Un saggio per una miglior relazione tra genitori e figli
DICEMBRE 2024
In occasione del II Congresso AIAU ODV ETS, per cui lavoro, tra i relatori era stata invitata Silvia Tozzi della casa editrice Florence Art. È stata lei a portare per il nostro staff un saggio che ha giustamente pensato potesse interessarci: un libro di impronta psicologica sulla relazione tra genitori e figli. Questa lettura, perciò, è stata per me sia un approfondimento personale sia un impegno lavorativo… di quelli di cui posso ben essere contenta!
Un saggio psicologico può spesso spaventare, ma qui l’edizione sicuramente aiuta: se, da una parte, ha dimensioni un po’ accademiche, più grandi del libro a cui siamo solitamente abituati, dall’altra i caratteri sono chiari e ben leggibili, la suddivisione in sezioni, capitoli e sottocapitoli rendono più avvicinabile l’intero testo, che è alleggerito dall’inserimento di illustrazioni colorate, dettagli delle opere astratte di Gessica La Pira.
Il saggio vero e proprio è preceduto da tre interventi: il primo è una prefazione di Guya Incerpi, psichiatra e psicoterapeuta, che sottolinea l’importanza di rendere i genitori più consapevoli del proprio ruolo e del significato dei propri comportamenti, fornendo loro un sostegno in un compito reso ancor più complesso dall’attuale contesto sociale. L’introduzione è curata da Luca Sciarelli, frate carmelitano del Convento di Santa Lucia alla Castellina (parte del ricavato dalla vendita del libro, infatti, è devoluta a tale comunità).
Infine, la stessa autrice, Lucilla Lisarelli, dedica alcune pagine a spiegare il perché di questo testo: subito viene chiarito che “non ha pretese scientifiche, né suggerisce formule magiche o modelli educativi universali: è testimonianza piuttosto di ciò che i figli e le figlie ci chiedono tra le righe delle loro ribellioni e dei loro disagi” (p. 9). Il saggio vuole aiutare i genitori ad offrire ai ragazzi gli strumenti adatti a confrontarsi con una realtà complessa.
La prima sezione è di carattere teorico e si articola in tre capitoli: sull’adolescenza, sulla relazione e sulle “Sette chiavi per educare”. L’età dell’adolescenza è sicuramente delicata: i ragazzi cercano di definire la propria identità e possono cadere nella “trappola” di imitare o copiare i modelli proposti dalla società, rinunciando a compiere una ricerca dentro se stessi. Fondamentale è l’accettazione dei limiti, disprezzati dalla mentalità contemporanea che ci sta conducendo ad un maggiore individualismo; tuttavia, è bene ricordare che la “libertà senza limiti, in fondo, induce a una morte prematura, a volte fisica e a volte del cuore” (p. 28), distruggendoci da soli.
L’autrice sonda e definisce temi come l’identità e l’autostima, la loro correlazione con i risultati scolastici, i riscontri dei genitori… Mi piace in particolare l’idea che noi tutti non siamo immobili e immutabili: ciò che abbiamo vissuto nell’infanzia “influisce su di noi ma non ci determina del tutto (…) altrimenti per tutta la vita saremmo intrappolati nel passato senza nessuna possibilità di evoluzione personale. Le nuove esperienze, la riflessione, la capacità introspettiva, l’ampia plasticità del cervello, assieme alle nostre inclinazioni psicologiche naturali, ci permettono di superare e curare le ferite del passato” (p. 36). La tendenza che abbiamo (adolescenti e non) ad attribuirci delle definizioni può essere distruttiva: chi ci ha definito in un tal modo? Da dove viene questa definizione? Dai nostri genitori? Dal giudizio degli altri? Ma come siamo davvero?
