I colori dell’autunno nell’area protetta Pra’ dell’Albi – Cei
Domenica 3 novembre 2024
Tornando dalla Val di Fiemme, dove ci siamo cimentanti in passeggiate e attività autunnali, abbiamo deciso di fare tappa tra Trento e Rovereto, al meraviglioso Lago di Cei, circondato da una fitta faggeta e particolarmente interessante dal punto di vista ambientale. Abbiamo avuto la fortuna/sfortuna di capitare proprio nel giorno di una sagra; perciò, la zona era molto (troppo) affollata, ma i sentieri erano sempre pressoché deserti…
| Lunghezza complessiva | 6,6 km |
| Tempi di percorrenza | 3h |
| Dislivello | 222 m. |
| Grado di difficoltà | Facile |
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Dopo esserci arrampicati in auto lungo una strada tortuosa e in costante salita, seguendo le indicazioni per il Lago di Cei e godendoci gli scorci panoramici sui boschi arrossati dai colori dell’autunno, arriviamo al primo parcheggio, proprio accanto al lago. Preferiamo, però, proseguire e giungere fino al secondo, che si apre dietro al Capitello di Doera, costruito all’entrata della località di Cei e che contiene un quadro e una statua in legno raffigurante la Madonna.
L’ampio parcheggio è gratuito; nel caso in cui fosse pieno, ci sono numerose piazzole lungo la strada, allontanandosi leggermente dal lago. Ci troviamo nell’area protetta di Pra dell’Albi – Cei, nel Comune di Villa Lagarina, circondati dalla catena dei monti Stivo, Cornetto e Boldone. L’altitudine del lago alpino, formatosi in questa piccola conca, è 918 metri s.l.m.

L’area protetta custodisce in pochi chilometri un’ampia varietà di ecosistemi: dallo stagno alla torbiera fino al bosco di faggi. È suddivisa in due conche di forma vagamente ellittica: la prima accoglie due laghi, quello di Cei e uno minore, detto Lagabis, i quali si allungano nella parte della valletta di Cei, una zona torbosa; la seconda conca ospita una palude-lago, il Pra’ dell’Albi o Lago di San Martino. Il nostro itinerario si distribuirà tra queste due parti, in un gradevole saliscendi tra i poggi che le separano.
Il sito Pra’ dell’Albi – Cei è protetto dal 1992 in qualità di Riserva Naturale Provinciale, facendo parte della Rete di Riserve Bondone; è classificato come Sito di Interesse Comunitario e, in quanto tale, è inserito nella rete europea di aree protette chiamata Natura 2000 (Zona Speciale di Conservazione – IT3120081).
FAGGETA E PUNTO PANORAMICO
Parcheggiata la nostra auto, dal Capitello di Doera (Capitel de Doera secondo il cartello in dialetto) seguiamo le indicazioni per Pra’ dell’Albi e imbocchiamo la stretta strada asfaltata che si inoltra nella faggeta. La salita non è faticosa e in autunno gli alberi ci regalano un’atmosfera magica: i colori aranciati e rossicci delle foglie, alcune ancora attaccate ai rami, altre che coprono il terreno come un tappeto, si scontrano con il cielo azzurro e gli sporadici abeti verdi. Tra i tronchi possiamo intravedere le rocce biancastre, le cime delle montagne circostanti e una grande villetta con giardino, isolata nella faggeta.
Dopo pochi minuti, incontriamo un bivio e svoltiamo a sinistra, abbandonando l’asfalto e inoltrandoci nel bosco; la segnaletica ci indica che stiamo procedendo verso la Baita Alpina di Costole e Malga Cimana e di prestare attenzione a lupi e orsi. Il tratto in salita ci conduce ad un bel punto panoramico, raggiungibile tramite una brevissima deviazione a destra: seduti sulla panchina possiamo ammirare le cime dei monti oltre la valle dell’Adige, in particolare Monte Finonchio, ben riconoscibile per la presenza di un gruppo di antenne.
