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ARTE E STORIA A CAVALESE

Giorno 4 – Visita al Palazzo della Magnifica Comunità e aperitivo

Palazzo della Magnifica Comunità di Fiemme, rinascimentale con affreschi sulla facciata, bandiere. Campanile di una chiesa.

Lunedì 10 agosto, dopo il trekking piuttosto impegnativo della domenica (sull’Alpe Lusia), io e Lorenzo decidiamo di dedicare la giornata al riposo e alla visita di un museo davanti al quale tante volte siamo passati senza avere mai il tempo (e, ammettiamolo, la voglia) di soffermarci.

Nel pomeriggio, quindi, scendiamo a piedi dal Villaggio Veronza a Carano e poi a Cavalese: si tratta di un itinerario quasi esclusivamente lungo la strada; tutto in discesa all’andata e completamente in salita al ritorno, ma sono solo circa 7 km in totale. Per la maggior parte si segue il marciapiede che fiancheggia la strada per le auto; tuttavia, non è spiacevole perché durante tutto il tragitto si gode di ottimi scorci non solo sulle montagne di fronte, in primis il Monte Cermis, ma anche sull’intera valle. Ci si inoltra tra le graziose stradine di Carano e si prosegue fino a raggiungere Cavalese.

Chiesa di San Virgilio a Cavalese: facciata a campana con affreschi.
Chiesa di San Virgilio

Prima della visita al Palazzo, passiamo di fronte alla chiesa del Convento di San Virgilio dei Padri Francescani e non possiamo non entrare. I responsabili delle diverse comunità della Val di Fiemme desideravano accogliere i frati fin dal 1602, ma essi rifiutarono, così come risposero in modo evasivo anche i Cappuccini che si trovavano ad Egna (poco distanti). Solo nel 1662 il frate Marcellino Armani, inviato da Trento, fondò il convento di Cavalese. L’entusiasmo da parte della comunità fu tale che la nobile famiglia Firmian donò una villa e i terreni adiacenti per l’insediamento dell’ordine. In realtà i frati arrivarono solo 27 anni dopo poiché vi furono contrasti e contestazioni; tutto si risolse per il meglio nel 1685, quando il papa Innocenzo XI approvò l’erezione del convento.

La chiesa oggetto della nostra visita fu consacrata nel 1698; da allora la parte esterna non subì modifiche sostanziali, mentre l’interno fu oggetto di continue migliorie. Nel 1810 il convento fu soppresso, ma la chiesa rimase aperta al pubblico per volontà della popolazione stessa; il convento venne usato come scuola elementare finché i frati non vi si reinsediarono. La struttura che vediamo oggi è il risultato di lavori di risanamento a partire dal 1994.

Interno museo: scala e alcuni dipinti, cassapanca.
Palazzo della Magnifica Comunità.
Sopra, l’entrata al primo piano.
A dex, cella e incisioni.
Cella rivestita in legno.
Scritta incisa nel legno, illuminata da una torcia.

Arriviamo al Palazzo della Magnifica Comunità di Fiemme, che si affaccia con la sua imponente e ricca facciata sulla via principale di Cavalese. Negli antichi documenti l’edificio viene indicato come “Domus Magna”, facendo riferimento non tanto alle sue dimensioni quanto alla sua importanza politica. Da casa-torre nel Medioevo ha assunto progressivamente la mole e l’aspetto odierni, divenendo una vera residenza rinascimentale.

Entriamo dal cortile sul retro: siamo quasi i soli visitatori e la ragazza alla biglietteria, gentilissima, ci riempie di brochure. Lorenzo non ne è entusiasta quanto me… Per comprendere la visita all’interno del palazzo occorre ricordare che esso nacque come sede giudiziaria del principe vescovo di Trento tra la fine del XIV sec. e l’inizio del XV. Fondamentali nella storia della Valle sono i patti gebardini del 1111: una delegazione fiemmese stipulò un accordo con il Principe Vescovo Gebardo, risolvendo ogni controversia relativa ai rapporti reciproci. Secondo questi patti, la giustizia all’interno della valle era amministrata da un vicario vescovile sempre coadiuvato dal consiglio dei giurati di Fiemme, al cui capo si trovava la figura dello scario. Da chi è composta la Magnifica Comunità? Mantenendo ad oggi inalterati i privilegi fondamentali, essa si compone dei rappresentati dei paesi di Trodena, Castello – Molina, Carano, Daiano, Varena, Cavalese, Tesero, Panchià, Ziano, Predazzo e Moena.

Affreschi, fregio e soffitto dipinto.
Affreschi all’interno dello studiolo del principe vescovo

A partire dal XV secolo e soprattutto nel corso del Cinquecento, i principi vescovi di Trento ampliarono e abbellirono il palazzo di giustizia per usarlo come residenza estiva; il rinnovamento era volto a dividere gli ambienti del principe vescovo da quelli del vicario, ad aumentare le dimensioni unendo altri edifici circostanti già esistenti e ampliando il palazzo stesso. Fu inoltre creata la splendida sala delle udienze.

La visita parte delle prigioni del palazzo: si tratta di celle ottocentesche (utilizzate sicuramente fino al 1902) con una straordinaria peculiarità. Sono rivestite in legno per rendere l’ambiente più accogliente, ma il materiale fu un eccezionale supporto che permise ai prigionieri di scrivere i loro nomi e frasi, oltre a scolpire disegni (molte solo le croci, ma anche le immagini delle facciate di chiese). Si rimane stupiti dalla quantità di tracce lasciate, nomi e anni che emergono dal legno sotto la luce di torce fornite dal museo stesso. Di certo il livello di alfabetizzazione era già notevole.

