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VISITA AL CANTIERE DELLA CAPPELLA BARDI

L’iniziativa A tu per tu con Giotto a Santa Croce

Sabato 29 marzo 2025

Durata della visita: 45 minuti
Accesso gratuito con prenotazione obbligatoria
Riservato ai residenti a Firenze e Città Metropolitana

Dopo averne sentito a lungo parlare, aver visto pubblicità e locandine e aver cercato più volte di prenotare online una visita guidata, alla fine sono riuscita a conquistare due posti per la fine di marzo. Così, io e la mia amica e collega Costanza abbiamo partecipato ad uno dei tour all’interno del cantiere di restauro della Cappella Bardi, affrescata da Giotto. Insieme avevamo visitato anche un altro ponteggio, quello che ci ha permesso di osservare da vicino gli affreschi della Cappella Brancacci in Santa Maria del Carmine.

La Basilica di Santa Croce è una delle chiese più conosciute di Firenze e ogni giorno è meta di numerosi turisti, che la visitano in gruppo o da soli, all’interno di percorsi tematici o spinti da pura curiosità personale. Il restauro degli affreschi giotteschi della Cappella Bardi è stato il pretesto per avvicinare tanti fiorentini alla conoscenza e alla bellezza di questi dipinti, che potevano finalmente essere osservati da vicino, salendo sui ponteggi, grazie all’iniziativa A tu per tu con Giotto della Fondazione CR Firenze.

Cappella Bardi a Santa Croce (Firenze) – restauro degli affreschi di Giotto, visita guidata "A tu per tu con Giotto".
Cappella Bardi a Santa Croce (Firenze) – visita guidata "A tu per tu con Giotto".

LA CAPPELLA BARDI

A destra della cappella maggiore, quella della famiglia Bardi occupa senza dubbio una posizione di spicco all’interno della Chiesa di Santa Croce. Non a caso i Bardi furono potenti mercanti e banchieri fiorentini e nella basilica ebbero il patronato di ben quattro cappelle!

Nella struttura architettonica, risalente alla prima fase di costruzione della chiesa (1295-1310), sono inserite le storie di San Francesco, a cui la cappella è dedicata. La decorazione fu commissionata da Ridolfo de’ Bardi a Giotto (1267 – 1337), che la dipinse dal 1317 al 1321/25 circa. Le scene sono sette: tre per parete e un riquadro sopra l’arcone.

Le vetrate policrome hanno una funzione di integrazione: sopra l’arcone, con lo stemma della famiglia Bardi, individuiamo tre coppie di santi francescani e papi; dietro l’altare, la vetrata originaria non è più presente, ma ve ne è un’altra, sempre trecentesca, proveniente dalla cappella Velluti e qui collocata dopo la Seconda guerra mondiale.

Nel 1595 fu posta sull’altare la pala di Coppo di Marcovaldo, raffigurante le Storie di San Francesco. Nel 1613 circa fu rimossa la cancellata che chiudeva la cappella, considerata fino a quel momento solo come privata.

Questi cambiamenti furono piccola cosa rispetto ai grandi mutamenti dei secoli successivi: nel Settecento Giotto non era un pittore apprezzato e i suoi affreschi furono coperti da strati di calce e intonaco bianco. Inoltre, i dipinti si trovavano in uno stato di conservazione molto precario, anche a causa delle infiltrazioni e delle ripetute alluvioni, che avevano più volte allagato la basilica. Anche per questo motivo, nel 1730 la cappella fu completamente imbiancata. Nel 1812 sulla parete di sinistra fu apposto il monumento funebre in marmo dell’architetto Giuseppe Salvetti e nel 1818 quello di Niccolò Gaspero Paoletti, a destra.

Cappella Bardi a Santa Croce (Firenze) – pannello illustrativo degli affreschi di Giotto.
Cappella Bardi a Santa Croce (Firenze) – pannello illustrativo degli affreschi di Giotto.

Gli affreschi furono riscoperti a metà Ottocento, quando i monumenti furono rimossi e trasferiti nella cappella Salviati. Nel 1853 Gaetano Bianchi restaurò le pitture, integrando le parti danneggiate o perdute; il suo intervento, che restituì brillantezza alla decorazione ma che la modificò notevolmente, è ricordato in un’iscrizione a destra dell’altare.

