astratta, ma la parte inferiore di un corpo femminile. La figura è tagliata proprio dal pavimento in cui sembra immergersi e sprofondare, mentre le gambe divaricate e le natiche rimangono esposte tra le colonne del cortile.

Mostra "Tracey Emin. Sex and Solitude" - "I Followed You To the End (Ti ho seguito fino alla fine)", 2024, bronzo patinato, Collection Museum Voorlinden, Wassenaar, The Netherlands.
Mostra "Tracey Emin. Sex and Solitude" - "Love Poem for CF (Poesia d'amore per CF)", 2007, neon, Courtesy of the Artist and White Cube.
Mostra "Tracey Emin. Sex and Solitude" - "Love Poem for CF (Poesia d'amore per CF)", 
2007, 
neon, 
Courtesy of the Artist and White Cube.

L’uso del bronzo non è casuale: l’artista riprende e sovverte la scultura tradizionale, che ha da sempre rappresentato figure erette, eroiche, maschili, rigide e statiche. Qui il medesimo materiale e la grandezza monumentale sono usati per un altro scopo: non è una statua celebrativa, ma una rappresentazione vulnerabile, piegata e frammentata, colta nell’intimità di un momento.

La superficie non è levigata, ma vi si trovano le impronte dell’artista, le tracce della modellatura e della fusione: vi è, quindi, un investimento e una rivelazione personale. Il visitatore è introdotto ad altri temi ricorrenti e ad un materiale importante per Tracey Emin, che aveva imparato ad apprezzare il bronzo attraverso la tecnica della fusione a cera persa in una fonderia a New York, su consiglio di Louise Bourgeois, iniziando con piccole sculture prima di passare a opere monumentali.

SALA 1 – POEMS

Love Poem for CF (Poesia d’amore per CF)
2007
neon
Courtesy of the Artist and White Cube

There was no Right way (Non c’era il modo giusto)
2022
acrilico su tela
Solomon R. Guggenheim Museum, New York

Everything is moving nothing Feels Safe. You made me Feel like This
(Tutto si muove, niente sembra sicuro. Mi hai fatto sentire così)
2018
acrilico su tela
Collezione privata

Dal cortile, dopo aver presentato il biglietto, saliamo l’ampia scalinata che ci conduce alle sale della mostra, introdotta da una postazione dove è possibile prendere un’utilissima guida cartacea che ci fornisce alcune spiegazioni generali sull’arte e sulla vita di Tracey Emin e soprattutto ci permette di interpretare le varie sezioni dell’esposizione.

Già dalla prima stanza abbiamo un’impressione di grandezza e forte impatto emotivo: la nostra attenzione è immediatamente catturata dal gigantesco neon, alto quattro metri e mezzo, Love Poem for CF (Poesia d’amore per CF) del 2007. Si tratta di uno dei neon più grandi creati da Emin e rappresenta la trasformazione in poesia di uno dei temi più ricorrenti nella sua arte, il sesso: il messaggio d’amore è diretto all’ex fidanzato Carl Freedman, al quale negli anni Novanta aveva dedicato alcuni versi (“Hai messo la tua mano / Sulla mia bocca / Ma il rumore comunque / Continua / Ogni parte del mio corpo / sta Urlando / Frantumata in un / Milione di pezzi / Ogni parte / Per Sempre / Appartiene a te”).

Avevamo già avuto un assaggio dell’uso del neon da parte di Emin con le poche parole affisse sulla facciata del palazzo, ma qui diventa chiaro quanto le sue opere siano personali e intime sia nella scelta del testo, prodotto sempre dall’artista, sia per la calligrafica, che è ovviamente la sua. La luce rende viva e pulsante la poesia d’amore.

Sesso e desiderio sono il filo conduttore delle altre due opere esposte nella sala, entrambi quadri: There was no Right way (Non c’era il modo giusto, 2022) e Everything is moving nothing Feels Safe. You made me Feel like This (Tutto si muove, niente sembra sicuro. Mi hai fatto sentire così, 2018). Emerge un forte senso di vulnerabilità, che ritroveremo anche in altre opere successive.

Mostra "Tracey Emin. Sex and Solitude" - "Everything is moving nothing Feels Safe. You made me Feel like This (Tutto si muove, niente sembra sicuro. Mi hai fatto sentire così)", 
2018, 
acrilico su tela, 
Private collection.
Mostra "Tracey Emin. Sex and Solitude" - "Exorcism of the last painting I ever made (Esorcismo dell'ultimo dipinto che abbia mai fatto)", 
1996, 
performance, 
Courtesy of Schroeder Collection and Faurschou Collection.
Mostra "Tracey Emin. Sex and Solitude" - "I wanted you more (Ti ho voluto ancora)", 
2017, 
bronzo con patina di nitrato d'argento, 
Collezione privata - "I held your heart (Ho tenuto il tuo cuore)", 2017, 
bronzo con patina di nitrato d'argento, 
ProWinko ProArt Collection - "In  my defence - I thought of only you (In mia difesa - ho pensato solo a te)", 
2017, 
bronzo con patina di nitrato d'argento,
Paris, Michel Urbain Collection.

