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TREKKING E VISITA A MOGGIONA

Lungo la Linea Gotica e tra i musei del borgo

Sabato 24 dicembre 2023

L’ultima escursione del corso GAE prima della pausa natalizia ha previsto una meta piuttosto classica, ma con alcune chicche particolari: il Parco della Foresti Casentinesi intorno a Camaldoli. Per l’organizzazione, l’itinerario e la visita di Moggiona dobbiamo ringraziare Massimo, un nostro collega, che abita e lavora lì e che è riuscito a coinvolgere la Pro Loco per l’apertura dei tre siti museali del borgo. La nostra giornata è iniziata con un’ottima colazione a Camaldoli, che ci ha dato l’energia di affrontare un trekking ad anello lungo la Linea Gotica; dopo pranzo, abbiamo visitato Moggiona

COLAZIONE A CAMALDOLI

Arrivati a Camaldoli subito apprezziamo la scelta della bassa stagione: il parcheggio all’inizio del paese è deserto! Facciamo solo una breve sosta per la colazione al Cafè del Parco – La Schiacciata di Camaldoli, famoso (come si può facilmente immaginare) per la sua schiacciata, prodotta secondo una ricetta benedettina.

L’ambiente è una vera chicca: mobilio in legno, un aspetto in linea con le antiche tradizioni, una vetrina di dolci a dir poco strabiliante! Ce ne sono davvero per tutti i gusti: classici (crostate, fagottini, strudel); tradizionali, come la Rosa di Camaldoli; senza zucchero; senza lattosio; persino senza glutine (ma con contaminazione) …

Camaldoli - Cafè del Parco – La Schiacciata di Camaldoli.
Camaldoli - Cafè del Parco – La Schiacciata di Camaldoli.
Camaldoli - Cafè del Parco – La Schiacciata di Camaldoli, caprese e cappuccino di soia.

TREKKING LUNGO LA LINEA GOTICA

Dopo esserci rifatti gli occhi e lo stomaco in questo bar-locanda, riprendiamo l’auto per spostarci nel piccolo spiazzo davanti all’edificio di Montanino, lungo via di Camaldoli. Da qui, parcheggiate le macchine, ci avviamo a piedi lungo via Eremo e giriamo a sinistra per imboccare una strada sterrata, via Asqua, che coincide con la direttrice nord della Via di San Francesco Firenze – La Verna.

L’ampio sentiero sale dolcemente fino ad arrivare ad un bivio, ben segnalato da un pannello illustrativo che informa gli escursionisti della presenza di un anello dedicato alla Linea Gotica: svoltiamo, quindi, a destra e proseguiamo in salita per circa 500 metri, quando il percorso diventa praticamente pianeggiante. Questo primo tratto costeggia la Riserva naturale biogenetica di Camaldoli, che rappresenta uno dei complessi boscati italiani di più antica gestione; la sua storia è legata ai monaci benedettini e da 150 anni è gestita dal Corpo forestale dello Stato. Ha un’estensione di oltre 1.100 ettari e una copertura forestale costituita per il 90% circa da boschi di abete e faggio.

Lunghezza complessiva6,5 km
Tempi di percorrenza2h30min
Dislivello231 m.
Grado di difficoltàMolto facile
SCHEDA TECNICA

Linea Gotica e postazioni tedesche

Lungo il sentiero, il numero 72 A, denominato “dei Tedeschi”, sono presenti e opportunamente segnalate le postazioni tedesche durante la Seconda guerra mondiale.

Ci troviamo lungo la Linea Gotica, ma cos’era esattamente? Si tratta di una struttura difensiva progettata per sfruttare al meglio la natura impervia del territorio, al fine di tenere un esteso fronte con forze limitate. Lungo gli Appennini, quindi, questa linea divideva l’Italia in due: da Massa Carrara a Pesaro per un totale di circa 320 km di fortificazioni, dal Mar Tirreno all’Adriatico. Lo scopo era quello di ritardare l’avanzata delle truppe degli Alleati, comandate dal generale Alexander, verso nord. La presenza della Linea Gotica, poi denominata Linea Verde nel 1944 per evitare ripercussioni propagandistiche, è strettamente legata alle uccisioni e alle rappresaglie contro partigiani e abitanti del luogo… Nel settembre del 1944 il fronte si spostò oltre il Casentino, lasciando inutilizzato questo settore di fortificazioni, anche se bisognerà attendere l’aprile del 1945 perché gli Alleati riescano ad avere la meglio sul nemico a Massa Carrara e a Bologna.

Moggiona - Sentiero dei Tedeschi.
Moggiona - Sentiero dei Tedeschi.
Moggiona - Sentiero dei Tedeschi.

