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L’AREA ARCHEOLOGICA E NATURALISTICA DI PIETRAMARINA

Il Masso del Diavolo, gli scavi etruschi e un pranzo a Pistoia

Masso del Diavolo - bosco innevato, lecci, sole che filtra tra le fronde.

In questi ultimi giorni sento sempre più impellente il bisogno di disconnettermi da computer e cellulare, da Youtube, da Netflix e più o meno da tutti i social. Sono settimane che nella mia mente sta serpeggiando l’idea che il mondo virtuale mi stia risucchiando via dalla vita. Da brava relativista quale sono, però, mi rendo anche conto dell’esagerazione di demonizzare la tecnologia, l’iperconnessione digitale, che ci corre in aiuto in molteplici modi e che offre anche degli spunti gradevoli di riflessione e per iniziative reali, di quelle per cui è necessario alzarsi dal divano. Ecco, dunque, da dove ho tratto l’idea di andare a vedere il famigerato Masso del Diavolo, del quale ignoravo completamente l’esistenza finché non mi sono imbattuta in una foto su Facebook. Da qui sono partite le mie ricerche, concretizzate in una mattina gelida e ventosa di metà febbraio.

Lunghezza complessiva5/6 km
Tempi di percorrenza2h
Grado di difficoltàMolto facile
SCHEDA TECNICA

L’Area archeologica e naturalistica di Pietramarina si trova all’interno del comune di Carmignano; il punto più alto, Monte Pietramarina, appunto, raggiunge i 560 m sul livello del mare ed è l’estrema punta meridionale del crinale di Monte Albano. Luogo ricco di vegetazione, è caratterizzato prevalentemente da lecci e agrifogli. Parco, sito archeologico, bosco di antichi culti e di ancora grande mistero, è degno di una visita e di una bella escursione.

Mappa dell’itinerario
Cartello con scritto Pietramarina e indicante un sentiero nel bosco.
Sentiero nel bosco innevato.

Noi abbiamo scelto l’inverno più rigido, dopo una nevicata e con un vento che mozzava il respiro, la temperatura che oscillava tra -1° e 2°: suggestivo, impegnativo per i tratti ghiacciati, solitario. Arriviamo alle 11 circa e parcheggiamo dell’apposita area, poco dopo il ristorante/pizzeria “Il Pinone”. Da qui parte un sentiero che porta proprio dietro il locale e da cui si comincia a salire finché non si trova il cartello che indica l’inizio ufficiale di Pietramarina. La strada che percorriamo è stretta come un corridoio tra alberi e sottobosco, che proteggono dal vento e trattengono la neve caduta durante la notte; si incrociano diversi sentieri e gli unici altri visitatori del luogo sfrecciano su montain bike coperte di fango (e in dei tratti in cui il sentiero è particolarmente stretto rischiano anche di investirci…). Nelle occasioni in cui il bosco si apre, si vedono squarci della valle, delle città e delle montagne circostanti; la salita non è particolarmente ripida e affatto impegnativa, se non per alcuni punti ghiacciati. Dopo aver attraversato una strada più ampia, iniziamo l’ultimo tratto prima dell’arrivo al fantomatico Masso del Diavolo: siamo immersi in una stupenda lecceta; i tronchi sono coperti della neve, che il vento ha spolverato sulle cortecce. Ancora qualche passo e il sentiero si apre: proprio davanti emerge in tutta la sua maestosa e sacra, monolitica grandezza il Masso del Diavolo.

Masso del Diavolo o Masso di Pietramarina, innevato, in mezzo alla lecceta.
Lorenzo e Federica sorridenti nel bosco innevato.

IL MASSO DEL DIAVOLO

Subito dopo la croce in ferro dedicata dagli Alpini ai difensori della patria, in uno spiano tra i lecci, l’enorme roccia, costituita da pietra arenaria, cattura subito l’attenzione. Cos’è il Masso di Pietramarina o, come viene chiamato popolarmente, “del Diavolo”? Le leggende tramandano che fosse un antico altare etrusco, mentre non si conosce l’origine della scalinata che permette di inerpicarsi fino alla cima, forse scavata in tempi più recenti dagli abitanti di Bacchereto, proprio per aiutare i primi turisti a salire ad ammirare il paesaggio. Sulla superficie della roccia si rintracciano i solchi di scritte incise nello scorso secolo, ma alcuni di essi sembrano molto più antichi. Le leggende sull’uso etrusco sono senza dubbio alimentate dalla presenza degli scavi a pochi metri di distanza: l’area fu infatti frequentata a partire dal VII fino al I secolo a.C., con tracce di uso anche in età medioevale.

Ma il nome da dove deriva? Pare che gli sia stato attribuito a causa di una particolare impronta scolpita su uno dei gradini della piccola scalinata e che sembra ricordare lo zoccolo del diavolo.

Infine, vi è la suggestione del legame con il nome, Pietramarina, la cui origine è ancora poco chiara; tuttavia, questa località viene così indicata fin dal tempo di Leonardo: il toponimo “sasso marino” è associato al disegno stilizzato di un masso, che sembra ricalcare proprio la forma tondeggiante di quello “del Diavolo”.

Ciò che è certo è l’uso fondamentale che dell’area è stato fatto attraverso i secoli: si tratta, infatti, di un luogo strategico perché si domina tutta la zona circostante, fino addirittura al mare. Salendo sul masso è possibile scorgere l’intera piana del Valdarno inferiore, Livorno con il suo porto e, quando il cielo è particolarmente limpido, anche tutta la costa.

