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ANELLO ALLE CASCATELLE DAL VILLAGGIO VERONZA

Fascino e frescura lungo il Rio Calvello

Sabato 25 luglio 2026

Tra i nostri percorsi preferiti nei dintorni di Cavalese e in particolare del Villaggio Veronza, quando non vogliamo spostarci con l’auto ed evitare la calca dei turisti, senza affaticarci troppo, vi è sicuramente l’anello alle Cascatelle, che è modulabile in numerose varianti. Quella che vi proponiamo qui è piuttosto lunga rispetto ad altre, poiché scende quasi fino a Cela e poi sale al campeggio del Calvello; è una passeggiata gradevole e piuttosto semplice.

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Lunghezza complessiva5 km
Tempi di percorrenza2h (senza soste)
2h30min (con soste)
Dislivello167 m.
Grado di difficoltàFacile
SCHEDA TECNICA

TAPPE E TEMPI DI PERCORRENZA

h.10.30 Partenza dal Villaggio Veronza
h. 10.40 Sentiero di San Francesco
h. 11.00 Sentiero delle Cascatelle
h. 11.55 Calvello
h. 12.15 Ultimo tratto del Sentiero delle Cascatelle
h. 12.40 Rientro (alle 13.00)


Il nostro punto di partenza è il Villaggio Veronza, poiché soggiorniamo qui e, in ogni caso, durante il giorno è facile trovare parcheggio gratuitamente. In alternativa, è possibile iniziare il percorso da Carano, ma bisogna considerare un po’ più di salita iniziale.

VILLAGGIO VERONZA

Il Villaggio Veronza è un insieme di casupole dai colori tradizionali, che si sviluppano intorno all’omonimo hotel, incastonato in una splendida posizione panoramica e soleggiata. Il nostro consiglio è quello di fermarsi un momento ad ammirare la vista dal parco giochi dell’albergo, da cui si gode di uno stupendo scorcio sull’intera Val di Fiemme: davanti a noi, infatti, si sviluppa la catena del Lagorai, in fondo spiccano le Pale di San Martino e dall’altro lato riconosciamo Cornacci/Monte Cornon e il tozzo Cucal, ma anche Pala Santa e Corno Nero e, dietro, il massiccio dolomitico del Latemar.

In discesa verso il bosco, ci fermiamo nuovamente al recinto che delimita una piccola “fattoria”, dove vivono una pecora, varie caprette e alcuni asini; hanno una graziosa stalla in legno, che pare inserita come in una cartolina tra i prati verdeggianti. A volte, gli animali vengono spostati in recinti vicini, a seconda delle stagioni.

SENTIERO DI SAN FRANCESCO

Dopo questo primo momento di osservazione, imbocchiamo il Sentiero di San Francesco, che si inoltra nel bosco, prima rigoglioso e soleggiato, composto da betulle e larici, e poi più scuro e ombroso, quando dominano i sempreverdi. Questo tratto di percorso deve il proprio nome alle tavole in legno disseminate lungo il sentiero, riportanti le parole del Cantico delle Creature di San Francesco; i totem erano anche decorati da piccole statue e installazioni realizzate dai bambini delle scuole, ma il tempo sta progressivamente rovinando questi ornamenti.

Lo stretto sentiero, che serpeggia nel bosco, tenendosi parallelo alla strada asfaltata, che corre più in basso, scende poi verso una rotonda, che coincide con un crocevia di percorsi: a sinistra risaliremmo verso le case del Villaggio Veronza, chiudendo così l’anello in modo molto stretto; più avanti inizia il sentiero dei Pini, che conduce fino a Carano, mentre a destra saliremmo fino alla Chiesetta degli Alpini e, attraversato il pascolo, arriveremmo fino a Daiano (qui il dettaglio di questo itinerario).

Noi, invece, proseguiamo lungo la strada asfaltata e, passato un parcheggio da cui si gode di una bella vista sulle ultime case del villaggio e sui pascoli che vi si sviluppano intorno, ci fermiamo a sinistra, dove troviamo l’indicazione per il percorso delle Cascatelle, che è sterrato. La via asfaltata, al contrario, si biforca e a sinistra scende velocemente verso il campeggio del Calvello, mentre a destra prosegue verso il giro del Solombo e verso la passeggiata Badalò, che sale a Tito, il celebre Maso dello Speck.

