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“SCEGLI ME” DI MULUYE FERABOLI

Un romanzo autobiografico di crescita e maturazione

FEBBRAIO – MARZO 2026

Potrei considerare questo libro tra quelli letti “per lavoro”, ma in verità mi ha fatto veramente piacere scoprirlo e ne ho apprezzato sia l’aspetto umano sia la storia da un punto di vista professionale. L’Ente per cui lavoro, AIAU ODV ETS, è stato contattato dall’autrice, Muluye Feraboli, che è stata così gentile da inviare una copia all’Associazione. Io l’ho letto subito e, al di là delle attività che potranno eventualmente essere realizzate a livello istituzionale, mi fa piacere scriverne una breve recensione personale.

  1. Trama;
  2. L’autrice;
  3. Cosa ne penso?

Scegli me è un romanzo autobiografico, che ripercorre la vita dell’autrice dai primissimi anni in Etiopia, presso la tribù dov’è nata, fino all’abbandono per le pericolose strade di Addis Abeba, dall’ingresso in orfanotrofio all’adozione da parte di una famiglia italiana con due figli; la storia segue il periodo dell’infanzia e dell’adolescenza, l’esperienza all’estero in Irlanda e i due viaggi in Etiopia, la passione per la musica e l’impegno nella cooperazione internazionale.

Il libro, quindi, è anche un romanzo di formazione, durante il quale assistiamo ai cambiamenti, alla crescita e alle oscillazioni nelle varie fasi della vita e nelle diverse età.  È la storia di una rinascita, ma anche di dolore, rabbia, incomprensione, ricerca di un significato e di uno scopo.

Come è facile immaginare, vi si rintracciano tutti i temi dell’adozione: abbandono, violenza, identità, senso di appartenenza, colpa, desiderio di “essere come gli altri” e impressione di estraneità, ricerca delle origini e rapporto con il passato, inadeguatezza, gratitudine, interrogativi su una propria maternità in futuro… Una bambina che vuole essere perfetta per essere amata; che vuole piacere agli altri, a tutti, per essere accettata; che non vuole dare motivi di dispiacere o delusione alle persone care.

“L’adozione è un’opportunità di salvezza e di rinascita.”

p. 154

Accanto a questi argomenti ricorrenti, che ben conoscono coloro che sono parte del mondo dell’adozione, vi sono alcune specificità legate al Paese (come la diversità del colore della pelle, la cultura differente) e alla storia personale. Dolorosa è la parte del libro che affronta il tema del razzismo, oltre a qualche episodio di bullismo; ascoltare la voce della bambina che pensa di poter diventare bianca “se si comporterà bene” è una rivelazione per coloro che non hanno mai prestato grande attenzione al colore della propria pelle.

Sono rimasta particolarmente colpita non tanto dalle condizioni di vita della tribù in cui Muluye è nata (ne avevo già sentito parlare grazie ad un altro romanzo, La biblioteca sul cammello, anche se è ambientato in Kenya), ma soprattutto dalla situazione dei bambini e dei ragazzi abbandonati nelle strade delle grandi città. Mi ha impressionata il pensiero che, se di giorno lottavano per procurarsi acqua e cibo, di notte dovevano nascondersi e trovare riparo per non essere predati da animali selvatici, come le iene. Leggendo quelle pagine, ho riflettuto su quanto poco possiamo immaginare realtà come quella…

Da persona che lavora nel settore delle adozioni internazionali, posso affermare che questo romanzo è un vero e proprio manuale, che aiuta a comprendere emozioni e sentimenti di un bambino e poi di un ragazzo che viene adottato. Non vi è alcuna banalizzazione né uso di cliché né desiderio di suscitare pietismo, edulcorare o tragedizzare.


È una storia, una storia vera, vista attraverso gli occhi di una bambina, di una ragazza che poi è diventata adulta e guarda al passato con la maturità di chi ha superato i 30 anni. Muluye racconta lo spaesamento, la rabbia, il dolore, ma con la pacatezza di chi ha trascorso quella fase della vita, in un modo consapevole e non giudicante.

Scopo del libro è proprio narrare: attraverso il racconto e l’espressione di sé (come con la musica e la canzone scritta da ragazza e poi ripresa) è possibile dare un senso e condividere con gli altri, aiutarli ad assumere una prospettiva inusuale. Non c’è spettacolarizzazione, ma umiltà e semplicità che possono raggiungere tutti in modo autentico.

I genitori adottivi e le altre persone incontrate rimangono sullo sfondo di un percorso che è personale, intimo, privato. Non per questo sono poco importanti: le relazioni assumono un ruolo fondamentale nella storia e nella vita di Muluye. Non a caso, le pagine finali del libro sono dedicate ai ringraziamenti e a portare una testimonianza corale dell’impatto delle persone sulla protagonista e di lei stessa sugli altri.

Chi ama e diventa un modello può indicare la strada e supportare, chi viene incontrato lungo la via può fornire uno spunto di confronto e di riflessione. Il cammino deve essere compiuto da soli, sorretti dalla propria volontà, ma non in solitudine.

