Trekking Trentino - Alto Adige Val di Fiemme

ANELLO MALGA SASS – PALA DELLA MADONNA – PRATI FIORITI

Un’escursione selvaggia e panoramica sul Lagorai

Domenica 31 maggio 2026

La Valfloriana, ultima propaggine della Val di Fiemme, è un luogo che amiamo per le escursioni, grazie al suo carattere selvaggio e alla presenza di pochi turisti, anche in alta stagione. Qui abbiamo fatto una ferrata (tra i paesi di Ischiazza e Maso), nel punto più basso della valle, e ci siamo inerpicati oltre la frazione di Sicina, che è la più alta, per una passeggiata fino a Malga Coston e a Malga Sass. In quell’occasione abbiamo potuto ammirare i prati fioriti, che sono una vera e propria terrazza sulla Val di Fiemme, e le cime svettanti di Pala delle Buse, Pala della Madonna e Cimon del Tres.

Così, stavolta abbiamo deciso di avventurarci su un sentiero più impegnativo e che arriva fino alla vetta di uno dei tre monti, Pala della Madonna… per un panorama davvero mozzafiato!

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Lunghezza complessiva5,9 km
Tempi di percorrenza3h (senza soste)
3h30min (con soste)
Dislivello438 m.
Grado di difficoltàMedio/difficile
SCHEDA TECNICA

TAPPE E TEMPI DI PERCORRENZA

h. 10.30: partenza Malga Sass
e inizio della salita
h. 11.50: Pala della Madonna
h. 12.10: ripartenza e discesa verso i Prati Fioriti
h. 13.10: deviazione al Lago delle Laste
h. 13.30: Prati Fioriti e sentiero naturalistico
h. 14.00: conclusione del percorso a Malga Sass


MALGA SASS

Il nostro itinerario inizia da Malga Sass, anche se specifichiamo che la Malga è accessibile solo tramite una strada forestale interdetta al traffico. Per chi deve o vuole lasciare l’auto più in basso, può farlo in uno dei numerosi spiazzi a lato della via oppure a Bait del Manz, come abbiamo fatto noi nella precedente escursione, quando siamo saliti a piedi fino a Malga Coston e poi a Malga Sass. Si tenga, però, presente che in questo modo il dislivello aumenta notevolmente, così come anche i tempi di percorrenza.

Denominata anche Malga Buse del Sasso (1.906 metri s.l.m.), la malga è aperta da giugno a settembre con un ristorante e alcune camere per pernottare. Circondata da pascoli e prati, boschi di abete rosso, larice e pino cembro, Malga Sass è la più alta della Valfloriana ed è incoronata dalle montagne del Lagorai.

La struttura è tradizionale e prevalentemente in legno, con i fiori appesi alle finestre e ai balconi e un aspetto rustico e curato al tempo stesso; l’interno è tipico con stua e alcuni tavoli, anche se la maggioranza dello spazio è esterno, con panche e sdraio. Fuori dai tipici itinerari turistici, è poco frequentata, tranne che in occasioni particolari come feste o Ferragosto, quando attrae maggiore pubblico.

Il silenzio è completo e la quiete che vi si respira è rigenerante. Se è aperta, il nostro consiglio è quello di fermarsi per una colazione o addirittura per il pranzo al rientro dall’escursione. (Qui potete trovare il racconto della nostra esperienza durante la precedente escursione.)

SALITA A PALA DELLA MADONNA

Oltrepassata Malga Sass, in direzione dell’ampio sentiero naturalistico, prestiamo attenzione alla nostra destra: abbandoniamo la strada e saliamo all’interno di un piccolo pascolo, tenendo leggermente la sinistra e arrivando velocemente al bosco. Non vi sono indicazioni ma tra i rododendri è possibile distinguere facilmente il sentiero che sale tra la vegetazione.

Entriamo, così, nel bosco, composto da pini cembri, larici, rododendri, piante di mirtillo, qualche olmo e tanti fiori colorati, tra cui la Pulsatilla Alpina, di un giallo canarino, la Soldanella Comune, leggermente a campana e di un bel viola, e la Genziana di Koch, di un blu intenso.

Il sentiero è stretto, tra sassi, radici e arbusti; sale prima dolcemente, poi in modo sempre più deciso e impegnativo, quando il bosco comincia ad aprirsi. La fatica viene subito ripagata dal panorama: vediamo bene Malga Coston, la radura dei Prati Fioriti, dove giungeremo nel nostro anello, e, dall’altro lato della valle, il borgo di Capriana e le pendici del Monte Corno.

Durante la salita, ci imbattiamo in una piccola struttura in legno, utilizzata per l’avvistamento degli animali selvatici. Qui si trova un bivio: il sentiero a sinistra costeggia il pendio del monte, evitando la cima di Pala della Madonna, mentre a destra la via è più impervia e si arrampica tra le rocce. Continuiamo a salire, scortati a sinistra da Pala della Madonna, di cui cominciamo a distinguere la croce, e a destra dalle pareti rocciose di Pala delle Buse.

