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STORIA DELLO YOGA

Tantra e Veda, la cultura indiana e il ruolo di Shiva

Nell’autunno del 2020 ho deciso di investire una parte considerevole del mio tempo (e, ammettiamolo, del mio denaro) nella formazione per divenire insegnante yoga di primo livello, ovvero insegnante di yoga integrale e Hatha yoga. Questa decisione è stata principalmente frutto di un mio percorso personale e di una volontà di arricchimento e scoperta in primo luogo interiore, ma anche di un desiderio di poter condividere con gli altri conoscenze e saperi di una pratica che amo molto e che mi accompagna, anche se a fasi alterne, da circa quattro o cinque anni.

Dato che adesso, ad aprile 2021, sono quasi giunta al termine di questo anno di formazione, ho deciso di scrivere nei prossimi mesi una rubrica dedicata proprio allo yoga. Partirò, quindi dall’origine: qual è la sua storia?



Chiariamo subito un punto cardine: lo yoga è una disciplina antichissima ed è praticamente impossibile ripercorrere tutta la sua storia. Le sue primissime origini possono essere rintracciate addirittura 8.000 anni fa, all’interno di una pratica sciamanica. Non è possibile datare con esattezza l’inizio dello yoga, ma lo ritroviamo citato in diversi libri e manuali e nei racconti tramandati dalla popolazione indiana.

Facciamo immediatamente un’importante distinzione: esiste uno yoga antico, tradizione, che si è mantenuto stabile nel tempo, ed uno moderno, prodotto dell’intensa interazione tra il mondo orientale e occidentale alla fine dell’Ottocento. Quest’ultimo tipo di yoga è molto diverso, ha introdotto (e continua ad introdurre) numerose innovazioni, che ai giorni nostri sono frutto dei media, delle esigenze contemporanee dettate, ad esempio, da una maggiore sedentarietà e dai problemi che essa comporta, da ricerche e integrazioni e persino dalle tendenze di mercato. Le posizioni dello yoga moderno sono numericamente di molto superiori rispetto a quelle antiche.

LA STORIA ANTICA

Antica civiltà autoctona dell’India era quella degli Harappei, insediati nella valle dell’Indo dal 7.000 al 5.500 a.C. Erano un popolo attivo, con una struttura e cultura articolate, si interessavano delle arti e dell’importanza del benessere; avevano una civiltà di tipo matriarcale e l’acqua era considerata un elemento sacro, quale fonte della vita.

Harappei: resti di mura di una città, sito archeologico


Dall’8.000 a.C. in India si potevano trovare tre diverse etnie, ognuna con i propri linguaggi e culture:

  • Mongoli al nord;
  • Dravidi nel centro-sud (comparvero tra il 6.000 e il 5.000 a.C. e scomparvero in soli cento anno tra il 1.900 e il 1.800 a.C., dopo che furono migrati verso nord);
  • Austrasiatici ad est.

Ogni tribù possedeva una propria struttura sociale, chiamata Varna dagli indiani: gli uomini erano divisi in categorie secondo le proprie inclinazioni naturali. Questo è un tratto comune anche a molte altre culture, come gli Egizi. La suddivisione era la seguente:

  • Brahmin: coloro che si distinguevano per una spiccata intelligenza matematica e scientifico-filosofica;
  • Kshatriya: coloro che erano capaci di guidare gli altri, attraverso l’uso della forza (militari, condottieri);
  • Vaishya: particolarmente abili nello scambio di valori e nelle trattative;
  • Shudra: classe lavoratrice, con una facile soddisfazione.
Harappei - reperto archeologico: frammento di statua femminile

La struttura evidenziava delle differenze non di tipo valoriale, ma psicologiche; tuttavia, purtroppo, essa si cristallizzò nelle moderne caste che conosciamo ancora oggi: lavoratori, commercianti, militari e capi spirituali. L’intento era molto diverso: la suddivisione serviva per trovare il lavoro migliore per ciascuno, con l’intento di indicargli una strada per una vita ricca e soddisfacente. Per natura, ciascuno di noi ha una certa varna, un’attitudine, ma per essere davvero completi dovremmo cercare di sviluppare in una certa misura anche le altre.

All’interno delle tribù indiane vi erano degli “uomini di medicina” (Brahmin), quelli che noi chiameremmo sciamani e che loro indicavano come vipra/bhramana. Essi si ponevano domande esistenziali e la loro vita era una costante ricerca sul suo senso e verità; così svilupparono una conoscenza spirituale frutto dell’auto-osservazione: si recavano in luoghi ritirati, come caverne e montagne, e lì svilupparono metodi e tecniche per trovare risposte, scoprire la propria interiorità etc. Nacque così la pratica della meditazione. Tuttavia, non si hanno prove certe su tale origine, ma solo ipotesi: quella descritta risulta al momento la più probabile.