SENTIERO DELLE CASCATELLE

Imbocchiamo subito a sinistra e ci troviamo su quello che un tempo era il “Percorso Vita“, del quale rimangono numerose stazioni con strumenti per la ginnastica; purtroppo, questa zona è stata colpita dalla tempesta Vaia nel 2018 e vediamo i cippi di numerosi larici, che qui crescevano un tempo. Tuttavia, il bosco sta cominciando a rinascere e il resto del bosco non è stato distrutto…

Passeggiamo in falso piano tra i larici rimasti, alcuni dei quali hanno dimensioni notevoli e godiamo di una bella vista sulla catena del Lagorai, alla nostra sinistra; a destra riconosciamo il Corno Nero e, più in basso e vicino, la cima del Cugola.

Arrivati al limitare del pascolo e del lariceto, individuiamo lo stretto sentiero che scende rapidamente verso la località Cela. Occorre qui prestare attenzione sia perché il pendio è ripido e scosceso sia perché talvolta il sentiero è poco battuto e si può perdere nella vegetazione.

Camminiamo all’ombra degli abeti rossi e ammiriamo uno scorcio sul fondo della valle e sulla segheria in prossimità di Cela e del Biotopo del Brozin. Dopo un ultimo tratto di ripida discesa, giungiamo su un sentiero più largo e pianeggiante: a sinistra giungeremmo subito in località Cela, ma noi prendiamo a destra verso le Cascatelle.

In questa zona del bosco si sviluppano numerosi sentieri, che si intrecciano e si confondono. Perciò, anche qualora tagliaste il percorso o sceglieste una via leggermente diversa, ciò che è importante è ritrovarsi al crocevia in prossimità del corso d’acqua. I cartelli indicano la strada da imboccare per Cela, per il rientro al parcheggio e per la passeggiata delle Cascatelle.  

I resti di una costruzione in pietra, ormai invasa dai muschi, ci indicano che stiamo per arrivare al fondo della vallata creata da un torrente: inizia qui il sentiero delle Cascatelle vero e proprio, immerso nel bosco più fitto e circondato da versanti ripidi. Questo tratto ha una lunghezza di circa un chilometro e mezzo ed è davvero suggestivo. La vegetazione è lussureggiante vicino al corso d’acqua, i funghi abbondano, le balze rocciose creano piccole cascate… Un idillio!

Il sentiero costeggia il Rio Calvello e lo attraversa con ponti e passerelle in legno. Risaliamo la gola lungo una strada prima piuttosto ampia e quasi forestale, poi sempre più stretta e scoscesa, protetta da una staccionata in legno.

Saliamo fermandoci a leggere un pannello esplicativo che fornisce interessanti informazioni sul Rio Calvello. Il corso d’acqua nasce a 1.250 m. s.l.m., in località Vinal, ma la sua portata non è costante nel corso dell’anno, poiché si ingrossa in primavera con lo scioglimento della neve e in autunno per le piogge.

La vegetazione che abbiamo intorno è così rigogliosa grazie a condizioni ambientali e micro-climatiche particolari: la conformazione dell’ambiente permette di attenuare le escursioni termiche e per questo si mantiene fresco anche in estate, sebbene sempre umido. Sulle sponde crescono prevalentemente felci, muschi, farfaracci e arbusti, come noccioli e saliconi; tutto intorno, si sviluppa il bosco di abeti rossi.

Risalendo il torrente, possiamo apprezzare i cambiamenti della sua conformazione: nella parte più bassa si snoda più dolce e arriva a costeggiare le abitazioni prima di confluire (dopo circa 3 km dalla sorgente) nel Rio Val Predaia (un bell’affaccio sulla valle di Predaia è visibile con un’escursione al Biotopo del Brozin), che a sua volta si getta poi nel torrente Avisio, il principale corso d’acqua della Val di Fiemme.

Salendo, invece, giungiamo alla sezione più spettacolare: il solco vallivo diventa più stretto e ripido e il rio forma una serie di suggestive cascatelle, che scorrono tra le rocce porfiriche, sormontate dagli abeti rossi. Il sentiero è qui stretto e sconnesso, protetto da staccionate e balaustre in legno; occorre prestare attenzione a non scivolare e la pendenza è più faticosa, ma comunque adatta anche a chi è poco allenato.

Ci possiamo riposare ammirando i balzi dell’acqua e le cascate, scattando foto o semplicemente osservando e ascoltando il gorgogliare del torrente nel silenzio della natura. Oltre all’aspetto estetico, non dobbiamo dimenticare che queste cascate permettono all’acqua un’intensa ossigenazione e una conseguente purificazione. Per questo motivo appare spumeggiante, di un colore quasi bianco.

Dopo una serie di ponti e cascatelle, il rio torna ad essere più placido e ci accompagna in salita verso la strada asfaltata che conduce al Calvello. Questo alternarsi di tratti con corrente veloce e maggiore quiete, arricchisce notevolmente l’habitat, che è caratterizzato anche da un continuo e intenso scambio di materia organica.

