II PARTE
La Scuola Militare Aeronautica, l’Indiano, l’Anfiteatro, Prato del Quercione
Domenica 27 ottobre 2024
Il Parco delle Cascine è un luogo verde estesissimo, un vero e proprio polmone per Firenze. Purtroppo, però, non è abbastanza valorizzato e subisce da anni un continuo peggioramento del degrado. Un’iniziativa che abbiamo realizzato sabato 9 novembre, una passeggiata consapevole a favore dell’Associazione ASSMaF ODV, è stata largamente apprezzata. Ecco, quindi, l’itinerario che abbiamo proposto in quell’occasione.

| Lunghezza complessiva | 6,8 km |
| Tempi di percorrenza | 2h |
| Dislivello | 16 m. |
| Grado di difficoltà | Molto facile |
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STORIA E CARATTERISTICHE DEL PARCO
Approfondimenti storici
- Viale della Catena e Prato della Tinaia
- Ghiacciaia/Piramide
- Le Pavoniere
- Ippodromo del Visarno
- Statue delle leonesse
- Palazzina Reale
- Scuola Militare Aeronautica
- Ippodromo Le Mulina
- Monumento all’Indiano
- Palazzina Indiano Arte
- Ponte all’Indiano
- Viale del Galoppatoio dei Barberi e Otto viottole
- Anfiteatro delle Cornacchie
- Cippo ai partigiani e statua di Fedor Dostoevskij
- Colonna del Pegaso
- Prato del Quercione e Fontana delle boccacce
Approfondimenti naturalistici
Dopo l’introduzione iniziale sulla storia e sulle caratteristiche del parco, nella prima parte del nostro itinerario abbiamo percorso il Viale della Catena, costeggiando il Prato della Tinaia, siamo arrivati alla celebre Ghiacciaia dalla forma piramidale e abbiamo proseguito oltre la struttura delle Pavoniere e l’Ippodromo del Visarno per arrivare nel piazzale dove troneggia la Palazzina Reale e che è scortato dalle statue di quattro leonesse.
Proseguiamo adesso lungo il Viale dell’Aereonautica, che corre accanto al Prato del Quercione ed è caratterizzato dalla presenza di un filare di platani a sinistra ed uno di tigli a destra. Dato che imbocchiamo il primo marciapiede sterrato, possiamo concentrare la nostra attenzione sul platano (Platanus), adesso molto utilizzato per i viali cittadini grazie alla sua elevata tolleranza all’inquinamento e alle potature. Secondo una leggenda, questo albero avrebbe nascosto nel proprio tronco cavo il serpente dell’Eden; per punizione la corteccia ha perso le caratteristiche della pelle del serpente! I Romani sostenevano che il platano allontanasse i pipistrelli, considerati volatili di malaugurio, e che il suo fiore, preso con il vino, fosse un antidoto contro il veleno dei serpenti.
Le siepi che circondano questo vialetto ghiaioso sono a sinistra composte da piante nostrane (viburno, alloro e leccio), mentre a destra da una originaria della Cina, la Spirea di Canton. Oltre al viburno, che abbiamo già avuto modo di approfondire, l’alloro (Laurus Nobilis) si riconosce molto bene dall’odore delle sue foglie, il cui profumo era apprezzato fin dall’antichità. Era il simbolo di trionfo per imprese militari e sportive, poiché al vincitore era attribuito il titolo di persona nobile (a cui il nome della pianta rimanda). La tradizione di premiare con le foglie di alloro si diffuse anche negli ambienti intellettuali nel periodo del Medioevo e del Rinascimento; ancora oggi i neolaureati si cingono le tempie con una corona d’alloro. Non dobbiamo dimenticare, inoltre, che nell’antica Grecia questa pianta era sacra ad Apollo, dio del sole, della musica e della poesia; nell’opera delle Metamorfosi Ovidio racconta la leggenda della ninfa Dafne, che si trasformò in alloro per sfuggire ad Apollo.
Alla nostra destra, dopo l’ex giardino zoologico, possiamo intravedere la grande struttura della Scuola Militare Aeronautica Giulio Douhet o Scuola di Guerra Aerea, opera di Raffaello Fagnoni del 1937-38 e notevole esempio di architettura razionalista, perfettamente conservato.
