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ANELLO BREVE BIVIGLIANO – MONTE SENARIO

Sentieri nel bosco, ghiacciaia, grotte e panorami

Domenica 7 giugno 2026

Monte Senario è senza dubbio uno dei santuari più famosi nei dintorni di Firenze ed è una meta piuttosto turistica, soprattutto per gli italiani: gli avventori qui arrivano in auto o in moto, ma anche in bicicletta e a piedi, alcuni addirittura in pellegrinaggio lungo la celebre Via degli Dei. Noi ci siamo stati numerose volte e in un’altra occasione abbiamo realizzato un’escursione fino alla Badia del Buonsollazzo. Stavolta, abbiamo preferito un giro ad anello più breve, partendo da Bivigliano e salendo lungo sentieri poco conosciuti, ma ricchissimi di vegetazione…

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Il nostro itinerario inizia dalla Locanda di Bivigliano, con una bella colazione e godendoci la gradevole terrazza fiorita ad angolo tra via Roma e via della Fittaccia. Trovare parcheggio a Bivigliano è piuttosto semplice: ve ne sono numerosi sia con disco orario sia gratuiti. Personalmente, vi consigliamo quello che scende da via Roma, poco prima di via della Fonte, entrando nel paese: è gratuito e a due minuti a piedi dal locale.

La Locanda di Bivigliano è un ottimo punto di partenza perché unisce storia, cucina toscana e genuina e carattere familiare e accogliente. Mette a disposizione alcune camere e il ristorante è aperto a pranzo e a cena, proponendo piatti con ingredienti freschi, di stagione e del territorio. Noi ci siamo fermati per la colazione: il bar è aperto tutti i giorni con prodotti freschi di pasticceria, panini e focacce farcite; vi è anche un’alternativa senza glutine, con una brioche surgelata scaldata al momento e che è davvero ottima!

Ulteriore punto a favore è il rapporto qualità – prezzo: noi abbiamo preso due cappuccini (1,50 euro l’uno), una brioche farcita con marmellata (1,30 euro) e una senza glutine (1,50 euro), che ci siamo gustati seduti nella terrazza, assistendo al via vai di persone del paese, ciclisti ed escursionisti.

Bivigliano (585 metri s.l.m.) è un piccolo borgo, una frazione del Comune di Vaglia, composta da case ben tenute, alcune con ampi giardini e più signorili, altre spartane e rurali, ma sempre curate. Ciò che caratterizza Bivigliano sono le attrazioni che si possono vedere nei dintorni, come il Santuario di Monte Senario, la Villa di Bivigliano, la ghiacciaia e tanti altri parchi e luoghi, spesso collegati dall’ampia rete escursionistica che si espande tra i boschi e i campi.

Dopo la colazione, ci mettiamo in cammino lungo il sentiero n. 63/65, imboccando via Roma alla nostra sinistra e passeggiando piacevolmente tra case e giardini fino ad arrivare alla piazza principale del paese. A destra comincia già ad aprirsi il panorama sulla parte finale di Monte Morello e poi sulla Calvana, spingendo lo sguardo fino alla zona di Barberino del Mugello e dell’Appennino.

CHIESA DI SAN ROMOLO

Davanti agli impianti sportivi, svoltiamo a destra in via della Chiesa, sul sentiero n. 63/61, e passiamo il Circolo La Famiglia; scendiamo ammirando il panorama e ci fermiamo a visitare la Chiesa di San Romolo, di cui apprezziamo prima il giardino perfettamente curato e poi la facciata e la struttura in stile romanico.

Costruita intorno al Mille o forse addirittura nel X secolo, viene citata per la prima volta in un documento del 1068 e deriva il proprio nome dal vescovo Romolo che, secondo la tradizione, portò il Vangelo a Fiesole e là fu martirizzato il 6 luglio del 67 d.C. La sua storia andò ad intersecarsi con quella del Convento dei Servi di Maria di Monte Senario, fondato nel XIII secolo e con cui la comunità di Bivigliano intrecciò importanti relazioni: nel 1427, infatti, i Biviglianesi donarono ai frati la parte del monte che guarda il Mugello, in cambio di annuali preghiere.

All’interno, la chiesa conserva ancora la primitiva struttura romanica con una sola navata e l’abside semicircolare, ma successive sono le opere di pregio che qui possiamo osservare: in primo luogo, ci colpisce la pala d’altare della bottega di Andrea della Robbia: un’opera del 1494 in terracotta invetriata raffigurante la Vergine col Bambino, tra i santi Romolo, Jacopo, Giovanni Battista e Francesco d’Assisi. Al medesimo periodo è databile una statua in legno policromo di San Giovanni Battista, risalente al 1515-1520 e attribuita secondo alcuni a Francesco da Sangallo e secondo altri a Michelozzo o alla sua scuola.