Tornati su sentiero principale, proseguiamo tra faggi, sporadici abeti rossi e rocce biancastre; oltrepassiamo un gruppo di graziose baite con alcuni larici e arriviamo alla località Costole (980 m. s.l.m.). Davanti a noi si aprono tre strade: a sinistra il sentiero scende verso il Lago di Cei, a dritto raggiunge velocemente la Baita Alpina di Costole (proprietà del Comune di Nogaredo), mentre a destra conduce a Pra’ dell’Albi. Imbocchiamo proprio questa strada e dopo pochi metri svoltiamo a destra, scendendo rapidamente.
PRA’ DELL’ALBI
Camminiamo sempre all’interno della faggeta, ma il sentiero è adesso più attrezzato con gradini in legno e una staccionata; alcuni piccoli cartelli esplicativi raccontano in pillole curiosità e dettagli di questa zona, che appartiene alla Rete di Riserve Bondone (a cui appartiene il logo sulla segnaletica). Ci accorgiamo, così, che la vegetazione sta cambiando: dall’ombroso bosco quasi esclusivamente di faggi passiamo a un’area più assolata e povera di humus, adatta a piante amanti del caldo e resilienti all’aridità, come il pino silvestre, il frassino orniello, il carpino nero e la roverella, oltre a varie specie di arbusti ed erbe.
Giunti alla fine della discesa capiamo subito di trovarci in una conca: predomina qui la vegetazione palustre, che indica un ristagno d’acqua. Alla nostra sinistra, ma soprattutto a destra, infatti, si estende il Lago di San Martino o Pra’ dell’Albi, che si riempie solo nei periodi piovosi e al momento del disgelo. Un rigagnolo d’acqua serpeggia tra l’erba e sparisce tra le piante, mentre il sole si riflette nella parte dove è ancora presente lo stagno.
Tra la flora da segnalare sono le piante carnivore, come l’erba vescica minore (Utricularia minor), che vive sommersa, emergendo solo per fiorire. La fauna è molto ricca: tra le varie specie, spicca il gambero di fiume (Austropotamobius pallipes) accanto a rare specie di anfibi come la raganella italiana (Hyla intermedia). Gli animali acquatici conoscono il ritmo naturale dello stagno e la sua intermittenza, riuscendo ad adattarsi ai suoi ritmi.
CHIESA DI SAN MARTINO
Proseguiamo lungo il sentiero in direzione della Chiesa di San Martino; attraversiamo la strada asfaltata e iniziamo la salita tra i faggi, lungo quello che è chiamato il Sentiero dell’Eremita. In effetti, non incontriamo assolutamente nessuno e il silenzio, il sole tra le foglie, le numerose zone di sosta invitano a contemplare e meditare. In pochi minuti lo stretto viottolo si apre e ammiriamo la Chiesa di San Martino in Trasiel, che sorge sulla sommità di un dosso, il Colle di San Martino (circa 1.000 metri s.l.m.).
Il fascino del luogo è aumentato dalla sua storia, in parte oscura e arricchita da antiche leggende. Fonti certe testimoniano come la struttura sia stata sede di un monastero e poi di un romitorio, ma rimangono incerti il quando e il come il complesso sia sorto su questo colle. Il più antico documento scritto che reca testimonianza di San Martino è quello riportato dal Zotti nel suo libro sulla storia della Val Lagarina. La datazione è intorno al 1220, ma è probabile che la chiesa a quell’epoca esistesse da molto tempo.
Sicuramente la zona era già stata frequentata. Il nome Trasiel, infatti, indica la confluenza di vari percorsi, poiché l’etimologia richiama il concetto di transito. È possibile che qui sorgesse un piccolo insediamento tra l’Età del Rame e quella del Bronzo e che nell’Alto Medioevo vi fosse una fortificazione. Attorno al VI secolo, infatti, il dosso potrebbe avere assunto il ruolo di postazione difensiva, denunciato dal potente muro tuttora visibile poco distante dall’edificio sacro; tuttavia, in assenza di dati certi, questa rimane solo un’ipotesi.
L’origine della chiesa potrebbe risalire al XII-XIII secolo o, secondo alcuni, addirittura al X secolo! Sicuramente tra il 1220 e il 1309 il luogo di culto faceva parte di un complesso ospitaliero gestito da una comunità religiosa. Come fosse strutturato il monastero è difficile dirlo; tuttavia, la presenza di numerose e robuste mura, perse nella vegetazione, sembrano indicare la presenza di antiche costruzioni, recinti per il bestiame e aree terrazzate destinate alla coltivazione.