Il viale si interrompe con una rotonda sulla quale si affaccia ciò che rimane dell’Ippodromo Le Mulina, fondato nel 1891 per le corse di cavalli al trotto e chiuso definitivamente nel 2012. Le sue vicende, spesso nei fatti di cronaca, non sono felici: la società Pegaso s.r.l. che aveva vinto il bando nel 2014 per una riqualifica dell’intera area, per creare un centro polivalente, ha accusato il Comune di Firenze di non aver mai potuto realizzare il progetto a causa dell’occupazione abusiva degli edifici e della quantità di rifiuti. Proprio nell’autunno 2024, il Consiglio di Stato ha condannato il Comune a pagare un risarcimento di 200mila euro all’azienda che dovrebbe avere lo spazio in gestione per 25 anni… Il degrado e le controversie non sembrano destinati a terminare.
Proseguiamo lungo il viale, che è adesso affiancato solo da alti alberi di tiglio (Tilia platyphyllos), noto per le sue qualità estetiche e pratiche. Nella mitologia greca era il simbolo dell’accoglienza e dell’amore; ha proprietà terapeutiche e permette di produrre un miele delizioso e delicato. Ai piedi dei grandi alberi si sussegue una siepe interamente composta da Spirea di Canton (Spiraea cantoniensis), una pianta poco esigente e facile da curare. Largamente coltivata come ornamentale da giardino, ha fiori abbondanti e leggermente profumati, capaci di attirare facilmente varie specie di farfalle…
Il viale, che costeggia qui il torrente Mugnone, si conclude con un’altra pianta esotica: la Zelkova Giapponese (Zelkova serrata), originaria del Giappone e tradizionalmente usata per la produzione di bonsai. In autunno le sue foglie si tingono di giallo e di rosso… un vero spettacolo!
Siamo arrivati alla parte terminale del Parco delle Cascine, dove il Mugnone si immette nel fiume Arno. Il panorama è dominato dalla Palazzina Indiano Arte e soprattutto dal mastodontico Ponte all’Indiano; tuttavia, se proseguiamo tra le aiuole, sotto il grande cedro, possiamo notare un monumento molto grazioso: il Monumento all’Indiano, costruito dallo scultore inglese Carlo Francesco Fuller e dedicato alla memoria del giovane principe indiano Rajaram Chuttraputti di Kolhapur, stroncato da un malore a Firenze nel 1870, durante il viaggio di ritorno a Londra. Le sue ceneri furono sparse, secondo il rito indù, alla confluenza tra due corsi d’acqua (l’Arno e il Mugnone); l’avvenimento destò grande curiosità nei fiorentini, legando per sempre la memoria di quel luogo “all’indiano”, a cui vennero intitolati anche il viadotto stesso e la vicina palazzina. Sul monumento, un’iscrizione tradotta in quattro lingue: italiano, inglese, hindi e punjabi.
Alla nostra destra, si erge l’edificio della Palazzina Indiano Arte, costruita nel 1871 per ospitare le guardie daziarie che controllavano questo tratto della cinta. Dopo la realizzazione del monumento al principe indiano, la Palazzina passò all’Amministrazione dei pubblici passeggi e divenne abitazione delle guardie campestri preposte alla sorveglianza al monumento e al parco. A queste guardie nel 1878 fu concesso di destinare una stanza ad uso di caffè. Con lo spostamento della cinta daziaria all’esterno, avvenuto nel 1911, e con la sua abolizione nel 1929, la Palazzina potenziò la funzione di servizio al parco e di punto di ristoro. Dal 2018, dopo un importante restauro, è sede di un laboratorio permanente sulla relazione tra corpo, gesto e natura, oltre che residenza per artisti, diretto dal coreografo Virgilio Sieni.
Merita sicuramente una menzione il Ponte all’Indiano, realizzato tra il 1971 e il 1978: si tratta del primo ponte strallato, cioè sostenuto da cavi di acciaio collegati a due grandi piloni, con impalcato ancorato a terra, di grande luce (206 metri la lunghezza) realizzato nel mondo e uno dei più grandi del XX secolo di questa tipologia costruttiva. Il ponte collega sia per le auto sia per i pedoni la zona di Peretola con quella dell’Isolotto, dall’altra parte dell’Arno.
Grazioso è il mini-ponte, solo pedonale, che passa sul torrente Mugnone, costruito a immagine e somiglianza del suo “fratello maggiore”.
Dopo una sosta al caffè della palazzina, proseguiamo il nostro percorso tornando verso il piazzale. Possiamo decidere se addentrarci tra diversi viottoli nella vegetazione oppure imboccare il grande Viale del Galoppatoio dei Barberi, che prende il nome dall’omonima corsa di cavalli berberi, la quale aveva inizio nell’odierna via Ponte alle Mosse e si celebrava per la festa di San Giovanni Battista (24 giugno), patrono di Firenze.
