Libri Romanzi

“US” DI MICHELE COCCHI

Una ventata di freschezza e speranza
sui temi dell’hikikomori e dei videogame

APRILE 2026

Tra gli autori che con la mia amica Costanza più spesso sono comparsi ultimamente nelle nostre chiacchierate sui libri che stavamo leggendo vi è Michele Cocchi, del quale lei conosce e mi ha consigliato quasi l’intera produzione e in particolare “Ferrabosco”. In realtà, la prima opera che ho deciso di leggere è stata un’altra, “Us”, che mi ha attirata per il tema trattato e più nello specifico per il taglio dato dallo scrittore, che era anche psicoterapeuta.

  1. Trama;
  2. L’autore;
  3. Cosa ne penso?

Acquistato usato online e letto molto velocemente tra Firenze e un weekend lungo a Barga, questo libro ha risposto perfettamente alla grande curiosità che mi animava, intrigata dall’idea della trama e da come era stata sviluppata. Ero interessata all’argomento così attuale: sia quello dei videogiochi multiplayer, diffusi tra i ragazzi (e non solo), sia, in misura minore, quello dell’hikikomori (fenomeno purtroppo in crescita).

Michele Cocchi, "Us", Fandango Libri, Roma, 2020.
Michele Cocchi, “Us”, Fandango Libri, Roma, 2020.



Nonostante le alte aspettative, il romanzo non mi ha delusa, anzi. Forse sono stata in parte preparata dallo scambio di opinioni con la mia amica, avida lettrice, Costanza, ma mi sono immediatamente appassionata alle avventure virtuali narrate e ho trovato grande facilità ad entrare all’interno del gioco online denominato Us, con le sue campagne, le sfide, gli avatar fantastici e i riferimenti ad eventi storici realmente accaduti.

Dopo essermi immersa in questo universo parallelo, ho atteso la svolta, che è arrivata nell’ultima parte del libro: non a caso, ho divorato il centinaio di pagine finali in un solo pomeriggio…

La struttura del romanzo è suddivisibile in tre blocchi: il primo terzo è una preparazione e consente al lettore di comprendere luoghi, personaggi e dinamiche della storia. Conosciamo il protagonista Tommaso, che è chiuso in casa da 18 mesi, intravediamo il rapporto con i genitori, notiamo ciò che gli interessa (i video sul basket, il gioco online Us e un tasso che visita di notte il giardino sotto la finestra del ragazzo), assistiamo all’inizio del percorso con una psicologa. Del passato e di come sia arrivato a chiudersi nella propria camera sappiamo poco, qualche flashback ci tratteggia episodi salienti di questa sua condizione.

La parte centrale del romanzo è dedicata principalmente alle campagne del videogame multiplayer Us: insieme ad altri due avatar, che corrispondono nella vita reale ad un ragazzo e ad una ragazza, Tommaso si trova ad affrontare sfide in giro per il mondo, ambientate durante episodi storici realmente accaduti, ma spesso poco conosciuti, tutti caratterizzati da violenza e brutalità. A volte la squadra ha una missione positiva, altre deve compiere orrori. Torna più volte il concetto di eroe e il lettore si domanda se ci sia uno scopo altro nel gioco, una svolta che non aspettiamo nel mondo online.

Nell’ultimo terzo del libro questa svolta avviene, ma nel mondo reale, a cui è dedicata praticamente tutta la parte finale del romanzo… Tommaso ricerca gli amici conosciuti online, affronta sfide vere e che coinvolgono persone in carne ed ossa e si trova a scegliere secondo i propri valori. Nonostante questo colpo di scena sia preparato, il lettore non è certo della direzione in cui andrà il racconto e, quindi, i cambi di scenario sono ben riusciti.

Uno dei meriti del romanzo è sicuramente quello di riuscire a trattare un argomento delicato e inflazionato come il fenomeno dell’hikikomori con tatto e un pizzico di leggerezza, senza banalizzare né giudicare.

L’autore, che pure sentiamo bene essere un professionista, uno psicologo psicoterapeuta dell’infanzia e dell’adolescenza, è solidale con il giovane protagonista e non fa diagnosi, non cerca cause e non vuole spiegare e risolvere un problema. Semplicemente racconta e il lettore vive le esperienze, parteggia per il personaggio, Tommaso, torna adolescente, con quello spirito un po’ romantico e le scariche di adrenalina.