SALA 2 – EXORCISM

Exorcism of the last painting I ever made (Esorcismo dell’ultimo dipinto che abbia mai fatto)
1996
performance
Courtesy of Schroeder Collection and Faurschou Collection

Naked Photos – Life Model Goes Mad I, II, III (Foto di nudo – La modella impazzisce I, II, III)
1996
stampa giclée su carta cotone
Courtesy of the Artist

Nella seconda sala l’atmosfera cambia: ci troviamo di fronte ad un grande cubo bianco e accanto a noi, attaccate alla parete, tre fotografie del 1996: Naked Photos – Life Model Goes Mad I, II, III (Foto di nudo – La modella impazzisce I, II, III). Dopo un periodo traumatico all’inizio degli anni Novanta, segnato dall’aborto, Emin riesce a tornare alla pittura, abbandonata sei anni prima, con la performance Exorcism of the last painting I ever made (Esorcismo dell’ultimo dipinto che abbia mai fatto).

Dopo aver smesso di dipingere (prima per la nausea causata dall’odore dei colori a olio e della trementina e poi come punizione contro se stessa), Emin ha deciso di concedersi del tempo per tornare all’arte, anche se il suo ritorno definitivo sarà solo cinque anni ancora più tardi. 

Nel 1996, per tre settimane e mezzo, il periodo tra un ciclo mestruale e l’altro, l’artista si è chiusa nuda in uno spazio di una galleria di Stoccolma, trasformandolo temporaneamente in uno studio e lavorando sotto lo sguardo del pubblico, che poteva spiarla da apposite lenti grandangolari. Emin era, quindi, creatrice di arte e soggetto artistico.

Mostra "Tracey Emin. Sex and Solitude" - "Naked Photos - Life Model Goes Mad I, II, III (Foto di nudo - La modella impazzisce I, II, III)", 
1996, 
stampa giclée su carta cotone, 
Courtesy of the Artist.
Mostra "Tracey Emin. Sex and Solitude" - Sala 3 - COMING DOWN FROM LOVE.

Le opere realizzate si inspiravano a grandi artisti, come Egon Schiele, Yves Klein, Edvard Munch e Pablo Picasso. Sono solo gli uomini a raffigurare nudi femminili, mentre Emin sovverte questa tradizione: le donne possono essere non solo muse passive, ma artiste capaci di rappresentare la propria immagine.

La serie di foto documenta l’esperienza, mentre gli strumenti e i materiali della performance, insieme alle opere realizzate in quel contesto, non possono essere separati e sono qui esposti nella forma originale. Affacciandoci dalla porta della stanza ricreata al centro della sala, abbiamo l’impressione di immergerci nel lavoro dell’artista e possiamo ancora cogliere l’atmosfera creatasi ormai trent’anni fa.

SALA 3 – COMING DOWN FROM LOVE

It – didn’t stop – I didn’t stop
(Non si è fermato – Non mi sono fermata)

2019
acrilico su tela
Bruxelles, Xavier Hufkens Gallery

I Wanted You To Fuck Me So Much I Couldn’t Paint Anymore
(Volevo che mi scopassi così tanto da non riuscire più a dipingere)

2020
acrilico su tela
Fine Art Private Museum c/o Xavier Hufkens Gallery

Not Fuckable (Non scopabile)
2024
acrilico su tela
The George Economou Collection

This Was The Beginning (Questo è stato l’inizio)
2020
acrilico su tela
Asia, Collezione privata

Because You Kept Touching Me
(Perché continuavi a toccarmi)

2019
acrilico su tela
Collection of Gary Steele & Steven Rice

Coming Down From Love
(Scendendo dall’amore)

2024
bronzo
Cherñajovsky collection

There was blood (C’era sangue)
2022
acrilico su tela
Cherñajovsky Collection

Entrando nella terza sala siamo immediatamente colpiti dal carattere esplicito dei quadri affissi alle pareti: istinti ed emozioni profonde si palesano sulle tele, in un intreccio di desiderio, amore, perdita e dolore. È il corpo il vero protagonista delle opere: uno strumento di piacere, ma anche vulnerabile, custode di ricordi e ferite. L’arte di Emin è sempre figurativa, ma presenta alcuni tratti vicino all’astrazione; utilizza gli acrilici e le pennellate sono rapide e sicure, il colore scelto non è casuale ma riflette ciò che l’opera vuole esprimere, la sua forza emotiva.

Mostra "Tracey Emin. Sex and Solitude" - "It – didn’t stop - I didn’t stop (Non si è fermato - Non mi sono fermata)", 
2019, 
acrilico su tela, 
Bruxelles, Xavier Hufkens Gallery.
Mostra "Tracey Emin. Sex and Solitude" - "I Wanted You To Fuck Me So Much I Couldn't Paint Anymore 
(Volevo che mi scopassi così tanto da non riuscire più a dipingere)", 
2020, 
acrilico su tela, 
Fine Art Private Museum c/o Xavier Hufkens Gallery - "Not Fuckable (Non scopabile)", 
2024, 
acrilico su tela, 
The George Economou Collection - "Coming Down From Love (Scendendo dall'amore)", 
2024, 
bronzo, 
Cherñajovsky collection.
Mostra "Tracey Emin. Sex and Solitude" - "More dreaming (Sognare ancora)", 
2016, 
acrilico su tela, 
London, Private collection - "Hurt Heart (Cuore ferito)", 
2015, 
acrilico su tela, 
Melbourne, ACAF - "Hold me (Stringimi)", 
2016, 
acrilico su tela, 
Collezione privata - "Heart Land (La terra del cuore)",  2016, 
acrilico su tela, 
Collezione privata.

