Un romanzo dal cuore sul tema del suicidio
MAGGIO 2026
Finito di stampare a settembre 2025, questo libro mi è stato gentilmente spedito dall’autore, Antonio Borsa, che mi ha contattata tramite il blog qualche mese dopo la pubblicazione, spedendomi il plico a maggio, quando l’ho letto quasi immediatamente perché incuriosita e interessata da un tema così difficile da trattare.
Per parlare di questo romanzo occorre prima contestualizzare l’opera: si tratta della seconda pubblicazione di un autore giovane, animato da impegno sociale e importanti sentimenti. Il suo primo romanzo, infatti, I tre appuntamenti, uscito nel 2024, si propone come un manifesto contro la violenza di genere, mentre il Profumo di viole sfiorite affronta l’argomento del suicidio e l’importanza della resilienza.
L’impegno di Antonio Borsa su questa tematica emerge subito, soffermandosi sulla nota iniziale, che riporta i versi di una poesia scritta dal padre, Alfredo Borsa, il quale descrive un ragazzo che si prepara ad abbandonare la vita e nella cui valigia “non ci sarà posto / per il profumo di viole” (p. 8). Le viole diventano, con la loro fragranza e i loro colori, simbolo di bellezza e di vita, mentre appassiscono nella morte: “una bellezza che si spegne, un ultimo soffio di vita che si dissolve quando ogni speranza sembra perduta” (p. 9).
Riflessione sociale ed esistenziale e grandi sentimenti emergono fortemente in questo romanzo, che si presenta comunque di facile lettura, con uno stile semplice e privo di orpelli, quasi confidenziale, arricchito da riferimenti culturali tradizionali e alleggerito da elementi pop contemporanei.

Fin dalle prime pagine il lettore viene immerso nell’azione: il protagonista, Ryan, tenta di togliersi la vita e si ritrova in una valle desolata, insieme ad una guida, un angelo che ha le sembianze di Michela, la donna per il cui amore il giovane vorrebbe suicidarsi.
Immediati sono i riferimenti a Dante: in un momento di smarrimento, il protagonista si trova a vagare in una “valle oscura” di dantesca memoria, affiancato da un accompagnatore che almeno inizialmente può ricordare Virgilio, anche se poi assume tratti e caratteristiche peculiari.
Predominano e avvicinano all’immaginario del lettore gli elementi pop: dalla musica di Max Pezzali, celebre cantautore italiano amato trasversalmente da più generazioni, agli sport del calcio, con la sua tifoseria, e della boxe. Le canzoni di 883 e Max Pezzali sono sicuramente la colonna sonora del libro: numerose sono le citazioni da brani come Nessun rimpianto, Come deve andare e Grazie mille, accordando le parole riportate con le emozioni vissute dal protagonista. Inutile dirlo: se il lettore conosce le canzoni, non può fare a meno di cominciare a canticchiarle mentre scorre le pagine!
La storia è sicuramente fantastica, ma ben collocata nel mondo di oggi, seppur con slanci sentimentali di un’altra epoca. Non bisogna, tuttavia, pensare ad un testo retorico: i grandi sentimenti professati ed elogiati sono genuini e la loro esposizione è semplice e rivolta soprattutto ad un pubblico giovane, capace di sentire emozioni forti ed esprimerle con grandi parole, senza la rigidità un po’ stanca e disillusa di alcuni adulti.
Il viaggio compiuto da Ryan all’interno della valle è esistenziale e di conoscenza: gli permette di riflettere sulle proprie scelte, ponderare gli eventi del passato, scoprire dettagli della vita delle persone che ha incontrato o che potrà incontrare nel futuro. Ryan è nella valle ma si sposta temporalmente e di luogo, partecipando da spettatore ad eventi che lo riguardano direttamente o che svelano frammenti di vita di altre persone a lui collegate.

