Arte, cultura e tradizioni Trekking Trentino - Alto Adige Val di Fiemme Viaggi

PASSEGGIATA CULTURALE A CARANO

Le corti, gli affreschi di Camillo Rasmo, il museo, la chiesa e tanto altro

Martedì 5 agosto 2025

Oltre alle escursioni nella natura, la Val di Fiemme offre numerose occasioni di scoperta e approfondimento in ambito storico e artistico. Lo abbiamo ben sperimentato durante le visite alle numerose chiese e palazzi, soprattutto a Cavalese, ma anche in borghi più piccoli, come quello di Varena con il museo Casa Natale Antonio Longo.

Non ci siamo, quindi, lasciati sfuggire l’occasione di vedere il paese di Carano da una nuova prospettiva, quella incentrata sugli affreschi di Camillo Rasmo, grazie ad un tour guidato da Damiano Jellici, che avevamo già conosciuto sia a Varena sia durante la visita al Museo Casa Begna a Carano: siamo stati felici di incontrarlo di nuovo e cogliamo l’occasione per ringraziarlo.

Poco distante da Cavalese, Carano (Caràn in dialetto fiammazzo) è una frazione del Comune di Ville di Fiemme, costituitosi nel 2020 e che comprende anche Varena e Daiano. La sua storia è antica e le tradizioni profondamente radicate. È interessante e stimolante passeggiare tra le sue vie, ammirando il panorama e apprezzando gli affreschi e alcuni edifici di particolare importanza e pregio… Per questo vi proponiamo un itinerario a piedi che tocca i luoghi da non perdere e che è adatto a tutti e in ogni stagione, dato che il percorso ha poco dislivello ed è sempre su strade asfaltate o lastricate.


Per le nostre escursioni, utilizziamo Outdooractive!
Sconto di 10 € sull’abbonamento Pro o Pro+
con il codice voucher affiliato FEDE10B
Se hai bisogno di aiuto, qui una breve guida.

Carano, Ville di Fiemme - Percorso "Rasmo".
Lunghezza complessiva1,6 km
Tempi di percorrenza45 min
Dislivello42 m.
Grado di difficoltàMolto facile
SCHEDA TECNICA

CARANO

LA NOSTRA PASSEGGIATA

SOSTE GOLOSE

CARANO: un’introduzione

Il primo impatto che abbiamo arrivando a Carano è quella di essere capitati nel tipico borgo alpino, posto su una fantastica terrazza panoramica con una vista mozzafiato sulla catena del Lagorai e sulle Pale di San Martino, mentre alle spalle delle case si sviluppano il monte Cugola, Corno Nero e Pala Santa; da alcuni punti è possibile intravedere persino il roccioso Latemar.

Le origini dell’abitato sono molto antiche: risalgono al periodo romano, quando furono ampliati i primi insediamenti dell’Età del Ferro. Il nome originario, da cui deriva quello odierno, era latino: Cadranum (Cadrano), che deriverebbe dal praedium (podere) romano, l’unità fondiaria della società rurale. Il primo documento storico attestante l’esistenza del paese risale al 1.188, ma la chiesa dedicata a San Nicolò di Bari era già stata costruita nel 1.150.

Carano fu sin da subito parte della Comunità di Fiemme. All’inizio del Cinquecento fu luogo di due processi alle streghe, di cui una morì in carcere e l’altra fu arsa viva, e nel 1570 fu colpito da una grave carestia. Nel 1784 un incendio distrusse le 112 case che costituivano il paese, ad esclusione dell’area dove sorge la chiesa. Lo stemma del Comune fu adottato nel 1984 e raffigura uno scudo suddiviso in tre fasce (gialla, bianca e rossa), con una cornice ornamentale di rami di alloro e quercia fruttati. 

Carano, Ville di Fiemme - Chiesa di San Nicolò.
Carano, Ville di Fiemme - abitazione con affresco di Sant'Espedito di Camillo Rasmo.