Michele Cocchi, "Us", Fandango Libri, Roma, 2020.
Michele Cocchi, “Us”, Fandango Libri, Roma, 2020.

La prospettiva della narrazione coincide con il punto di vista di Tommaso. Questo avviene fin dall’inizio; non viene raccontato come il ragazzo trascorre le proprie giornate chiuso in casa o in camera, ma i momenti in cui si sente vivo: quando interagisce con i genitori (spesso negativamente), quando qualcosa cambia (incontra la psicologa), il momento in cui si connette online e tutte le avventure virtuali e le conversazioni che intesse durante il videogioco, la ricerca e l’ammirazione per i filmati di grandi giocatori di basket, l’attesa e l’interazione con il tasso nel giardino di casa…

Proprio con questa solidarietà con il protagonista possiamo spiegare perché non vi è un’analisi del passato: qualche flashback ci racconta come Tommaso è arrivato a chiudersi in camera, ma non vi è una diagnosi di alcun tipo, proprio perché nemmeno il ragazzo lo sa. Durante il suo percorso terapeutico con la psicologa inizia a ragionarci, ma ancora non ne è consapevole, non ha alcuna rivelazione e comprensione.

In questo momento Tommaso non sa perché è divenuto un hikikomori, non è neppure sicuro se questo termine sia corretto per lui: il passato lo ha condotto in questa sua condizione, è successo quasi fatalmente, in modo inevitabile, perché semplicemente “non ce la faceva”. Allo stesso modo alla fine non possiamo attenderci una “guarigione”, ma solo un altro tassello di questo itinerario.

L’autore non si sbilancia, anche se il lettore può analizzare e interpretare: il rapporto con il padre, le relazioni con gli altri, il prurito psicosomatico, il ruolo dello sport e la sfida del basket… Siamo nella mente di Tommaso, ma lo scrittore è molto delicato nei suoi confronti, quasi premuroso, nel tratteggiare i suoi pensieri. Non vi è giudizio, cinismo o alcun atteggiamento tagliente.

Michele Cocchi non vuole fornire spiegazioni o soluzioni preconfezionate, ma trasmette speranza proprio grazie alla storia del protagonista, che comunque alla fine del libro non è “guarito”, ma si è avviato lungo un percorso, grazie ad una professionista che lo assiste, ma soprattutto grazie alle proprie relazioni sociali, agli amici che gli sono capitati online e che con sforzo e determinazione ha ritrovato nel mondo reale.

Sul pubblico a cui è destinato questo romanzo io e Costanza non siamo in pieno accordo. Secondo me, può sembrare ma non è fino in fondo un libro per ragazzi, anche se ovviamente può essere letto da adolescenti e giovanissimi. In questo senso, la scelta dell’ultimo colpo di scena è probabilmente più apprezzabile dai ragazzi perché un lettore adulto e scafato riconosce subito l’eccesso di costruzione e l’intento morale. Tuttavia, per la sua struttura, non si tratta di un testo facilmente leggibile per chi è molto giovane perché può risultare poco veloce all’inizio, troppo focalizzato negli stessi temi, epidosi, dialoghi… Potrebbe essere un libro, una storia, da utilizzare da parte di professionisti e, perché no, genitori, con chi è in difficoltà o per aiutare a cambiare prospettiva.

Sicuramente chi legge da adulto modifica il proprio punto di vista e torna ragazzo: nella parte finale io ho ritrovato l’entusiasmo e l’adrenalina di quando ero un’adolescente e anche per questo sono riuscita ad apprezzarlo. Ho ricordato la forza, la speranza nel futuro, il senso di libertà e di determinazione che ci animano solo in un periodo della nostra vita.

“Ecco cosa anima e spinge gli uomini all’azione (…) l’orgoglio ferito, qualcosa di profondo che si risveglia in loro, il bisogno irrazionale di dimostrare il proprio valore”
p. 178

“(…) il mondo è pieno di avventure. Invece no, leggiamo tutti le stesse cose, scriviamo tutti le stesse cose, memorizziamo la lezioncina per svegliarci a vent’anni e scoprire che non ci ricordiamo niente, che quasi tutto quello che abbiamo imparato non ci servirà a un cazzo.”
p. 279

Un altro aspetto potrebbe passare inosservato, ma secondo me è rilevante: il rapporto con la natura, tema ricorrente nei libri di Cocchi. Non viene trattato in modo banale, ma sentito e delicato. Tommaso mostra curiosità e si attiva solo per un elemento reale esterno: il tasso che di notte passa o gli fa visita nel giardino; a lui si sente legato e quasi ci si identifica. Quando il ragazzo esce, cammina nella natura, si spinge nel bosco, con conseguente fatica fisica (anche in contrasto con un corpo abituato ormai alla quasi immobilità e all’ambiente chiuso e controllato della casa). Il rapporto con la natura è uno strumento potente per riconnettersi con l’esterno, ma anche con se stessi.