Prestiamo attenzione a non scivolare su rocce e ghiaia, anche se non vi sono punti in cui è necessario arrampicarsi. Costeggiamo un nevaio e compiamo l’ultimo strappo di faticosa salita per giungere ad una piccola sella: ci sediamo sul prato e ammiriamo lo stupendo panorama sul Lagorai. Alla nostra destra si erge sempre Pala delle Buse, mentre a dritto è facile distinguere l’aguzza Cima Ziolera e, sotto, i sentieri e le strade del Passo Manghen. Proprio ad esso arriverebbe il sentiero che scende a dritto, verso la Valletta, mentre a destra giungeremmo alla cima di Pala delle Buse.

La nostra via, però, è a sinistra, verso Pala della Madonna; la salita è inizialmente leggera per diventare quasi pianeggiante, tra grandi massi coperti di licheni. Arrivati ad una nuova “selletta”, prendiamo a sinistra al bivio (a destra taglieremmo la vetta dal retro, senza giungere alla cima). Consigliamo di prestare grande attenzione perché il sentiero tende a perdersi tra pini e rododendri, oltre all’erba che nasconde la traccia. Ancora pochi minuti di fatica, però, e vediamo spuntare la croce della vetta: siamo arrivati!

PALA DELLA MADONNA

A Pala della Madonna (2.301 m. s.l.m.), denominata anche dal cartello sotto la croce “Tres Piciol”, il panorama è mozzafiato… La vista a 360° ci permette di ammirare la catena del Lagorai fino alle Pale di San Martino; il nostro sguardo si spinge oltre verso Sassolungo e Sassopiatto, poi il Piz Boè e la Marmolada. Individuiamo il Catinaccio e il Latemar; più vicino è Monte Agnello, poi Cornacci, Pala Santa, Corno Nero e Bianco. Sotto, riconosciamo addirittura le case del Villaggio Veronza, le frazioni delle Ville di Fiemme (Carano, Daiano e Varena) e, infine, Cavalese. Davanti a noi, in basso, invece, spicca l’aguzzo Cimon del Tres…

Ci voltiamo verso l’area naturale del Monte Corno ed ecco che individuiamo Anterivo e Capriana, mentre sotto di noi ancora possiamo vedere Malga Coston e i Prati Fioriti con il monumento alla Grande Guerra. Proprio sotto di noi, vediamo il tetto di Malga Sass, mentre alzando lo sguardo ci colpisce il massiccio del Brenta.

Infine, è facile distinguere l’Altopiano di Piné con il suo lago, incastonato tra i più vicini Monte Cologne e Monte Frattone (a destra) e Pala delle Buse (a sinistra). La bellezza di questo luogo è incredibile e decidiamo di fare una pausa per godercelo appieno e riposarci un po’ dalla salita, che abbiamo compiuto in circa un’ora e venti minuti di cammino, con una piccola sosta alla prima sella…

DISCESA AI PRATI FIORITI

Dalla vetta di Pala della Madonna iniziamo la nostra discesa sul versante opposto della montagna; non vi è un vero e proprio sentiero tracciato ma scendiamo tra l’erba e i sassi fino a giungere ad un viottolo che si inserisce nel bosco, intersecando a destra il sentiero che proveniva dalla selletta da cui siamo saliti. Teniamo la sinistra e continuiamo a scendere fino a giungere ad un’altra piccola sella, da cui a dritto arriveremmo al Cimon del Tres.

Aguzzando lo sguardo, riusciamo a individuare uno strettissimo sentiero alla nostra sinistra, che curva a gomito. Lo imbocchiamo per scendere in modo ripido tra alberi di noccioli, rododendri e pini. In pochi minuti ci troviamo a costeggiare un ghiaione con alcuni nevai: prestiamo attenzione a non scivolare e a mantenerci sul sentiero, che qui tende a perdersi nuovamente tra alberi caduti, vegetazione, prati, massi e cumuli di neve. Idealmente proseguiamo dritto in discesa, scortati a destra dal ghiaione e a sinistra dalle pareti di roccia di Pala della Madonna.

La discesa pare infinita ed è uno dei punti più tecnici del nostro percorso, ma in circa 25 minuti arriviamo al limitare del bosco, dentro il quale ci inseriamo tra pini e larici, un tappeto di bassi rododendri e piante di mirtillo selvatico. Qui il sentiero diventa meno impegnativo, ma rimane stretto e prevalentemente in discesa, con qualche roccia e radice a cui prestare attenzione.

Superiamo l’intersezione a sinistra con la via che avevamo incontrato in corrispondenza del capanno di legno per l’avvistamento degli animali; proseguiamo in discesa finché, dopo circa un’ora di cammino dalla cima, il nostro sguardo esce dal bosco e si allarga sui Prati Fioriti.

