Grandi Classici Libri

DUE LIBRI DI NATALE

Da Irving a Dickens per immergersi nella magica atmosfera delle feste

Non sempre è facile farsi trasportare da una lettura dedicata ad uno specifico periodo dell’anno ed io, personalmente, non ho mai apprezzato (o creduto di apprezzare) quei libri ambientati nel clima natalizio. Eppure, a dicembre 2021 mi sono sentita prima irresistibilmente attratta da un volumetto appena pubblicato da Garzanti e in bella mostra alle casse della libreria Feltrinelli e, poi, mi sono immersa nella lettura di uno dei regali da parte di mia mamma per questo Natale. Sono state due piacevolissime sorprese!

Caro vecchio Natale di Washington Irving

Si tratta di una di quelle piccole edizioni che io adoro e che mi ritrovo sempre a comprare ad un passo dalla cassa, in questo caso mentre aspettavo con Lorenzo un treno in partenza per Bologna. Sarà stata la bella copertina festiva oppure il titolo accattivante, ma mi sono scoperta a leggere il piccolo pamphlet con grande interesse ed esso mi ha subito sorprendentemente catapultata nel clima di un Natale della campagna inglese dell’Ottocento.

Entrambi i libri - copertine.

Gradevole e inaspettato, dopo una prima introduzione, il libro si struttura come un vero e proprio racconto di Natale, una sorta di canto in atti, ciascuno dei quali descrive e narra alcuni momenti salienti delle feste: il viaggio in diligenza verso casa, la vigilia, la mattina di Natale e il ricco pranzo con relativi giochi del 25 dicembre. Stuzzicante è la presenza di note finali, in cui l’autore stesso spiega il significato di alcuni modi di dire, tradizioni popolari e antiche usanze. Oltre ai numerosi riferimenti culinari, mi ha colpita in particolare la consuetudine del ciocco di Natale: si tratta di un grosso ceppo di legno che alla Vigilia veniva portato in casa con grande cerimoniosità e posizionato nel camino; era acceso con un tizzone preso dal ciocco dell’anno precedente e doveva ardere per tutta la notte perché il suo spegnimento era considerato segno di malaugurio. Intorno alla sua luce rossastra, si beveva, si cantava e si raccontavano storie…

Il racconto è molto semplice: il protagonista, che è lo stesso autore, incontra un vecchio amico proprio alla Vigilia di Natale e viene da lui invitato a trascorrere la festa nella residenza in campagna, dove il padre rievoca le antiche tradizioni e onora lo spirito di quei giorni con generosa condivisione e spirito conviviale.


“E mentre il cupo soffio del vento gelido si insinua nell’atrio, fa sbattere una porta lontana, fischia intorno alla finestra e rumoreggia giù per il camino, cosa c’è di più grato della sensazione di sicurezza sobria e protettiva con cui ci guardiamo attorno nella stanza accogliente, circondati dall’allegria domestica?”
(pp. 12-13)

Il lessico è aulico e vario e le pagine sono caratterizzate da una straordinaria capacità di dipingere e rappresentare i luoghi e le diverse scene, come tanti quadretti ai quali il lettore assiste e in cui viene trasportato. Non mancano i moti di spirito e le curiosità, con citazioni da altri autori, che rendono ancor più godibile il testo.

La bellezza di questo libro, che pure ha l’intento anche serioso di portare luce e nobiltà alle antiche tradizioni, è che il lettore ha l’impressione di essere proiettato nella campagna inglese dell’Ottocento durante il Natale: gode del calore e del clima di festa e respira l’atmosfera del tempo. Magia, gioia, convivialità e ospitalità: sono tutti ingredienti di un piacevolissimo pamphlet.

Il finale chiarisce l’altro scopo dell’autore: divertire e scaldare i cuori… Così avviene, mentre il lettore si interroga e ragiona anche sulle profonde finalità della festa. I sentimenti di umanità sono infatti ispirati proprio dalle parole dei personaggi e dagli esempi che essi forniscono.

W. Irving, Caro vecchio Natale - copertina.



“(…) se per un caso fortunato in questa epoca di tribolazioni riuscissi invece a spianare una sola ruga su una fronte corrucciata, o a sottrarre a un cuore pensante un istante di dolore, o se riuscissi di tanto in tanto a penetrare il velo di misantropia sempre più fitto, o ispirare una visione benevola della natura umana e suscitare nei miei lettori sentimenti migliori verso sé stessi e i loro simili, allora sarei certo, assolutamente certo, che tutto questo non è stato scritto invano.”
(p. 102)


“Il mondo è diventato più smaliziato. C’è più dissipatezza, e meno divertimento. Il piacere si è espanso in un flusso più ampio ma meno intimo, abbandonando molti di quei canali profondi e calmi in cui scorreva dolcemente in seno alla tranquilla vita domestica. La società ha acquisito un tono più illuminato ed elegante, ma ha perso molte delle sue forti peculiarità locali, dei suoi sentimenti originari, delle oneste delizie del focolare.”
(p. 14)

