Lettere di un epilogo che è il romanzo di una vita
MARZO 2025
Ho comprato questo romanzo al mercatino solidale dell’usato della Banda del Buonumore ODV, domenica 2 marzo, durante la raccolta fondi che stava facendo per l’Associazione ASSMaF ODV. In verità, ho dovuto scegliere un po’ a caso perché volevo prendere assolutamente un libro, ma non sapevo quale…
Numerosi sono stati i riscontri che ho avuto su Va’ dove di porta il cuore prima ancora di acquistarlo! Quando una cliente del mercatino me lo ha visto in mano mi ha subito raccontato che anni fa una copia fresca di stampa le era stata regalata da un uomo che le faceva la corte sul lavoro, ma lei era già sposata (dopo averlo letto, capisco perché abbia scelto proprio questo libro); è intervenuta allora una volontaria che ci ha confidato di averlo letto una decina di volte! Poche ore dopo, parlando con la mia amica e collega Costanza, però, il parere è stato diverso: il romanzo non l’aveva molto colpita…
In realtà, le recensioni hanno avuto poco impatto sulla mia decisione di leggere Va’ dove ti porta il cuore, perché avevo bisogno di qualcosa di semplice, che mi permettesse di distrarmi e non pensare, dato che stavo attraversando un momento di fatica a lavoro e fuori. In questo senso, il romanzo ha raggiunto il suo scopo.
Tuttavia, l’argomento trattato non è affatto leggero o allegro: nell’arco di circa un mese, la narratrice scrive una serie di lettere alla nipote lontana, che ha cresciuto come una figlia. L’anziana sta morendo e vuole lasciare una traccia di sé alla giovane donna, con cui al momento non ha alcun rapporto e che sta cercando se stessa oltre oceano.
“Dietro la maschera della libertà spesso si nasconde la noncuranza, il desiderio di non essere coinvolti. (…) L’amore non si addice ai pigri, per esistere nella sua pienezza alle volte richiede gesti precisi e forti. (…) Avevo mascherato la mia vigliaccheria e la mia indolenza con l’abito nobile della libertà.”
p. 5
“La prima qualità dell’amore è la forza (…) Ma per essere forti bisogna amare se stessi; per amare se stessi bisogna conoscersi in profondità, sapere tutto di sé, anche le cose più nascoste, le più difficili da accettare. Come si fa a compiere un processo del genere mentre la vita con il suo rumore ti trascina avanti?”
p. 62
“La comprensione esige il silenzio. (…) Il rumore continuo, il fracasso sono una specie di droga, quando ci si è abituati non se ne può fare a meno.”
p. 74
“(…) ho la sensazione che adesso tutto sia più accelerato. La storia fa accadere tante cose, ci bersaglia con avvenimenti sempre diversi. Alla fine di ogni giorno ci si sente più stanchi; al termine di una vita, esausti.”
p. 155
Si costruisce così il racconto di una vita, di un’identità, di un passato e di una storia di famiglia. Forse la narratrice vuole giustificarsi, spiegare, dare un senso a ciò che è accaduto, permettere alla nipote di imparare e comprendere.
Personalmente, mi piace l’idea di trattare mediante lettere e memorie una vicenda familiare, della quale il lettore ha un solo punto di vista, una prospettiva individuale unica e forte. Non è così anche nella nostra vita? Nonostante i nostri sforzi, infatti, il racconto e la memoria di ciò che abbiamo fatto, di quello che è accaduto, rimarrà sempre e solo un nostro modo di vederlo e interpretarlo, una nostra prospettiva.