“Il tutto e l’opposto di tutto convivono da sempre in noi”
p. 23
Il secondo capitolo, dedicato alla psicologia della relazione, esordisce con il tema delle radici, dalle quali si forma e inizia la nostra storia personale. La nostra ricerca di amore è spesso condizionata da ciò che abbiamo vissuto e ricadiamo in meccanismi dolorosi: la “pretesa di un amore che ci comprenda come noi vorremmo, genera continuamente delusione nel nostro cuore (…) L’essere umano (padre, madre, fratello, marito, moglie ecc.) ama per quello che può, mai per come avremmo bisogno di essere amati. (…) solo noi stessi possiamo trovare le cure efficaci a lenire e colmare il vuoto interiore che ci accompagna” (p. 46).
Fondamentale è per i genitori capire e imparare come educare i propri figli, orientandoli verso l’essere, invece che sul possedere (come ci vorrebbe insegnare il mondo in cui viviamo): i ragazzi saranno preparati sia alle gioie sia alle sofferenze, sapendo che possiedono le risorse necessarie per fronteggiarle. Attraverso una digressione sui ruoli genitoriali e sulla figura di Telemaco nel rapporto con il padre e con la madre, Lucilla Lisarelli sostiene una posizione non sempre scontata: un genitore non dovrebbe mai sminuire la figura dell’altro, soprattutto quando avviene una separazione, e dovrebbe sempre mostrare amore verso i figli, oltre che rispetto.
La parte centrale del saggio è occupata dal capitolo che fornisce parte del titolo: “Sette chiavi per educare”. La metafora delle chiavi è sicuramente ben riuscita e possiede il grande pregio di rendere più intuitivi e accessibili i contenuti psicologici…
Sono rimasta sorpresa fin da subito, scoprendo che la prima chiave è la bellezza, la quale, insieme alla creatività, può accompagnarci per tutta la vita e assumere un’importante funzione catartica; è, quindi, necessario educare alla bellezza, all’arte, alla natura…
Altre chiavi sono la parola, per un dialogo e una comunicazione efficace e adatta al contesto; l’amore, tema sviscerato grazie alla storia di Eros, l’istinto, e Psiche, la riflessione; l’interiorità e la scoperta del sé più profondo; la consapevolezza delle proprie azioni, perché, se “sbagliare è lecito, riparare è doveroso. Tutto si può ricostruire” (p. 75), anche la cura delle relazioni; la riconciliazione, attraverso l’umiltà e il perdono reciproco, senza i quali è impossibile mantenere l’equilibrio familiare, continuamente messo alla prova da tanti piccoli sgarbi, gesti sbagliati, parole pesanti…
Mi ha colpita in particolare la sesta chiave: il senso della sofferenza. Negli ultimi anni ho sentito spesso parlare di depressione, sempre più diffusa tra i giovani che mostrano così una scarsa resilienza a perdite e difficoltà. La depressione è spesso associata alla solitudine, ma trovo particolarmente interessante come essa arrivi “dopo il crollo di un’illusione: il soggetto si trova deluso, lo scopo o il traguardo raggiunto non danno felicità, il fine preposto non rende sereni o in pace con se stessi” (p. 79).
Credo che già la mia generazione avverta tale tradimento: nella nostra infanzia ci è stato promesso che saremmo stati felici, che avremmo trovato lavoro, che il mondo aveva un posto per noi… Non è stato esattamente così, o almeno non come ce lo aspettavamo. Le nuove generazioni portano in sé una “sofferenza endemica”, “un’insicurezza che mostra l’insufficienza e la caducità del benessere prodotto dal consumismo” (p. 80). Diventa, così, fondamentale insegnare che il dolore è una parte della vita; dobbiamo affrontarlo senza false aspettative, ma mossi dalla speranza.
La seconda sezione del saggio è quella che ho apprezzato maggiormente perché ha un’impronta molto pratica e pragmatica: sebbene l’autrice non voglia dare suggerimenti, fornisce consigli e spunti utili di riflessione tratti dalla propria esperienza diretta, sul campo, di tanti anni di lavoro a contatto con le famiglie.
