Fiabe Libri

FIABE INSOLITE PER ADULTI E BAMBINI (1)

Misteri e leggende dei Paesi Baschi e dei popoli della Siberia

Per l’Epifania di quest’anno (2021), mia mamma ha deciso di regalarmi un set di libri molto particolari… Ficcati in una matrioska di incarti e pacchetti, che è solita costruire con sapiente maestria per queste occasioni, i volumi sono emersi in un unico involucro, decorato con cura da un bel nastro rosso. Mia mamma mi ha poi spiegato di aver acquistato il “pacchetto” in una piccola libreria di via Aretina, qui a Firenze, Mucho Mojo: avevano esposto in vetrina numerosi libri di favole, alcuni sciolti, altri sistemati in dei cofanetti. C’erano anche storie più canoniche e autori conosciuti come i fratelli Grimm, ma mia madre ha scelto ciò che le sembrava più esotico, particolare. In effetti non sono libri che si possono trovare facilmente!

Per Natale questi estroversi librai avevano deciso di proporre una selezione di fiabe… Purtroppo non è andata proprio come speravano e la mia è stata la prima mamma che ha effettuato un acquisto per la propria figlia… È emerso alla cassa, quando le hanno chiesto per chi stesse comprando i libri; mia madre era un po’ stupita: per chi altri se non per la sua “bambina”? A quanto pare l’iniziativa non ha riscosso il successo sperato e genitori e figli sono oggi forse più attratti da altri, più sfavillanti, tipi di intrattenimento. Questo pensiero mi rende un po’ malinconica, così come sono rimasta imbronciata stringendo al petto il mio prezioso pacchetto il giorno della Befana. Mentre sto scrivendo, mi rattrista ancor di più il pensiero che, come mia madre mi ha annunciato qualche settimana fa, la piccola libreria sta chiudendo per trasferirsi altrove (in campagna, dicono). [Qui la pagina Facebook] Magari è questo il destino di chi troppo osa, chi ha un gusto retrò, senza quel compromesso con una realtà molto più gretta di quello che si vorrebbe credere: andare altrove, cercare un luogo più fertile per i propri sogni.

INTRODUZIONE AI QUATTRO VOLUMI

I quattro volumi di favole sono tutti usati, ma intonsi. Solo quello dedicato alle leggende della Bretagna sembrava essere stato sfogliato nelle prime pagine… Editi all’interno della collana “Parola di fiaba”, edita da Arcana, sono libri con una copertina ben curata, le pagine spesse e introduzioni interessanti, scritte da professionisti del settore. Me ne sono innamorata? Credo proprio di sì! Certo, qualcuno mi è piaciuto di più, qualcun altro di meno, ma mi hanno fatta entrare in quattro mondi differenti, ciascuno con le proprie peculiarità, ma anche con tratti in comune ben riconoscibili. Quando li leggiamo, vediamo scorrere il mondo passato, ammiriamo i colori di altre terre, sentiamo profumi, emozioni, atmosfere… E al tempo stesso ci ricordiamo la nostra comune matrice, il fatto di essere umani: come tali, raccontiamo fiabe, abbiamo bisogno di attribuire un senso, dare un ordine all’incomprensibile, spiegare il mistero immergendoci dentro di esso. Pare a volte impossibile che popoli tanto lontani abbiamo storie così simili, eppure…



Mi sovviene l’idea, studiata un tempo all’università, di topos universali, archetipi, idee e racconti, strutture di narrazione che esistono ovunque, in popoli che non si sono mai incontrati, per il semplice essere tutti umani. D’altra parte, Claude Lévi-Strauss, nel suo saggio La struttura e la forma, riflessioni su un’opera di V. J. Propp, sosteneva che “certe idee esistono nella mente di uomini di civiltà e di terre diverse”: ciò può essere dovuto agli scambi tra i popoli, ai sincretismi, alla circolazione dei racconti… Le nostre fiabe occidentali, quindi, potrebbero anche aver avuto un’origine lontana dalla nostra cultura.


MISTERI E MAGIE DEI PAESI BASCHI

a cura di Eva Caianiello e Lourdes Cam, Arcana Editrice, Milano, 1995 (prima edizione italiana)

Il primo libro che ho letto (a maggio 2021): sono contenta di aver iniziato qui perché è forse il più vicino alle storie che si leggono e si raccontano sulle spiegazioni e sui miti dell’origine del mondo, con tanti elementi naturali, sole e luna personificati. Nella loro semplicità, questi testi descrivono un popolo e una cultura, tradizioni e territori.

Molto utile è l’introduzione che aiuta non solo a comprendere storia, contesto e senso di appartenenza alle terre del popolo basco, ma anche i personaggi e le loro caratteristiche. Siamo proiettati in un universo arcaico, costellato da boschi e abitato da pastori, re nei loro castelli, creature fantastiche, geni e lamie, diavoli e streghe…

Troviamo elementi tipici di questi luoghi, come un terreno pericoloso per burroni e crepacci, e addirittura spiegazioni di modi di dire popolari. Interessanti sono le figure delle lamie (geni dalla figura umana, ma con parti di animali, galline, anatre, capre) che, come i demoni di queste storie, non sono di per sé né buoni né cattivi, ma lo diventano a seconda di chi incontrano. Infatti, possono punire crudelmente la cupidigia e ricompensare la bontà d’animo e l’umiltà.



