Escursione nella riserva naturale e nell’area archeologica
Sabato 2 maggio 2026
Durante il nostro weekend lungo a Camporbiano, non potevamo non cogliere l’occasione per visitare le rovine di Castelvecchio, all’interno dell’omonima riserva naturale. Il suggerimento arriva da mia mamma e dai proprietari de La Fabbrichina, dove abbiamo soggiornato e che ci hanno dato alcuni consigli su come raggiungere il luogo, che potrebbe non essere facilissimo da trovare.
| Lunghezza complessiva | 5,3 km |
| Tempi di percorrenza | 3h (con visita) |
| Dislivello | 112 m. |
| Grado di difficoltà | Facile |
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Passando lungo la Strada Provinciale 53, che scende da Camporbiano verso la Val di Cecina, prestiamo attenzione ad un incrocio con una strada sterrata, che svolta tra i campi per immergersi subito in un bosco. Su Google Maps è molto facile individuare il bivio perché è segnalato come “Bivio per Rovine di Castelvecchio”.
A seconda del tempo a disposizione e soprattutto del tipo di auto di cui disponiamo, possiamo scegliere se lasciare la nostra vettura in uno dei piccoli spiazzi già in questo primo tratto oppure proseguire. Nel secondo caso abbiamo due alternative: la prima è parcheggiare in corrispondenza dei primi ruderi che troviamo alla nostra sinistra; la seconda è di andare ancora un po’ più avanti, lasciando l’auto nei pressi di Poggio Covoni, dove si aprono alcune comode rientranze della via. Secondo il nostro parere e la nostra esperienza, la strada diventa poi troppo dissestata e andare oltre è piuttosto rischioso, a meno che non si abbia un gran fuoristrada.



CAMPORE
Parcheggiata la macchina vicino a Poggio Covoni, proseguiamo a piedi su un sentiero ampio e con scenografici argini alti e argillosi, in un bosco fitto di roverelle, corbezzoli, ginestre e cisti a foglie sessili, con fiorellini gialli delicati e bellissimi. La discesa diventa progressivamente pianeggiante e notiamo due campi: uno di olivi, abbandonato, e l’altro di viti, piuttosto giovani e ben curate.
Ci troviamo sul sentiero “Dolce Campagna, Antiche Mura” (n. 18), una rete escursionistica che si estende tra i Comuni di Montespertoli, Castelfiorentino, Certaldo, Gambassi Terme, San Gimignano e Volterra. Si tratta di un progetto iniziato nel 1992, voluto dai Comuni stessi in collaborazione con il Gruppo Trekking Firenze e poi con l’Associazione Anthos. Adesso questa rete si compone di 24 anelli locali per un totale di 400 km di itinerari.

In circa un quarto d’ora siamo arrivati ai ruderi della località Campore, dove individuiamo alcune case e un grande rimessaggio agricolo, che ancora conserva delle balle di fieno mangiate dal tempo.
L’indicazione per le rovine di Castelvecchio è molto chiara: svoltiamo a destra, fiancheggiando gli olivi incolti, e ci inoltriamo nel bosco, dove predomina la macchia mediterranea: cisti, erica, ginepri ed erbe spontanee come lampascioni, lingua di cane a fiori variegati, borragine, cicerbita e persino l’orchidea maggiore e l’astragalo di Wulfen, mentre nei punti più in ombra prosperano i ciclamini selvatici e le felci.
RISERVA NATURALE DI CASTELVECCHIO
Arrivati ad un bivio, ci fermiamo a leggere il bel cartello esplicativo sulla Riserva Naturale di Castelvecchio, che occupa la parte occidentale di Poggio del Comune, un rilievo di circa 600 metri s.l.m., e che si estende per 626 ettari nel Comune di San Gimignano.
Questa zona boscosa spicca sulle colline coltivate circostanti ed è particolarmente ricca di flora e fauna; ospita ungulati come il cinghiale e il capriolo, rapaci come lo sparviere e il biancone, uccelli notturni come il succiacapre e roditori come il quercino. Nelle aree più aperte e assolate troviamo rettili rari come il cervone e il colubro liscio (entrambi non velenosi).
L’area è interessante anche dal punto di vista geologico per la presenza di fenomeni carsici, botri e depressioni. In particolare, la collina di Castelvecchio, dove ci stiamo muovendo con il nostro percorso, è circondata da torrenti, denominati Botro di Castelvecchio e Botro della Libaia, che si riuniscono dopo aver superato separatamente il piccolo promontorio.
Per la sua importanza naturalistica, oltre ad essere una Riserva Naturale, Castelvecchio è anche un Sito di Interesse Comunitario (SIC), che si allarga a comprendere gran parte di Poggio del Comune, per un totale di 1.114 ettari.



