Borghi, mulini, installazioni e tanto altro
Venerdì 16 agosto 2024
Durante il nostro breve viaggio in Val di Sambro, abbiamo visitato con grande piacere il piccolo borgo di Castel dell’Alpi sull’Appennino bolognese, costruendovi intorno una bella escursione ad anello. Qui vi raccontiamo la nostra camminata e i luoghi dove siamo passati, mentre abbiamo dedicato un altro articolo a cosa vedere nel paesino.
L’escursione ad anello si sviluppa nella Valle del Savena a partire da Castel dell’Alpi, attraversando i Comuni di San Benedetto Val di Sambro e Monghidoro. È molto varia perché tocca temi relativi alla geologia di questa parte dell’Appennino, così interessata da frane, alla vegetazione, che è particolarmente varia, alla cultura e alla storia dei luoghi…

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| Lunghezza complessiva | 10,2 km |
| Tempi di percorrenza | 4h |
| Dislivello | 390 m. |
| Grado di difficoltà | Media |
TAPPE
IL BORGO E IL LAGO
Arrivando in questo ameno borgo di montagna, posto a 683 metri sul livello del mare, è difficile immaginare la drammatica storia che lo ha coinvolto solo poche decine di anni fa. Il bel lago che vediamo non esisteva prima del 1951: il 23 febbraio, infatti, un’enorme massa di terra e detriti si staccò dal versante sinistro del monte, creando una frana che si mosse verso il fondo della valle, bloccando il corso del torrente Savena, qui lungo appena 6 km. La grande diga naturale, quindi, ha permesso la formazione del lago, mentre l’antico borgo di Castel dell’Alpi, situato sulla sponda sinistra del torrente, fu completamente distrutto. Solo lo sperone di roccia su cui poggia il complesso parrocchiale composto da chiesa e campanile, tutt’ora visibili, resistette all’impeto della frana deviandola solo più a valle. Maggiori informazioni sulla storia del borgo sono disponibili qui.
Lasciamo la nostra auto nel grande e comodo parcheggio da questo lato del lago e ci avviamo sul ponte, denominato Bailey, dalla struttura in ferro. Già da qui possiamo godere di una piacevole veduta sul lago e sul borgo, che appare bucolico e idilliaco con le sue case che emergono dalla vegetazione e, intorno, i boschi verdeggianti.
Svoltando a destra, imbocchiamo il sentiero lungo la riva dello specchio d’acqua: si tratta di un percorso tematico corredato di numerosi pannelli illustrativi. Seguendo le indicazioni del CAI Bologna, ci troviamo sul sentiero n. 931 e passiamo sotto al ponte per passeggiare lungo la sponda del lago. La strada prosegue in piano ed è molto piacevole perché alterna gli scorci panoramici con le soste informative con tante curiosità su flora, fauna, storia del luogo. Qui trovate maggiori informazioni su questo percorso.
Da non perdere è sicuramente la Big Bench n. 337: inaugurata il 13 aprile 2024, è la prima Panchina Gigante in Emilia-Romagna. Qui trovate dettagli e curiosità.
LA PORTA DELLE SINDONI
Terminata la parte di percorso sul lago, proseguiamo a dritto costeggiando il torrente Savena nell’area di Monte Cucchi – Pian di Balestra. In questi luoghi l’uomo è intervenuto pesantemente: il corso d’acqua è irregimentato in vasche che diventano putride e stagnanti in estate. Il sentiero è largo e in discesa, sassoso, ma non impegnativo; numerosi tratti sono al sole, mentre il bosco si espande alla nostra destra.
Una valorizzazione piacevole del luogo è stata fatta grazie all’installazione artistica inserita all’interno del progetto Bologna Montana Art Trail. L’opera è intitolata La porta delle Sindoni ed è stata realizzata nel 2024 da Debora Domenichelli. Questa creazione di land art invita l’osservatore ad attraversare le soglie e ad accogliere cambiamenti e novità; l’architettura tessile richiama i motivi a rosone degli architravi in pietra ancora presenti negli antichi edifici della montagna bolognese ed è stata costruita tagliando, cucendo e intrecciando vecchia biancheria usata della popolazione della montagna. Chi possedeva originariamente questi tessuti adesso non c’è più, ma ha lasciato un’impronta, una sindone appunto, con tutte le fatiche, le speranze e le gioie quotidiane. La tecnica, inoltre, fa riferimento all’artigianato della trecciatura della paglia, largamente praticato fino al dopoguerra nell’alta valle del Savena e in poche zone limitrofe.