Nel Settecento, la famiglia Ginori commissionò i due altari laterali in pietra, visibili ancora oggi, e, nel 1766, anche l’altare maggiore. Nel secolo scorso, furono aggiunti due dipinti di Pietro Annigoni, che rappresentano Sant’Antonio da Padova e la Madonna del Rosario.

La torre campanaria, invece, fu eretta nella sua attuale forma nel 1846, sostituendo il precedente campanile a vela; negli stessi anni fu costruita anche l’attuale casa canonica, poiché la precedente, secondo la tradizione, era stata distrutta da un terribile incendio che bruciò pure il ricco archivio parrocchiale.

Dopo alcuni anni di degrado, nella seconda metà del Novecento la chiesa fu ampiamente restaurata e riportata alle originali forme romaniche, ovvero all’aspetto che doveva avere nell’XI secolo: per questo è un vero e proprio gioiellino!

SENTIERI POCO BATTUTI VERSO MONTE SENARIO

Terminata la visita alla chiesa, proseguiamo lungo la via di Monte Senario: passiamo davanti alla Misericordia di Bivigliano e ci inoltriamo in un sentiero circondato da piante di ginestra fiorentina ed erbe spontanee. Tornati sulla strada asfaltata, attraversiamo la via principale (via dei Condotti) e, presso la località La Nonnina (589 m. s.l.m.), in corrispondenza di un pannello illustrativo sul territorio di Bivigliano collegato alla Via degli Dei, nuovamente prendiamo un sentiero sterrato, il numero 63, che si inoltra nel bosco in salita.

Il sottobosco è particolarmente ricco: robinia pseudoacacia, emero comune, frassino orniello, carpino, corniolo, ginepro, prugnolo… Più grandi svettano le roverelle, i cerri e i pini. Al bivio proseguiamo dritto sul sentiero che si restringe ed è molto umido, condizione che crea questo rigoglioso sottobosco.

La vegetazione e il clima cambiano quando sbuchiamo in un campo contornato da meravigliose ginestre fiorite, invaso dall’erba alta e dai fiori gialli del ginestrino e da quelli violacei della veccia pelosa (una pianta delle leguminose importante per la fertilità del suolo). Il sentiero è bello, ma poco battuto e per questo piuttosto selvaggio.

Rientriamo nel bosco, in salita tra prugnoli, ginestre, veccia e rovi, fino ad arrivare alla strada asfaltata su cui proseguiamo per un breve tratto, che fa coincidere il sentiero di crinale 00, la Via degli Dei e i numeri 63 e 65. Presto, però, abbandoniamo la via principale per svoltare a destra nel bosco, seguendo le indicazioni per la Via degli Dei e il sentiero 00: il percorso è stretto e in salita, ma perfettamente manutenuto, e in pochi minuti ci conduce al Sentiero delle Burraie, che prendiamo solo in questo breve tratto per ammirare la ghiacciaia recentemente restaurata.

GHIACCIAIA

Ci troviamo a 700 metri s.l.m. e il maestoso edificio che abbiamo davanti vanta il primato di ghiacciaia più grande d’Europa. Fu fatta costruire dai frati tra il 1842 e il 1844 come conserva per il ghiaccio: in questa prima fase edilizia si trattava di una costruzione in muratura a pozzo, profonda 12 metri e a forma conica; la copertura era in paglia e con una struttura lignea a capanna. Per ovviare alla sua precarietà, nel 1857 la Comunità Religiosa si impegnò in una nuova e definitiva fase edilizia: ha così origine l’opera architettonica monumentale che possiamo vedere oggi.

La ghiacciaia è davvero imponente: 14 metri di diametro, 10 metri di altezza della cupola e 12 metri in profondità nel terreno. L’accesso avveniva dall’edificio adiacente e durante tutto l’inverno dodici laghetti artificiali nelle vicinanze fornivano lastre di ghiaccio che erano disposte nell’edificio in strati intervallati da paglia. Sotto il livello del suolo, il ghiaccio si conservava per molti mesi ed era venduto nel periodo estivo, quando veniva portato in città in botti foderate di sughero.