Il sentiero che stiamo percorrendo è costellato dalle fortificazioni della Linea Gotica: buche scavate sull’orlo del crinale e che ospitavano i cannoni. Come erano costruite? In primo luogo, il terreno era scassato con l’uso di dinamite e tubi esplosivi o, dove ciò non era possibile, impiegando la manodopera forzata disponibile sul territorio. Nello stesso modo, erano realizzate le cosiddette piazzole per mortaio, sempre di forma circolare, larghe 2 metri e profonde 1,5.

Le buche erano collegate tramite un breve camminamento, sempre scavato e utilizzato anche come luogo di ricovero per le truppe, deposito di munizioni; questo sentiero serpeggiante era foderato con graticci di legno e dotato di canali di scolo delle acque. I camminamenti prendono spesso la forma di vere e proprie trincee, rinforzate con parapetti in pietra o sacchetti di sabbia, oltre a punti di avvistamento e centri di fuoco.

Le postazioni che possiamo vedere, ben 11 nell’arco di pochi chilometri, furono costruite tra il marzo e il settembre del 1944, ma rimasero quasi del tutto inutilizzate. Come anticipato, la presenza del segmento della Linea Gotica è strettamente collegata alla strage di civili perpetrata dalle truppe nazi-fasciste il 7 settembre 1944 e a ricordo della quale e degli altri terribili eventi della guerra è sorto a Moggiona il Mostra permanente sulla Guerra e la Resistenza.

Mentre camminiamo, possiamo fermarci ad osservare le buche e i camminamenti delle varie fortificazioni: alcuni tratti sono ancora perfettamente visibili, mentre di altri si comincia a perdere le tracce. Dopo la seconda postazione, a sinistra, notiamo un folto rimboschimento di Douglasie, mentre a destra dominano i faggi, accompagnati da abeti bianchi e pini neri.

Moggiona - Sentiero dei Tedeschi.
Moggiona - Sentiero dei Tedeschi.

Con la quarta postazione il sentiero diventa pianeggiante e la vegetazione cambia: siamo circondati da cerri e abeti bianchi. La passeggiata è molto piacevole e arriviamo velocemente fino a Poggio Muschioso, che oltrepassiamo per qualche decina di metri, proseguendo dritto al bivio fino ad arrivare ad un’abetina, un rimboschimento di abete bianco, tipicamente coltivato dai monaci che lo utilizzavano a reddito come selvicoltura.

Da qui è possibile continuare fino al Rifugio Secchieta e oltre, ma noi torniamo sui nostri passi per scendere verso la località La Rota. Da non perdere, proprio al bivio, la fototrappola piazzata sul tronco di un albero: questi sentieri, infatti, sono percorsi da tanti animali del bosco e in particolare dai lupi, che lasciano spesso i loro escrementi. I filmati raccolti da questa fototrappola e da altre poste nei dintorni sono visibili allo spazio espositivo del Percorso del Lupo a Moggiona.

Località La Rota

La discesa ci conduce fino a La Rota, un complesso costituito da 37 ettari caratterizzati da una grande varietà: rimboschimenti di conifere, pascoli, boschi cedui invecchiati e aree di calanchi. L’intervento dell’uomo nel corso dei secoli ha plasmato il territorio, diversificando gli ambienti… Questi terreni subirono fortemente l’influenza del Monastero di Camaldoli, che li amministrava insieme ai suoi altri possedimenti, denominati come “Dispensa di Camaldoli e suoi poderi” e che univano i poderi di Asqua e altri intorno a Moggiona, dove erano raccolti i prodotti destinati alla mensa dei monaci.

Dopo essere appartenuta a privati, l’area de La Rota è ora inclusa all’interno del Sito d’Importanza Comunitaria “Foreste dell’Alto Bacino dell’Arno”, ed è stata acquistata dall’Ente Parco Nazionale nel 2003, divenendo pubblica.

Moggiona - Sentiero dei Tedeschi.
Moggiona - Sentiero dei Tedeschi.
Moggiona - Sentiero dei Tedeschi.

Al bivio giriamo a destra, lungo un sentiero che corre pianeggiante lungo una curva di livello: siamo sempre sul Sentiero dei Tedeschi, che lo utilizzavano per il rifornimento delle truppe asserragliate nelle varie postazioni e alle quali venivano portati munizioni e materiali.

Anche qui la nostra camminata è molto piacevole e varia: oltre ai resti delle fortificazioni, possiamo apprezzare una parte interamente occupata da Douglasie e notare alcune cataste di legno addossate agli alberi. Si tratta di un sistema per monitorare la presenza degli insetti xilofagi, come la Rosalia Alpina, che sono lasciati liberi di attaccare questi tronchi morti e possono essere così studiati.