La chiesa presente oggi un’unica aula e un’abside circolare. Tra le due vi è un’evidente differenza strutturale: secondo alcuni studiosi la parte del muro esterno dell’abside, dove sono visibili lesene chiuse in alto da sottili lastre di pietra, potrebbe risalire a prima del XI secolo. Sicuramente l’edificio fu rimaneggiato nel XIII secolo, creando l’attuale aula ed erigendo un campanile sul fianco settentrionale.
Su un affresco databile al XVI-XVII secolo, appartenente alle collezioni del Museo Civico di Rovereto e proveniente dal Castello di Castellano, in un panorama generale della Destra Adige, viene raffigurata la Chiesa di San Martino affiancata da un campanile. La presenza di questo manufatto, andato completamente distrutto, sembra confermata dalla presenza nell’abside di un’apertura, oggi murata, che molto probabilmente metteva in comunicazione la chiesa con la torre campanaria. Sempre nell’abside, ma dalla parte opposta, una seconda apertura consentiva di accedere ad alcuni locali sottostanti.
Caduto successivamente in disuso lo xenodochio, nel Seicento la chiesa acquistò carattere eremitico; la casetta laterale, addossata alla chiesa, fu costruita proprio con la funzione di residenza per un eremita, visitato dalle genti dei vicini paesi in cerca di assistenza spirituale. Alla fine del Settecento il luogo cessò di essere meta di eremitaggio.
Queste vicende storiche sono state ricostruite grazie alla ricerca e alle indagini archeologiche che hanno completato l’intervento di restauro condotto fra il 2004 e il 2006. Adesso, avvicinandoci alla cima del colle, sulla sua sommità non proprio pianeggiante ma uniforme, la facciata della chiesa, a campana, semplice e rustica, ci comunica immediatamente un senso di quiete.
Dopo aver conosciuto la storia del luogo e averne apprezzato l’atmosfera, scendiamo lungo il sentiero che circonda l’abside, sormontato ora da un campanile a vela, e arriviamo fino ad una gradevole abitazione con un ampio giardino panoramico.
La strada diventa qui più larga e torna ad immergersi nella faggeta, fino all’incontro con l’asfalto. Superato questo punto, seguiamo le indicazioni per il Percorso Naturalistico e torniamo nella zona di Pra’ dell’Albi, costeggiando lo stagno e imbattendoci in un’antica croce, dedicata al giovanissimo Giobatta Manica di Castellano (17 anni) che qui morì la notte del 24 ottobre 1800.
LAGO DI CEI
Siamo così tornati alla biforcazione che ci ha condotti verso la Chiesa di San Martino; saliamo il medesimo sentiero verso Costole e da lì scendiamo nell’ampia forestale verso il Lago di Cei. Da notare sono i tre larici cresciuti insieme e, giunti ormai alla fine della discesa, il prato creato dal disboscamento e che fornisce foraggio per l’inverno, fondamentale per i bovini.
Attraversata la strada provinciale e il parcheggio a destra, iniziamo il nostro giro ad anello intorno al Lago di Cei, ben valorizzato da cinque pannelli illustrativi, che compongono il Cei GREEN Tour. Passeggiando e godendoci l’incantevole panorama, scopriamo così qualche informazione in più sulla flora che abita questo ambiente acquatico: in primo luogo abbiamo le ninfee, che fioriscono da aprile a settembre e ricoprono il lago con le loro grandi foglie verdi e i meravigliosi petali colorati.
Sulle rive predominano pioppi, salici e ontani, alberi capaci di vivere nelle zone soggette ad allagamenti, poiché sul tronco sono provvisti di piccole aperture (dette lenticelle) che facilitano l’ingresso di ossigeno. Le cortecce, inoltre, sono ricche di tannini e resistono all’umidità, diventando, nel caso dell’ontano, dure come la pietra.