LA NOSTRA PASSEGGIATA: le tappe

Dopo questa infarinatura generale sul paese, iniziamo la nostra passeggiata con una nuova consapevolezza. Possiamo arrivare a piedi (noi alloggiamo al Villaggio Veronza, poco distante, ma il borgo è facilmente raggiungibile anche da Carano e dalle frazioni vicine) oppure lasciare l’auto nell’ampio parcheggio al centro dell’abitato, proprio sotto alla piazza principale con gli edifici delle scuole e il giardino pubblico. Guardandoci attorno notiamo come Carano sia diviso in due parti dalla Valle del Rio Val, detta anche Val d’Osta: da un lato, in alto, si estende l’agglomerato principale della Villa (1.120 m. s.l.m.), mentre dall’altro si sviluppa la parte della Radoe, dove sorge la chiesa (1.086 m. s.l.m.).

Museo Casa Begna

Ci muoviamo, dunque, lungo la strada principale, via Giovanelli, imboccandola a sinistra e salendo verso il Museo Casa Begna, un grande edificio in azzurro vivace, ma con una struttura tradizionale. Oltre a osservarne l’esterno, consigliamo vivamente di visitare questo particolare luogo espositivo, dove vengono rispettati l’organizzazione degli spazi e lo stile degli arredi di una casa contadina: la cucina, la stua, il fienile, la stalla, arredati con mobili e strumenti donati dagli abitanti di questa zona.

Si tratta di un’importante testimonianza della vita quotidiana di un tempo, quando uomini e animali coabitavano nel medesimo edificio. Vi sono conservati anche alcuni strumenti del calzolaio e del falegname. Il museo etnografico è nato con l’intento di tramandare la cultura popolare e ogni anno è il fulcro di attività storiche, folkloristiche, teatrali e tanto altro…

Noi lo abbiamo visitato qualche anno fa e ve lo abbiamo raccontato in un apposito articolo.

Carano, Ville di Fiemme - affresco di San Lorenzo e Museo Casa Begna.
Carano, Ville di Fiemme - Museo Casa Begna, interno.

Lo studio del pittore Camillo Rasmo

Svoltiamo nel vicolo don Bonelli e saliamo fino ad un piccolo spiazzo che ci offre l’occasione di introdurre uno dei grandi protagonisti di questa passeggiata: il pittore Camillo Rasmo, nato a Cavalese nel 1876 (il padre, nato a Carano, si spostava spesso perché lavorava come esattore delle tasse) e precoce artista e amante della montagna. Dopo aver frequentato le elementari a Levico, si spostò a Rovereto per studiare presso le Scuole Reali e nel 1896 iniziò a viaggiare per l’Europa, iscrivendosi all’Accademia di Venezia.

Nel 1899 si trasferì a Firenze, dove partecipò all’Esposizione annuale dell’Accademia con due dipinti, e nel 1901 si spostò a Monaco di Baviera, tornando in Italia già in autunno e frequentando a Roma la “scuola libera con modelli viventi” del Regio Istituto di Belle Arti. Nell’autunno del 1903 soggiornò di nuovo a Monaco e dal 1910 fu insegnante di disegno presso l’Imperial Regio Ginnasio di Trento. Studiò con maestri come Azbè e Seitz, apprendendo tecniche innovative come il puntinismo e subendo l’influenza dello Jugendstil e della Secessione.

Con lo scoppio della Prima guerra mondiale, venne richiamato alle armi e prestò servizio come infermiere della Croce Rossa, incarico che gli permise di continuare a dipingere. Realizzò scene di guerra e bombardamenti, grazie alla capacità di creare schizzi che parevano delle vere e proprie riprese fotografiche, documentando la devastazione bellica. Terminato il conflitto, riprese l’insegnamento, prima al Ginnasio e poi all’Istituto Magistrale, dove rimase fino al pensionamento nel 1947.

Personalità schiva e riservata, presentò dipinti e incisioni in esposizioni collettive a Venezia, Padova e Bolzano, ma non volle mai organizzare mostre personali e non amava dipingere personaggi famosi. Dopo il 1930 declinò sistematicamente ogni invito a esporre, preferendo la vicinanza di una ristretta cerchia di amici, ai quali cedette le proprie opere, che non amava divulgare.