Superando una certa naturale ritrosia borghese (almeno da parte mia), possiamo cogliere come il lavoro dell’artista sia istintivo; non a caso dipingeva su più tele contemporaneamente, in modo veloce oppure lento, senza pianificare l’immagine finale. Le opere portano i segni di questo metodo: presentano modifiche e cancellazioni, che sono le tracce sia del processo creativo sia dell’evoluzione di ciò che Emin voleva esprimere.

Non possono negare di aver provato un certo disagio in questa sala: i dipinti sono fin troppo espliciti, crudi, colpiscono in modo immediato e intrecciano amore, dolore, vita, morte, violenza, componendo un insieme che è per me disturbante. Ho questa percezione fin dai titoli: Not Fuckable (Non scopabile, 2024), I Wanted You To Fuck Me So Much | Couldn’t Paint Anymore (Volevo che mi scopassi così tanto da non riuscire più a dipingere, 2020), Because You Kept Touching Me (Perché continuavi a toccarmi, 2019), There was blood (C’era sangue, 2022). Meno esplicito, ma solo nel titolo, è This Was The Beginning (Questo è stato l’inizio, 2020).

D’altra parte, Emin desiderava che “le persone provino qualcosa quando guardano il mio lavoro.”; in effetti, qualcosa io l’ho provato, anche se forse non ciò che ci si aspetterebbe…

La sala prende il titolo dall’unica opera in bronzo Coming Down From Love (Scendendo dall’amore, 2024), che somiglia vagamente a quella nel cortile, ma in un formato molto ridotto. Essa rivela come Emin intrecci intimità e malinconia, con l’intento di trasmettere le proprie esperienze personali attraverso un linguaggio che vuole essere universale.

SALA 4 – HURT HEART

I wanted you more (Ti ho voluto ancora)
2017
bronzo con patina di nitrato d’argento
Collezione privata

I held your heart (Ho tenuto il tuo cuore)
2017
bronzo con patina di nitrato d’argento
ProWinko ProArt Collection

In my defence – I thought of only you (In mia difesa – ho pensato solo a te)
2017
bronzo con patina di nitrato d’argento
Paris, Michel Urbain Collection

More dreaming (Sognare ancora)
2016
acrilico su tela
London, Collezione privata

Hurt Heart (Cuore ferito)
2015
acrilico su tela
Melbourne, ACAF

Hold me (Stringimi)
2016
acrilico su tela
Collezione privata

Heart Land (La terra del cuore)
2016
acrilico su tela
Collezione privata

No Distance (Nessuna distanza)
2016
calicò ricamato
Collezione privata

I don’t need to see you I can feel you! (Non ho bisogno di vederti, posso sentirti!)
2016
calicò ricamato
Collezione privata

Mostra "Tracey Emin. Sex and Solitude" - "No Distance (Nessuna distanza)", 
2016, 
calicò ricamato, 
Collezione privata.


Nella sala seguente prosegue l’approfondimento dell’intreccio tra desiderio e dolore, attraverso forme artistiche differenti. I due calicò ricamati, I don’t need to see you I can feel you! (Non ho bisogno di vederti, posso sentirti!, 2016) e No Distance (Nessuna distanza, 2016), raffigurano esplicitamente scene di sesso, anche se noi siamo rimasti colpiti soprattutto dalla tecnica utilizzata, per niente banale. Emin, infatti, usa materiali come calicò e trapunte (nelle sale successive), tradizionalmente legati alla manualità femminile e inseriti in un contesto molto diverso, artistico, che è stato a lungo considerato di tipo maschile.


Al centro sono esposte alcune piccole sculture in bronzo, ricoperte da una patina di nitrato d’argento, tutte e tre prodotte nel 2017 e che esplorano il medesimo tema: I held your heart (Ho tenuto il tuo cuore), I wanted you more (Ti ho voluto ancora) e In my defence – I thought of only you (In mia difesa: ho pensato solo a te).

Infine, sono esposti quattro piccoli dipinti su tela del 2015-2016: More dreaming (Sognare ancora), Hurt Heart (Cuore ferito), Hold me (Stringimi) e Heart Land (La terra del cuore). Il secondo conferisce il titolo alla sala e ben rappresenta come Emin utilizzi il linguaggio, accostando le parole per sottolineare lo stretto legame tra amore e sofferenza.