Tra le piante che si adattano in modo straordinario all’ambiente troviamo l’orchidea nido d’uccello, che ha imparato a fare a meno della luce solare: la sua colorazione marrone-ambrata è dovuta alla totale assenza di clorofilla. Da dove trae il proprio nutrimento? Nel sottobosco della faggeta, le radici si intrecciano con un particolare fungo (Rhizomorpha neottiae), che, degradando la sostanza organica in decomposizione, fornisce alla pianta tutto ciò di cui ha bisogno.
Altri pannelli ci raccontano di come le piante siano in grado di comunicare tra loro eventuali pericoli e di azionare sistemi difensivi contro l’attacco di eventuali predatori.
Passeggiamo, quindi, sulle rive del lago e ci godiamo i giochi di luce e le sfumature dei diversi colori; passiamo accanto al grande edificio denominato Le Ninfee, “opera nazionale assistenza personale corpo nazionale vigili del fuoco”. È possibile fermarsi in uno dei prati e degli affacci sull’acqua, ma noi siamo stati scoraggiati dalla quantità di persone… Abbiamo, perciò, proseguito fino a raggiungere il punto di partenza, il Capitello di Doera.
Da lì, ci siamo inoltrati nuovamente nella faggeta per una deviazione: il sentiero, scortato da un muretto a secco, conduce velocemente alla Chiesetta de Probizer (942 m. s.l.m.), dedicata a Santa Maria Assunta. Fu edificata nel 1890-91 su progetto del geometra Emanuele Kocler, modificato dallo stesso committente, Francesco de Probizer, e sorge ora sui terreni di Villa Maria de Probizer (anticamente il Maso Cadrobbio della famiglia Pizzini di Castellano). Il piccolo edificio sacro fu eretto in primo luogo per onorare i genitori del proprietario, come ci rileva la targa affissa dietro l’altare. La chiesetta, dai colori brillanti, è perfettamente intonata con la villa e sorge su un bucolico prato…
Completiamo il nostro percorso scendendo fino alla strada provinciale e chiudendo il nostro anello intorno al lago; da questa riva, a nostro parere, si gode di un panorama ancora più spettacolare. Le fronde di un faggio incorniciano la statua di un pesce e danno l’avvio alla veduta sulle acque calme del lago e sull’isolotto che sorge a poca distanza dalla riva… Riflessi e colori sono una meraviglia!
Soddisfatti, torniamo al parcheggio e proseguiamo il nostro viaggio… arricchiti di una nuova esperienza e con gli occhi colmi della bellezza della natura!
INFORMAZIONI
- Per le nostre escursioni, utilizziamo Outdooractive!
Sconto di 10 € sull’abbonamento Pro o Pro+ con il codice voucher affiliato FEDE10B
Se hai bisogno di aiuto, qui una breve guida. - Traccia GPS Outdooractive: https://out.ac/IWskgE
- Comune di Villa Lagarina: https://www.comunitadellavallagarina.tn.it/Amministrazione/Luoghi/Comune-di-Villa-Lagarina
- Lago di Cei: https://www.visitrovereto.it/scopri/siti-naturalistici/lago-di-cei/
- Rete Riserve Bondone: https://www.reteriservebondone.tn.it/it/pra-dellalbi-cei-riserva-naturale-provinciale-e-zsc
- Outdooractive Cei GREEN Tour: https://www.outdooractive.com/it/route/escursione/rovereto-vallagarina-altopiano-di-brentonico/cei-green-tour/53076121/#caml=azz,1tm97q,7lkycl,0,0
- Outdooractive Lago di Cei – Prà dall’Albi: https://regio.outdooractive.com/oar-rovereto-trentino/it/tour/passeggiata/lago-di-cei-pra-dall-albi/14363868/
- Baita Alpina di Costole: https://www.caseinautogestione.it/it/m-dettaglio-casa.php?hid=953
- Chiesa di San Martino: https://www.destradigelagarina.it/dxadige_context.jsp?ID_LINK=112810&area=180&id_context=315027
- YouTube – El Remit de San Martim: https://youtu.be/AGv1xZc07Kc?si=oKp8z05nO-ePNXse
- Chiesetta de Probizer: https://www.trekking-etc.it/etc/trekking/it/treks/europe/it/tn/val-d-adige/rovereto/lago-di-cei/chiesetta-de-probizer/poi.html
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