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“IL COLONNELLO CHABERT” DI H. DE BALZAC

Un classico su avidità, arrivismo e ingiustizia

GENNAIO 2025

Balzac, pur essendo un classico, non rientra tra i miei autori preferiti né tra quelli che leggo più volentieri. Per questo, quando ho acquistato “Il colonnello Chabert” approfittando di uno sconto alla nostra libreria di fiducia a Cavalese, ero molto scettica sull’effettiva possibilità di concludere il romanzo… Invece, mi sono sorpresa perché non solo l’ho letto, ma l’ho pure scelto per primo tra i miei acquisti!

  1. Trama;
  2. L’autore;
  3. Cosa ne penso?

Balzac è uno di quegli autori che può intimidire: ce lo propongono a scuola, ci costringono a leggere estratti, riassunti, biografie… Il risultato è che molti di noi coltivano un ricordo pauroso del grande scrittore francese. Approcciarsi ad una delle sue opere, quindi, appare a volte una sfida eccessiva. Non è così con Il colonnello Chabert, che ci sembra subito più appetibile, anche grazie alla sua brevità.

Una volta superato l’ostacolo del primo approccio, in realtà, ho pure scoperto che questo romanzo mi è piaciuto… pur continuando a non amare particolarmente l’autore. Le prime pagine scorrono in modo più lento e appare chiaro l’intento di raffigurare un quadro di quelli che erano gli studi degli avvocati del periodo: nessun dettaglio viene risparmiato né addolcito.

Honoré de Balzac, Il colonnello Chabert, Dalai editore, Milano, 2011.


Il lettore si immerge nell’atmosfera maleodorante, sporca e polverosa di uno stanzone, ascolta le frasi ampollose e giuridiche dettate agli scrivani, gli improperi e le calunnie verso i colleghi e i clienti, le sfacciataggini e le scommesse; osserva il degrado sudicio della stanza, la brutalità dei dipendenti, i resti di cibo, le carte spiegazzate e trattate senza rispetto.

Superato questo lungo quadretto iniziale, la storia entra nel vivo ed è, tutto sommato, coinvolgente. Leggendo, immaginiamo già il finale, ne abbiamo il netto presentimento, ma continuiamo a patire con i personaggi, ci indigniamo, arrabbiamo e addoloriamo, proviamo pietà, stizza e nervosismo.

“(…) come una certa signora che, tormentata per quindici anni dalla febbre, non appena si è sentita meglio si è convinta di aver preso, il giorno stesso della guarigione, una malattia diversa. Ad alcune gioie non si crede più: quando si presentano è come se fosse calato un fulmine, si rimane bruciati.”
p. 49

Come scrive Yves Angelo, “sotto un intrigo romantico, il libro presenta una problematica eternamente attuale come la natura umana: l’ambiguità del comportamento umano e sociale, la dialettica verità-menzogna, il gioco delle parti caro a Pirandello, la contraddizione tra maschera sociale (atteggiarsi, mentire) e aspirazioni profonde” (p. 17).

Le figure sono ben tratteggiate e coerenti con il ruolo assegnato loro dall’autore, anche se non arrivano mai al punto di divenire delle macchiette. Sono gli abitanti di un mondo che non lascia spazio alla nobiltà d’animo, in cui il coraggio e l’abnegazione non sono ricompensati e la giustizia non può funzionare contro i sotterfugi, l’avidità e gli inganni.

“(…) tre tipi di persone che non possono avere amore per il mondo: il prete, il medico e il magistrato. Forse vestono di nero per onorare il lutto di tutte le virtù, di tutte le speranze. (…) noi vediamo rinnovarsi continuamente le stesse colpe. Nulla può prevenirle. I nostri studi sono cloache che non ammettono pulizia. (…) ci sono troppi delitti contro cui la giustizia non può fare nulla. Tutte le cose terribili che i romanzieri pensano di inventare con i loro intrecci non riescono minimamente a rendere l’orribile realtà.” p. 103

Honoré de Balzac, Il colonnello Chabert, Dalai editore, Milano, 2011.

Il romanzo si conclude con l’annotazione del luogo, Parigi, e dei mesi della prima pubblicazione, tra febbraio e marzo 1832, in quattro puntante sulla rivista L’Artiste. Il titolo originario, però, era La Transaction, alludendo al contesto giuridico tra il colonnello protagonista e la moglie. Già nell’ottobre 1832 uscì una versione non autorizzata, inserita in un’antologia, in cui il romanzo figurava con il titolo che conosciamo oggi, Il colonnello Chabert. Nel 1835 fu inserito dall’autore, con il titolo La Comtesse a deux maris, nella sezione Studi sui costumi di Scene di vita parigina. La forma definitiva della divisione in capitoli e del testo, oltre che del titolo, fu realizzata solo nel 1844; l’anno dopo comparve nella sezione Scene di vita privata e l’ultima versione fu raggiunta nel 1847.