Durante la Seconda guerra mondiale l’edificio subì danni consistenti, ma fu soprattutto con l’invenzione del frigorifero che le ghiacciaie non furono più utilizzate e molte divennero delle discariche; quella di Monte Senario si trasformò in una cava di materiale edile nel 1950. Per questo fu rimossa la lanterna che sormontava la cupola (in origine, infatti, l’altezza era di ben 15 metri); parti del tabernacolo della facciata, realizzato dagli scalpellini di Settignano nel 1858 per ospitare la patrona dell’Ordine religioso, Maria S.S. Addolorata, alla cui protezione era stata affidata l’opera, furono adagiate nelle vicinanze e lì sono ancora visibili. Per fortuna, la struttura principale è rimasta ancora in piedi e, dopo un periodo di abbandono, è stata restaurata con un importante intervento di riqualificazione per conservare i materiali e gli apparati costruttivi.

Il lavoro si è concentrato sulla parte fuori terra: il tamburo a pianta circolare, costruito in pietrame grossolanamente conciato, ormai spogliato del paramento lapideo originale e degli ornamenti visibili in una foto degli anni ’30 esposta in un pannello illustrativo poco distante, e la cupola ogivale costruita con doppia parete in mattoni, anch’essa spogliata del manto in tegole di laterizio e della lanterna monumentale che la sovrastava. Il restauro conservativo ha liberato l’opera dalla vegetazione e ha consolidato e impermeabilizzato la struttura, rendendo la ghiacciaia visitabile in sicurezza.

Sono state, inoltre, riqualificate le grate alle aperture: girando sul lato posteriore, possiamo così affacciarci sul suggestivo interno! Questa importante testimonianza della cultura rurale e dell’economia del territorio montano, che aveva come principali risorse naturali il legname dei boschi e l’acqua sorgiva, è adesso godibile e ben valorizzata da un’apposita cartellonistica, che riporta foto d’epoca, immagini e testi di approfondimento.

VIA MATRIS, SAN MARTINO E GROTTA DI SAN MANETTO

La ghiacciaia si trova a breve distanza dalla vecchia strada che conduce al convento di Monte Senario: saliamo tra gli abeti e sbuchiamo in un parcheggio, da cui possiamo scegliere come proseguire. Da una parte, infatti, vi è la strada moderna e asfaltata, mentre proprio di fronte a noi si apre il sentiero più antico, ripido ma suggestivo. Proseguiamo, quindi, sul sentiero n. 00, introdotto da due pilastri in pietra e che sale tra abeti e pini, con un ricco sottobosco, tra cui spicca il sambuco comune.

Lungo questa strada vecchia sono stati eretti nel 1933 sette tabernacoli della Via Matris, preghiera analoga alla Via Crucis, nella quale si meditano i sette principali dolori della Madonna. A circa metà della salita incontriamo, a sinistra, il piccolo ma grazioso cimitero dei frati, costruito nel 1946 sull’area di un antico ospizio dedicato a S. Martino.

Appena passato, svoltiamo a sinistra, allontanandoci dalla strada principale e continuando la salita tenendo la sinistra all’interno del bosco. Ad un bivio, scendiamo seguendo le indicazioni per arrivare in pochi minuti alla Grotta di San Manetto.

Di questo Santo fondatore vi sono poche notizie: San Manetto dell’Antella fu priore generale del convento solo dal 1265 al 1267. La grotta è semplice, coperta da una struttura muraria che pare aprirsi proprio nel versante del monte, qui più ripido e scosceso. Un pannello riporta una preghiera e una breve descrizione del santo, caratterizzato da devozione, bell’aspetto e una natura delicata.

Torniamo sui nostri passi salendo i gradini che ci riconducono al bivio e prendiamo a sinistra; nel bosco compaiono alcuni castagni e noi continuiamo a salire tra felci e rovi. Zigzaghiamo tra i sentieri e ritroviamo la via principale, dove ci accoglie un’altra stazione della Via Matris. Continuiamo a salire fino a giungere all’ultima stazione e, infine, dopo circa un’ora e mezza dalla partenza da Bivigliano, alla nostra destra ammiriamo il santuario di Monte Senario, dove possiamo fermarci ad ammirare il panorama, mangiare qualcosa al punto ristoro e visitare la chiesa.

