Libri Saggi

“L’ORA DI LEZIONE” DI MASSIMO RECALCATI

Un saggio che è un inno all’importanza di insegnare

MAGGIO 2025

Regalo di Natale (2024) da parte mia mamma, che lo ha scovato in una bancarella di libri usati, ho ricevuto questo saggio persino con un po’ di anticipo e non impacchettato perché lo avevo inavvertitamente scoperto rovistando tra i libri sulla sua scrivania. Così, me ne ha fatto dono subito e io l’ho iniziato durante la vacanza in Trentino tra la fine di dicembre e l’inizio di gennaio 2025. Tuttavia, ho interrotto la lettura dopo poche decine di pagine e l’ho ricominciata solo a maggio…

  1. Contenuto;
  2. L’autore;
  3. Cosa ne penso?

Massimo Recalcati è uno di quegli autori che sono o molto amati o altrettanto presi in giro. Forse la mia è un’opinione un po’ controversa, ma a me è sempre piaciuto in qualità di scrittore perché, pur essendo uno psicologo, ha un tocco filosofeggiante e sembra rivolgersi a tutti, con l’intento di volersi far comprendere da chiunque decida di prestare sufficiente attenzione.

Tuttavia, questo saggio, che dovrebbe davvero essere letto da tutti (ragazzi, docenti, genitori e non solo), è uno dei più complessi che abbia scritto. Non so se ciò dipende dal fatto che Recalcati ha sviluppato uno stile maggiormente divulgativo solo negli ultimi anni, ma di sicuro leggere gran parte di queste pagine non è banale e richiede un certo sforzo.

Massimo Recalcati, L’ora di lezione. Per un’erotica dell’insegnamento, Giulio Einaudi Editore, Torino, 2014.


Sapientemente, i concetti sono ripresi più volte e il lettore viene in parte guidato e aiutato, ma il testo è intessuto di riferimenti all’ambito psicologico, filosofico, letterario, con una conseguente necessità di una buona cultura di base per potersi approcciare al saggio. Inoltre, lo stile è complesso, con periodi non elementari e l’uso di un lessico talvolta specialistico.

A rendere più attraente L’ora di lezione vi è un’importante parte autobiografica, che restituisce un carattere umano alle pagine e porta il lettore a identificarsi e a mettersi in gioco, essere coinvolto nei ragionamenti proposti.

In generale, concordo con l’approccio e con le idee di Recalcati sull’insegnamento, anche se mi esprimerei in modo differente (perché non ho una formazione psicanalitica) e trovo incredibilmente attuali i ragionamenti e le osservazioni che l’autore porta avanti. Alcuni spunti sono persino profetici, considerando che il saggio è stato pubblicato nel 2014 e numerosi fenomeni si sono esasperati negli ultimi anni.

L’ora di lezione è suddiviso in cinque capitoli, seguiti da un breve epilogo e introdotti da una panoramica sulla società e sulla scuola, che assiste ad una crisi senza precedenti del sistema educativo, e da una sintesi dei concetti espressi nel saggio. Innanzitutto, è importante ricordare che il sapere non potrà mai essere esaustivo (non si può sapere tutto) e il maestro è proprio colui che entra in relazione con tale impossibilità; ciò premesso, la tesi di Recalcati è che “quel che resta della Scuola è la funzione insostituibile dell’insegnante. Questa funzione è quella di aprire il soggetto alla cultura come luogo di «umanizzazione della vita», è quella di rendere possibile l’incontro con la dimensione erotica del sapere” (pp. 5-6). Non a caso il sottotitolo del saggio recita “per un’erotica dell’insegnamento”.

Il primo capitolo, La Scuola smarrita, dipinge la crisi dell’insegnamento: i docenti vengono screditati, posti al margine della società, umiliati economicamente e professionalmente, privati del sostegno da parte delle famiglie e delle istituzioni. La società capitalistica non apprezza la formazione, l’acquisizione lenta e paziente delle competenze, mentre enfatizza il fare, la produttività economica, il pragmatismo.

Tre sono i modelli di Scuola: il primo è la Scuola-Edipo, fondata sulla tradizione e in cui il sapere viene trasmesso attraverso la cieca fedeltà all’autorità del passato (si tratta dell’istituzione contestata nel ’68 e nel ’77).