A partire dal 1.500 a.C. secondo la storiografia moderna (mentre mentre i maestri della tradizione Tantrica sostenevano che gli eventi fossero accaduti 8.000 anni fa), il popolo degli Ariani, che altro non sono che la nostra civiltà, dall’Europa, precisamente dal Caucaso, invase progressivamente l’India. La conquista durò secoli a causa dei mezzi del tempo e della vastità del territorio.

Carta geografica che mostra l'invasione degli Ariani in India

Il popolo degli Ariani portò con sé i Veda, raccolte in sanscrito di tutta la loro conoscenza. L’assoggettamento di un popolo passa attraverso l’ambito militare, politico, economico ed infine culturale, che è la vera conquista. Gli Ariani iniziarono a colonizzare ed in quel periodo cominciò ad operare Shiva: egli era un uomo del tempo, rappresentato spesso come uno sciamano, che viaggiò attraverso l’India per unire le diverse tribù e culture, portando così alla creazione della cultura del Tantra. Shiva è infatti considerato il padre del Tantra e dello yoga. L’uomo è stato poi trasformato in divinità, in figura mitologica o addirittura in concetto filosofico, dalla tradizione, tramandata fino ad oggi. Nelle sue varie rappresentazioni, Shiva è chiamato anche Nataraji, ovvero Signore della danza, quale arte di comunicazione ed espressione: egli balla su Maya, celebrando la sconfitta dell’illusione e dell’ignoranza. Si racconta, infatti, che lo yoga sia stato un regalo di Shiva alla moglie Parvati, mostrando le asana attraverso la danza. Questo non deve sorprenderci: la danza è sempre stata un modo per celebrare la sacralità ed è, ad esempio, usata durante le cerimonie.

Carta rappresentante la danza di Schiva su Maya


Torniamo adesso agli Ariani; essi portarono 3 Veda in India: Sama Veda, Rig Veda e Yajur Veda. Il loro approccio è razionale e logico, mentre gli indiani hanno una tradizione di maggiore emotività e spontaneità. Per questo motivo, Shiva (l’uomo) fu visto ai loro occhi come un demonio, un selvaggio, e tutti gli indiani furono considerati come popolo inferiore. Shiva sposò una donna ariana allo scopo di creare alleanze ed evitare uno scontro tra le due culture.


Il Tantra influenzò notevolmente i Veda; ciò si può vedere nel quarto Veda: l’Atharva Veda, dove si trova anche la scienza dell’Ayurveda, che è tipicamente indiana. Quindi lo yoga vide la prima origine nella cultura del Tantra e poi in quella vedica.


Altro testo fondamentale sono le Upanishad, che si presentano come un riassunto dei Veda, che erano considerati come troppo complicati. Ovviamente, esse stesse subirono notevoli influenze tantriche.

L’unione di Veda e Tantra avvenne nel tempo e portò poi alla creazione dell’induismo, che è adesso una religione con dogmi, credenze, caste e rituali complessi. Lo yoga, però, non si ritrova in questo ambito: esso, infatti, ha l’intento di far emergere, in primo luogo attraverso la meditazione, le qualità di ciascuno, ordinarle e armonizzarle, integrarle fino a raggiungere uno stato di illuminazione, divenendo un’unità col divino. La religione induista nasce invece proprio per semplificare e rendere più accessibili e meno faticose le meditazioni: preghiere e mantra sono dette alle statue delle divinità. Il percorso, quindi, da interiore diviene esteriore: ha perciò bisogno di rituali e persone addette, mentre la meditazione è possibile per tutti e in qualsiasi momento. Nel 500 a.C. l’induismo era ormai una religione strutturata e monolitica.

Rinnovamenti furono portati dal Buddha Shakyamuni e da Mahavira, che diedero origine rispettivamente a Buddismo e Jainismo. Le ramificazioni successive furono numerosissime; in Asia il buddismo si suddivise in Zen (Giappone), Chan (Cina), Buddismo tantrico (Tibet), Taota (Mongolia) etc. Lo yoga seguì anche alcune di queste correnti, ad esempio dal Buddismo tantrico nacque lo shaolin, un tipo di yoga particolare.

Immagine di Shiva rappresentato come sciamano, colorato e su una pelle di tigre.

Pagine scritte in sanscrito: nessuna immagine.
Sopra, pagine dei Veda
Accanto, una rappresentazione di Shiva.


NB: In questo breve articolo ho condiviso le conoscenze a mia disposizione in merito alla storia dello yoga. Lungi da me ogni pretesa di esaustività, data anche la complessità dell’argomento, sono sempre aperta a qualsiasi ulteriore informazione, correzione, confronto e condivisione!


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