MULINI
Sempre in leggera discesa e costeggiando il torrente per l’ultimo tratto, ci imbattiamo in una serie di mulini introdotti da un cartello costituito da un articolo ritagliato dal giornale e dedicato a questo luogo, abitato in estate da una cinquantina di persone, imparentate tra loro.
Il primo è il Molino del Cancelliere (572 m. s.l.m.), proprietà della famiglia Naldi, anticamente dotato di tre macine e convertito a turbina nel 1945; le acque del torrente Savena erano deviate da un canale che alimentava la botte. Le prime notizie di questo mulino risalgono al catasto del 1797, ma è stato completamente ristrutturato in epoca recente (1997-2001) e poi trasformato in luogo di villeggiatura. All’esterno, tuttavia, sono ancora conservate alcune macine.
Poco lontano è situato il Molino del Mandrullo (1859 – 1960), costruito nel 1859 con due macine. Questo mulino utilizzava lo stesso canale di quello del Cancelliere e fu oggetto di una lunga vertenza tra la famiglia Galli, che lo possedeva, e i Naldi (Domenico e Antonio Galli contro Angelo Naldi), che ne acquisirono poi la proprietà.
Entrambi i mulini sono, quindi, storici e testimoniano l’importanza dello sfruttamento delle risorse idriche nel passato. Lungo la valle del Savena, infatti, numerosi erano i mulini ad acqua che lavoravano per la molitura del grano e per la macinatura delle castagne essiccate e altri prodotti locali. Non a caso, la produzione di farine fu un elemento essenziale per l’economia del luogo fino a una cinquantina di anni fa.
BORGATA VAL GATTARA
Inizia la salita del nostro percorso: prima sull’asfalto di via Mulino della Valle e poi, svoltando a destra, in un breve tratto di bosco. In pochi minuti, comunque, arriviamo ad un agglomerato di case, la Borgata Val Gattara (639 m. s.l.m.), delimitata da un muraglione e da antiche case e composta dal complesso parrocchiale che comprende la grande piazza, il campanile, il sagrato e la canonica, oltre alla Chiesa di San Bartolomeo.
Nel Seicento una frana distrusse numerosi edifici, risparmiando solo le costruzioni sul lato ovest dell’attuale piazza, poggianti su uno sperone di arenaria. La franosità del terreno dell’alta Valle del Savena è ormai nota e ha provocato nel corso dei secoli vari danni, tra cui la grande frana che ha coinvolto Castel dell’Alpi il secolo scorso.
Ci siamo fermati qualche minuto ad osservare la Chiesa di San Bartolomeo di Val Gattara, sobria e ben curata, risalente probabilmente al XIII secolo e ristrutturata l’ultima volta nel 2008. Durante la nostra escursione abbiamo avuto una grande fortuna: si stavano esibendo i campanari e abbiamo potuto accedere al campanile per osservarli suonare e apprezzare da vicino la loro eccezionale maestria!
Nella Valle del Savena, infatti, vi sono ancora alcuni cultori e maestri campanari, la cui arte risale alla metà del Cinquecento: la tecnica, di origine bolognese, coinvolge di media quattro o cinque campanari (uno per ogni campana) ed è stata tramandata di generazione in generazione fino ai giorni nostri. In particolare, lo stile “doppio alla bolognese” risale al 1530, quando fu codificato durante l’incoronazione dell’imperatore Carlo V in San Petronio a Bologna. Suonare la campane secondo la tradizione bolognese è una vera e propria arte, che richiede talento e pratica!
POGGIO ROSSETTI
Comincia adesso il punto più impegnativo della nostra escursione perché il percorso è in salita fino ad arrivare a Poggio Rossetti (869 m. s.l.m.). Da notare, sulla destra, un gruppo di ruderi nella vegetazione e, poi, il punto panoramico sulla Valle del Savena. Noi ci siamo fermati per pranzo proprio in questa terrazza che si affaccia sui boschi e sui borghi circostanti, per ripartire terminando la salita e iniziando una parte pianeggiante e di discesa.