SALA 5 – THOSE WHO SUFFER LOVE

Those who Suffer LOVE
(Chi soffre AMA)

2009
neon
exhibition copy
Courtesy of the Artist and White Cube

Those who suffer love
(Chi soffre a
ma)
2009
film d’animazione, loop di 20 secondi
Courtesy of the Artist and White Cube

Con una piccola deviazione rispetto al percorso lineare della mostra, entriamo in due ambienti più piccoli e raccolti. Il primo è dominato da una scritta al neon Those who Suffer LOVE (Chi soffre AMA, 2009), che ben esprime attraverso la costruzione della frase la riflessione sull’amore, che è sempre intriso di sofferenza. Si tratta di un vero e proprio aforismo, capace di staccarsi dalla condizione personale dell’artista per raggiungere un carattere collettivo, universale.

Medesimo è il titolo del film di animazione, un loop di 20 secondi, riprodotto su una parete e composto da centocinquanta monotipi. Il soggetto è abbastanza evidente: una donna, non riconoscibile in volto, si mostra a gambe divaricate intenta a soddisfare autonomamente il proprio desiderio e piacere. Questo motivo, ricorrente nell’arte di Emin, è molto raro e può essere rinvenuto solo in opere maschili, come Gustave Courbet o Egon Schiele. In questo senso, l’artista denuncia e critica la storia dell’arte e la società che a lungo hanno inquadrato e limitato la sessualità femminile.

Mostra "Tracey Emin. Sex and Solitude" - "Those who Suffer LOVE (Chi soffre AMA)", 
2009, 
neon, 
exhibition copy - "Those who suffer love (Chi soffre ama)", 
2009, 
film d'animazione, loop di 20 secondi, 
Courtesy of the Artist and White Cube.
Mostra "Tracey Emin. Sex and Solitude" - "Thriving on Solitude (Prosperare nella solitudine)", 
2020, 
acrilico su tela, 
JHA Collection - "5 Hours Long - With you in my mind (Per 5 ore - Con te nella mia mente)", 
2020, 
acrilico su tela, 
Collection of Michelle - My Mums Ashes - "In The Ashes Room (Le ceneri di mia mamma - Nella stanza delle ceneri)", 
2020, 
acrilico su tela, 
Courtesy of the Artist and White Cube.

SALA 6 – A DIFFERENT TIME

A Message From The Gods in Advance – December 2019
(Un messaggio degli dèi in anticipo – dicembre 2019)

2019
acrilico su tela
Rankin Family Collection

Thriving on Solitude
(Prosperare nella solitudine)

2020
acrilico su tela
JHA Collection

5 Hours Long – With you in my mind
(Per 5 ore – Con te nella mia mente)

2020
acrilico su tela
Collection of Michelle

My Mums Ashes – In The Ashes Room (Le ceneri di mia mamma – Nella stanza delle ceneri)
2020
acrilico su tela
Courtesy of the Artist and White Cube

Sleeping with the night (Dormire con la notte)
2020
acrilico su tela
Hong Kong, Collezione privata

The Kiss (Il bacio)
2020
acrilico su tela
Kenny Schachter

A Different Time – May 2020
(Un tempo diverso – maggio 2020)

2020
acrilico su tela
Pullheim, Stiftung Der bewohnte Garten

5 Hours (5 ore)
2020
acrilico su tela
Collection of Michelle Kennedy and Richard Tyler

I was so hurt I was crying
(Ero così ferita che stavo piangendo)

2021
acrilico su tela
Courtesy of the Artist and White Cube

La seconda sala di piccole dimensioni, sempre con una luce offuscata e bluastra, esplora un tema differente e legato ad un momento particolare: nel 2020, durante l’isolamento imposto dalla pandemia Covid-19, Emin dipingeva nella propria casa a Londra, creando una serie di piccole opere che diventano un rifugio della memoria, preparandosi a lasciare l’abitazione dove aveva vissuto vent’anni. Emerge un senso di solitudine, lutto e trasformazione, con ambienti interni essenziali, dominati dai toni blu e grigi, a tratti spettrali e malinconici.

Ciò è evidente in My Mum’s Ashes – In The Ashes Room (Le ceneri di mia mamma – Nella stanza delle ceneri), in cui l’urna della madre è ben evidente ed evoca la perdita e il tutto. Attraverso la pittura, l’artista ricorda, elabora il dolore, fissa la memoria.

Mostra "Tracey Emin. Sex and Solitude" - "Sleeping with the night (Dormire con la notte)", 2020, acrilico su tela, Hong Kong, Private collection - "The Kiss (Il bacio)", 2020, acrilico su tela, Kenny Schachter - "A Different Time - May 2020 (Un tempo diverso - maggio 2020)", 2020, acrilico su tela, Pullheim, Stiftung Der bewohnte Garten.
Mostra "Tracey Emin. Sex and Solitude" - "5 Hours (5 ore)", 
2020, 
acrilico su tela, 
Collection of Michelle Kennedy and Richard Tyler - "I was so hurt I was crying (Ero così ferita che stavo piangendo)", 
2021, 
acrilico su tela, 
Courtesy of the Artist and White Cube.