Alcuni racconti sono varie versioni della medesima storia, che è ricorrente nelle tradizioni in spagnolo, basco e francese; ne è un esempio la favola sulla costruzione di un ponte svolta dal diavolo in cambio di una dura ricompensa: il patto prevede che, se l’edificazione sarà terminata prima del canto del gallo, lo stolto protagonista dovrà pagare un duro tributo. Ci sono tante versioni su come si riesca a far cantare l’animale, ma sempre il malcapitato si salva. Altre favole ricorrenti sono quelle che mettono in scena dei travestimenti: uno dei più usuali è quello dell’uomo in donna intenta a tessere.

Tuttavia, non mancano elementi che possiamo rintracciare anche nella nostra tradizione; ne è un esempio l’idea di non voltarsi indietro durante il percorso, pena perdere ogni cosa (come nel nostro mito di Orfeo e Euridice), oppure la storia di un uomo rapito da un gigante ma che riesce a scappare nascondendosi all’interno del gregge (proprio un altro Ulisse!). In questo caso le somiglianze sono ancora maggiori perché, in diverse versioni delle favole, alla domanda del nome, l’eroe protagonista risponde “io stesso/a”; così il cattivo non può che denunciare se stesso come colpevole: una narrazione identica a quella greca per cui Polifemo risponde agli altri giganti accusando “Nessuno”, che è il nome dato da Odisseo.


LEGGENDE SUGLI SCIAMANI SIBERIANI

A cura di Luciana Vagge Saccorotti, Arcana Editrice, Padova, 1999 (prima edizione)

Letto tra maggio e giugno 2021, subito dopo il primo, è emersa immediatamente la grande differenza tra i due: questo, infatti, ha un taglio molto etnografico, che gli conferisce il suo fascino ed è, al tempo stesso, il suo punto debole. I racconti della gente del posto, infatti, sono trascritti fedelmente, a volte integrando lacune o suggerendo interpretazioni in modo molto chiaro e distinguibile dal corpo del racconto. Numerosi termini sono lasciati in lingua originale ed è presente un glossario finale; a disposizione del lettore sono messe anche note e una lista con dati biografici di alcuni dei narratori principali. Il mantenimento del lessico originale e la decisione di scrivere delle informazioni sulle persone che hanno contribuito, con i loro racconti, alla stesura del libro sono per me molto affascinanti.

L’impressione è quella di immergersi direttamente nella cultura delle tribù siberiane, senza alcuna mediazione da parte dello scrittore, anche se (verrebbe subito da obiettare) questa è solo una pretesa di oggettività in quanto essa è impossibile: ogni parola, trascrizione, domanda, ogni racconto, sguardo, fotografia è pur sempre un’interpretazione… Tuttavia, questo modo di raccogliere e presentare storie, leggende e credenze ci avvicina (o addirittura ci immerge) a tal punto nella cultura siberiana che alla fine siamo persino in grado di anticipare dei tratti tipici e ricorrenti della narrazione (come la dissezione del corpo, gli alberi con i nidi, le tempistiche dei rituali etc.).




Allo stesso tempo, però, tale scelta, che è anche stilistica, affatica il lettore: ha tratti ridondanti e non rende scorrevoli oltre 200 pagine di quelle che sembrano mere trascrizioni, un elenco di dati raccolti. Il taglio etnografico/antropologico appesantisce e tende ad annoiare… Occorre, quindi, uno sforzo e non poca attenzione da parte di chi legge, insieme con una notevole costanza e spirito di scoperta. Aiuta senza dubbio una capacità di stabilire collegamenti e trovare legami; capacità che, tuttavia, è lasciata puramente all’autonomia del lettore.

Uno dei temi più ricorrenti all’interno del libro è la dissezione degli sciamani, la quale viene compiuta in modi diversi e secondo vari rituali, ma alcuni elementi sono ricorrenti, come i numeri, le ossa, il giacere sulla betulla, la morte dei parenti, la presenza di demoni… È molto interessante l’idea che gli sciamani possano curare le malattie causate solo da demoni che si sono cibati di parte del loro corpo: è qui insito un topos molto antico per il quale mangiare gli altri significa passare o assorbirne i poteri, le capacità, stabilire una connessione con il “nemico”.

Mi ha colpita particolarmente l’idea delle acque della rovina e della morte: un’antica rappresentazione mitologica e/o poetica, che nasce con il paragone tra vita e fiume: “la vita non è immobile, scorre continuamente e continuamente muta. In questo fiume della vita si osservano due flussi che scorrono in senso opposto: uno è il flusso della gioia, della felicità, dell’abbondanza, della fertilità; l’altro è quello del dolore, delle lacrime, del sangue, del pianto e del lamento.” Gli sciamani possono fare riferimento al primo (sciamani bianchi) oppure al secondo (degli spiriti maligni). A parte i facili parallelismi che si possono riscontrare nella similitudine tra vita e fiume (la più celebre delle quali è sicuramente quella di Eraclito che sosteneva l’impossibilità di bagnarsi due volte nello stesso rio – πάντα ῥεῖ, “tutto scorre”), impressiona il modo sacrale e imponente con cui si parla di ciò all’interno di diverse leggende. Rimane ancora, nelle parole e nel modo di esprimersi, qualcosa di un grandioso mistero, una forza oltre l’umano, un oscuro e potente arcano.

Vi è in questa immagine del fiume e in tanti altri dettagli delle leggende una patina di realtà, qualcosa che risuona in noi, un sapere primitivo e ancestrale, una leva che ci fa annuire dicendo che sentiamo una verità, anche se razionalmente non ci crediamo. Questo è uno dei più grandi fascini dei libri di antiche fiabe…


Proseguiamo il nostro percorso in questo universo e scopriamo, nel prossimo articolo, altri due mondi: le Fiabe e leggende della Malesia e le Leggende della Bretagna Misteriosa


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