Vari sono i sentieri percorribili all’interno della riserva; quello che interessa il nostro itinerario è il n. 201, che scende nella stretta valle del Botro di Castelvecchio, seguendo l’antica strada che da Castelvecchio conduceva a Volterra.
Dal cartello informativo, che ci indica anche ciò che è possibile fare nella riserva e i comportamenti vietati, proseguiamo dritto, inoltrandoci in un gradevole bosco composto da lecci, roverelle, frassini, corbezzoli. La luce filtra tra i rami degli alberi e a terra si sviluppano muschi sui sassi e tantissimi ciclamini selvatici tra foglie cadute e radici. Ci imbattiamo anche in una lapide, dedicata a Lapucci Oscare (1915-1930), ben protetta e decorata.
Dopo circa mezz’ora da Campore (45 minuti dalla partenza), arriviamo ad un crocicchio di sentieri: a destra giungeremmo alla Fattoria di Castelvecchio, a sinistra scenderemmo lungo il sentiero n. 201 verso la località Il Caggio e la strada asfaltata, mentre a dritto si sviluppa l’area archeologica di Castelvecchio.
ROVINE DI CASTELVECCHIO
Il sentiero che entra in questa zona è sbarrato e un cartello ci informa che l’accesso è vietato sia per motivi di salvaguardia dei valori ambientali e storici sia per ragioni di sicurezza, poiché si tratta di un cantiere archeologico ancora attivo. Tuttavia, è possibile accedere al sito grazie ad una visita guidata, contattando l’ufficio per le riserve naturali della provincia di Siena (0577 241416) oppure il Gruppo Storico Castelvecchio di San Gimignano (0577 941388). Nonostante questi avvertimenti, abbiamo notato e ci è stato raccontato che in molti si avventurano in autonomia all’interno della zona.

Per percorrere il sentiero e visitare l’area archeologica impieghiamo circa un’ora e una visita vale assolutamente la pena! Il bosco è simile al tratto precedente per poi aprirsi su una ripida discesa, da cui ammiriamo la torre occidentale di Castelvecchio.
Proseguiamo verso il Botro di Castelvecchio, che scorre accanto a noi e arriviamo ad un bivio: a sinistra arriveremmo subito alle rovine, ma noi consigliamo di proseguire prima a dritto per un sentiero sempre più stretto.
Saliamo leggermente e in uno spiazzo assolato ammiriamo il panorama verso la Val d’Elsa fino al Monte Amiata, in lontananza.
Continuiamo a salire e giungiamo ai resti della Torre Orientale: ci è subito molto chiara la posizione particolare in cui ci troviamo. Siamo su uno sperone di calcare cavernoso, una roccia che caratterizza tutta la Riserva Naturale e che, scavata dall’acqua, ha creato aspre pareti rocciose.
Dopo aver ammirato questa enorme torre, rimaniamo lungo la costa del promontorio all’interno di un bosco di corbezzoli, tra cui spuntano resti di mura. Poi scendiamo verso il fulcro dell’area archeologica, che è una vera chicca…
L’insediamento fortificato di Castelvecchio, che dà il nome alla Riserva Naturale, è di origine longobarda (VI secolo), ma viene menzionato a partire dal XII secolo, quando era di pertinenza dei Vescovi di Volterra (nel 1140, infatti, era sotto l’egida del vescovo Adimaro di Volterra).



Dall’inizio del Duecento il luogo fu conteso tra Volterra e San Gimignano, che mirava ad impadronirsene. Effettivamente, nel 1210 il vescovo Ildebrando concesse al Comune di San Gimignano, rappresentato dal podestà Palmiero di Angioliero, i diritti feudali su Castelvecchio, ma le contese tra le due città non terminarono con altri scontri bellici e tregue. Anche se Castelvecchio fu effettivamente sotto il controllo di San Gimignano, i vescovi volterrani continuarono comunque a esigere il frodo, antica tassa di origine imperiale, su ogni nucleo familiare.
Tra il Duecento e il Trecento il castello fu oggetto di attacchi e di un assedio da parte di Volterra, ma a uscirne rafforzato fu San Gimignano, che estese il proprio controllo verso la zona dove costruì Castelnuovo (ora Castelsangimignano), terminato nel 1320 come cittadella fortificata.



Castelvecchio perse progressivamente importanza strategica e militare; a metà del Trecento la popolazione era dedita alla coltivazione di cereali, all’allevamento e alla produzione di lana. Purtroppo, subì danni a causa di mercenari (1366) e soprattutto, a partire dal Quattrocento, degli scontri sia tra San Gimignano e Volterra sia tra Milano e Firenze sia tra Napoli e Firenze. Gli abitanti di Castelvecchio, privi di alcun supporto militare e di difesa, chiesero più volte ospitalità, aiuti e agevolazioni a San Gimignano e il castello subì una rapida decadenza: già nel 1458 era abitato soltanto da sette famiglie.
Oltre agli scontri bellici, il borgo fu vessato anche da alcune epidemie di peste: l’ultima, nel 1485, segnò la fine definitiva del borgo. Nel Cinquecento, infatti, fu abitato solo stagionalmente, per brevi periodi, da boscaioli, carbonai e pastori. Il tempo, dunque, rimane congelato e le rovine che visitiamo adesso, così ricche di fascino, ci raccontano una storia lontana oltre cinque secoli…
Non bisogna dimenticare che ciò che vediamo oggi è frutto dell’impegno di volontari che dal 1979 si sono uniti per riportare alla luce le antiche strutture e che hanno fondato l’Associazione culturale Gruppo Storico Castelvecchio.