Vicino al Prato delle Cornacchie, si apre un punto straordinario del parco: le Otto viottole. In una piazzola circolare confluiscono otto strade, parte del complesso che costituiva la zona di caccia del Seicento. Regnanti e cortigiani potevano situarsi al centro di questi otto spicchi di bosco e divertirsi a cacciare. Nel 2004 tutta l’area è stata restaurata con l’impianto di numerosi giovani alberi e con la risistemazione del piano carrabile.
Subito accanto si trova l’Anfiteatro delle Cornacchie, ricavato negli anni Settanta da quella che era una cava di rena; l’edificio alle sue spalle, invece, era la Casa delle Guardie, progettata nel Settecento da Giuseppe Manetti.
Spostandoci adesso sul lungarno, oltre il Viale all’Indiano, in quello dedicato a George Washington, alla nostra destra rimane il cippo dedicato alla memoria dei partigiani delle Seconda guerra mondiale, mentre a sinistra, proseguendo verso la passerella pedonale dell’Isolotto, incontriamo una statua di Fedor Dostoevskij, donata nel 2021 dall’ambasciata russa in Italia in occasione del 200º anniversario della nascita del celebre scrittore.
Passeggiando al sole, possiamo notare come la vegetazione sia meno fitta ma non per questo meno varia: da non perdere sono i pioppi lungo gli argini, oltre ai lecci, ad un grande pino domestico e ad alcune magnolie, mentre la siepe è composta dal Crespino di giuliana (Berberis julianae), un arbusto sempreverde diffusissimo in Asia e in nord America, coltivato prevalentemente come pianta ornamentale.
Meritano una particolare attenzione i pioppi bianchi, che crescono di solito in ambienti planiziali, vicino a corsi d’acqua. Sono alberi molto belli grazie alla corteccia candida e alle foglie biancastre sul lato inferiore. Una leggenda della mitologia greca spiegherebbe il perché di questa caratteristica: si narra che Eracle (Ercole), di ritorno dal Monte Tartaro, si intrecciò una corona fatta di foglie di pioppo sulla testa. Fu così che le foglie che si trovavano all’esterno della corona si tinsero di scuro come gli inferi e quelle più vicine al capo dell’eroe che aveva trionfato sulla morte, invece, assunsero il colore bianco.
Svoltiamo a sinistra nel Viale del Pegaso, dove si erge l’omonima colonna, così denominato dal mitologico cavallo alato, assunto anche a simbolo della Scuola di Guerra Aerea. Si suppone, inoltre, che la grande colonna fosse stata dedicata ad Elisa Regina d’Etruria, sorella di Napoleone.
Prima di entrare nel Prato del Quercione, possiamo soffermarci sugli alberi che ne delimitano il lato, in particolare i tre bei esemplari di ginkgo biloba, una pianta particolarmente antica, comparsa sulla terra circa 200 milioni di anni fa e per questo definita da Darwin un fossile vivente, in quanto unico esemplare appartenente alla famiglia delle Ginkgoine. Il nome ne chiarisce la provenienza: il termine ginkgo, infatti, deriva dal giapponese “Yin-kuo” che significa “albicocca d’oro”, mentre biloba si riferisce invece alla forma della foglia, più o meno bilobata. Questo albero ha importanti proprietà fitoterapiche.
Per concludere il nostro itinerario ci inoltriamo nel Prato del Quercione; com’è facile indovinare, il suo nome deriva da una grande quercia secolare, abbattuta nei primi anni del Novecento, perché secca, e sostituita. L’erba che qui cresce era un tempo destinata al pascolo dei bovini; la fontana, ricavata in un piccolo edificio in forma di edicola ottagonale, era l’abbeveratoio. Adesso è nota come Fontana delle boccacce per le caratteristiche decorazioni dalle quali dovrebbe zampillare l’acqua. Fu progettata da Giuseppe Manetti su incarico di Pietro Leopoldo, al fine di nobilitare la pompa idraulica con cui, nel periodo estivo in cui scarseggiava l’acqua, si garantiva ai bovini di abbeverarsi.
L’ultima parte del nostro percorso è scortata da una serie di bei lecci. Questo albero, chiamato anche Elce (Quercus ilex) appartiene alla famiglia delle querce ed è sempreverde. Assai longevo (può raggiungere i 1000 anni), a causa del suo colore scuro, è stato a lungo abbinato a presagi negativi e ad oracoli nefasti.