Stanza con affreschi e struttura in legno che contiene le scale.
Sala dell’Attesa
Soffitto riccamente decorato e fregio grottesca.
Soffitto decorato, particolare
Sala con sedie e affreschi.
Sala delle udienze
Stufa con maioliche blu e bianche.
Stufa con maioliche ottocentesche

Saliamo ai due piani superiori e siamo accolti da un susseguirsi di sale, quasi tutte con una decorazione sia muraria sia del soffitto in legno. Gli affreschi sono di epoca rinascimentale, opera del pittore Marcello Fogolino (1483/88 – 1558) e suoi collaboratori. Grottesche, colori brillanti e simboli morali: questi sono gli elementi ricorrenti. Di grande bellezza è la Sala dell’Attesa, la cui decorazione è vivace e intrigante con una finta stoffa damascata ed un fregio di grottesche, putti e tralci di vite: una scala nascosta da un’elegante struttura in legno conduceva direttamente alla sala delle udienze al piano superiore.

Questa stanza introduce inoltre a quelle dell’appartamento del vescovo, le più belle del palazzo. In particolare, lo studiolo è il luogo più brillante dal punto di vista decorativo. Di grande fascino e magnificenza è la Sala delle udienze, frutto del rinnovamento realizzato tra il 1537 e il 1539: qui il vicario vescovile, e raramente il principe vescovo, ricevevano i rappresentanti della Comunità. Gli affreschi che decorano la stanza sono allegorici del buon operato politico; spiccano le virtù della Carità, della Prudenza e della Costanza.

Per quanto riguarda le opere esposte in mostra, esse sono state eseguite tra il XVI e il XIX secolo da importanti artisti del territorio e che appartengono alla storica “Scuola pittorica di Fiemme”. A me sono piaciuti particolarmente quelli di Michelangelo Unterperger, vissuto nella prima metà del Settecento e che guarda a Caravaggio come modello.

Il Palazzo ospita sempre mostre ed esposizioni temporanee. Quest’anno nelle prigioni erano allestiti pannelli dedicati alla tempesta Vaia, che nel 2018 si è abbattuta in questa zona del Trentino, creando enormi danni, soprattutto alla foresta. Il disastro è raccontato tramite foto e dati, con grande cura dei dettagli.

Al piano superiore abbiamo invece trovato la mostra “Il realismo magico nell’arte sarda. La Collezione De Montis”. Si tratta certamente di un’arte differente rispetto a quella a cui siamo abituati, ma di grande fascino…

Quadro con donna in abiti tradizionali sardi e capo coperto da velo bianco.
Filippo Figari
Donna di Atzara, c. 1930
Olio su compensato
Mattonelle con diversi soggetti, molto colorate.
Edina Altara
Gruppo di mattonelle con soggetti tipici sardi
Terracotta dipinta e invetriata

Statua in marmo rappresentante donna incinta.
Costantino Nivola
La madre sarda e la speranza del figlio meraviglioso
Marmo bianco di Carrara
Mattonelle di varie dimensioni con figure femminili in abiti tradizionali sardi.
Sorelle Coroneo
Figure femminili e maschili in costume tradizionale sardo, anni Venti – Trenta
Panno Lenci, lana, raso, metallo, carte colorate

Quando usciamo dal Palazzo sono circa le 18 e l’idea di un aperitivo ci alletta molto. Potremmo scegliere il classico Betta, forno tipico e rinomato a Cavalese e dintorni, ma preferiamo cambiare e ci fermiamo da Il Ghiottone, che sorge in una graziosa piazzetta, proprio accanto alla via principale. L’odierno bar/bistrot è l’eredità di una tradizionale macelleria e, infatti, la qualità dei prodotti è evidente. Io prendo uno Zenzer Beer (analcolico con ginger beer, succo di lime, purea di pesca) e Lorenzo un Hugo rivisitato; ci portano un vassoio a testa con alcuni assaggini. Rimango piacevolmente colpita dal fatto che hanno un’opzione anche per celiaci vegetariani… Decidiamo poi di ordinare un tagliere di salumi (per Lorenzo) e formaggi (per me): purtroppo il più economico costa 16 euro. In effetti la qualità si sente: uno dei due formaggi è un caprino con olio di lino, l’altro è un formaggio non stagionato ma molto saporito, prodotto dal latte delle vacche grigie, che pascolano nell’alta montagna. La vera nota dolente sono i prezzi… Viene conteggiato addirittura il coperto! Lorenzo è abbastanza imbestialito, anche perché ha dovuto fronteggiare la scortesia di una delle commesse… Io, come al solito, mantengo un’indignazione tranquilla. In fondo, mi ripeto, ho mangiato bene.

Torniamo a casa presto perché il giorno seguente ci attende un’avventura con gli alpaca… a due ore da Cavalese!

INFORMAZIONI
– Convento San Virgilio: www.fratiminori.it/presenze-in-trentino/38-schede-conventi/261-cavalese
– Palazzo della Magnifica Comunità di Fiemme: www.palazzomagnifica.eu
Costo: 5 euro – Durata visita: 1h
– Il Ghiottone: www.laltroghiottone.com/


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