Il romanzo trova varietà e freschezza proprio grazie alla suddivisione dei capitoli con sempre nuovi personaggi, che conferiscono anche il titolo agli specifici “episodi”: la narrazione diventa così dinamica e più godibile, con un ritmo maggiormente scandito, quasi come una serie di vignette fino alla prosa finale dove si riallacciano i fili delle varie storie. La presenza di numerosi personaggi conferisce anche coralità al libro, che pure ha il perno intorno al protagonista Ryan.
“Spesso crediamo di essere soli, incompresi, anime solitarie in cerca di qualcuno o qualcosa in grado di salvarci, la verità è che nessuno può davvero farlo se prima non ci salviamo da soli.”
p. 180
È bene ricordare che il tema del suicidio non è affrontato in nessun momento dal punto di vista psicologico: l’autore lo utilizza come spunto per condurre personaggi e lettori in un viaggio sul senso della vita e sull’importanza della resilienza.
“Non mollare” è il motto che si legge in queste pagine: ognuno di noi è chiamato a non arrendersi e ad aiutare gli altri perché ci si salva anche e soprattutto grazie alle relazioni umane, all’amore e all’affetto per famiglia e amici, ai valori condivisi che danno uno scopo alla nostra esistenza. I due messaggi, solo apparentemente contraddittori, del “nessuno si salva da solo” e “si salva solo chi vuole farlo” coesistono e si applicano in questo romanzo che è un percorso personale, ma anche un’ode collettiva alla forza della vita.
L’autore guarda ai personaggi e si rivolge al lettore con familiarità, in un modo amichevole e popolare e con il cuore in mano: come dando un consiglio da amico, ci dice “dai, che ce la fai!”. Non è retorica forzata, è un incoraggiamento mosso da reale interesse e affetto.
Ricerca, fragilità, resilienza, lotta: questo libro è un inno alla vita, alla speranza e all’amore, un invito rivolto a tutti a “cercare, tra le pieghe di quel dolore, un barlume di luce, un motivo per restare” (p. 9); anzi, numerosi motivi per restare.
TRAMA
Il giovane Ryan si toglie la vita per amore (o almeno così pensa) e si trova a vagare in una valle, accompagnato da un angelo che ha le sembianze della donna per cui si è ucciso. Numerosi personaggi gli fanno visita attraverso dialoghi e interazioni, flashback in frammenti della loro vita, proiezioni di eventi futuri: sono amici, familiari, conoscenti del passato o di potenzialità che devono ancora avverarsi…
Ryan si trova così a vedere il proprio gesto da altre prospettive e gli viene offerta una possibilità di una fine diversa, ma deve essere lui il primo a volerla.
ANTONIO BORSA
Napoletano di adozione, laureato in Scienze Biologiche e in Economia e Management, Antonio Borsa lavora come informatore farmaceutico ed è un atleta di Kick boxing.

Nel 2024 ha pubblicato il proprio romanzo d’esordio, I tre appuntamenti, che si propone come un manifesto contro la violenza di genere, esplorando i temi dell’amore e del rispetto. Nel 2025 è uscita la sua seconda opera, Profumo di viole sfiorite, che tratta il delicato tema del suicidio ed è un inno alla vita e alla resilienza.
Infine, mi pare importante sottolineare come Antonio Borsa sia impegnato in presentazioni pubbliche, incontri scolastici e conferenze sui temi della salute mentale, al fine di diffondere empatia e consapevolezza. In questa dedizione, si inserisce la scrittura e la pubblicazione delle sue opere.
IL LIBRO
Antonio Borsa, Profumo di viole sfiorite, NonSoloParole Edizioni, Napoli, 2025.
– Altre informazioni su https://www.narranti.it/profumo-di-viole-sfiorite-antonio-borsa-torna-con-un-inno-alla-resilienza-un-grido-contro-il-femminicidio-e-un-omaggio-a-max-pezzali/
– Un’intervista all’autore: https://sienapost.it/rubriche/dialoghi-sulla-scrittura-contemporanea/antonio-borsa-profumo-di-viole-sfiorite-intervista/
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