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RIFLESSIONI E MUDRA DURANTE LA PANDEMIA

Meditare per la salute mentale e fisica

Federica sorridente con tazza di tè un mano, sullo sfondo colline e Firenze.

A Firenze sono passate quasi tre settimane da quando siamo tutti a casa: niente lavoro (al massimo smart-working), niente ristoranti e negozi, niente parchi e niente giochi all’aria aperta, supermercati e alimentari in cui è possibile entrare solo uno alla volta o con ingressi contingentati. Rileggendo tra qualche tempo queste righe potrebbe sembrare il diario dell’inizio di un’apocalisse. Eppure è così: il mio compagno non esce di casa da diciassette giorni. Forse non noterà molto la differenza quando finalmente valicherà la soglia delle mura domestiche e tornerà alla vita quotidiana, perché semplicemente non avrà visto il mondo, la città, l’aria stessa cambiare. Io sono costretta a uscire per necessità: dopo una settimana ho notato la differenza della qualità dell’aria in via Baracca (una delle strade più trafficate di Firenze). I primi giorni ho sentito crescere il silenzio, una strana calma, quasi fosse sempre domenica, mentre ultimamente noto i rumori lontani, sento il traffico delle vie di grande scorrimento, posso ascoltare il rullo della spazzatrice che pulisce un punto imprecisato del quartiere, i camion dei rifiuti che ogni mattina producono un fracasso incredibile.

La mente corre, soprattutto quando le gambe sono confinate in pochi metri quadri e spesso al tavolo della cucina, le mani incollate al computer e gli occhi fissi sullo schermo, su un lavoro che è rimasto (per fortuna) più o meno invariato. L’ho sentita prima ancora che cominciasse davvero questa quarantena: un’irrequietezza profonda, che afferra le viscere e le torce, che attanaglia la gola e sopraffà i pensieri. Quasi una rabbia, una furia, che nei giorni si stempera in malinconia, in tristezza. Ognuno è diverso: ciascuna famiglia, coppia o singolo individuo avrà reagito in maniera differente.

Ahimè, non sto sfruttando il tempo a casa come vorrei (o come la maggioranza sembra fare e suggerisce?): non mi sono trasformata in una buona massaia, i vetri sono ancora sporchi, il forno è incrostato, l’aria di casa non è satura degli inebrianti profumi di una panetteria, nessuna complessa ricetta è stata da me tentata con successo; non solo: non ho svuotato gli armadi e non ho rimesso i cassetti, non mi sono spalmata sulle gambe fanghi contro la cellulite e la pelle del mio volto non si è rigenerata dopo un’ingente quantità di maschere. Cosa ho fatto, allora? Innanzitutto ho cercato di continuare la mia vita, mantenere i miei ritmi sonno-veglia, non farmi ossessionare dalle notizie, continuare il mio orario lavorativo in smart-working. Sembra poco e non lo è, o almeno non lo è per me: preservare una quotidianità in questi momenti è una delle azioni più estenuanti che io abbia mai intrapreso. Potrei anche pulire da cima a fondo il bagno, ma starei meglio se poi passassi il resto del tempo svaccata sul divano?

Copertina del libro Yoga delle mani.

Solo una cosa è davvero cambiata: sedici dei diciassette giorni di quarantena mi sono impegnata nella pratica yoga. Lo yoga, la meditazione, gli esercizi di respirazione: questo è il tempo che dedico a me stessa.

Vorrei concentrarmi su un libro in particolare: Yoga delle mani. I mudra per migliorare la salute e l’energia vitale di Andrea Christiansen. Me lo ha regalato una cara amica, Manola, che mi ha introdotto per prima a questo mondo dei mudra, affascinante quanto lontano (forse) dal nostro modo di pensare occidentale. Quale migliore occasione di una pandemia globale per esercitarsi nella pratica dei mudra e magari potenziare il nostro corpo e la nostra mente con quelli più adatti a questa situazione?

Si tratta di un manuale piuttosto semplice, ma che tratta in modo chiaro e talvolta approfondito non solo dei mudra anche della filosofia che vi è dietro, utilizzando un approccio olistico. L’ho trovato di grande fascino. Il libro di divide in sei macro-sezioni: un’introduzione ai mudra, un approfondimento e una lista di mudra terapeutici indicati per diversi disturbi (dal sistema immunitario a quello nervoso, dall’apparato respiratorio a quello gastro-intestinale), due sezioni dedicate all’applicazione nella vita quotidiana e alla purificazione interna, una per il pranayama con esercizi di respirazione e l’ultima con pratici consigli e ricette per guarire.