LAGO DELLE LASTE

Noi abbiamo deciso di fare una piccola deviazione di circa 20 minuti per vedere il Lago delle Laste. Invece di entrare subito nel pascolo, quindi, svoltiamo a destra seguendo l’indicazione che troviamo in corrispondenza di un tavolo da picnic e ci immergiamo nuovamente nel bosco.

Il sentiero scende verso lo specchio d’acqua e non è particolarmente curato, anche se non presenta grandi difficoltà tecniche. Il Lago delle Laste non è l’idilliaco lago alpino che siamo abituati a vedere nelle foto e può sorprendere per il proprio aspetto: è una distesa di pietre, tra cui ristagna e scorre l’acqua!

Praticamente sconosciuto e del tutto deserto, il luogo ha un grande fascino, grazie al bosco verdeggiante che cresce intorno, il grigio serio della roccia e la cornice offerta dalla cima del Cimon del Tres. Secondo noi merita questa piccola deviazione…

PRATI FIORITI E RIENTRO

Tornati sui nostri passi, ci dedichiamo ai Pradi de la Fior (Prati Fioriti, a 2.000 metri s.l.m.), che nella nostra precedente escursione avevamo trovato adibiti a pascolo e che stavolta abbiamo apprezzato con qualche fioritura in più. Un occhio attento, infatti, può distinguere numerosi fiori, alcuni già incontrati lungo il percorso (come la Pulsatilla Alpina e la Genziana di Koch), mentre altri sono qui abbondanti e si differenziano in tante sfumature di giallo, tra cui domina quello acceso della Cinquefoglia Fior d’Oro.

Spettacolare è il panorama, ancora una volta a 360°: distinguiamo in lontananza Malga Sass, con alle spalle Pala delle Buse; più vicina è Pala della Madonna e proprio accanto a noi sorge il Cimon del Tres. Proseguendo a dritto nel prato si apre un’eccezionale vista sulla Val di Fiemme, che stavolta ammiriamo da più vicino: Corno Nero, Corno Bianco e le pareti di Cornacci, fino a Pala Santa e al dolomitico Latemar, con dietro il Catinaccio che si affaccia insieme al Sasso Lungo e al Sasso Piatto sulla destra (già Val di Fassa). Ma non solo montagne: riconosciamo di nuovo i borghi, in primis le Ville di Fiemme (Carano, con sopra il Villaggio Veronza, Daiano e Varena).

Merita una sosta anche il monumento dedicato alla Grande Guerra, dotato di un pannello illustrativo che descrive l’opera, eretta a cento anni dal conflitto e composta da diverse parti. Ve ne abbiamo parlato più approfonditamente qui.

Infine, per chi lo desidera, è possibile fermarsi in questo luogo meraviglioso e idilliaco per un bel pic-nic. In alternativa, si può scegliere di ripartire tornando verso Malga Sass dal sentiero naturalistico (come abbiamo fatto noi) oppure allungare l’escursione proseguendo versa destra, scendendo verso Malga Coston (qui le indicazioni per questa variante).

Dato che il tempo stava cambiando e minacciava pioggia, abbiamo preferito rientrare a Malga Sass dall’ampio e comodo sentiero naturalistico, che procede in leggera discesa per circa una trentina di minuti. Accanto a noi ammiriamo ancora una volta Pala della Madonna, sui cui siamo saliti, e davanti riconosciamo Pala delle Buse. Il sentiero è comodo e con alcuni tratti nel bosco, scende dolcemente fino a Malga Sass, dove concludiamo il nostro anello.


I nostri tempi di percorrenza sono stati di 3 ore in movimento e 3 ore e mezza considerando alcune soste, anche se è importante sottolineare che non ci siamo fermati per il pranzo. Si tratta di un’escursione che, anche se breve, presenta un certo dislivello e necessita sicuramente di buona preparazione fisica e capacità tecniche e di orientamento.

La maggiore difficoltà, infatti, non risiede nello sforzo della salita o nell’attenzione ai tratti più esposti e scivolosi ma nella capacità di mantenersi sul sentiero, che spesso non è tracciato e difficile da trovare.

Per questo motivo, consideriamo il percorso di medio-alta difficoltà, da intraprendere solo se ben preparati dal punto di vista fisico, di attrezzatura e di esperienza in montagna. Ovviamente, è necessario abbigliamento adeguato e scarpe da trekking; i bastoncini possono fornire un valido supporto.

Non sono presenti né fonti né punti ristoro (eccetto Malga Sass) e bisogna portare con sé tutto l’occorrente. Potrebbe essere svolta anche con i nostri amici a quattro zampe, ma solo se preparati e adatti a questo tipo di percorsi…

In conclusione, si tratta di una bella escursione ad anello, spettacolare e selvaggia, per ammirare e amare la montagna, lontano dai soliti itinerari più turistici.



Questo è il percorso che vi abbiamo raccontato:



INFORMAZIONI


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