Masso del Diavolo o Masso di Pietramarina, innevato, in mezzo alla lecceta.
Federica sul Masso del Diavolo.
Lecci, alberi, sole e neve in terra e attaccata ai tronchi.
Masso del Diavolo o Masso di Pietramarina, innevato, in mezzo alla lecceta.

AREA ARCHEOLOGICA ETRUSCA

Salendo attraverso i lecci secolari, si arriva all’area degli scavi archeologici, iniziati dalla Soprintendenza ai Beni Archeologici della Toscana nel 1991 e poi ripresi dal 1999 dal Comune di Carmignano, fino ad almeno il 2015.

Proprio sulla sommità del colle è ben visibile una cita muraria, che si sviluppa per circa 360 metri ed ha uno spessore di quasi 3: in alcuni punti meglio conservati si innalza fino a 2 metri. Gli scavi si estendono per quasi un ettaro, dove sono state trovate diverse strutture monumentali: una di età arcaica del V secolo a.C., un edificio ellenistico e un’area di monumenti romani. Al centro dell’insediamento è stata scoperta una zona di fuoco rettangolare e alcuni fori per i pali della capanne: ciò significa che il sito era abitato a partire dal VII secolo a.C.

Scavi etruschi di Pietramarina: alcune pietre, alberi e neve.
Sentiero nel bosco innevato.

Proseguendo, il sentiero comincia a scendere, ricongiungendosi ad anello per l’ultimo tratto, quello che porta a “Il Pinone”: ormai la neve si sta sciogliendo, scende a rivoli lungo il sentiero, scorre tra le pietre e il ghiaino, forma pozzanghere fangose nei tratti in cui la strada si allarga.

In conclusione, si tratta di un percorso adatto a tutti, ricco di una suggestione magica e di grande interesse a diversi livelli: la natura sorprende con l’armonia dei lecci e di un bosco incantevole; gli scavi archeologici richiamano l’attenzione ad una storia di cui rimangono solo imponenti tracce; il masso del Diavolo racconta di leggende di uomini e donne del luogo, superstizioni, ma anche piccole verità nascoste, perché, se si arriva da soli, nel silenzio del bosco, scorgendola attraverso il lecceto, quella mastodontica pietra trasmette davvero un’area di sacrale mistero.

DOVE MANGIARE?

L’escursione si è conclusa poco oltre le una e tra il freddo e la camminata la fame cominciava a farsi sentire… Io e Lorenzo abbiamo optato per un ristorante non proprio in zona: Secco Pistoia, che, come suggerisce il nome, si trova nel centro storico della città, a circa mezz’ora di auto da Pietramarina. Appena entriamo, un po’ affannati perché in consistente ritardo, ci colpisce un’atmosfera elegante; ci viene presentato il menu e spiegata la filosofia del locale. Secco, infatti, nasce con l’obiettivo di diffondere con passione il valore delle bollicine italiane, prodotte da diverse cantine, anche piccolissime ma sempre di grande qualità. Si può scegliere se ordinare alla carta oppure optare per un menu che consiste in due o tre calici, abbinati ad altrettanti piatti. Noi decidiamo di prendere solo un bicchiere a testa, entrambi trentini: il mio è un Letrari Brut, fresco e asciutto, mentre Lorenzo opta per il più particolare del menu, dalla Cantina Romanese Lagorai, uno spumante la cui fermentazione avviene sottacqua e che ha un gusto davvero intenso.

Cibo ottimo, in porzioni adeguate, fino al dolce che è una vera sorpresa: cioccolato bianco, formaggio, sale e polvere di cannella… Una prelibatezza!

Ristorante
Secco Pistoia
Formaggio, cioccolato bianco e sale
Sformato di verdure e parmigiano
Bavarese
ai frutti di bosco
Risotto alle erbe e agli agrumi
Chiesa della Congregazione
dello Spirito Santo

Secco Pistoia si trova nella graziosa piazzetta Spirito Santo, al cui centro sorge il monumento al Cardinale Niccolò Forteguerri, che fu spostato qui da piazza del Duomo e che è un’opera di Cesare Sighinolfi (1863). Quando usciamo la chiesa è aperta e non possiamo non entrare… Costruita nel 1685 e dedicata a Sant’Ignazio di Loyola, appartenne all’ordine dei Gesuiti finché esso non fu soppresso; perciò, nel 1773, la chiesa fu affidata alla Congregazione dello Spirito Santo, da cui prende il nome. Si tratta di una struttura semplice, con un’unica navata centrale e cappelle decorate da tele del XVII-XVIII sec. Degni di nota sono l’altare maggiore, interamente rivestito di marmi policromi e progettato da Gian Lorenzo Bernini, e l’organo monumentale del 1664.

La piazza, sulla quale si affaccia anche il Palazzo Rospigliosi Pallavicini (due edifici del XIII-XIV sec. e XVI-XVII sec.), è deliziosa, viva e al tempo stesso un poco appartata rispetto alla confusione delle vie del centro e delle altre piazze principali.

Chiesa dello Spirito Santo a Pistoia: navata principale, con altare.
Chiesa dello Spirito Santo a Pistoia: organo alla parete con dettagli dorati.



INFORMAZIONI

Area archeologica di Pietramarina: www.parcoarcheologicocarmignano.it/aree/pietramarina;

Ristorante Secco Pistoia: www.drinksecco.com.


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