Yoga delle mani, Cesena, Gruppo Macro, 2018, p. 22.

Il nostro corpo desidera che le sue energie di autoguarigione vengano aiutate. Precipitandoci ad assumere medicinali ci precludiamo la possibilità di capirne il linguaggio e di attuare un cambiamento positivo, in piena consapevolezza e responsabilità. (…) Spesso consideriamo corpo e anima come due aspetti separati, entrambi importanti per la nostra esistenza, senza tuttavia renderci conto che costituiscono un’unità.
Pagina del libro con spiegazione del mudra del rilassamento profondo e figura esplicativa per la posizione delle dita.

I mudra sono concepiti come dei “mini-yoga”, yoga che riguardano le mani, le quali possono essere suddivise in zone riflesse che corrispondono a determinate zone corporee e a determinati organi. Per questo, tramite un massaggio a pressione, è possibile attenuare disturbi di altre parti del corpo. Come lo yoga, il Mudra Yoga agisce sui nostri ristagni energia (prana/chi) e ripristina il nostro benessere.

Il manuale spiega bene come utilizzare diversi mudra, associandoli al respiro e magari a certi tipi di visualizzazione. Ad esempio, in un periodo stressante come questo potrebbe essere utile il mudra del rilassamento profondo, che poi possiamo applicare anche per contrastare la frenesia della vita quotidiana.


Andrea Christiansen tratta anche di diversi esercizi di respirazione. Di particolare interesse è per me l’Ashwini Mudra (il cosiddetto mudra dell’energia vitale), che aiuta ad assumere nuova energia e un atteggiamento positivo nei confronti della vita, soprattutto in momenti difficili e faticosi.

Come si esegue? (p. 169)
– Siediti tranquillamente e chiudi gli occhi;
– Fai 2 o 3 respirazioni profonde e uniformi nell’addome;
– Inspira per 3-4 secondi dilatando l’addome, poi espira per 3-4 secondi tirandolo in dentro;
– Inspira riempiendo i polmoni per 3/4;
– Trattieni il respiro contraendo i muscoli del pavimento pelvico per 2 secondi e poi rilassandoli.
– Attendi per altri 2 secondi rimanendo rilassato.
– Ripeti la contrazione e i 2 secondi di rilassamento.
– Dopo 2 o 3 ripetizioni espira nuovamente.
– Fai 3 o 4 respiri normali e tranquilli.
– Ripeti il ciclo sopra descritto per 3 o 4 volte, finché non ti senti pervadere da una piacevole energia.
– A completamento pratica l’Apan Vayu Mudra:

Pagina del libro con spiegazione del mudra apan vayau e figura esplicativa per la posizione delle dita.

Una piccola curiosità: per contrastare la depressione è consigliata l’assunzione di cibi caldi. Questo mi porta all’ultima delle considerazioni che voglio fare oggi: è buffo come alcuni degli accorgimenti, delle nozioni espresse, siano presenti anche nella cultura occidentale, ma ormai li consideriamo come “rimedi della nonna”, o quasi forme di saggezza popolare. Forse dovremmo essere più in linea con i bisogni del nostro corpo e cercare maggiormente un equilibrio in un modo naturale.

Ascoltare se stessi e cercare rimedi alternativi alla facile pasticca medicinale richiede senza dubbio più tempo. In questa quarantena ne abbiamo in abbondanza… eppure è comunque un’azione forse più difficile di preparare una torta di mele. Perché? Credo la risposta sia una forma di pigrizia, una risposta dettata dall’abitudine. Ci vuole sforzo perché si intraprende questo cammino, si incomincia la meditazione, si dedica tempo allo yoga con la consapevolezza che non basteranno dieci giorni di reclusione. Si vedranno dei risultati, certo, ma perché essi durino dovremo impegnarci anche in futuro, dovremo trovare il modo di incorporare queste nuove abitudini nella vita frenetica che ricomincerà inesorabilmente a scorrere.

La malattia non è un nemico che ci assale dall’esterno per farci del male e distruggerci, ma piuttosto un’opportunità di crescita e maturazione. (…) La vita è movimento, la stagnazione è la morte.

p. 25.


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