Carano, Ville di Fiemme - scorcio su via Giovanelli, con il dipinto della Madonna Orante di Camillo Rasmo (1938).
Carano, Ville di Fiemme - studio di Camillo Rasmo.

Le sue opere, intime e silenziose, erano spesso dedicate alle montagne e alla natura, oltre alle figure popolari e alle scene di vita quotidiana, come duelli ma anche impiccagioni. Negli ultimi anni creò delle illustrazioni scherzose abitate da nani satirici, come quelli in un’osteria di Carano con i volti delle persone del tempo. Regalava le proprie creazioni agli amici, arrabbiandosi quando questi le pubblicavano. Altri soggetti ricorrenti erano gli uccelli, che egli amava e trasportava nelle loro gabbie, e una giovane donna, Evelina, che probabilmente fu la sua amante fino al 1936. Un autoritratto di Rasmo del 1946 è attualmente conservato nel Municipio di Carano.

Ma qual era il legame di Camillo Rasmo con questo paese? Sicuramente doveva essere molto forte, dato che, morto a Trento il 21 luglio 1965, fu sepolto proprio a Carano, seguendo la sua volontà. Il pittore trascorreva l’estate nel borgo, dipingendo montagne, figure popolari, scorci dei vicoli e dei rustici e in particolare la veduta su Casa Begna e la chiesa. Qui aveva costruito il proprio studio: nella piazzetta che si apre su via don Bonelli, davanti alla fontana, si trova l’edificio da lui scelto, con una grande finestra utile per far entrare la luce e che adesso è una casa privata.

Quando saliva a Carano durante i mesi estivi, con sé portava le gabbie dei suoi numerosi uccelli, tanto che la gente del posto ha negli anni ricordato e raccontato di questa sua particolarità.

Centro storico e affreschi

Dalla piccola piazzetta, ci spostiamo verso sinistra e zigzaghiamo tra i vicoli del nucleo più antico e storico di Carano, caratterizzato da viottole strette, bassi cunicoli e le cosiddette “Cortazze” o “Corti”, una serie di passaggi e stradine spesso situate sulla linea della massima pendenza per facilitare il defluvio delle acque.

Sbuchiamo così davanti alla porta d’ingresso della Casa di Rasmo, originariamente appartenuta al padre e dove lui soggiornava nei mesi estivi. Il suo aspetto è oggi il prodotto di una ristrutturazione che ha però mantenuto l’assetto originario, compreso l’affresco sopra al portone. Vi è raffigurato il patrono di Carano, San Nicola. Nicolai di Mira è una figura storica realmente esistita, vescovo di Bari proveniente dalla Turchia e, per questo, con tratti orientaleggianti, che sono rispettati nel dipinto.

Carano, Ville di Fiemme - Casa di Rasmo, con l'affresco raffigurante San Nicola.
Carano, Ville di Fiemme - San Nicola di Camillo Rasmo.
Carano, Ville di Fiemme - Mater Amabilis di Camillo Rasmo.

Allo stesso modo, viene riportato un suo simbolo tradizionale: le tre palle dorate che si riferiscono sia alla sua ricchezza sia alla leggenda secondo la quale il vescovo donò tre sacchetti (o palle o sacchi di monete d’oro) a ciascuna delle figlie di una famiglia barese caduta in disgrazia. In questo modo, esse ebbero una dote e si potettero sposare, invece di darsi alla prostituzione. Da ciò nasce l’idea per cui San Nicola possa scacciare il male (risolleva una famiglia dalla disgrazia e allontana dalla turpitudine morale) e porti doni (successivamente ai bambini e nella notte di Natale).

San Nicola è qui raffigurato con lineamenti umani: le rughe solcano il volto e sono la dimostrazione delle fatiche provate nello schierarsi dalla parte dei più deboli. Essendo patrono di Carano, in paese si festeggia ancora la ricorrenza della sua morte: il 6 dicembre i bambini girano per le vie con delle campanelle e ricevono in regalo dolci e dolcetti.

