Una cronaca delicata, vera e toccante
FEBBRAIO 2025
Tra i libri che ho preso in super sconto (1,90 euro!) alla libreria Pensieri Belli di Cavalese, l’unico romanzo contemporaneo che ho trovato è stato quello di Brigitte Giraud, autrice resa celebre da “L’amore è sopravvalutato”. Non avevo grandi aspettative, ma ha saputo coinvolgermi e toccarmi nel profondo, anche per il modo delicato e non banale con cui affronta il difficile argomento del lutto.
A volte la scelta di un libro è davvero casuale: a me attiravano una serie di fattori piuttosto irrilevanti, come il titolo, la nazionalità (francese) dell’autrice e il fatto che fosse l’unico romanzo contemporaneo di genere non fantasy proposto nella cesta delle offerte. Pur non essendo un libro che definirei un capolavoro, sono stata felice di leggerlo e l’ho finito in pochi giorni sia perché breve sia per la sua grande scorrevolezza, pur trattando di un argomento doloroso.
Il romanzo, infatti, racconta i giorni tra la morte del marito della narratrice e il funerale. Brigitte Giraud riesce ad essere molto delicata, non calca le parole, non inasprisce il dolore né lo trasforma in retorica. La storia è vera, toccante, commovente.
“(…) diventa la mia battaglia, l’unica battaglia che possa ancora combattere. Un dettaglio, ancora uno. Ma là dove non resta nulla, tanto vale imporre l’irrisorio.”
p. 33
Queste pagine sono capaci di coinvolgerci da vicino, anche se non abbiamo provato un’esperienza simile, e raggiungono il nostro animo, scavando in profondità. Il lettore si pone subito nella prospettiva della protagonista, si immedesima in lei, prende le sue difese, partecipa alla rabbia, alla frustrazione, alla mancanza di senso, alla stanchezza e alla resa, al vuoto, alla solitudine e alla ricerca di contatto umano.
La scrittura segue il flusso di pensieri ed emozioni della narratrice, oltre agli eventi che accadono. Il romanzo si apre in modo lapidario: due frasi secche, un dato di fatto (“Questa sera Claude è morto.”) e un sentimento (“L’amavo.”).
Lo strappo, la lacerazione creata dalla morte stabilisce un prima e un adesso, in cui la donna va avanti, sopravvive, prende decisioni, sbaglia, cede alle idee e alle pretese altrui, combatte, si trasferisce nella nuova casa dove la famiglia doveva andare a vivere insieme. Sappiamo che il tempo lenirà il dolore, ma sul momento assistiamo alla lotta che segue una morte.
“Certo, l’amore è bello, ma sembra che non protegga da nulla. Allora vuol dire che non è poi una gran cosa, l’amore: non impedisce di morire.”
p. 72
Non solo vi è la difficoltà di accettare ciò che è accaduto, ma anche quella di raccontarlo ad un figlio, spiegare qualcosa di insensato alle persone care, interpretare e ripensare la propria vita. In questa narrazione dominata da un linguaggio semplice e immediato, con uno stile lapidario e asciutto, si aprono interrogativi esistenziali sull’amore e sulla felicità. Ed ecco che tutti noi possiamo immedesimarci nell’inconsapevolezza della felicità passata, mentre si è sempre proiettati verso il futuro, come se dovesse regalarci qualcosa di migliore di cui potremo godere in pace.
“Sembra ridicolo parlare di felicità quando non esiste più, accettare la sua realtà a posteriori. Scopro oggi che ero felice. (…) Ero inquieta, angosciata, ma felice. Perché queste cose non si sanno? (…) Perché si pensa che il domani sarà per forza migliore, ci aspettiamo di meglio, di più, troviamo che il presente sia miserabile rispetto a ciò che succederà. Aspettiamo di traslocare in una nuova casa, più grande e con il giardino, di essere in vacanza, di avere un secondo figlio, di pubblicare un libro, di avere successo, di avere abbastanza denaro per lavorare meno, attendiamo di essere liberi. Abbiamo gli occhi inchiodati sull’avvenire, non ci stacchiamo dalla linea dell’orizzonte. Aspettiamo di essere tranquilli, finalmente in pace, aspettiamo domani. A forza di aspettare, viviamo scalpitando ogni giorno che passa, come fosse provvisorio, non troviamo una vera collocazione. (…) non vogliamo sapere di essere felici.”
pp. 62-63
Mentre viviamo la morte può irrompere all’improvviso, in modo insensato, concreto, banale e materiale… Il romanzo è permeato da una profonda umanità, che rende il testo accessibile a tutti, universale, e ci porta a interrogarci sulla nostra vita.
TRAMA
La protagonista e narratrice si trova all’improvviso ad affrontare il dolore per la perdita del marito, vittima di un incidente in moto: lo strappo sancito da questo lutto segna un prima e un adesso, nel quale la donna si muove cercando di continuare a vivere. Deve, infatti, prendere decisioni, scegliere la bara, la musica per la cerimonia funebre, completare il trasloco nella nuova casa, dire al figlio di otto anni che non vedrà più suo padre…
BRIGITTE GIRAUD
Nata in Nigeria nel 1960, è una scrittrice, traduttrice e giornalista francese. Nel 2008 ha pubblicato la raccolta di racconti L’amore è sopravvalutato, a cui è seguito il romanzo E adesso? (2009) e, poi, Un anno molto particolare (2010). Ha vinto il Premio Goncourt nel 2022 con Vivi veloce.
IL LIBRO
Brigitte Giraud, E adesso?, Guanda Editore, Parma, 2009.
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