Arriviamo così a Campo di Roma, un minuscolo gruppo di case a schiera, dopo le quali l’ampia strada sterrata si trasforma in un sentiero più stretto, che passa prima da un campo, da cui si gode di una bella veduta sul borgo Madonna dei Fornelli. Rientrati nel bosco, composto prevalentemente da querce e faggi e poi da numerose felci, oltrepassiamo un piccolo guado e ci troviamo in un ambiente molto diverso da quello della prima parte dell’escursione, fresco e ombroso. Compaiono alcuni abeti bianchi e noccioli e ci troviamo a circa 900 m. s.l.m.
Dopo aver attraversato un altro campo, sbuchiamo su una strada nuovamente ampia e sterrata, che rientra nel bosco. Al bivio, saliamo a sinistra sullo stretto sentiero in salita, circondato da faggi e muschi, con il terreno cosparso di pietre e foglie cadute; il sole filtra tra gli alberi creando giochi di luce suggestivi.
Pochi minuti e l’ambiente cambia di nuovo, con un ricco sottobosco e una prevalenza di querce. Alla nostra destra, oltre un campo, scorgiamo le case di Arginerie e la cresta delle montagne oltre il torrente Savena. Un’intersezione ci condurrebbe all’agglomerato di abitazioni, ma noi ci teniamo a sinistra, in leggera salita. Ci colpisce un particolare: nonostante l’altitudine, il terreno è sabbioso sotto i nostri piedi.
DISCESA
La vegetazione è molto varia: castagni, faggi, cerri, ginepro, acero campestre, alcuni abeti nel punto più in alto. Il sentiero è ampio e comodo e comincia a scendere… La pendenza è notevole, ma il cammino è agevolato da quella che sembra una vecchia mulattiera, tra i resti di un’antica strada lastricata, soprattutto nell’ultima parte del percorso.
Il primo tratto è contornato da abeti e castagni, con punti stretti e altri ampi; attraversata una strada carrabile che conduce ad una casa (località Fulgheroni), il sentiero prosegue lungo un canale ed è verdeggiante grazie alla presenza dell’erba cavallina. Progressivamente, i castagni lasciano il posto ai cerri e la strada assume il chiaro aspetto di un’antica mulattiera, delimitata da muretti a secco diruti.
L’ultimo bivio è decorato da una croce commemorativa; svoltiamo a sinistra, passiamo sopra ad un corso d’acqua e torniamo all’asfalto, lungo una strada tra le case e che sbuca a lato del Bar Gelateria La Spiaggetta. Qui ci fermiamo per ristorarci, dato che siamo arrivati quasi alla fine della nostra escursione. Io prendo un buon gelato, cremoso e con un gusto allo yogurt particolarmente fresco, mentre Lorenzo si concede un aperitivo con un pacchetto di patatine e una cedrata.
Allungando leggermente l’anello della passeggiata, consigliamo di visitare alcune attrazioni alla nostra sinistra, tutte disposte lungo la sponda del lago e del torrente: una targa commemorativa della frana del 1951, un gradevole giardino con fontanella e vista sul ponte, l’installazione della Spada nella roccia e la grande Scrana in legno.
Dopo aver scattato qualche foto, torniamo sui nostri passi, saliamo sul ponte e ci dirigiamo verso il parcheggio: abbiamo trascorso una piacevole giornata all’aria aperta, camminando e apprezzando la natura di questa parte dell’Appennino, scoprendo borghi, luoghi ricchi di storia e opere recenti di valorizzazione. Il percorso non è molto conosciuto e frequentato, è silenzioso e ideale anche in periodi di maggiore afflusso di turisti… Insomma, è perfetto per apprezzare il territorio!
INFORMAZIONI
- Per le nostre escursioni, utilizziamo Outdooractive!
Sconto di 10 € sull’abbonamento Pro o Pro+
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Se hai bisogno di aiuto, qui una breve guida. - Traccia GPS Outdooractive: https://out.ac/IaOVm4
- Percorso “ANELLO LAGO DI CASTEL DELL’ALPI – VIVERE L’APPENNINO: UN EQUILIBRIO FRAGILE IN MOVIMENTO COSTANTE”: https://out.ac/3vi9vc
- Castel dell’Alpi: https://www.cittametropolitana.bo.it/portale/Il_territorio/Alla_scoperta_di_BolognaMetropolitana/Il_lago_di_Castel_dell_Alpi
- FAI: https://fondoambiente.it/luoghi/lago-di-castel-dell-alpi
- Bologna Montana Art Trail: https://extrabo.com/it/itinerario/bologna-montana-art-trail/
- I campanari della Valle del Savena: https://www.nellevalli.it/i-campanari-della-valle-del-savena/
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