Oltre l’undicesima e ultima postazione della Linea Gotica il panorama si apre e possiamo ammirare il Pratomagno, Stia e Poppi. Poco dopo il sentiero si ricongiunge con l’ampia sterrata di via Acqua, che ci riconduce alle auto.

MOGGIONA

Il nostro trekking ci ha portati sopra al borgo di Moggiona, che non possiamo assolutamente non visitare! Sorto su uno sperone roccioso in una piccola valle chiusa a circa 700 metri s.l.m., il paese ha origini molto antiche, di epoca preromana e legate alla presenza di vie di comunicazione e alla difesa dei pascoli di montagna. Il toponimo Moggiona potrebbe derivare dal nome etrusco di una persona, come anche altre parti del Casentino…

Moggiona.
Moggiona - Chiesa di San Giacomo.

Storia

I primi documenti sul borgo, però, risalgono solo all’anno 842 d.C., quando il vescovo di Arezzo Pietro I istituì la Canonica aretina e la dotò di alcuni possedimenti, tra cui, appunto, Moggiona. 

Nel 1012 il monaco San Romualdo fondò l’Eremo di Camaldoli, a pochi chilometri dall’antico paesino… Questa vicinanza fu determinante: la storia di Moggiona fu legata a quella di Camaldoli e dei suoi monaci, che si espansero in tutti i territori circostanti. Ad esempio, i Conti Guidi di Romena, che vantavano diritti sul borgo, vi rinunciarono nel 1146 in cambio del pagamento di una tassa e nel 1368 senza esigere più niente.

Nel 1269 la comunità di Moggiona si dotò di un proprio statuto, rinvenuto nella biblioteca del Monastero di Camaldoli, e alla fine del XV secolo eremo e paese passarono alla Repubblica fiorentina, che permise loro di godere di una serie di autonomie ed esenzioni fiscali. 

Intorno al 1645 venne istituita la Compagnia del Santissimo Sacramento di Moggiona, una compagnia di laici che tuttora esiste. La contea venne sciolta dal Granduca Pietro Leopoldo (1776) e passò alla comunità di Bibbiena e poi a quella di Poppi, del cui Comune Moggiona fa parte tuttora.

Oltre alle vicende storiche più antiche, è importante conoscerne una fondamentale, appartenente al recente passato e ricordata in una grande targa illustrativa nella piazza principale del paese: la strage di Moggiona, perpetrata il 7 settembre 1944, quando 18 civili (bambini, donne e anziani) furono uccisi dai nazi-fascisti (le testimonianze raccolte narrano di soldati tedeschi, ma alcune riferiscono che parlassero italiano). Si trattava dei membri di famiglie trattenute nel borgo per svolgere lavori per le truppe, come preparare il cibo, lavare i pani, cucire.

I 3 eco-musei

A memoria dei fatti del 1944, è stata istituita la Mostra permanente sulla Guerra e la Resistenza in Casentino, che occupa un’ampia sala davanti alla Chiesa. Qui un plastico riproduce l’andamento della Linea Gotica sul territorio, alle pareti sono affissi i manifesti del tempo e nelle vetrine sono esposte le armi e gli oggetti di vita quotidiana dei soldati. Questo spazio è provvisto di piccola biblioteca ed mette in mostra pannelli, disegni e documenti storici originali.

Moggiona - Mostra permanente sulla Guerra e la Resistenza in Casentino.
Moggiona - Mostra permanente sulla Guerra e la Resistenza in Casentino.

Oltrepassata la chiesa, in un piccolo fondo posto ad angolo, possiamo entrare nella Bottega del Bigonaio, nata per volontà della Pro Loco di Moggiona per non perdere la memoria del mestiere del bigonaio, ovvero l’artigiano che realizzava contenitori in legno per la raccolta dell’uva. Questa antica occupazione si diffuse soprattutto nell’Ottocento, quando divenne una delle attività principali del paese: numerose botteghe producevano barili e bigoni, occupandosi anche della loro manutenzione e recandosi periodicamente nelle fattorie del Chianti. Moggiona divenne così rinomata per la sua attività artigianale che le condizioni di vita migliorarono rispetto ad altri piccoli centri del Casentino, nei quali l’economia era basata solo su agricoltura e pastorizia.

L’avvento e il sempre maggiore utilizzo delle materie plastiche hanno determinato, a partire dalla fine degli anni Sessanta, la decadenza e la fine del mestiere del bigonaio. In un primo momento gli artigiani iniziarono a produrre non solo e non tanto bigoni, ma sopratutto oggetti di arredamento e mobili; tuttavia, la tradizione è andata via via scomparendo. Adesso rimane un solo bigonaio in paese e l’attività terminerà quando l’anziano artigiano chiuderà la propria bottega.