Ad essa è seguita la Scuola-Narciso, caratterizzata dall’alleanza tra genitori e figli, la cui strada viene spianata di ogni difficoltà, dal primato della tecnologia informatica sul libro, dall’illusione di un sapere illimitato e disponibile senza fatica, dalla confusione dei ruoli con docenti che si uniscono agli allievi. Questa scuola è il prodotto di una crisi della parola perché è venuta meno la “relazione stretta tra il dire e le sue conseguenze. Le parole che diventano «solo parole» sono le parole che hanno perduto il nesso etico che le vincola alle loro conseguenze” (p. 28). L’apprendimento viene semplificato in una mera ripetizione delle parole dell’insegnante o dei testi studiati.

Ai due modelli negativi se ne contrappone un terzo, la Scuola-Telemaco, dove viene restituito valore alla differenza generazionale e alla funzione dell’insegnante. La trasmissione del sapere avviene solo attraverso l’incontro con l’altro e il docente testimonia che non solo il sapere si può sapere, ma anche che il sapere si può amare.

Massimo Recalcati, L’ora di lezione. Per un’erotica dell’insegnamento, Giulio Einaudi Editore, Torino, 2014.


Il secondo capitolo è incentrato su una figura fondamentale, Socrate, colto in particolare nel suo gesto nei confronti di Agatone, descritto nel Simposio di Platone. L’allievo crede di poter ricevere passivamente il sapere dal maestro, mentre non si accorge che non può raggiungerlo se non attraverso un processo di ricerca, oltre al fatto che non si può sapere tutto.

Il gesto di Socrate mostra ad Agatone la necessità di ricercare il proprio sapere attraverso un cammino che non è già tracciato ma che deve partire da un vuoto, dimenticando ciò che è stato letto e quel che si sa già.

Qual è il compito dell’insegnante? Quello di “muove l’amore, è profondamente erotico, è in grado di generare quel trasporto in cui consiste in ultima istanza il fenomeno che in psicoanalisi chiamiamo «transfert». (…) il maestro è colui che sa dislocare il transfert amoroso mobilitato dall’allievo dalla sua persona all’oggetto del sapere” (p. 47).

Il terzo capitolo, La Legge della Scuola, si apre con un approfondimento sull’etimologia del verbo “educere”. “L’educazione come accrescimento, incremento, sviluppo progressivo e illimitato della conoscenza è un mito fasullo del nostro tempo. (…) È la prima etimologia del termine educere: condurre dietro di sé, condurre sulla giusta via. (…) La seconda mette invece in rilievo (…) l’esperienza dell’essere trascinati, sospinti, portati via, condotti oltre sino a divergere da ogni sentiero già tracciato” (p. 59).

La conoscenza non è assimilazione passiva e sforzo mnemonico; anche se la memoria aiuta, il processo è necessariamente una ricerca soggettiva che però necessità del dialogo con l’altro. Invece, oggi assistiamo al mito dell’autoformazione, in cui l’allievo si fa un nome da sé. La Scuola dovrebbe permettere ad ognuno di uscire dalla cultura e dalla lingua della propria famiglia e di incontrare altri mondi.

Per imparare occorre disciplina, rispetto e pazienza, mentre adesso si è espansa l’illusione di una via breve verso il successo, rifiutando qualsiasi cosa a parte il godimento. Così, però, non vi è più desiderio, che è sempre legato all’assenza e che ci spinge verso la conoscenza…

È il quarto capitolo a conferire il titolo del saggio, L’ora di lezione, che vuole mostrare come “l’incontro con un insegnante possa davvero cambiare una vita, renderla diversa da prima, favorire la sua trasformazione singolare” (p. 83). La lezione può trasportare il desiderio: il maestro riesce a trasformare i libri in corpi erotici e il sapere in un oggetto di desiderio, allargando l’orizzonte del mondo, oltre il già visto e il già conosciuto.

Massimo Recalcati, L’ora di lezione. Per un’erotica dell’insegnamento, Giulio Einaudi Editore, Torino, 2014.