Arriviamo così fino al piazzale Kennedy, dal quale siamo partiti. Tantissime altre cose ci sarebbero da dire e da raccontare sul Parco delle Cascine sia da un punto di vista storico sia naturalistico!
Negli ultimi anni vi sono stati alcuni tentativi di riqualificazione, con impianti di nuovi alberi, valorizzazione di quelli esistenti, creazione di zone dove l’erba non viene tagliata per garantire la biodiversità e costruzione di casette per gli insetti… La nostra speranza è che l’impegno si intensifichi, così da garantire al polmone verde di Firenze di essere sempre più rigoglioso!
INFORMAZIONI
- Per le nostre escursioni, utilizziamo Outdooractive!
Sconto di 10 € sull’abbonamento Pro o Pro+ con il codice voucher affiliato FEDE10B
Se hai bisogno di aiuto, qui una breve guida. - Traccia GPS su Outdooractive: https://out.ac/IWdIWg
- Parco delle Cascine: https://ambiente.comune.fi.it/pagina/parchi/parco-delle-cascine
- Monumenti minori e restauro: https://www.comune.fi.it/pagina/territorio-masterplan-delle-cascine/monumenti-minori
Approfondimenti storici
- Ghiacciaia: https://www.firenzetoday.it/social/piramide-cascine-firenze.html
- Le Pavoniere: https://www.lepavoniere.it/
- Ippodromo del Visarno: https://www.visarno.it/index.php
- Restauro della pantera: https://sansonerestauro.com/portfolio-item/pantere-parco-delle-cascine/
- Palazzina Reale: https://www.agraria.unifi.it/vp-214-l-edificio-storico.html
- Scuola Militare Aeronautica Giulio Douhet: https://www.aeronautica.difesa.it/home/vola-con-noi/accademiaescuole/scuola-militare-aeronautica-giulio-douhet/
- Ippodromo Le Mulina: https://www.firenzetoday.it/cronaca/cascine-ippodromo-consiglio-di-stato.html
- Monumento all’Indiano: https://www.tramedartefirenze.it/luogo.php?lin=T1&luo=97
- Palazzina Indiano Arte: https://palazzinaindianoarte.it/
- Ponte all’Indiano: https://www.firenzetoday.it/social/ponte-indiano-perche-si-chiama-cosi.html
- Anfiteatro delle Cornacchie: https://www.feelflorence.it/it/node/38826
- Statua di Dostoevskij: https://www.comune.fi.it/comunicati-stampa/una-statua-di-dostoevskij-nel-parco-delle-cascine
Approfondimenti naturalistici
- Alloro: https://www.cairabiolab.it/2020/09/23/alloro-leggende-miti-storie-pianta-apollo/
- Bagolaro: https://agrariomendel.edu.it/allegati/all/1534-bagolaro-celtis-australis.pdf
- Crespino di giuliana: https://www.picturethisai.com/it/care/Berberis_julianae.html
- Ginkgo biloba: https://www.my-personaltrainer.it/integratori/ginko-ginkgo-biloba.html#378138
- Leccio: https://www.sardegnaforeste.it/flora/leccio-elce
- Olmo: https://www.sentierando.it/areaprotetta/alberi/olmo.php
- Pioppo bianco: https://www.storiedipianura.it/territorio-e-cultura/alberi-boschi-e-paesaggi/290-il-pioppo-bianco-candido-come-la-neve.html
- Platano: http://ecomuseo.comune.parabiago.mi.it/p3/ita/virgiliano/Vx6Ap.html
- Spirea di Canton: https://www.picturethisai.com/it/care/Spiraea_cantoniensis.html
- Tasso: https://www.storiedipianura.it/territorio-e-cultura/alberi-boschi-e-paesaggi/275-il-tasso-albero-al-confine-tra-vita-e-morte.html
- Tiglio: https://www.istitutomedici.edu.it/servizi-online/schede-del-parco/754-tiglio-nostrano#:~:text=Tilia%20platyphyllos%20o%20Ibrido&text=Il%20Tiglio%20nostrano%20(Tilia%20platyphyllos,Europa%20continentale%20e%20nel%20Caucaso.
- Viburno: https://gardenclubmilano.blogspot.com/2018/04/viburno-storie-e-arte.html
- Zelkova Giapponese: https://www.crespibonsai.com/it/52_zelkova-serrata
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