La solitudine non è solo malinconia, ma anche possibilità di ricerca interiore, crescita, rinascita, come suggerisce il titolo Thriving on Solitude (Prosperare nella solitudine). Nonostante ciò, l’inquietudine emerge da alcuni dipinti, come in quello tutto testuale di A Message From The Gods in Advance – December 2019 (Un messaggio dagli dei in anticipo – dicembre 2019), in cui le parole paiono una preghiera o un appello: “Ora te ne sei andato / Ti volevo / Te l’avevo quasi detto / Dovevo dirtelo / Ma perché avrei dovuto / Come avrei potuto”, oppure nel successivo (2021) I was so hurt I was crying (Ero così ferita che stavo piangendo).

Il tema dell’amore torna, ma come lontananza: 5 Hours (5 ore) e 5 Hours Long – With you in my mind (Per 5 ore – Con te nella mia mente) si riferiscono alla durata di una telefonata, che Emin ha avuto nella propria vasca da bagno con l’uomo che amava in quel momento.

Mostra "Tracey Emin. Sex and Solitude" - "A Message From The Gods in Advance - December 2019 (Un messaggio degli dèi in anticipo - dicembre 2019)", 
2019, 
acrilico su tela, 
Rankin Family Collection.
Mostra "Tracey Emin. Sex and Solitude" - "You were still There (Eri ancora lì)", 
2018, 
acrilico su tela, 
Courtesy of the Artist and White Cube.
Mostra "Tracey Emin. Sex and Solitude" - "Always You (Sempre tu)", 2009, appliqué su cotone ricamato, Collezione privata.

SALA 7 – I DO NOT EXPECT

You were still There (Eri ancora lì)
2018
acrilico su tela
Courtesy of the Artist and White Cube

Always You (Sempre tu)
2009
appliqué su cotone ricamato
Collezione privata

It was all too Much (Era tutto troppo)
2018
acrilico su tela
Courtesy of the Artist and White Cube

I do not expect (Non mi aspetto)
2002
coperta con appliqué
Art Gallery of New South Wales

Il tema della maternità viene affrontato nella sala successiva, dove spicca la grande coperta con appliqué, una tecnica tradizionale di ricamo e patchwork, associata al lavoro domestico e femminile. I do not expect (Non mi aspetto, 2002) è un’opera molto esplicita sulla posizione di Emin e riflette i propri pensieri sulla maternità e sulla morte attraverso una serie di frasi “Non mi aspetto di essere madre, ma mi aspetto di morire sola / Non deve per forza essere così / Lei si è spenta come una lampadina da 40 watt! / Il mio cervello è a pezzi! / Amore fino alla fine / La rivoglio indietro – quella ragazza di 17 anni”.

La tecnica dell’appliqué è usata su tessuti colorati e floreali, cuciti a mano, che mostrano il carattere intimo e vulnerabile dell’opera. La medesima palette di colori è ripresa in You were still There (Eri ancora li, 2018) e It was all too Much (Era tutto troppo, 2018), che evocano il passare del tempo sul corpo femminile e le implicazioni emotive dell’invecchiamento.

La tecnica del ricamo e dell’appliqué è usata in un’opera di minori dimensioni, che ricorda i fazzoletti di cotone usati delle nostre nonne: Always You (Sempre tu, 2009). Emin rievoca, quindi, la tradizione femminile trasformandola in uno strumento per l’espressione personale. Dichiaratamente femminista, infatti, Emin sceglie i materiali come calicò, trapunte, tessuti ricamati, unendo i frammenti con cuciture irregolari e frasi talvolta volutamente scorrette.

Mostra "Tracey Emin. Sex and Solitude" - "I do not expect (Non mi aspetto)", 2002, coperta con appliqué, Art Gallery of New South Wales - "It was all too Much (Era tutto troppo)", 2018, acrilico su tela, Courtesy of the Artist and White Cube.
Mostra "Tracey Emin. Sex and Solitude" - "You have no idea how safe you make me feel (Non hai idea quanto tu mi faccia sentire al sicuro)", 2013, bronzo con patina bianca, Courtesy of the Artist and White Cube.

SALA 8 – TAKE MY SOUL

Automatic Orgasm (Orgasmo automatico)
2001
coperta con appliqué
Frank Gallipoli

A cloud of blood an invisible mist
(Una nuvola di sangue una nebbia invisibile)

2013
bronzo con patina bianca
Courtesy of the Artist and White Cube

Humiliated (Umiliata)
2013
bronzo con patina bianca
Courtesy of the Artist & Galleria Lorcan O’ Neill

You have no idea how safe you make me feel (Non hai idea quanto tu mi faccia sentire al sicuro)
2013
bronzo con patina bianca
Courtesy of the Artist and White Cube

There is nothing left but you
(Non è rimasto niente, se non te)

2013
bronzo con patina bianca
Courtesy of the Artist & Galleria Lorcan O’ Neill

I whisper to my past do / I have another choice (Sussurro al mio passato: ho forse un’altra scelta?)
2013
bronzo con patina bianca
Courtesy of the Artist and White Cube

Crucifixion (Crocifissione)
2014
bronzo con patina bianca
Courtesy of the Artist & Private collection

I waited so Long (Ho aspettato così a lungo)
2022
acrilico su tela
Collezione privata