Cambiata la mentalità e la modalità di effettuare i restauri, nel 1958-59 Leonetto Tintori recuperò le sole parti originali degli affreschi, anche se possiamo osservare come alcuni punti riportino gli interventi ottocenteschi, lasciandone memoria in dei piccoli riquadri.

I RESTAURI E L’INIZIATIVA A TU PER TU CON GIOTTO

Dopo circa sessant’anni, valutando le precarie condizioni conservative del ciclo, che arrivavano anche a occultarne una corretta leggibilità, è stato deciso di effettuare un nuovo restauro della cappella. La prima fase è stata avviata a giugno 2022, grazie alla collaborazione tra l’Opera di Santa Croce e l’Opificio delle Pietre Dure, con il significativo contributo della Fondazione CR Firenze e dell’Associazione per il Restauro del Patrimonio Artistico Italiano (ARPAI).

L’intervento, con un impegno economico complessivo di oltre 1 milione di euro, è stato preceduto e accompagnato da un’approfondita campagna diagnostica pianificata e condotta dall’Opificio, coinvolgendo centri di ricerca e professionisti di rilievo internazionale, sotto l’alta sorveglianza della Soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio. Il Comitato scientifico, inoltre, ha raccolto esperti di restauro e alcuni tra i massimi studiosi dell’opera di Giotto.

Utilizzando tecnologie avanzate, sono subito emerse alcune sorprese, oltre a qualche conferma riguardante le modalità di lavoro dell’artista. Innanzitutto, è stata scoperta la decorazione precedente, probabilmente geometrica; inoltre, è stato possibile ricostruire l’andamento del cantiere giottesco, che è proceduto dalla volta e dalle lunette alle singole scene lungo le pareti. Altre tracce rinvenute e ben visibili riguardano le sinopie, il disegno preparatorio e le prove di colore.

Gli studi hanno permesso di distinguere le due tecniche utilizzate per la decorazione: la pittura a fresco e a secco, secondo un progetto magistralmente organizzato da Giotto. Questa doppia possibilità ha permesso l’uso di una gamma di colori più ampia, ottenere effetti chiaroscurali e di tono più intensi, con esiti di accentuato realismo. 

Quali fondi economici sono stati utilizzati? Hanno finanziato i restauri l’Opera di Santa Croce e l’Opificio delle Pietre Dure, mentre Fondazione CR Firenze e ARPAI sono intervenuti attraverso l’Art Bonus. A questi fondamentali contributi si sono aggiunte alcune donazioni private, pervenute attraverso la raccolta fondi #Giving4Giotto.

Ai restauri si è unita un’altra importante iniziativa di valorizzazione: il ciclo di visite guidate gratuite A tu per tu con Giotto, promosso dalla Fondazione CR Firenze da ottobre 2024 a luglio 2025 e grazie al quale i residenti a Firenze e Città Metropolitana di Firenze hanno potuto accedere in anteprima al cantiere di restauro.

Svolte nel fine settimana, queste visite prevedono una necessaria prenotazione online per un massimo di cinque partecipanti a volta. Dopo numerosi tentativi, sono riuscita a prenotare e ad accedere ai ponteggi, che permettono non solo di ammirare da vicino i capolavori di Giotto, ma anche di osservare il restauro e come esso viene portato avanti.

Cappella Bardi a Santa Croce (Firenze) – ponteggi per i restauri degli affreschi di Giotto.
Cappella Bardi a Santa Croce (Firenze) – pala d'altare di Coppo di Marcovaldo.
Cappella Bardi a Santa Croce (Firenze) – ponteggi per i restauri degli affreschi di Giotto.

Effettuata la prenotazione, compilata e firmata la lunga liberatoria da consegnare in biglietteria, la mattina di sabato io e Costanza abbiamo potuto accedere alla basilica di Santa Croce, esibendo un documento di identità. Ci hanno fornito un pass e un opuscolo informativo, oltre al necessario caschetto da indossare per salire sui ponteggi.

La visita ha avuto la durata di circa 45 minuti; la nostra guida ci ha accolti davanti alla Cappella Bardi per un’introduzione sul contesto storico e artistico all’interno del quale si situa l’opera di Giotto. Dalla navata centrale abbiamo potuto osservare l’unica scena non inserita nella cappella, ma che troneggia sopra di essa, San Francesco riceve le stimmate, e la pala d’altare di Coppo di Marcovaldo, molto utile per un confronto tra la rappresentazione delle scene di vita del santo scelta da questo artista e quella preferita più tardi da Giotto.