“Quando un figlio soffre non sempre sa come chiedere l’aiuto che gli serve e non sempre si rivolge ai genitori per paura di deluderli e di farli soffrire. Proprio per questo l’amore dei genitori deve essere paziente e più forte di tutto. Molto più delle parole sono stati gli abbracci, le carezze e gli sguardi amorevoli dei miei genitori e dei miei fratelli che mi hanno aiutato a non sentirmi sola nell’affrontare i miei fantasmi.”
pp. 160-161


Iltitolo assume, dunque, una doppia valenza: ogni bambino abbandonato o rifiutato dai propri genitori biologici desidera essere scelto per trovare finalmente una famiglia. In questo senso, “scegli me” è l’invito che i bambini (e i ragazzi) rivolgono a genitori, ma anche a fratelli, amici, innamorati, di scegliere loro, di essere amati. Vi è quasi una supplica, un’attesa passiva, un desiderio e un timore, una necessità di essere amati e la paura di non meritarlo, il sentimento dell’abbandono e la volontà di appartenenza.

“Qualunque essere umano, indipendentemente dalle sue origini, dall’età e dalle sue condizioni di vita ha bisogno, più di ogni altra cosa, di ricevere attenzioni, di ricevere amore.”
p. 125

La seconda lettura, invece, riguarda una scelta attiva: il ragazzo, in questo caso la giovane adulta Muluye, decide di scegliere se stessa. Diventa consapevole che essere scelta dagli altri non colmerà il vuoto e la rabbia che sente; è il soggetto stesso che si sceglie. L’autostima non dipende più dagli altri, ma nasce da dentro di sé.

Si raggiunge, così, la maturità, che permette di guardare al mondo con maggiore forza e fiducia nelle proprie qualità, come l’empatia, la solarità, il talento musicale, la capacità di relazionarsi con bambini e ragazzi, l’impegno sociale.

“Ed è proprio vero, tutto dipende da noi stessi, se soccombere o reagire.”

p. 132

Questo libro rappresenta molto del lavoro di Muluye, che da anni è attiva nel settore della cooperazione internazionale attraverso la raccolta fondi per progetti in Etiopia e nel mondo dell’adozione raccontando la propria esperienza di figlia a genitori e ragazzi nelle scuole.

Il lettore assiste alla fatica e agli sforzi che la protagonista compie per trovare un senso alla propria vita, per uscire da determinate situazioni e modi di pensare, per non cadere vittima di se stessa: ciò che le è successo la può definire in un senso positivo. Muluye non può cambiare il proprio passato e il proprio vissuto, ma può scegliere come utilizzarli. Sceglie, infatti, di non lasciarsi sopraffare da ciò che le è capitato, dall’interpretazione che lei stessa gli ha dato in un certo momento della vita e che poi si è portata dietro negli anni successivi. Muluye sceglie, quindi, chi vuole essere.

Nel romanzo di questa vita, quindi, la protagonista si salva: la salvezza non è data solo dall’adozione, ma anche dalle persone che ha incontrato, in primo luogo la sua mamma biologica, che a lungo lei ha detestato per averla abbandonata e che, invece, ha cercato di offrirle una possibilità poiché sapeva di essere malata e che sarebbe morta. Muluye cita tutte le persone che hanno illuminato la sua vita, che l’hanno aiutata nei momenti più bui. In definitiva, comunque, è lei a salvare davvero se stessa, perché trova la forza di decidere di uscire dalle spirali negative e trovare un senso.


Infine, al di là della specificità dell’adozione, la riflessione che l’autrice porta avanti e gli interrogativi che si pone, il percorso di crescita e di maturità riguardano tutti noi e possono risuonare con saggezza nella vita di ciascuno. Il lettore si sente vicino alla protagonista, che tratta la propria esperienza in modo spontaneo e genuino: capisce l’eccezionalità della sua storia, ma lei stessa ammette che nel momento in cui la viveva non se ne rendeva conto; crescendo, ha interpretato il proprio passato e i suoi avvenimenti in un modo e, anni dopo, in un altro modo ancora, crescendo e rielaborando…

Nella sua semplicità il messaggio di cui il libro si fa promotore è potente: scegliamo di vedere la vita in un modo costruttivo, non fossilizziamoci in un punto di vista, non fermiamoci a compatirci, non rimaniamo statici nella nostra tristezza e nella nostra rabbia, ma andiamo sempre avanti, facendo appello alle nostre risorse e chiedendo l’aiuto di chi abbiamo intorno.

TRAMA

Il romanzo autobiografico di Muluye Feraboli racconta la sua storia dalla nascita in un remoto villaggio africano e dall’accoglienza dalle suore di Malta, dopo essere stata abbandonata in strada ad Addis Abeba, fino all’adozione in Italia e al suo percorso di crescita nell’adolescenza e come giovane donna.

L’adozione rappresenta una possibilità di rinascita, un’opportunità che stravolge il mondo a cui era abituata, tra senso di appartenenza, rapporto con il passato, integrazione e nuove difficoltà.

MULUYE FERABOLI

Nata nel 1993 in Etiopia e adottata in Italia all’età di sei anni, è un’educatrice professionale e fundraiser impegnata in attività di sensibilizzazione sul tema dell’adozione.


IL LIBRO
Muluye Feraboli, Scegli me, StreetLib, Milano, 2025.


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