The Decent 2112 HK (La decente 2112 HK)
2016
calicò ricamato
Collezione privata

The Crucifixion (La Crocifissione)
2022
acrilico su tela
Courtesy of the Artist and Galleria Lorcan O’Neil

Take me to Heaven (Portami in paradiso)
2024
acrilico su tela
Courtesy of the Artist and White Cube

Take my soul (Prendi la mia anima)
2011
cotone ricamato
Collezione privata

Mostra "Tracey Emin. Sex and Solitude" - "I waited so Long (Ho aspettato così a lungo)", 
2022, 
acrilico su tela, 
Collezione privata.
Mostra "Tracey Emin. Sex and Solitude" - "The Decent 2112 HK (La decente 2112 HK)", 
2016, 
calicò ricamato, 
Collezione privata.
Mostra "Tracey Emin. Sex and Solitude" - "Take me to Heaven (Portami in paradiso)", 
2024, 
acrilico su tela, 
Courtesy of the Artist and White Cube.

L’ottava sala è sicuramente la più ricca di opere, con tecniche diverse e che mostrano il carattere eclettico eppure sempre coerente dell’artista. Emin usa le parole e le immagini evocando dimensioni più spirituali, visioni, mondo reale e sconosciuto.

L’iconografia cristiana ha ispirato l’artista, che si è formata al Royal Collage of Art e ha frequentato la National Gallery studiando pale d’altare, icone e immagini religiose. La crocifissione è un tema ricorrente nella sua arte perché è un simbolo universale di sofferenza, che viene da Emin trasformato in metafora di vulnerabilità umana, perdita e rinascita.

L’immagine del crocifisso ricorre nella sala: nel bronzo Crucifixion (Crocifissione, 2014), nel dipinto The Crucifixion (La Crocifissione, 2022), nella coperta con appliqué Automatic Orgasm (Orgasmo automatico, 2001).

Mostra "Tracey Emin. Sex and Solitude" - "A cloud of blood an invisible mist (Una nuvola di sangue una nebbia invisibile)", 
2013, 
bronzo con patina bianca, 
Courtesy of the Artist and White Cube - "Take my soul (Prendi la mia anima)", 
2011, 
cotone ricamato, 
Collezione privata.
Mostra "Tracey Emin. Sex and Solitude" - "Humiliated (Umiliata)", 
2013, 
bronzo con patina bianca, 
Courtesy of the Artist & Galleria Lorcan O' Neill.
Mostra "Tracey Emin. Sex and Solitude" - "There is nothing left but you (Non è rimasto niente, se non te)", 
2013, 
bronzo con patina bianca, 
Courtesy of the Artist & Galleria Lorcan O' Neill.
Mostra "Tracey Emin. Sex and Solitude" - "I whisper to my past do / I have another choice (Sussurro al mio passato: ho forse un'altra scelta?)", 
2013, 
bronzo con patina bianca, 
Courtesy of the Artist and White Cube - "Automatic Orgasm (Orgasmo automatico)", 
2001, 
coperta con appliqué, 
Frank Gallipoli.

Tante sono le tecniche e i materiali usati nelle opere esposte in questa sala: dall’acrilico su tela (I waited so Long – Ho aspettato così a lungo, 2022 e Take me to Heaven – Portami in paradiso, 2024) al calicò ricamato (The Decent 2112 HK – La decente 2112 HK, 2016), dal bronzo alla coperta con appliqué fino al cotone ricamato (Take my soul – Prendi la mia anima, 2011).

Ci hanno colpiti in particolare le cinque sculture del 2013 poste in posizione centrale, che spiccano su blocchi rettangolari in bronzo, patinati di bianco: figure in miniatura mostrano animali selvatici, talvolta insieme ad una donna, evocando il legame tra Emin e la natura. Non manca l’elemento della parola: le superfici dei blocchi sono incise con frasi dai tratti irregolari.

Mostra "Tracey Emin. Sex and Solitude" - "Crucifixion (Crocifissione)", 2014, bronzo con patina bianca, Courtesy of the Artist & Private collection.
Mostra "Tracey Emin. Sex and Solitude" - "The Crucifixion (La Crocifissione)", 2022, acrilico su tela, Courtesy of the Artist and Galleria Lorcan O’Neil.
Mostra "Tracey Emin. Sex and Solitude" - "I Longed For You (Ti desideravo)", 2019, neon, Courtesy of the Artist and White Cube - "All I want is you (Tutto quello che voglio sei tu)", 2016, bronzo, Bruxelles, Xavier Hufkens Gallery.

La prima scultura è solo umana, con un corpo disteso e una frase di inquietudine: A cloud of blood an invisible mist (Una nuvola di sangue una nebbia invisibile); la seconda è un candido cigno accompagnato da un’apparentemente ingiusta condanna (Humiliated – Umiliata), mentre nella terza una volpe si affianca ad una figura umana distesa con le braccia incrociate (You have no idea how safe you make me feel – Non hai idea quanto tu mi faccia sentire al sicuro). Dopo un altro corpo capitozzato (There is nothing left but you – Non è rimasto niente, se non te), l’ultima scultura raffigura un nobile cervo con un essere umano che lo cavalca e lo abbraccia (I whisper to my past do / I have another choice – Sussurro al mio passato: ho forse un’altra scelta?).