Sullo sfondo, Camillo Rasmo ha riportato un ambiente marino, ma ha inserito un’imbarcazione errata perché ha scelto una caravella per un santo vissuto nel IV secolo… L’affresco risale sicuramente agli anni Trenta, ma è privo di data.

La casa riserva un’altra sorpresa: spostandoci un poco e girando l’angolo, notiamo l’affresco di una Madonna dal titolo particolare, Mater Amabilis. La figura dallo sguardo amorevole è un soggetto religioso, ma i suoi tratti, dolci e semplici, sono quelli di una contadina, con la cuffietta che viene sormontata da un’aureola per conferire un carattere elevato. In verità, il volto e i capelli biondi potrebbero ricordare Evelina, la presunta amante del pittore, ma è difficile esserne certi…

Sullo sfondo distinguiamo la chiesa di Carano e il suo campanile e, dietro, la catena del Lagorai. Il cielo è uno degli elementi più ricorrenti nella pittura di Rasmo: azzurro con nuvolette bianche.

Carano, Ville di Fiemme - via Rasmo, con affresco raffigurante San Paolo di Tarso.
Carano, Ville di Fiemme - San Paolo di Tarso di Camillo Rasmo (1934).
Carano, Ville di Fiemme - portone con struttura cinquecentesca.

Ci spostiamo lungo via Rasmo, verso la piazzetta, e notiamo un altro affresco, stavolta più istituzionale e tradizionale: è San Paolo di Tarso, con i suoi classici attributi (il mantello rosso, tipico dei soldati romani, e la spada). Sotto la figura è indicato il nome del committente e l’anno di realizzazione (1934), mentre il cielo è sempre azzurro con le nuvole bianche. Il tratto particolare di questo dipinto è nello sguardo del santo, rivolto verso lo spazio pubblico.

Dopo aver dato un’occhiata alla piazza, su cui si affaccia un portone che conserva la struttura cinquecentesca, ci soffermiamo sull’angolo con via dei Portici, dove si trova un altro affresco, ambientato a Carano, con la sua chiesa vista di fronte, il Corno Nero e i campi che un tempo erano dove adesso si sviluppa parte dell’abitato.

Il santo qui raffigurato è Sant’Antonio Abate, uno dei celebri eremiti della Chiesa, con i suoi tipici attributi del campanello e del porcello nero; protettore degli animali, è una figura ricorrente nei paesi di montagna (non solo in Trentino, ma anche in Toscana, come abbiamo visto con la festa annuale della Chiesa di Sant’Andrea di Cercina). Il santo procede con il viso stanco, pensieroso e solcato dalle rughe (arrivò fino ad un’età molto anziana, compiendo ben 106 anni), tenendo in mano un falcetto e aiutandosi con un bastone.

Il committente è Antonio Bonelli e l’affresco è stato realizzato nel settembre 1934, così come recita la scritta, su un edificio che ha uno stile tipicamente gotico, come si nota dal portale e dalla bifora.

Carano, Ville di Fiemme - via dei Portici con affresco di Sant’Antonio Abate.
Carano, Ville di Fiemme - Sant’Antonio Abate di Camillo Rasmo (1934).
Carano, Ville di Fiemme - vicolo che si apre su via dei Portici.

Ci inseriamo in uno stretto vicolo, particolare per la gobba creata dal muro di una casa, e saliamo versa la parte più alta del paese, dove si concentrano varie opere di Camillo Rasmo: la prima sulla quale ci soffermiamo è un San Cristoforo, che è molto rappresentato nella valle (lo abbiamo visto, ad esempio, sul muro esterno della Pieve di Cavalese e sulla Chiesa di San Tommaso di Daiano) e che qui compare su un’abitazione privata.