Ma come può far questo? “Esiste una e solo una condizione perché questo possa avvenire e riguarda il modo, lo stile, col quale un insegnante entra lui stesso in rapporto con ciò che insegna. È solo l’amore – l’eros- col quale un insegnante investe il sapere a rendere quel sapere degno di interesse per i suoi allievi, a renderlo un oggetto capace di causare desiderio (…) la trasmissione del sapere avviene solo per contagio, per testimonianza” (p. 88).

La fiducia viene costruita all’interno della classe quando l’insegnante trasmette la passione per ciò che insegna. Tuttavia, la stessa istituzione della Scuola vive una terribile contraddizione: se, da una parte, è il luogo dell’incontro e del desiderio, dall’altra è vittima di chiusura del sapere, burocrazia, ripetizione dei programmi e routine. Il maestro, dunque, rompe l’automatismo dell’istituzione, mostrando nuove strade, sconosciute, percorse dal desiderio. “L’insegnante parla e non è altrove, ma qui con noi. Non vorrebbe essere in un altro luogo. Desidera essere dov’è. E questo gli rende possibile evocare con forza altri luoghi” (p. 101).

Gli allievi non ricordano solo o tanto quello che è stato loro insegnato, ma come i docenti lo hanno insegnato e in particolare è fondamentale non il contenuto del sapere, ma la trasmissione dell’amore per il sapere stesso. Quando insegna, il docente dimentica ciò che già conosce e impara, ridà vita a tutto ciò che lo ha formato.

Attraverso la voce l’insegnante manifesta il proprio stile, dà spessore, carne e corpo alla parola, restituisce alla vita saperi che possono sembrare morti. Al tempo stesso, il maestro sa che non si può trasmettere integralmente il sapere e che comunque non si può sapere tutto; il sapere umano ha un limite ancora più importante: “non può venire a capo del senso della vita, non può sapere tutto” (p. 110).

La Scuola si trova così a lottare contro l’economicismo e il culto dell’efficienza della prestazione, che stravolge il processo educativo, accelera senza pazienza i tempi, evita il pensiero critico. “Non bisogna chiedere ai giovani di pensare ma occorre interagire con loro, farli divertire, distrarli” (p. 123): un edonismo fatuo e senza responsabilità.

La parte autobiografica del saggio emerge soprattutto nel quinto capitolo, Un incontro, che è tutto dedicato all’esperienza diretta di Recalcati all’interno della Scuola, in qualità di allievo, e in particolare in relazione con un’insegnante delle superiori.

In conclusione, l’autore si chiede retoricamente se lo scopo della Scuola non sia proprio quello di produrre un desiderio singolare, una passione che può orientare la vita. Oggi la lotta da compiere non è quella contro l’idea dell’educazione “come il calco autoritario della tradizione”, ma quella contro l’assimilazione “all’esaltazione del principio di prestazione che trasforma la vita in una gara perpetua” (p. 150).

L’ora di lezione ci conduce a riflettere sullo stato della scuola e della nostra società, sulle scelte da compiere e sulla direzione da prendere per formare le generazioni del futuro. In modo personale, sentito e appassionato, Recalcati utilizza gli strumenti della letteratura, della filosofia e della psicanalisi per supportare le proprie argomentazioni nel tentativo di delineare una nuova possibile strada per l’insegnamento.


MASSIMO RECALCATI

Classe 1959, Massimo Recalcati è uno dei più famosi psicoanalisti italiani; dirige l’Istituto di ricerca di psicoanalisi applicata e nel 2003 ha fondato Jonas Onlus (Centro di clinica psicoanalitica per i nuovi sintomi). È professore all’Università di Pavia e allo IULM di Milano e collabora con i quotidiani la Repubblica e La Stampa.

Ha pubblicato numerosi saggi, tra cui L’uomo senza inconscio (2010), Cosa resta del padre? (2011), Il complesso di Telemaco (2013), A libro aperto (2018), Il gesto di Caino (2020), Ritorno a Jean-Paul Sartre. Esistenza, infanzia e desiderio (2021) e Il grido di Giobbe (2021).

Qui il suo sito ufficiale: https://www.massimorecalcati.it/


IL LIBRO
Massimo Recalcati, L’ora di lezione. Per un’erotica dell’insegnamento, Giulio Einaudi Editore, Torino, 2014.


LEGGI ANCHE …

Potrebbe piacerti...