Michele Cocchi, "Us", Fandango Libri, Roma, 2020.
Michele Cocchi, “Us”, Fandango Libri, Roma, 2020.

L’altro strumento è il videogioco Us: ovviamente Cocchi non demonizza la tecnologia, ma non la considera nemmeno utile di per se stessa. L’importanza è il valore che viene dato da Tommaso, che il ragazzo vi ricerca: la scoperta di eventi storici sconosciuti ma che fanno riflettere, la possibilità di pensare a strategie e la necessità di agire, la riflessione sulla figura dell’eroe, il rapporto con gli altri due membri della squadra e la relazione che si stabilisce con loro. Non è giocare online in sé, è la lettura che Tommaso ne dà, quello che lui ci vuole trovare.

“Là si è soli, è vero, ma anche in salvo.”
p. 223

“(…) nella vita Tommaso si può scegliere, si deve scegliere.”
p. 274

Il gioco è un mezzo sicuro con cui interrogarsi su chi vogliamo essere, costruire relazioni con gli altri, trovare amici, scoprire il mondo. Poi bisogna portare tutto nel mondo reale: Tommaso diventa un eroe nel mondo reale, agisce e prende decisioni, sceglie secondo i propri valori, si impegna per riunire i propri amici, diventa non solo collante del gruppo ma addirittura un leader (cosa che non è online). L’ultima campagna, infatti, è nella realtà.

Il finale porta una ventata fresca di speranza: non è tutto risolto, ma proviamo fiducia verso il futuro. Nuove sfide attendono il protagonista e gli altri personaggi, che hanno scelto di essere degli eroi, vivere secondo i propri valori ed essere profondamente umani.

In conclusione, una volta terminato, due sono gli aspetti che colpiscono il lettore di Us: la sua originalità e il fatto che è un libro sentito dal suo autore, un’opera che doveva stargli molto a cuore.

TRAMA

Tommaso è un adolescente che da 18 mesi non esce da casa e che trascorre il proprio tempo chiuso in camera a guardare video di basket e soprattutto a giocare, con un appuntamento giornaliero, ad un videogame online multiplayer, Us. Tommaso, quindi è un hikikomori, ovvero letteralmente “chi si è ritirato, chi sta in disparte”: ha abbandonato il basket, la scuola, le sue passioni…

Il lettore assiste allo scorrere delle sue giornate ed entra nelle campagne che gioca in Us, insieme alla sua squadra composta dagli avatar di altri due ragazzi, con i quali diventa amico…

MICHELE COCCHI

Michele Cocchi (1979-2022) è nato a Pistoia e ha lavorato tra Pistoia, Firenze e Prato come psicoterapeuta dell’infanzia e dell’adolescenza.

Dal 2014 era membro del direttivo del Centro Studi Martha Harris di Firenze, Centro di Studi Psicoanalitici sullo Sviluppo della Personalità e delle Interazioni Umane Modello Tavistock che, tra le altre attività, dal 1988 forma psicoterapeuti con la Scuola Quadriennale di Psicoterapia Psicoanalitica per bambini, adolescenti e famiglie.

Ha esordito come scrittore con alcuni racconti, pubblicati su varie riviste e vincendo nel 2010 il premio della giuria di Esor-dire nella XII edizione del Festival Letterario Scrittori in Città (Cuneo) con la raccolta Tutto sarebbe tornato a posto, finalista inoltre del libro dell’anno di Fahrenheit.

Ha pubblicato poi i romanzi La cosa giusta (2016), La casa dei bambini (2017), vincitore del Premio letterario Giovanni Comisso nel 2018, e Us (2020), vincitore del Premio Letteraria nel 2021. La sua ultima opera, Ferrabosco, è uscita postuma.

IL LIBRO
Michele Cocchi, Us, Fandango Libri, Roma, 2020.


LEGGI ANCHE …

Potrebbe piacerti...