Particolari sono l’ambientazione marittima, mentre solitamente il santo attraversa un fiume, e l’espressione un po’ insofferente, con il bambino (Gesù) che gli strappa i capelli. San Cristoforo è rappresentato proprio come un contadino, perfino con il falcetto attaccato alla cintola… Sembra quasi una caricatura: una scelta non casuale, dato che le leggende su questo santo sono varie e fantastiche. Il dipinto è attraversato e animato dal movimento della veste, della barba e delle onde.

Davanti alla fontana, dall’altro lato, colpisce subito il nostro sguardo un’edicola votiva con una Madonna col bambino, che doveva essere in origine di Rasmo, ma che è stata molto rimaneggiata. Il dipinto è in calce su supporto ligneo e mostra una figura amorevole, ma consapevole delle prove a cui sarà sottoposta, mentre il bambino è già un piccolo adulto, che scruta il fedele con cipiglio deciso. Sotto, si leggono le parole di una preghiera: “Con le tue sante mani asciuga le lagrime ai poverelli perdona ai cattivi dacci serenità e fede nell’ora della nostra morte”.

Carano, Ville di Fiemme - San Cristoforo di Camillo Rasmo (1934).
Carano, Ville di Fiemme - edicola con Madonna col bambino di Camillo Rasmo.
Carano, Ville di Fiemme - edicola con Madonna col bambino di Camillo Rasmo.

Proseguendo nella salita lungo la via Vecchia per Veronza, imbocchiamo un vicolo sulla sinistra, via Fontanella, dove vediamo sulle facciate delle case San Floriano e un Cristo Predicatore. Il primo è raffigurato con l’armatura, come un veterano dell’esercito (la storia narra che fu martirizzato per aver tentato di salvare dei cristiani incarcerati per ordine dell’imperatore Diocleziano); qui è raffigurato nell’atto di spengere un incendio, secondo la sua tipica connotazione, diffusa in Austria e in Baviera, di protettore contro incendi e inondazioni (non a caso è il santo patrono dei Vigili del Fuoco). Gigantesco rispetto alla casa incendiata, che ha le caratteristiche tipiche di quelle della valle, doma il fuoco con facilità e quasi con noncuranza.

Il committente appartiene alla famiglia Delvai, come per l’affresco di San Cristoforo, e l’anno di realizzazione è di poco successivo il 1936, rispetto al 1934.

L’ultima casa in direzione del bosco è decorata da un affresco più rigido e serio, raffigurante il Cristo Predicatore, che si erge in alto, imponente e ripreso frontalmente nell’atto di predicare, con una posa innaturale delle mani. Le regole della prospettiva non vengono applicate, ma sullo sfondo riconosciamo la catena del Lagorai e le montagne che cingono la Val di Fiemme. La cornice è presente, ma non viene firmata né è indicato il committente.

Carano, Ville di Fiemme - Cristo Predicatore di Camillo Rasmo.
Carano, Ville di Fiemme - San Floriano di Camillo Rasmo (1936).

Proprio davanti a questo affresco consigliamo di soffermarsi su un altro, non opera di Camillo Rasmo, ma molto affascinante. L’edificio, recentemente ristrutturato, era l’antica casa di un erborista di Carano, al cui pian terreno si apriva probabilmente la bottega (unica attività documentata di questo genere negli anni Venti e Trenta delle Ville di Fiemme). I dipinti decorativi nella parte alta risentono sicuramente dell’influenza di Rasmo, ma sono di un autore sconosciuto.

Le scene raffigurano le attività nel bosco e nel pascolo tipiche di chi possedeva una farmacia/erboristeria: la raccolta delle erbe, che erano messe in una gerla e poi trasportate nel laboratorio, e quella della resina dei larici, che porta benefici alla pelle e che viene presa dal tronco degli alberi attraverso un foro in primavera, poi chiuso con un tappo. Al centro si sviluppa il motto di un erborista, che viene anche ritratto ma di cui non sappiamo il nome: contro la forza della morte non cresce erba nell’orto. Posto proprio sopra l’entrata della bottega, ammoniva immediatamente i clienti per non alimentare false speranze.