Questi bronzi sono stati realizzati in una fonderia di Long Island, dove aveva lavorato anche Louise Bourgeois e sembrano voler sovvertire la monumentalità della scultura tradizionale. La mano che li ha creati pare quasi infantile ed evoca una dimensione intima e fragile e un senso di protezione, riflette un dialogo interiore tra sofferenza e spiritualità. È stata la stessa artista a descrivere queste opere come “lettere d’amore scolpite”: il corpo femminile si fonde con il mondo della natura e il colore bianco evoca la purezza e trasporta in una dimensione trascendente.

SALA 9 – ALL I WANT IS YOU

Mostra "Tracey Emin. Sex and Solitude" - "I Longed For You (Ti desideravo)", 
2019, 
neon, 
Courtesy of the Artist and White Cube - "All I want is you (Tutto quello che voglio sei tu)", 
2016, 
bronzo, 
Bruxelles, Xavier Hufkens Gallery.


I Longed For You (Ti desideravo)
2019
neon
Courtesy of the Artist and White Cube


All I want is you (Tutto quello che voglio sei tu)
2016
bronzo
Bruxelles, Xavier Hufkens Gallery


Belligerence (Belligeranza)
2014
bronzo
Peter and Elisabetta Mallinson


You Should have Saved me
(Avresti dovuto salvarmi)

2023
acrilico su tela
Fentener van Vlissingen Collection

Il percorso espositivo sta volgendo al termine, ma ci attendono ancora due sale, la prima delle quali è molto scenografica grazie all’accostamento della lunga e alta scritta al neon e delle grandi finestre rinascimentali che diventano lo sfondo della gigantesca scultura in bronzo al centro del pavimento in cotto.

Questa grande opera è introdotta da una coppia di bronzi di piccole dimensioni, affissi alle pareti (Belligerence – Belligeranza, 2014), in cui un corpo emerge dalla lastra, mentre nell’altro quadrato sono scolpite, anzi graffiate, alcune parole.

Ritornano i temi tipici dell’arte di Emin, come il desiderio espresso nel neon I Longed For You (Ti desideravo, 2019), che trasforma il pensiero in una poesia luminosa capace di mostrare visivamente e di raccontare come il sentimento sia tanto intenso da diventare insostenibile: “Ti desideravo. Ti volevo / L’unico luogo in cui mi raggiungevi / era nei miei sogni. / Troppo lontano perché potessi toccarti / con il tempo sei scomparso lentamente. / La Distanza del tuo Cuore”.

Mostra "Tracey Emin. Sex and Solitude" - "Belligerence (Belligeranza)", 2014, bronzo, Peter and Elisabetta Mallinson.
Mostra "Tracey Emin. Sex and Solitude" - "Belligerence (Belligeranza)", 
2014, 
bronzo, 
Peter and Elisabetta Mallinson.
Mostra "Tracey Emin. Sex and Solitude" - "You Should have Saved me (Avresti dovuto salvarmi)", 
2023, 
acrilico su tela, 
Fentener van Vlissingen Collection.

Il gigantesco bronzo al centro della sala, invece, è una delle prime sculture monumentali realizzate da Emin, che le ha dato forma dopo la morte della madre. Si intrecciano, quindi, i temi della perdita, dell’amore e della forza femminile: All I want is you (Tutto quello che voglio sei tu, 2016) è un’opera molto personale, tanto da riportare sulla superficie di bronzo le tracce delle mani dell’artista e persino e le sue impronti digitali, poiché il bronzo è fuso da uno stampo in argilla modellato direttamente da Emin. Il corpo femminile è imponente e potente, capace di sostenere una grande pietra, che è separata da esso e che potrebbe essere interpretata come il peso della memoria oppure qualcosa di perduto e distante, ma al tempo stesso ancora vicino.

L’ultima opera della sala è un dipinto, in You Should have Saved me (Avresti dovuto salvarmi, 2023), in bianco e nero, ispirato alle litografie di Munch, che, come Emin, sondava l’intreccio tra solitudine e desiderio.

I colori del grigio, del bianco e del nero, anticipano i quadri dell’ultima sala della mostra, tutta dedicata ad opere realizzate nel 2022, dopo l’intervento chirurgico per il cancro a cui l’artista si è sottoposta nel 2020. La tecnica qui utilizzata è quella dell’incisione, che Emin aveva studiato al Maidstone College of Art. I monotipi serigrafici esposti sono di grandi dimensioni e mettono letteralmente a nudo il trauma dell’operazione e il processo di guarigione. I toni cupi, che ricordano le opere di Goya, trasmettono anche la forza della vita e la volontà di esprimere se stessi.

