Escursione in Valfloriana tra panorami, pascoli e animali
Lunedì 4 agosto 2025
La Valfloriana è l’ultima propaggine della Val di Fiemme, ma ha una serie di particolarità che la rendono peculiare rispetto al resto della valle, oltre a rimanere più defilata e sconosciuta. Negli ultimi anni abbiamo cominciato a frequentarla più assiduamente, anche per sfuggire al caos dei turisti durante l’alta stagione e ci ha sempre sorpresi positivamente.
Durante la nostra ferrata tra i paesi di Ischiazza e Maso siamo scesi nel punto più basso della valle, lungo il torrente Avisio, mentre stavolta siamo saliti nella frazione più alta, tra i pascoli delle alture, ammirando alcune delle cime del Lagorai.
| Lunghezza complessiva | 13,1 km |
| Tempi di percorrenza | 4h30 min (senza pause) 6h (con pause) |
| Dislivello | 707 m. |
| Grado di difficoltà | Medio/difficile |
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Oltrepassato l’agglomerato di case che compongono la frazione di Sicina, che è la più alta del Comune di Valfloriana a 1.209 metri s.l.m., proseguiamo per pochi minuti lungo la strada fino a raggiungere la località Bait del Manz, dove è possibile parcheggiare nello spiazzo poco sopra, a lato della via. Ci troviamo sotto Cima Busa dal Sas; questo rifugio alpino è ben tenuto e dall’aspetto tradizionale, circondato da un piacevole giardino verdeggiante.
LA SALITA DA BAIT DEL MANZ
La salita inizia subito: seguiamo le indicazioni verso Malga Sass e ci inerpichiamo sulla strada asfaltata che serpeggia nel bosco affiancata dal Rio delle Seghe, di cui sentiamo sempre scrosciare l’acqua, talvolta visibile tra la vegetazione. Accanto a noi possiamo distinguere abeti rossi e larici, ma anche alcuni sorbi e il sambuco, oltre ad un sottobosco rigoglioso di felci e muschi.
Passiamo accanto all’acquedotto del 1968, con la sua costruzione in pietra; al crocevia seguiamo le indicazioni verso Malga Sass e Pascoli della Valle dei Fiori e continuiamo a salire tenendo la sinistra, poiché a destra il sentiero ci condurrebbe verso Baita Monte Pat.
La salita è costeggiata da ampi spiazzi con cataste di legno odorose di resina, tronchi provenienti dai tagli del bosco circostante; il gorgoglio dell’acqua del rio ci accompagna e possiamo ammirare una grande varietà di fiori: camomilla, cardo, ranuncolo, aconito napello, campanula barbata, cracca, verga d’oro comune, ma anche lattuga montana e le grandi foglie verdi del farfaraccio maggiore. Numerosi sono i lamponi, che ci inebriano con il loro profumo e che vorremmo fermarci continuamente a raccogliere e ad assaggiare…
Salendo, il panorama si apre leggermente verso sinistra e possiamo distinguere la cima di Pala della Madonna; ci troviamo proprio sopra la Val Frede. Passiamo un ponticello sul torrente e ammiriamo un nuovo scorcio: stavolta la vista si apre sulla valle e in particolare sul paese di Capriana, che sorge sui monti dall’altro lato dell’Avisio.
Dopo il Rio delle Seghe, un altro ponticello ci permette di attraversare il Rio Val della Madonna, entrando in quella che viene chiamata, appunto, Valle della Madonna. Teniamo la destra al bivio, sulla strada forestale Casaiola; la nostra salita è scortata da grandi massi e muretti a secco ed è rallegrata da altri ponticelli, tutti molto gradevoli, composti da ringhiere e assi in legno, che interrompono l’asfalto.
In uno spiazzo sorge un piccolo luogo votivo, sacro e al tempo stesso punto informativo: ci ricorda, infatti, che ci troviamo nella Valle della Madonna (“questa rammental bene o passeggero”) e ci invita a salutare la Beata Vergine, che è santa ma anche madre e per questo ha molto sofferto. È interessante notare come la preghiera da rivolgere verso la Madonna sia intrisa di dialetto locale.
MALGA COSTON
Dopo circa un’ora di camminata (di buon passo), arriviamo ad una deviazione: prendiamo il sentiero a sinistra in direzione Malga Coston, sterrato e che si immerge nel bosco. In alternativa, è possibile proseguire a destra, sull’asfalto, arrivando in modo più ripido e diretto a Malga Sass.