Vale la pena sporgersi sul retro dell’edificio, raggiungibile dal rientro della strada accanto all’edicola votiva della Madonna: i dipinti mostrano altre scene della raccolta delle erbe, ma le figure sono meno scure e, quindi, probabilmente meno rimaneggiate.

Carano, Ville di Fiemme - casa dell'erborista.
Carano, Ville di Fiemme - casa dell'erborista, dettaglio.
Carano, Ville di Fiemme - casa dell'erborista, retro.
Carano, Ville di Fiemme - casa dell'erborista, dettaglio.

Fontana termale

Scendiamo lungo via dell’Osta, imboccando a destra via Federico Tommasi per arrivare alla grande Fontana Termale, la cui acqua solfato-calcareo-magnesiaca sembra essere benefica per i reumatismi. Tali proprietà curative furono attribuite alle acque della sorgente Ceva fin dalla metà del Settecento; nel 1834 fu effettuata la prima analisi organolettica da parte del farmacista di Cavalese, Demetrio Leonardi. All’inizio del Novecento Carlo Rizzoli costruì una condotta lunga 300 metri per portare l’acqua termale fino all’albergo Bagni, dove era impiegata in vere e proprie cure in uno specifico stabilimento che attrasse numerosi avventori fino al 1918. Si sviluppò un turismo termale, che coinvolse persino nobili austriaci: fino agli anni Quaranta le persone usavano l’acqua bevendola o immergendovisi nei tradizionali bagni, anche di vapore.

La fontana su via Tommasi è ciò che rimane di questa fase della storia di Carano. Il paese, tuttavia, ha continuato a interessarsi delle proprietà benefiche delle acque, tanto che sono stati recentemente commissionati studi all’Università di Padova ed è stata vagliata la possibilità di una ripresa del turismo termale in questa zona…

Carano, Ville di Fiemme - Fontana Termale.
Carano, Ville di Fiemme - Fontana Termale.


Affreschi su via Giovanelli

Continuiamo a scendere fino a tornare su via Giovanelli per ammirare gli ultimi affreschi di Camillo Rasmo. I primi due si trovano proprio vicino al Museo Casa Begna e raffigurano San Lorenzo, con tratti molto femminili, e una Madonna Orante, che necessiterebbe un restauro.

San Lorenzo era un santo di origine spagnola, giunto a Roma insieme al proprio maestro, che divenne in seguito Papa Sisto II. Il dipinto ricorda il martirio, avvenuto nel 258: fu, infatti, arso vivo su una grata, che è divenuta suo attributo iconografico. Lo sguardo è rivolto verso il cielo e la cornice riporta la data di esecuzione: 1938.

Dello stesso anno è la Madonna Orante, anch’essa firmata dall’artista; la figura spicca su uno strato azzurro uniforme (privo delle tipiche nuvole) e poco realistico, mentre il panneggio è ricco e il volto è solcato dalle lacrime. Come San Lorenzo, la Madonna volge gli occhi verso l’alto.

Proseguendo lungo via Giovanelli, subito dopo la chiesa, alla nostra destra spicca una casa di un vivace colore giallo ocra, la cui facciata è decorata da un santo particolare, Sant’Espedito, uno dei vari martiri morti a Melitene, probabilmente durante la persecuzione dell’imperatore Diocleziano. Il suo culto nacque nel XVIII in Sicilia, dove venne associato alla protezione di mercanti e naviganti.

Rasmo lo rappresenta come un soldato romano, con i suoi attributi iconografici: l’armatura metallica e l’asta, anche se manca il corvo a cui solitamente è associata la sua caccia. La scritta nella cornice recita “S. ESPEDITO A.D. 1933 A CIRESA” e l’intero dipinto è realizzato in modo da sembrare una finestra dell’abitazione. Lo sfondo è costituito da una catena montuosa che somiglia al Lagorai e la profondità è data dall’uso dei colori: le tinte di azzurro usate per il cielo e quelle di verde per il prato sono riprese in tonalità differenti.

Carano, Ville di Fiemme - San Lorenzo di Camillo Rasmo (1938).
Carano, Ville di Fiemme - Madonna Orante di Camillo Rasmo (1938).
Carano, Ville di Fiemme - Sant'Espedito di Camillo Rasmo (1933).