SALA 10 – THE END OF THE DAY

This is exactly how I feel right now
(Questo è proprio come mi sento in questo momento)

2016
bronzo
Courtesy of the Artist and White Cube

My Halo Was The Moon
(La mia aureola era la luna
)
2022
monotipo
Collection of José Pizarro and Peter Meades

It Never Felt like This
(Non mi sono mai sentita così)

2022
monotipo
Zabludowicz Collection
Courtesy Carl Freedman Gallery

The End of The Day
(La fine del giorno)
2022
monotipo
Courtesy of the Artist and White Cube and Carl Freedman Gallery

We Fell From The Sky
(Siamo caduti dal cielo)

2022
monotipo
Courtesy of Ivor Braka Ltd and Carl Freedman Gallery

Like The moon, You Rolled across my back (Come la luna, sei rotolato sulla mia schiena)
2022
monotipo
Courtesy of the Artist and White Cube and Carl Freedman Gallery

The Sea came in, The Sea went out – It Left me (Il mare è venuto, il mare è andato – mi ha lasciato)
2022
monotipo
Courtesy of the Artist and White Cube and Carl Freedman Gallery

Mostra "Tracey Emin. Sex and Solitude" - "Like The moon, You Rolled across my back (Come la luna, sei rotolato sulla mia schiena)", 
2022, 
monotipo, 
Courtesy of the Artist and White Cube and Carl Freedman Gallery.
Mostra "Tracey Emin. Sex and Solitude" - "The Sea came in, The Sea went out - It Left me (Il mare è venuto, il mare è andato - mi ha lasciato)", 2022, monotipo, Courtesy of the Artist and White Cube and Carl Freedman Gallery.

L’immagine della donna ritorna, nonostante le trasformazioni del corpo (It Never Felt like This – Non mi sono mai sentita così) e si ribella attraverso una rappresentazione del nudo femminile, che è ancora oggi troppo legato allo sguardo maschile. Emin crea figure distese e contorte, che celebrano la libertà ma esprimono anche il dolore.

Torna l’elemento naturale, come la luna, simbolo femminile, in The moon, You Rolled across my back (Come la luna, sei rotolato sulla mia schiena) e in My Halo Was The Moon (La mia aureola era la luna), e il mare in The Sea came in, The Sea went out – It Left me (Il mare è venuto, il mare è andato – mi ha lasciato), influenzato dal tempo trascorso a Margate.

In altri monotipi e nel bronzo al centro della sala This is exactly how I feel right now (Questo è proprio come mi sento in questo momento, 2016) emerge il senso di solitudine e torna il titolo della mostra, che riguarda anche il processo creativo dell’artista, che adesso lavora solo una persona, il suo direttore creativo Harry Weller, nel proprio studio, insieme ai suoi due gatti (Teacup e Pancake).

Mostra "Tracey Emin. Sex and Solitude" - "We Fell From The Sky (Siamo caduti dal cielo)", 
2022, 
monotipo, 
Courtesy of Ivor Braka Ltd and Carl Freedman Gallery - "My Halo Was The Moon (La mia aureola era la luna)", 
2022, 
monotipo, 
Collection of José Pizarro and Peter Meades - "This is exactly how I feel right now (Questo è proprio come mi sento in questo momento)", 
2016, 
bronzo, 
Courtesy of the Artist and White Cube.
Mostra "Tracey Emin. Sex and Solitude" - "It Never Felt like This (Non mi sono mai sentita così)", 
2022, 
monotipo, 
Zabludowicz Collection, 
Courtesy Carl Freedman Gallery.

Video: ARTURO GALANSINO INTERVISTA TRACEY EMIN

La mostra si conclude con queste ultime opere all’insegna della fragilità e della riflessione, ma noi ci siamo fermati nella sala davanti al guardaroba, dove era riprodotto il video dell’intervista a Tracey Emin da parte di Arturo Galansino, Direttore Generale di Palazzo Struzzi e curatore della mostra.

Secondo la nostra opinione, si tratta di un importante tassello per chi vuole comprendere meglio la visione artistica di Emin, oltre alla sua vita. In questa interessante intervista sono sviscerati alcuni temi personali ed esistenziali, cardine per la mostra che abbiamo appena visto, come il rapporto tra sesso e solitudine, la scrittura quale strumento espressivo, la scelta e la fisicità dei materiali, l’amore, la malattia e la trasformazione.

Quando ci approcciamo alle mostre di arte contemporanea, che possono essere inusuali rispetto ai nostri canoni estetici e disturbanti per la nostra mentalità “borghese”, è fondamentale riuscire a comprendere la prospettiva dell’artista, ciò che vuole comunicare, quello che di sé trasferisce nelle proprie opere e i temi universali che intende affrontare. Solo così, cambiamo il nostro sguardo e possiamo apprezzare, comprendere un briciolo di più e forse persino immedesimarci e riflettere su ciò che vediamo.

Mostra "Tracey Emin. Sex and Solitude" - "The End of The Day (La fine del giorno)", 2022, monotipo, Courtesy of the Artist and White Cube and Carl Freedman Gallery.
Mostra "Tracey Emin. Sex and Solitude" - Video: ARTURO GALANSINO INTERVISTA TRACEY EMIN.
Mostra "Tracey Emin. Sex and Solitude" - "I do not expect (Non mi aspetto)", 2002, coperta con appliqué, Art Gallery of New South Wales.


UNA VISIONE GENERALE DELLA MOSTRA E QUALCHE ACCENNO ALLA BIOGRAFIA DELL’ARTISTA:


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