La fauna è varia e strettamente collegata a queste caratteristiche del torrente: insetti e larve, uccelli come il merlo acquaiolo e la ballerina gialla, che deve il nome al continuo movimento della lunga coda, e anfibi come la rana temporaria (anche detta rana rossa di montagna). Inoltre, il Rio Calvello viene utilizzato come bacino di ripopolamento della trota fario, con una livrea caratterizzata da macchioline di colore nero e di un intenso colore rosso.

CALVELLO

Lasciata alle nostre spalle la serie di cascatelle e l’acqua più quieta del torrente, ce ne discostiamo per un breve tratto in salita che ci conduce fino ad alcune case tradizionali e alla strada asfaltata. La imbocchiamo a sinistra per salire velocemente verso il bar del campeggio Calvello.

Ci arriviamo dopo una ripida ma veloce salita e ci fermiamo qui per una sosta nella rilassante area verde che circonda il piccolo bar. Solitamente ci sono pochissime persone, se non proprio nessuna, ed è un vero piacere godere di un po’ di riposo e di bellezza. Il campeggio è immerso nel verde ed è di piccole dimensioni, con 16 piazzole, per un totale di 50 posti; il bar e il giardino circostante, con giochi per bambini, sdrai e anche un tavolo da ping-pong, sono sormontati dal monte Solombo, basso e allungato, dal più acuto Cugola e, in lontananza, dal Corno Nero.

Aperto da maggio a settembre, il bar è abbastanza sguarnito e offre in modo stabile solo una selezione di gelati, delle paste confezionate, uno strudel casereccio e abbondante (3,50 euro a porzione), caffetteria e succhi di frutta (noi abbiamo preso due ACE: 2,80 euro ciascuno).

ULTIMO TRATTO DEL SENTIERO DELLE CASCATELLE

Dopo esserci rifocillati, abbiamo deciso di scendere per la medesima strada asfaltata per proseguire lungo l’ultimo tratto del Sentiero delle Cascatelle. In alternativa, è possibile continuare verso le abitazioni (a sinistra) e chiudere l’anello senza rientrare nel bosco.

La discesa ci conduce nel punto dove ci aveva portati il sentiero dell’andata, ma stavolta proseguiamo a sinistra, sempre in salita, costeggiando il Rio Calvello e salendo accompagnati dallo sciabordare delle sue acque e da una piacevole frescura. Lungo gli argini la vegetazione è lussureggiante, mentre tutto intorno si sviluppa il bosco di abeti rossi.

La passeggiata è piacevole e in breve ci troviamo a girare a destra per costeggiare dal basso la strada asfaltata (proseguendo a dritto vi sbucheremmo comunque, all’altezza del crocevia verso il giro del Solombo e della Passeggiata Badalò).

RIENTRO

Il sentiero nel bosco sbuca sulla strada asfaltata, che imbocchiamo a destra e che in circa 15 minuti ci riporta al Villaggio Veronza. Stiamo percorrendo da sopra la vallata scavata dal Rio Calvello; passiamo l’intersezione con la via che conduce al campeggio, il bivio con l’inizio del Sentiero delle Cascatelle e il parcheggio da cui si gode di una bella vista sul villaggio.

Alla nostra destra si estende il bosco composto prevalentemente da larici, un campetto da calcio e, poi, il pascolo in salita sulla cui sommità è stata costruita la Chiesetta degli Alpini.

Invece di prendere nuovamente il Sentiero di San Francesco, individuiamo un ripido sentiero in salita che conduce velocemente sul retro del Villaggio Veronza, attraversando prima un poco di bosco e poi un campo assolato. In qualche minuto siamo arrivati alle case e torniamo così al punto di partenza.

Il nostro itinerario si è concluso in circa due ore e mezza, considerando alcune soste, soprattutto al campeggio Calvello; è gradevole e adatto quasi a tutti, da percorrere in primavera, in estate e in autunno, con attrezzatura idonea (tra cui scarpe da trekking ed eventualmente bastoncini).

È un bel percorso anche per i nostri amici a quattro zampe, se un poco allenati, ma non si può utilizzare il passeggino perché il sentiero è troppo stretto e, in alcuni tratti, con troppa pendenza. In conclusione, si tratta di un itinerario ideale per godere della frescura, della quiete della natura e del fascino di questa zona poco conosciuta della Val di Fiemme.



Questo è il percorso che vi abbiamo raccontato:



INFORMAZIONI


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