La visita si compone di due sezioni: in una prima parte è ricostruito l’ambiente tradizionale con l’esposizione di antichi attrezzi, mentre nella seconda possiamo ammirare una raccolta di manufatti vari, bigoni, piccoli mobili e arredi rustici.

Un’ultima curiosità sui bigonai: quelli di Moggiona vinsero la medaglia d’oro per gli attrezzi agricoli nel concorso per l’artigianato rurale che si tenne alla Mostra dell’Artigianato di Firenze nel 1954. Nel 1968, inoltre, la Camera di Commercio di Arezzo premiò due famiglie artigiane, i Ballerini e i Rosselli; i primi ricevettero una medaglia d’oro per oltre due secoli di ininterrotta e documentata attività artigianale, mentre i secondi si guadagnarono un argento per una produzione di poco più breve…

Moggiona - Bottega del Bigonaio.
Moggiona - Bottega del Bigonaio.
Moggiona - Bottega del Bigonaio, presepe.

L’ultimo eco-museo di Moggiona è dedicato soprattutto ai più piccoli: il Percorso del Lupo, nato su iniziativa del Parco nazionale delle Foreste Casentinesi. Si tratta di un itinerario di visita dedicato al lupo, che da alcuni anni ha ripopolato spontaneamente questo correttorio. Quattro sono le tappe: il punto di accoglienza presso il bar all’inizio del paese; il percorso faunistico con un piccolo osservatorio in località Tega; il Parco giochi tematico; lo Spazio espositivo e didattico, collocato sopra alla Mostra permanente sulla Guerra e la Resistenza. È proprio qui che veniamo accolti in un bell’ambiente colorato, con una sala per l’ascolto e l’informazione sul lupo, la visione di filmanti catturati dalle fototrappole e persino una saletta per guardare un breve cartone animato che illustra i principali falsi miti sul lupo. Una vera chicca!

Le tre strutture espositive costituiscono un importante valore aggiunto al paese di Moggiona e perseguono in modi diversi lo scopo di documentare, trasmettere e divulgare aspetti differenti della storia locale. Per la loro apertura e cura dobbiamo ringraziare la Pro Loco, che ha ereditato anche l’organizzazione dell’annuale Sagra delle Brici e della Festa del Fungo Porcino, nate negli anni Settanta. Moggiona è un borgo attivo e vitale, piacevole e riservato durante l’inverno, con le sue stradine e i vicoli deserti…

Chiesa di San Giacomo

Prima di concludere la nostra visita non possiamo non dedicare uno sguardo alla Chiesa di San Giacomo, la cui facciata rustica ed essenziale domina la piazza principale. Documentata fin dal 1107, questo edificio di culto ha subito negli anni numerose modifiche e ampliamenti.

All’interno sono conservati tre altari: il maggiore (1943) è contornato da due angeli porta-torcia lignei del XVI secolo e sovrastato da un pregevole crocifisso ligneo del XVI secolo; quello delle Reliquie (a destra) conserva in teche lignee sigillate del XVII secolo varie reliquie di santi; l’Altare della Madonna (a sinistra) è in pietra serena, risale al 1617 e presenta in basso gli stemmi di Moggiona e dei Monaci Camaldolesi.

Ultima opera degna di nota è la tela raffigurante la Visitazione, opera della fine del XVI secolo, attribuita a Simone Ferri; oltre ai vari santi raffigurati, possiamo scorgere, in alto sul monte, il Sacro Eremo di Camaldoli.

Moggiona - spazio espositivo del Percorso del Lupo, gruppo GAE.
Moggiona - presepe.

I presepi di Moggiona

Sicuramente il nostro consiglio è quello di passare da Moggiona durante la bassa stagione… Se ci capitate durante il periodo natalizio, poi, potreste godere delle decorazioni festose e soprattutto dei presepi realizzati ungo le strade e molto particolari, in quanto dedicati ai bigonai.

Il primo, nella piazza principale, è allestito dentro ad un albero in legno composto dalle doghe dei bigoni! Il secondo, dentro la Chiesa, è realizzato dall’antica Compagnia del Santissimo Sacramento e il suo scenario richiama gli antichi mestieri, con un Gesù bambino posto all’interno di un bigone… Infine, il terzo presepe è visibile dalla vetrina della Bottega del Bigonaio.

Ormai il sole è tramontato ed è arrivato il momento di tornare a casa: siamo un po’ stanchi, ma entusiasti di aver conosciuto un luogo così affascinante, in cui natura, storia e tradizioni si intersecano inestricabilmente.


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