Fin dalla sua pubblicazione e da una versione teatrale non autorizzata, il pubblico accolse con favore quest’opera, che Balzac inserì nel progetto della sua Commedia. Rispetto ad altri romanzi, Il colonnello Chabert, però, ha sempre goduto di un notevole successo, anche per i temi affini alla letteratura novecentesca. Non a caso, ne sono state realizzate varie versioni cinematografiche nel corso degli anni, dal 1911 al 1920 (versione italiana), dal 1932 al 1943, fino al 1994.

TRAMA

Ambientata durante la Restaurazione, la storia si concentra sul dramma di un ufficiale napoleonico, il colonnello Chabert, che, ritenuto morto in battaglia, torna a Parigi dopo numerose e terribili avventure, deciso a ritrovare la propria identità. Tuttavia, si scontra con indifferenza e altri interessi; un giovane avvocato decide di aiutarlo, ma predominano il nuovo arrivismo e l’avidità di denaro, impersonati dall’ex-moglie del colonnello, adesso sposata con un altro uomo.

HONORÉ DE BALZAC

Nato nel 1799, intraprese la carriera di avvocato e si appassionò alla filosofia; mosso dal desiderio di diventare scrittore, ottenne dalla famiglia un anno di tempo per dimostrare il proprio talento. La sua prima opera, la tragedia Cromwell (1820), però, non ottenne successo. Successivamente, tra il 1821 e il 1822 collaborò con Le Poitivin alla stesura di alcuni romanzi conformi alla moda del tempo; negli stessi anni intrecciò una relazione amorosa con madame de Berny, che aveva l’età della madre di Balzac e con cui egli ebbe un rapporto fino alla morte di lei (1836).

Dedicandosi alla scrittura di romanzi, melodrammi e poesie, nel 1824 si trasferì a Parigi, dove frequentò il circolo letterario di Horace Raisson, specializzato in piccole guide dedicate alla vita parigina. Non a caso, nel 1826 pubblicò La fisiologia del matrimonio.

La società fondata con l’editore Canel nel 1825 fu un fallimento, così come la tipografia avviata un anno dopo: Balzac era sul lastrico e solo grazie a madame de Berny riusciva a sanare i debiti. Il primo romanzo pubblicato con il proprio nome fu Gli sciuani, un altro insuccesso. Continuava, tuttavia, a frequentare gli ambienti letterari parigini, dove conobbe Victor Hugo, e divenne alla fine celebre per la seconda edizione de La fisiologia del matrimonio.

Honoré de Balzac, Il colonnello Chabert, Dalai editore, Milano, 2011.

Tra il 1830 e il 1831, pubblicò su rivista alcuni racconti; raccolse alcune opere sotto il titolo Scene di vita privata (tra cui Gobseck) e pubblicò un nuovo romanzo, La pelle di zigrino, che lo consacrò al successo. Per far fronte alla vita lussuosa che conduceva, scriveva numerosi racconti e romanzi, ispirati principalmente alla sua primigenia vena noir (come i Contes drolatiques, 1831), alle sue meditazioni filosofiche (come la Notice biographique sur Louis Lambert), all’osservazione della società (come Il colonnello Chabert, 1832). Tra il 1833 e il 1835 Balzac si dedicò assiduamente alla scrittura con Il medico di campagna, romanzo di costume, le Histoires des Treize (tre romanzi noir immersi nella realtà sociale francese), e soprattutto con Eugénie Grandet (1833), La ricerca dell’assoluto e Papà Goriot (1834).

Dal 1835 iniziò a frequentare la baronessa Hanska, che sposò tre mesi prima di morire. Dopo l’ennesimo insuccesso, i debiti lo costrinsero a spostarsi in Italia (1837), dove incontrò Alessandro Manzoni. In questi anni Balzac cominciò a riorganizzare le proprie opere in un grande progetto letterario-filosofico, composto da sezioni (Studi sui costumi, gli Studi filosofici e gli Studi analitici) e denominato Commedia umana. Lavorò anche ad un nuovo ciclo, quello delle Illusioni perdute, pubblicate per la prima volta nel 1837.

Nel 1841 firmò il contratto per la pubblicazione della Commedia umana e si dedicò contemporaneamente alla stesura di più opere, ossessionato dal proprio progetto. Negli ultimi anni continuò a viaggiare per l’Europa e pubblicò con successo La cugina Bette nel 1846. Morì nel 1850, poco dopo il matrimonio con la baronessa ucraina Hanska.


IL LIBRO
Honoré de Balzac, Il colonnello Chabert, Dalai editore, Milano, 2011.


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