Un avvincente thriller paranormale
MAGGIO 2026
Dopo “Il catino di zinco” di Margaret Mazzantini, questo è un altro volume proveniente dalla libreria di mio babbo, che, qualche tempo fa, aveva acquistato anche per sé una copia fresca di stampa dell’ultimo romanzo di Carrisi dopo averlo regalato a mia mamma. Dato che quest’anno uno dei miei buoni propositi di lettura è quello di aggiungere varietà ai generi che leggo e che l’esperimento con “Tempi d’oro per i morti” di Charles Willeford mi pareva ben riuscito per il noir, ho deciso di tentare…
Come tutti i volumi di grandi dimensioni (oltre 400 pagine!), ho provato un iniziale senso di soggezione nel cominciare la lettura, che invece è scorsa velocissima: ho divorato il romanzo in pochi giorni! Quindi, è sicuramente ideale per chi vuole cimentarsi in letture più lunghe, per “rompere il ghiaccio” con volumi massicci che possono incutere un certo timore…
La mia aspettativa iniziale era più incentrata sul genere del giallo; perciò, sono rimasta inizialmente spiazzata dall’elemento paranormale. Infatti, se dovessi descrivere in poche parole il romanzo, direi che è un thriller paranormale, con un elemento di indagine e di mistero. Chi conosce il range delle mie letture sa che questo è ben oltre la mia zona di comfort, ma la narrazione è così avvincente che non riuscivo a staccarmene!
Le prime pagine sono quasi horror, suscitano un po’ di paura, soprattutto se lette a tarda sera e da soli… Non sapevo bene cosa aspettarmi dal resto del romanzo. Invece, poche decine di pagine dopo, emerge la vena di mistero che diventa predominante.
“I bambini conoscono segreti che gli adulti non sono disposti ad ascoltare.”
p. 41
La trama si incentra su un caso molto particolare capitato a un famoso ipnotista fiorentino, Pietro Gerber, protagonista anche di altri romanzi di Carrisi, sebbene questo possa essere letto in modo autonomo. Un suo piccolo paziente sogna in modo ricorrente una “donna silenziosa”, che gli racconta episodi della propria vita (come il bambino li conosca troverà una spiegazione più o meno razionale o paranormale, a seconda dell’interpretazione del lettore). Il protagonista si lancia in una ricerca per scoprire quanto di vero esiste nella storia e come essa si è conclusa, intuendo che trovare giustizia potrà liberare il paziente dalla presenza sempre più ossessiva e invalidante della donna…

Prima de La casa dei silenzi non ho letto altro di Donato Carrisi, ma il suo stile e la costruzione della trama mi hanno subito chiarito perché sia uno scrittore di successo: è un piacere da leggere e tiene inchiodati alle pagine.
Siamo completamente assorbiti nella storia e il suo stile scorre leggero, con una narrazione senza impegno e senza grandi orpelli lessicali e retorici, ben poco tratto poetico, ma capace di costruire una trama e renderla viva e avvincente, risucchiando l’attenzione del lettore.
Trattandosi di un romanzo rivolto a un pubblico il più ampio e trasversale possibile, lo stile scelto da Carrisi è perfetto, anche se avrei preferito un leggero cambio di registro quando il protagonista, adulto e ipnotista, interagisce con altri personaggi, in particolare con il bambino suo paziente. La narrazione, invece, prosegue invariata nei dialoghi diretti e non subisce mai alcuna modifica di registro. Ciò, comunque, rende il libro ancora più scorrevole e senza grande impegno.
Su questo specifico romanzo ho notato che sono emerse varie critiche negative, soprattutto nel confronto con altre opere di Carrisi, che viene accusato di discostarsi eccessivamente dal genere del giallo. Non avendo riferimenti in merito, non posso esprimermi, ma personalmente è un libro che mi è piaciuto (pur non considerandolo un capolavoro della letteratura italiana, ovviamente).