SANTUARIO DI MONTE SENARIO

Ci troviamo a 817 metri s.l.m. in uno dei più importanti santuari della Toscana. L’origine si deve alla donazione al vescovo di Firenze, da parte di Giuliano da Bivigliano, di una parte del monte “Asinaro”, come si chiamava allora. Il monastero fu eretto nel 1234, quando vi si trasferirono sette nobili fiorentini, fondatori dell’ordine dei Servi di Maria e detti perciò i “Sette santi fondatori”. Ben presto numerosi discepoli si unirono ai primi, dando così inizio all’Ordine dei Servi di Maria. Nel 1250 i Servi fondarono a Firenze quello che presto sarebbe divenuto il santuario della S.S. Annunziata e si diffusero in Toscana, in Italia e fino all’Austria.

Alla fine del XIV secolo si assistette ad una rovina della prima costruzione; per questo, nel 1404 fu effettuato un restauro che permise al convento di rifiorire. Nel Cinquecento guerre e calamità naturali nuovamente colpirono la struttura, ma nel 1593, con l’aiuto della famiglia dei Medici, fu avviata la ricostruzione fino a raggiungere nel Settecento quasi le attuali dimensioni. Il convento si svuotò per le soppressioni napoleoniche (1808) e per quelle del governo italiano (1866), ma dal 1870 e soprattutto dopo il 1888, quando i Sette Fondatori furono proclamati santi dalla Chiesa, la vita monastica riprese la propria crescita.

Giungendovi dal viale alberato dove si trova la Via Matris, due statue in marmo introducono al piazzale davanti al monastero: entrambe di Pompilio Ticciati, esse raffigurano San Bonfiglio detto “dei Monaldi”, il primo dei Sette Fondatori (eretta il 4 giugno 1754) e San Filippo Benizi, continuatore dell’opera dei Fondatori (eretta il 21 agosto 1750).

La ripida e scenografica scalinata sale fino ad una piazzetta antistante la Chiesa dell’Addolorata, anch’essa settecentesca, ristrutturata nel 1717 su progetto di Giovan Battista Foggini e restaurata nel 1983. A destra si trova l’ingresso al Convento, ma purtroppo è raramente aperto, solo in occasione di eventi e iniziative (come quelle del FAI). Ricorrente è lo stemma di Monte Senario: una croce piantata sopra sei monticelli con le lettere S.S.E., cioè “Sacra Senarii Eremus” (Sacro Eremo del Senario).

Al di sopra della struttura s’innalza la torretta, edificata nel 1834, restaurata nel 1863 e nuovamente consolidata nel 1934.

Consigliamo di fermarsi presso il negozio del santuario, dove è possibile acquistare numerosi prodotti locali (oltre a panini con salumi e formaggi). Noi abbiamo scelto i cioccolatini alla Gemma d’Abete, un liquore realizzato dai frati e dal sapore dolce, balsamico e arricchito del particolare aroma dato dall’essenza di abete. La ricetta originale, ancora oggi seguita, risale al 1865, ideata dallo speziale Fra’ Agostino Martini (1824-1897).

Mentre ci gustiamo le prelibatezze acquistate, possiamo dare uno sguardo al meraviglioso panorama: dalla parte da cui siamo giunti, ammiriamo la vista da Monte Morello (Poggio all’Aia) alla Calvana fino a Monte Cimone e persino alle Apuane (Pania della Croce), mentre girando sul retro del monastero individuiamo il borgo di San Lorenzo e, oltre il giardino, Fiesole e parte dell’Appennino verso Reggello e il Valdarno.

GROTTA DI SANT’ALESSIO E FONTE DI SAN FILIPPO

Dopo esserci ristorati, passiamo dal parcheggio del santuario e scendiamo lungo il viale contornato da lecci, per svoltare quasi immediatamente a destra, seguendo le indicazioni per le grotte. La prima che incontriamo è quella dedicata a Sant’Alessio Falconieri, che qui visse a lungo, isolato dal resto del mondo. Di fronte si trova un antico eremo, edificato nel 1601 da un certo Paolo Goracci da Borgo S. Sepolcro e dedicato pure a Sant’Alessio: servì da abitazione a vari religiosi eremiti.

Questi luoghi furono utilizzati anche dalla popolazione: nel 1944, infatti, durante la Seconda guerra mondiale, sapendo che i tedeschi erano in ritirata da Firenze e avanzavano lungo la Faentina, molte famiglie cercarono nascondigli nei boschi e alcune di esse arrivarono persino alle grotte di Monte Senario.

Proseguendo verso sinistra e continuando a scendere, arriviamo alla Grotta e alla Fonte di San Filippo: una comoda scala ci conduce in un piccolo terrazzamento molto suggestivo. L’attrazione principale è senza dubbio la Fonte di San Filippo, scaturita per un miracolo dalle preghiere del santo nel 1254; la decora e protegge un bel tempietto di pietra, sormontato da una cupoletta esagona ed eretto nel 1629 per volere del padre generale Enrico Antonio.