In poche pagine, Lucilla Lisarelli riesce a delineare qualche linea guida di comportamento utile per i genitori di figli in varie fasce di età: dai due ai cinque anni, quando i bambini devono imparare a porre un limite al proprio Io che immaginano onnipotente; dai sei ai dieci anni, età nella quale i figli sono condotti ad interiorizzare attraverso l’esperienza pratica un apprendimento, utilizzando comandi chiari, brevi, precisi e diretti; nella pre-adolescenza, caratterizzata dalla ricerca di autonomia ma anche di certezze, conferme e punti fermi; nell’adolescenza, in cui il dialogo è fondamentale, anche se spesso più difficile.
Il saggio si conclude con un capitolo dedicato allo studio: viene qui sondata l’importanza della scrittura e dell’uso del corsivo, ma anche come affrontare il lavoro scolastico e a casa, fornendo esempi utili su come creare un ambiente favorevole all’apprendimento. Sono spunti molto interessanti, ben concentrati e privi di orpelli, pratici e che possono essere messi in atto nella routine quotidiana, magari un poco alla volta…
Quali sono le mie considerazioni su questo saggio? Oltre agli elementi che mi hanno colpita e che ho già avuto modo di evidenziare, vorrei spendere due parole generali. La prima parte, quella di impianto teorico, è costruita non esattamente in modo saggistico: non vi è, infatti, una forte struttura argomentativa. Il lettore si trova di fronte ad un monologo, una riflessione, un intervento seminariale o un discorso per un pubblico o degli studenti. Secondo la mia percezione, un saggio porta avanti una o più argomentazioni attraverso una struttura logica fondata su citazioni bibliografiche, fonti autorevoli, deduzioni, ragionamenti.
Tuttavia, senza questa forte impalcatura argomentativa, il libro risulta sicuramente più godibile a tutti. L’intento divulgativo è assolutamente chiaro e dichiarato, così come il pubblico principale di riferimento (le famiglie, in particolare i genitori). Non si tratta di un saggio per “addetti ai lavori”, sebbene tutti vi possano trovare spunti e riflessioni utili.
Il linguaggio a volte è più semplice e piano, soprattutto nelle sezioni dedicate ad esempi e consigli pratici; altre diventa più tecnico, con periodi lunghi e complessi. In generale, è un saggio che tutti potrebbero leggere, anche se con un piccolo sforzo in alcuni punti.
Per quanto riguarda i contenuti, l’impostazione in parte religiosa (quando non proprio cattolica) è abbastanza evidente e, forse, avrei preferito un approccio più laico, ma sono gusti personali. Ciò che ritengo davvero apprezzabile sono le idee e le posizioni portate avanti, con tranquillità e coerenza attraverso le pagine.
Forte della propria esperienza, Lucilla Lisarelli non si limita alla teoria, ma punta sulla pratica: è un gesto coraggioso, che non tanti scrittori compiono… Non a caso, la seconda parte del saggio, di carattere pragmatico, è per me la più apprezzabile: soddisfa appieno il pubblico di riferimento. Mostra, infatti, come la teoria sia importante per capire, ma che alle famiglie, ai genitori, devono essere dati spunti concreti, che possano essere utilizzati ogni giorno, tecniche da mettere in pratica e strategie per evitare gli errori più comuni o correggere comportamenti deleteri.
Finalmente (mi si perdoni questa posizione), abbiamo un saggio psicologico che non ha paura di sbilanciarsi e fornire spunti pratici!
LUCILLA LISARELLI
Nata a Firenze dove vive e lavora, è psicologa e psicoterapeuta dal 1989 (diploma presso l’Istituto di Analisi Bioenergetica di New York, diretto da Alexander Lowen).
Dal 1983 al 1987 ha lavorato presso due scuole elementari su incarico dell’USL di Firenze per il recupero funzionale e cognitivo dei bambini.
Negli anni ha collaborato con colleghi e professionisti del settore sanitario, tra cui il Dr. Lorenzo Borselli, primario di pediatria dell’Ospedale Meyer di Firenze, e con numerosi insegnanti di scuole pubbliche e private.
IL LIBRO
Lucilla Lisarelli, Sette chiavi per un dialogo efficace. Genitori e figli nella relazione educativa, Florence Art Edizioni, Firenze, 2023.
> https://florenceartedizioni.com/catalogo/sette-chiavi-per-un-dialogo-efficace
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