“La rinuncia di sé conduce al disprezzo. Dal disprezzo alla rabbia il passo è breve. Quando capii che l’amore di mia madre era un fatto legato alla sola apparenza, a come dovevo essere e non a com’ero davvero, nel segreto della mia stanza e in quello del mio cuore cominciai a odiarla.”
p. 34
“È più facile morire di niente che di dolore, al dolore ci si può ribellare, al niente no.”
p. 103
La trama non è affatto rosea; anzi, pare come una sequenza di sventure, di dolori e rifiuti, di morti incomprensibili, di ostacoli da superare. Tuttavia, la trovo affine al mio sentire e mi affascina per il modo in cui è narrata, aggiungendo un tassello dopo l’altro, una sequenza di episodi che compongono il puzzle di un passato di anni e anni, dall’infanzia alla vecchiaia.
Rimango, invece, più perplessa dal tentativo di dire qualcosa, da una retorica semplice e un po’ scontata, dal voler attribuire necessariamente un significato a ciò che è accaduto, senza però dire nulla di davvero eclatante o eccezionale. Su questo punto sono dubbiosa: non capisco se il problema è della narratrice (e allora potrei perdonarla, forse addirittura comprenderla e sostenerla perché sarebbe la rappresentazione di un essere umano qualunque, banale, quotidiano) oppure dell’autrice (e allora sarebbe una pecca importante del romanzo).
“Fare errori è naturale, andarsene senza averli compresi vanifica il senso di una vita.”
p. 142
“Se la vita ha un senso (…) questo senso è la morte, tutte le altre cose vorticano solo intorno. (…) con il pensiero lo sappiamo tutti, ma saperlo con il pensiero è una cosa, saperlo con il cuore è un’altra, completamente diversa.”
p. 144
In ogni caso, si tratta di un libro semplice, scorrevole, anche se con pochi dialoghi; è adatto ad un pubblico ampio, in particolare femminile, forse con un occhio di riguardo a chi si trova già a metà o oltre della propria vita…
“Il Caso. (…) in ebraico questa parola non esiste. Per indicare qualcosa di relativo alla casualità sono costretti a usare la parola azzardo che è araba. (…) È buffo ma anche rassicurante: dove c’è Dio non c’è posto per il caso, neppure per l’umile vocabolo che lo rappresenta. Tutto è ordinato, regolato dall’alto, ogni cosa che ti accade, ti accade perché ha un senso. Ho sempre provato una grande invidia per quelli che abbracciano questa visione del mondo senza esitazione, per la loro scelta di levità. Per quel che mi riguarda con tutta la buona volontà non sono mai riuscita a farla mia per più di due giorni consecutivi: davanti all’orrore, davanti all’ingiustizia ho sempre indietreggiato, invece di giustificarli con gratitudine mi è sempre nato dentro un gran senso di rivolta.”
pp. 45-46
TRAMA
L’anziana Olga, sola in casa con il cane Buck, scrive una serie di lettere alla nipote lontana, raccontandole la propria storia, il passato, le decisioni compiute, i rimpianti, le gioie e le passioni, tutto ciò che l’ha condotta al presente.
SUSANNA TAMARO
Nata a Trieste nel 1957, ha vissuto a Roma e si è poi trasferita in campagna vicino a Orvieto.
Ha esordito nel 1989 con il romanzo La testa fra le nuvole e nel 1991 ha pubblicato il libro di racconti Per voce sola, tradotto in molti Paesi europei. Nel 1992 ha scritto anche una favola per bambini, Cuore di Ciccia, e, due anni dopo, il best-seller Va’ dove ti porta il cuore, che vanta due milioni e mezzo di copie vendute nel solo primo anno e quattordici milioni di copie in totale nel mondo, oltre ad essere stato portato sul grande schermo da Cristina Comencini nel 1995.
Numerose sono state le pubblicazioni successive, tra cui Salta Bart!, con il quale ha vinto la prima edizione del Premio Strega per ragazzi per la categoria +6. Qui sono disponibili maggiori informazioni sull’autrice e sui suoi libri: https://www.susannatamaro.it/
IL LIBRO
Susanna Tamaro, Va’ dove ti porta il cuore, Baldini&Castoldi s.r.l., Milano, 1994 (27° edizione).
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