La cinta muraria, di cui possiamo vedere alcuni resti ancora conservati dal 1208, racchiude una grande quantità di antichi edifici, che si estendono in un sito archeologico più grande di quanto ci potremmo inizialmente immaginare. La maggioranza del materiale utilizzato per la costruzione delle mura e degli edifici è la locale Pietra di Castelvecchio, che veniva cavata nei pressi del paese e che era esportata anche nei centri vicini.
Calamita subito la nostra attenzione la Chiesa di San Frediano, l’unica struttura del borgo ad aver conservato in piedi i muri perimetrali. Il suo stile è romanico, con una semplice facciata capanna; nell’abside semicircolare è possibile osservare le tracce degli affreschi realizzati nel 1275.
Accanto alla chiesa notiamo la monumentale cisterna per la raccolta dell’acqua, capace di contenere fino a 60.000 litri. Poco distante, sorge la Casa del Castellano, che fu oggetto di restauro nel 1414, quando versava in condizioni critiche. Nell’intrico delle vie ricostruite dai volontari ci soffermiamo su due mulini: uno a macine ruotanti e uno a palmenti, entrambi dotati di grosse macine.






Scendiamo verso la parte terminale del borgo, rimanendo colpiti dalla facciata di una casa e dai grandi fabbricati militari, per arrivare infine alla massiccia Torre Occidentale, che è ben conservata, nonostante i crolli e la vegetazione. Rimaniamo impressionati e meravigliati da questo insediamento così particolare, immerso totalmente nella natura e che pure racconta la nostra storia e architettura medievale.
Scendiamo verso il bivio del sentiero, dove si trovava l’antico accesso al borgo con la torre del mastio, il ponte levatoio e la porta. Individuiamo anche la massiccia torre a pianta quadrata del mastio, da cui poi inizia la via principale di Castelvecchio, lungo la quale si aprivano gli edifici e le abitazioni.


RITORNO
Positivamente impressionati da questa visita archeologica, che ci ha letteralmente trasportati in un’altra epoca, prendiamo la via del ritorno, che ripercorre il sentiero in salita fino ad arrivare al crocicchio di sentieri. Proseguiamo a dritto e torniamo al cartello informativo sulla riserva naturale.
Qui facciamo un piccolo anello, imboccando la via sterrata a destra, che sale nel bosco composto dalla macchia mediterranea fino ad arrivare ad un vasto campo non più coltivato, dove dominano i fiori rossi della sulla, una pianta perenne. Il nostro sguardo spazia tra i poderi agricoli, le vigne e i poggi circostanti e arriviamo ai ruderi di Campore, dove riprendiamo la strada verso la nostra auto.


Si conclude così il nostro itinerario, che è piuttosto semplice e adatto a tutti, percorribile con calzature da trekking e abbigliamento adeguato, ma senza necessità tecniche particolari. Per la maggioranza è adatto anche a passeggini da trekking, fatta eccezione soprattutto per l’area archeologica di Castelvecchio, ed è adatto anche ai nostri amici a quattro zampe.
Compresa la visita al sito, noi abbiamo impiegato circa 3 ore per l’itinerario, a cui abbiamo dedicato una mattinata. Tuttavia, è possibile unire questo percorso ad altri della Riserva Naturale di Castelvecchio, ammirando le bellezze naturali e storiche del territorio.
In conclusione, è un percorso che consigliamo vivamente, soprattutto se abbinato ad una visita all’area archeologica, che è veramente una perla rara e meravigliosa!
Questo è il percorso che vi abbiamo raccontato:
INFORMAZIONI
- Percorso GPS Outdooractive: https://out.ac/Igtmsc
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Se hai bisogno di aiuto, qui una breve guida. - Per riconoscere le cime utilizziamo PeakFinder: https://www.peakfinder.com/it/mobile/
- Guida all’Empolese Valdelsa: https://toscananelcuore.it/wp-content/uploads/2015/06/TOSCANA-NEL-CUORE-BROCHURE-COMUNI-LD.pdf
- Associazione Anthos “Dolce Campagna, Antiche Mura”: https://www.associazioneanthos.it/resole_gestsent_dcam.htm
- Fondazione Musei Senesi “Riserva Naturale di Castelvecchio”: https://eco.museisenesi.org/archivio/1432/riserva-naturale-di-castelvecchio/
- San Gimignano “Riserva Naturale di Castelvecchio”: https://sangimignano.eu/esplora/riserva-naturale-di-castelvecchio/
- Regione Toscana “Riserva Naturale di Castelvecchio” (PDF): https://www.regione.toscana.it/documents/10180/14438890/Riserva_Naturale_Regionale_Castelvecchio_SI.pdf/ad4cc87a-a9ea-4eaa-adf7-154f33f52b64
- Gruppo Storico Castelvecchio: http://www.castelvecchiodisangimignano.it/index.html
- The Gambassi Experience “Castelvecchio”: https://www.thegambassiexperience.com/castelvecchio/