A pochi passi dalla fonte si vede l’ingresso della grotta, composta da enormi macigni all’interno del monte; secondo la tradizione, San Filippo trascorse qui periodi in preghiera e penitenza. Per ricordarlo, fu posta una lapide nel 1753, ancora ben visibile.

Un sentiero più stretto ci permette di risalire, attraverso un bosco di carpini, tigli e castagni, vario e piacevole, con alcuni affacci sul Mugello. Passiamo accanto alla deviazione che a destra ci condurrebbe alla Fonte del Gallo e torniamo sulla strada asfaltata, dove è possibile fare un’altra deviazione verso la Croce monumentale realizzata nel 1933 in coincidenza del Giubileo straordinario per il 19° centenario della Redenzione e del 7º centenario della fondazione dell’Ordine.

Scendiamo lungo la strada e in corrispondenza di una curva osserviamo l’edicola della Madonna Addolorata, eretta nel 1989, dono di Martina Bianchi; qui proseguiamo sul sentiero che coincide con la quinta tappa della Via degli Dei (da San Piero a Sieve a Firenze), verso Buonsollazzo.

RIENTRO A BIVIGLIANO

Il sentiero continua in falsopiano tra i pini, con alcuni tratti più assolati, dove domina la macchia mediterranea e possiamo apprezzare una vegetazione molto varia. Con l’inizio della discesa il bosco cambia aspetto: dominano i castagni.

Arriviamo ad un bivio e scendiamo a sinistra, sul sentiero numero 65, verso Bivigliano: qui sono stati effettuati pesanti tagli del bosco. Talvolta ci ritroviamo più esposti e sotto il sole, in altri tratti, invece, torniamo sotto le chiome dei castagni… Il sentiero è ampio ma accidentato e scende in modo brusco fino ad arrivare ad una fonte comunale, parte dei Cammini dell’Acqua, un progetto di Publiacqua.



Un cartello informativo ci racconta come nel 1976 fu effettuata un’analisi delle acque sorgenti in quest’area, scoprendo una vena di acque minerali e una di acque con qualità di tipo termale. La regione Toscana concesse, quindi, nel 1978 una licenza di sfruttamento delle prime al proprietario del terreno e delle seconde al Comune di Vaglia.

Tuttavia, in quegli anni il turismo delle fonti termali (come Montecatini o Chianciano) era già un fenomeno in fase di evidente declino; perciò, la costruzione di uno stabilimento fu giudicata un investimento troppo rischioso per le finanze pubbliche. Per non perdere la concessione regionale, fu deciso allora di ripiegare sulla costruzione di questa semplice fonte pubblica, inaugurata nel 1986.

Per quanto riguarda la concessione per le acque minerali, la portata non fu giudicata sufficiente a giustificare la realizzazione di un impianto di imbottigliamento: perciò, per anni il proprietario si limitò a vendere al Comune di Vaglia il flusso d’acqua sorgente per integrare la portata dell’acquedotto comunale.

Dopo questa sosta inusuale, che ci ha permesso di scoprire qualcosa di più sulla storia del territorio, attraversiamo la strada asfaltata e proseguiamo nel bosco sul sentiero 65; costeggiamo una graziosa baita e scendiamo tra gli abeti rossi. Arriviamo così alle case di Bivigliano e in via della Fittaccia, che tra villette, giardini e abitazioni più modeste, ci riconduce alla Locanda, da cui siamo partiti.

Si conclude, così, il nostro itinerario, che può essere svolto in una mattina (noi abbiamo impiegato circa 3 ore con alcune soste) e che può essere ampliato a piacimento, ad esempio arrivando fino alla Badia del Buonsollazzo. Si tratta di un percorso abbastanza semplice, ma che richiede una buona preparazione fisica, soprattutto per la parte della salita, e un passo sicuro in alcuni punti in cui i sentieri sono più stretti. Abbiamo portato con noi la nostra cagnolina Frida, mentre non può essere svolto con i passeggini; si raccomandano scarpe da escursione e abbigliamento adeguato.

Infine, consigliamo una bella passeggiata in questa zona a tutti coloro che desiderano esplorare il territorio con maggiore consapevolezza e sono curiosi di scoprire tappe e luoghi connessi a mete più famose, come il Santuario di Monte Senario.



Questo è il percorso che vi abbiamo raccontato:


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