Siamo salite poi sui ponteggi e ci siamo fermate al primo e al secondo piano; parlando della tecnica utilizzata, la nostra guida ci ha mostrato gli schemi che individuano l’uso della pittura a fresco e quella a secco. Abbiamo osservato i danni provocati dai due monumenti funebri che erano stati fissati in corrispondenza delle scene inferiori del ciclo pittorico: qui le perdite sono, purtroppo, irrimediabili.

Guardando da vicino le pareti, possiamo notare le tracce delle sinopie e dei disegni preparatori, come le linee di colore tracciate con cordini tesi sul muro per realizzare gli elementi architettonici. Sulla tonica di un frate distinguiamo bene alcune prove di colore, fatte con diverse pennellate.

Purtroppo, vediamo anche i danni provocati dai mutamenti nel corso dei secoli: a metà dell’Ottocento, infatti, la rimozione meccanica dell’imbiancatura ha provocato notevoli abrasioni, graffi e perdite. Il restauro effettuato da Gaetano Bianchi, inoltre, prevedeva l’integrazione delle lacune; di questo intervento rimangono solo alcuni appositi piccoli riquadri, lasciati quali testimonianze.

Ciò che possiamo osservare da vicino durante la nostra visita sono quattro scene delle Storie di San Francesco: al primo piano, a sinistra, la Morte di san Francesco, la cui anima viene portata in cielo dagli angeli e la Verifica delle Stimmate da parte dell’incredulo Girolamo; a destra, San Francesco appare a frate Agostino e al vescovo Guido di Assisi. Al secondo piano, a sinistra ammiriamo la scena in cui San Francesco appare al Capitolo di Arles durante una predica di sant’Antonio da Padova e a destra San Francesco predica davanti al sultano (Prova del fuoco).

In generale, rimaniamo colpite dalle espressioni dei personaggi, dalla resa volumetrica dei loro corpi e dalla cura dei dettagli (le rughe intorno agli occhi, la pittura di ogni singolo capello). Soffermandoci sui volti, possiamo ben comprendere la grande novità introdotta da Giotto nella pittura: l’importanza della figura umana e delle sue espressioni. La resa delle emozioni è accentuata da gesti ampi ed eloquenti, come quelli dei frati che si disperano davanti alla salma del santo, con un comportamento pacato ma molto realistico.

Le composizioni sono semplici, con figure disposte al fine di dare la profondità spaziale; i panneggi sono larghi e gonfi, accentuando il volume e la plasticità dei corpi in essi avvolti. Il racconto è ricco di intensità e la narrazione rispetta la biografia di San Francesco redatta da Bonaventura da Bagnoregio. Lo stile di Giotto, qui giunto a maturità, influenzerà largamente gli artisti coevi e successivi.

APPROFONDIMENTO

Analizzando più nello specifico la composizione realizzata da Giotto e dalla sua bottega, apprezziamo innanzitutto la tecnica, in parte a fresco e per la maggioranza a secco, dovuta alla necessità di contenere i tempi di esecuzione, dato che il pittore era divenuto celebre in tutta Italia e non riusciva a far fronte alle numerose richieste. Nonostante ciò, la critica afferma che i lavori della Cappella Bardi siano autografi del grande maestro, sebbene abbondanti siano stati gli aiuti.

Cappella Bardi a Santa Croce (Firenze) – Giotto, San Francesco riceve le stimmate.



Cosa raffigurano le varie decorazioni? Sulla volta, sono state individuate le allegorie di tre virtù teologali (Obbedienza, Povertà, Castità) e una figura frammentaria su fondo azzurro stellato e una fascia ornamentale geometrica. Fuori dalla cappella, in due medaglioni, sono raffigurati Adamo ed Eva, mentre nell’archivolto figurano otto busti di santi.

Sulla parete di fondo sono impresse le figure di Santa Chiara d’Assisi, Santa Elisabetta d’Ungheria e San Ludovico di Tolosa. Quest’ultimo è importante perché è un prezioso termine post quem: Ludovico è raffigurato con l’aureola e, quindi, è già stato canonizzato (1317).