Chiesa di San Nicolò

Tornando leggermente sui nostri passi, l’itinerario si conclude con un’ultima tappa: la chiesa dedicata a San Nicolò di Bari, risalente al 1150 e consacrata nel 1193 dal Vescovo di Trento Corrado II di Beseno. Una seconda consacrazione venne celebrata quasi due secoli più tardi, nel 1372. Nel Cinquecento fu oggetto di un importante ampliamento; furono decorati gli interni e fu eretta la torre campanaria, mentre la sagrestia fu costruita nel 1608.

Il massiccio campanile del 1572 presentava una guglia gotica che fu gravemente danneggiata da un fulmine e per questo non venne più ricostruita, anche se rimane l’impianto a quattro timpani, troncato nella zona di innesto della punta.

Nel corso degli anni e in particolare tra Ottocento e Novecento fu più volte ampliata e rimaneggiata, fino ad essere notevolmente ricostruita tra il 1925 e il 1927 su progetto dell’architetto Giovanni Tiella.

Sulla facciata a capanna con due spioventi ripidi, secondo il gusto gotico, due sono le opere di maggiore pregio: la lunetta affrescata da Camillo Rasmo con una Madonna col Bambino (1938) e una riproduzione del San Nicolò di Antonio Longo (1816) da parte di Camillo Bernardi.

Carano, Ville di Fiemme - Chiesa di San Nicolò, lunetta affrescata da Camillo Rasmo con una Madonna col Bambino (1938).


Osservando con attenzione il dipinto di Rasmo, notiamo l’atteggiamento intimo, giocoso, della Madonna con il proprio figlio, che sembra volersi arrampicare sulla madre. Il loro sguardo è rivolto in basso, quasi ad invitare il fedele a varcare il portone della chiesa.

Le due figure sono inserite in una cornice floreale e la Madonna è seduta su una base marmorea classica, con alle spalle una colonna; non manca uno degli uccellini tanto amati dall’artista e l’altrettanto caro paesaggio montano che ricorda uno scorcio della Val di Fiemme.

Nel cimitero un altro dipinto di Rasmo adorna una tomba di famiglia con un Cristo con una croce. L’interno è a tre navate in stile neoclassico e conserva alcune opere di pregio, tra cui un crocifisso, le Tavolette della Via Crucis e una Madonna del Rosario di Antonio Longo (1796).


SOSTE GOLOSE

Carano, Ville di Fiemme - Panificio Tarter.


La nostra breve passeggiata si conclude tornando al punto di partenza, davanti a Casa Begna, dove troviamo tre locali in cui fermarsi per una sosta: due sono proprio di fronte al museo, il Bar Luna e il Panificio Tarter, mentre un altro caffè è poco distante, all’interno del piccolo parco dove si trovano i giochi per i bambini e la pista per le bocce. Quest’ultimo locale è indicato soprattutto per una merenda o per un aperitivo, se si vuole godere di un luogo più tranquillo e ombreggiato, mentre il Bar Luna gode di una spettacolare vista sulla facciata della chiesa ed è aperto anche a pranzo; il Panificio Tarter produce ottimi salati e pezzi dolci a prezzi piuttosto convenienti.

L’itinerario è semplice e adatto a tutti e può essere modulato a seconda del tempo a disposizione: senza soste può essere compiuto in una mezz’ora, mentre soffermandoci sulle varie tappe impieghiamo circa un’ora e mezza. Se lo si desidera, è possibile combinare la passeggiata con altri percorsi nei dintorni: spingerci fino al borgo Daiano, scendere verso Cavalese, salire al Villaggio Veronza e al Sentiero di San Francesco o imboccare il Sentiero dei Pini… Le alternative non mancano, persino arrivare a fare il Giro del Solombo, andare in discesa a Cela o giungere fino a Varena!


INFORMAZIONI

Questo è il percorso che vi abbiamo raccontato:


LEGGI ANCHE …

Potrebbe piacerti...