Storia di Natale di Charles Dickens

Ecco qui uno dei regali di mia mamma per questo Natale 2021: un delizioso libriccino, un’edizione degli anni ’90 della collana Acquarelli, trovata su un insospettabile banco al mercato di quartiere a Campo di Marte. Mia madre mi ha portato il regalo mentre ero ancora in quarantena perché “proprio non si può aspettare” e, in effetti, la storia si addice così tanto a questa festa che sarebbe stato per me meno godibile leggerla in un altro momento…

Il racconto di Dickens, celeberrimo, è conosciuto alla maggioranza del pubblico grazie agli adattamenti televisivi e cinematografici, primo tra tutti il cartone della Disney con Scrooge interpretato da Paperon dei Paperoni. Due altre curiosità rendono un’idea della fama di questo testo: pubblicato nel 1843, esso fu pensato e speso appositamente per il mercato natalizio, ma divenne subito così celebre che fu tradotto in tutte le lingue, dal giapponese allo zulù; per tale motivo, Dickens continuò a confezionare storie di Natale fino al 1848, con l’unica eccezione dell’anno 1847. Inoltre, il nome Scrooge non è scelto a caso ed ebbe un tale successo che fu assunto e utilizzato come sinonimo di “individuo avaro”, comparendo sul dizionario di inglese proprio come nome comune.

Se prendiamo le giuste distanze dal paternalismo di Dickens e collochiamo il racconto nel periodo storico ottocentesco, scopriamo che Storia di Natale è un libro molto piacevole. Ci aiuta ad apprezzare la lettura l’introduzione a cura di Davide Sala, che traccia brevemente la biografia di Dickens e fa una sintetica ma incisiva prefazione del testo.

Personalmente questo libro mi è piaciuto perché mi ha immersa nel clima fiabesco di tanti cartoni animati che ho visto come adattamento. Da una parte, quindi, mi ha ricordato la mia infanzia, ma dall’altra mi ha condotta ad apprezzare la fonte di tali film. È inoltre normale e interessante notare come la consapevolezza adulta mi abbia portata a cogliere maggiori sfumature nel racconto, che è divenuto anche altro rispetto ai miei ricordi di bambina.

C. Dickens, Storia di Natale - copertina.


Certo, Dickens è sempre innegabilmente un po’ prolisso e stucchevole, anche se qui lo svolgimento della storia è breve e la crescita morale del protagonista avviene in una sola notte, con il necessario aiuto di un po’ di magia. L’impianto del racconto è comunque sempre quello del Bildungsroman, del romanzo di formazione: il personaggio migliora e acquisisce levatura morale e comportamenti opportuni. Gli ingredienti della scrittura di Dickens sono ben chiari e manifesti: la sua analisi delle contraddizioni sociali è sempre semplicistica e di stampo paternalistico e pietista, seguendo la sua vocazione verso la carità e la solidarietà cristiana. La missione dell’autore attribuisce alla parola scritta grandi capacità mitopoietiche: la comunicazione è per lui una via attraverso cui realizzare il suo ideale sociale, perfetto quanto utopico. Nonostante le mie evidenti riserve, concordo su un punto: ogni libro che leggiamo modifica il nostro modo di stare al mondo.

In questa storia, lo spirito del Natale incarna la speranza di redenzione degli uomini, oltre le barriere sociali, politiche e religiose, e si realizza grazie al magico e al fantastico, che permettono la crescita morale di Scrooge in un lasso di tempo brevissimo.

Il paternalismo e l’idealismo di Dickens sono, a mio parere, molto facili da perdonare in un libro come questo, in una storia dedicata al Natale e alla possibilità di cambiare e coltivare buoni sentimenti, generosità ed empatia verso il prossimo. Sebbene le posizioni del grande scrittore siano piuttosto ingenue (e a volte irritanti nel loro semplicismo), possono essere oggetto del nostro perdono perché sembrano mosse da una sincera benevolenza e compassione verso il genere umano. In questa storia, quindi, Dickens pare avere un grande pregio: quello della sincerità che tocca il cuore e risuona in ciascuno di noi.

“(…) era abbastanza saggio da sapere che a questo mondo non è mai accaduto nulla di buono che in un primo momento qualcuno non abbia deriso.”

p. 139

I LIBRI

> Washington Irving, Caro vecchio Natale, Garzanti, Collezione I piccoli grandi libri, Milano, 2021.
> Charles Dickens, Storia di Natale. Aspettando il miracolo della solidarietà fra gli uomini, Demetra s.r.l., Collezione Acquarelli, Verona, 1996.



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