Sulle pareti della cappella, sono raffigurate sei scene della vita di San Francesco, da leggere dall’alto verso basso e da sinistra verso destra; la narrazione attinge alla Legenda maior di Bonaventura da Bagnoregio, che Giotto aveva già illustrato nella basilica superiore di Assisi. Fondamentale era il parallelismo tra Francesco e Cristo; non a caso troneggia su tutta la decorazione la scena di San Francesco riceve le stimmate, sulla parete sopra l’ingresso della cappella. Questa era l’unica scena visibile dal resto della basilica, fuori dal transetto, dove si trovava il resto del popolo.

Per quanto riguarda le Storie di vita di San Francesco, sulla parete sinistra sono raffigurate le seguenti:

  • San Francesco rinuncia ai beni paterni; 
  • San Francesco appare al Capitolo di Arles durante una predica di sant’Antonio da Padova; 
  • Morte di san Francesco, la cui anima viene portata in cielo dagli angeli e Verifica delle Stimmate da parte dell’incredulo Girolamo.

A destra, individuiamo: 

  • Approvazione della Regola francescana; 
  • San Francesco predica davanti al sultano (Prova del fuoco); 
  • San Francesco appare a frate Agostino e al vescovo Guido di Assisi.
Cappella Bardi a Santa Croce (Firenze) – Giotto, San Francesco rinuncia ai beni paterni.
Cappella Bardi a Santa Croce (Firenze) – Giotto, Approvazione della Regola francescana.

Durante la nostra visita, la guida ci ha portati ad osservare un particolare: il San Francesco dipinto da Giotto è privo di barba, mentre quello di Coppo di Marcovaldo è barbuto. Perché? La pala, San Francesco e venti storie della sua vita, commissionata dalla famiglia Tedaldi, fu eseguita tra il 1245 e il 1250; la tradizione tramandava che il santo avesse la barba e, infatti, così era stato dipinto ad Assisi. Tuttavia, dopo la canonizzazione (1228), la biografia di San Bonaventura (1266) fu scelta quale canonica, distruggendo le altre fonti.

Nella cultura del tempo, la barba era segno di inciviltà, di barbarie, persino di follia; San Francesco, quindi, non poteva portarla! Giotto adegua la narrazione alla biografia ufficiale ed elimina la barba, mentre gli infedeli alla corte del Sultano sono ben barbuti…

Confrontando la scena di San Francesco predica davanti al Sultano realizzata da Giotto con quella di Coppo di Marcovaldo notiamo un’altra importante differenza: nella versione più antica il santo usa solo un libro nella predica, mentre in quella successiva invoca la prova del fuoco. Lui e il giovane frate (un po’ tremolante e impaurito, in verità), sono pronti ad attraversare le fiamme perché sono certi che il loro Dio li proteggerà; al contrario, i sacerdoti del Sultano battono in ritirata…

Cappella Bardi a Santa Croce (Firenze) – Giotto, San Francesco predica davanti al Sultano (Prova del fuoco).
Cappella Bardi a Santa Croce (Firenze) - Giotto, San Francesco appare a frate Agostino e al vescovo Guido di Assisi.

Inoltre, è interessante notare come Giotto riesca a rendere realistica la fisionomia degli arabi: probabilmente, infatti, era entrato a contatto diretto con qualcuno di essi. Al contrario, non era chiaramente mai stato alla corte di un Sultano: quella che raffigura è lussuosa, ma non orientaleggiante. Il trono, le architetture e le tende sono molto simili alla scenografia di una qualsiasi Madonna col bambino trecentesca.

Durante la nostra visita al cantiere, abbiamo ammirato da vicino le pitture fino al secondo ordine, apprezzando tutti i dettagli e l’avanzare dei lavori… La conclusione del restauro è prevista per l’estate 2025, ma il ponteggio di lavoro sarà mantenuto per ulteriori due mesi per continuare a consentire le visite del pubblico, che potrà apprezzare l’opera di Giotto completamente restaurata.

Si tratta sicuramente di un modo inedito per avvicinare il pubblico, soprattutto i fiorentini, alle opere del grande maestro!

Cappella Bardi a Santa Croce (Firenze) – Giotto, San Francesco appare al Capitolo di Arles.
Cappella Bardi a Santa Croce (Firenze) – Giotto, Esequie di San Francesco.


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