Dall’altra parte, alcune mie caratteristiche possono rendermi maggiormente incline a non considerare negativi aspetti del romanzo che sono stati criticati. Ad esempio, non mi disturba il finale un po’ aperto (secondo alcuni è frettoloso e tagliato, ma a me non ha particolarmente infastidito), la sospensione del giudizio sulla parte del paranormale, il tema dell’eterno ritorno e dell’intreccio inestricabile tra passato, presente e futuro (anche potenziale).
“Ogni cosa si ripete da sempre, all’infinito (…) Siamo echi di vite già vissute (…).”
p. 212
In effetti, persino l’attribuzione di un genere più incline al thriller o al paranormale sembra dipendere molto dall’interpretazione del lettore, perché l’autore sospende il giudizio e non dà risposte convincenti a favore né di una spiegazione completamente razionale né di un disvelamento sicuro del paranormale. L’elemento del paranormale è indiscutibilmente presente nel romanzo, ma quanto esso sia reale o frutto di suggestioni, interpretazioni, sensazioni dei personaggi e del protagonista è difficile da stabilire.

Infine, è importante sottolineare come Carrisi si sia documentato sul tema dell’ipnosi, che è elemento fondamentale dell’intero libro e di cui sono descritte con accuratezza tecniche e fondamenti teorici. Non a caso, nella nota di ringraziamenti finali sono citati due ipnotisti che hanno aiutato lo scrittore per questo argomento.
L’unica vera pecca per me è stata la mancanza di un colpo di scena più eclatante. Quello che è presente e che il lettore si aspetta (in realtà, sono ben due sul finale, anzi tre, considerando anche quello che riguarda il protagonista) non mi ha soddisfatta pienamente; per quanto riguarda quelli della storia vera e propria, il primo l’avevo già intuito e, quindi, non mi ha sorpresa, mentre il secondo mi ha lasciata piuttosto indifferente. Mi sarebbe piaciuto un colpo di scena maggiore, di quelli che ti permettono di cambiare completamente prospettiva sull’intera storia…
Tuttavia, per il resto, si tratta di un libro piacevole, da leggere sotto l’ombrellone in estate, su un’amaca in giardino, avvolti in una coperta sul divano in inverno.
TRAMA
Un famoso ipnotista fiorentino, Pietro Gerber, si trova a fare i conti con una “donna silenziosa” che abita i sogni di un suo piccolo paziente e che si rivela molto più reale di quanto ci aspetteremmo.
Ossessionato dal nuovo caso, il protagonista, quindi, si lancia in una ricerca per scoprire quanto di vero esiste nella storia e come essa si è conclusa, intuendo che trovare giustizia potrà liberare il suo paziente dalla presenza sempre più ossessiva e invalidante della donna…
DONATO CARRISI
Nato nel 1973 a Martina Franca, vive tra Roma e Milano; ha studiato giurisprudenza e si è specializzato in criminologia e scienza del comportamento. Scrittore, regista e sceneggiatore di film e serie tv, pubblica anche sul Corriere della Sera.
Dopo l’esordio nel 2009 con Il suggeritore, ha pubblicato numerosi romanzi bestseller internazionali (tutti editi da Longanesi): Il tribunale delle anime, La donna dei fiori di carta, L’ipotesi del male, Il cacciatore del buio, La ragazza nella nebbia (dal quale ha tratto il film omonimo con cui ha vinto il David di Donatello per il miglior regista esordiente), Il maestro delle ombre, L’uomo del labirinto (con il film omonimo), Il gioco del suggeritore, La casa delle voci, Io sono l’abisso (con il film omonimo), La casa senza ricordi, La casa delle luci, L’educazione delle farfalle, La casa dei silenzi, La bugia dell’Orchidea, oltre alla favola dark Eva e la sedia vuota.
Ha vinto prestigiosi premi in Italia e all’estero, tra cui il Prix Polar e il Prix Livre de Poche in Francia e il Premio Bancarella in Italia.
Maggiori informazioni sono disponibili sul suo sito web: https://www.donatocarrisi.it/
IL LIBRO
Donato Carrisi, La casa dei silenzi, Longanesi, Milano, 2024.
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“TEMPI D’ORO PER I MORTI” DI C. WILLEFORD