Noi consigliamo l’itinerario che abbiamo seguito, poiché più immerso nella natura e con una meravigliosa vista panoramica: a un tratto, infatti, la vegetazione si apre e ammiriamo una veduta sui monti circostanti, dal Monte Corno alle cime oltre il fiume Adige, in lontananza. Dopo una curva, la vista si amplia ancora verso sinistra e distinguiamo i monti accanto al Brenta, tra cui Cima Presanella e altre vette rocciose.
Dopo circa 45 minuti dal bivio giungiamo a Malga Coston, da cui si gode di un panorama incredibile sul Brenta e sulle altre montagne. Più vicina a noi, invece, alla nostra sinistra, scorgiamo Malga Sass, incorniciata da Pala delle Buse. Malga Coston è un edificio storico dedicato all’alpeggio, risalente agli inizi dell’Ottocento e oggi completamente ristrutturato; accanto, vi abbiamo trovato un pascolo con numerosi cavalli, piuttosto amichevoli.
Un cartello in legno, affisso sulla facciata, ci informa che l’edificio è stato ripristinato nei primi anni del Novecento per poi essere ristrutturato tra il 2007 e il 2009 da parte del Comune di Valfloriana in collaborazione con il Distretto Forestale di Cavalese. Il risultato è tradizionale e moderno insieme e nel complesso gradevole. Qui è possibile sedersi, sciacquarsi nella fontanella accanto al pascolo o sdraiarsi sull’erba che compone una vera e propria terrazza affacciata sul panorama.
MALGA SASS
Le indicazioni ci segnalano la strada forestale che prosegue a dritto verso Malga Sass; prestando attenzione ad alzare e riabbassare le assi di un cancello che delimita il pascolo, ci incamminiamo in quella direzione sul sentiero prima pianeggiante e poi in leggera salita. Passiamo un piccolo guado e guardiamo indietro ammirando il paesaggio, mentre davanti si stagliano le montagne del Lagorai.
Al nostro orecchio giunge lo scampanio degli animali al pascolo, un suono festoso e costante che ci accompagna mentre ci avviciniamo alla malga. Paralleli a noi, ma sull’altro versante, vi sono Monte Cologne e Monte Frattoni, mentre davanti ai nostri occhi incombono Pala delle Buse e Pala della Madonna (che abbiamo raggiunto in un’altra escursione).
Poco prima di raggiungere la malga, oltrepassiamo un bivio, che prendiamo adesso a destra e al quale torneremo poi per completare il nostro anello. Il panorama è meraviglioso: vediamo Capriana in lontananza e, più vicina, Malga Coston; tra i monti distinguiamo Monte Corno e poi le vette oltre l’Adige e persino uno spicchio della valle creata da questo fiume.
Dopo circa due ore e un quarto dalla partenza, siamo arrivati a Malga Sass, la malga più alta della Valfloriana e aperta da giugno a settembre con un ristorante e alcune camere per pernottare. Circondata da pascoli e prati, boschi di abete rosso, larice e pino cembro, è incoronata dalle alte montagne del Lagorai.
La struttura della malga è tradizionale e prevalentemente in legno, con i fiori appesi alle finestre e ai balconi e un aspetto rustico e curato al tempo stesso; l’interno è tipico con la stua e alcuni tavoli, anche se la maggioranza dello spazio è esterno, con panche e sdraio. Fuori dai tipici itinerari turistici, è poco frequentata, tranne che in occasioni particolari come feste o Ferragosto, quando attrae maggiore pubblico, anche perché raggiungibile con l’auto. La strada asfaltata, che abbiamo percorso all’inizio e dalla quale ci siamo discostati per seguire il sentiero verso Malga Coston, termina proprio nel parcheggio della malga.
Il silenzio è completo e la quiete che vi si respira è rigenerante. Il nostro consiglio è quello di fermarvi per una seconda colazione o addirittura per il pranzo o per un aperitivo. Noi abbiamo deciso di fare uno spuntino che ci permettesse di assaggiare sia il salato sia il dolce.
Perciò, abbiamo preso un piatto di polenta con farina di Storo, formaggio fuso e funghi (la migliore mai provata) e uno yogurt fatto dalla malga stessa con miele e noci; Lorenzo ha accompagnato il tutto con una birra locale alla spina (di Pietralba) e io con un bicchiere di acqua e sambuco. I prodotti sono di una qualità eccezionale e ci sono opzioni per vegetariani e senza glutine; il personale è giovane e molto preparato per le varie esigenze alimentari.
PRADI DE LA FIOR
Dopo esserci fermati per circa 45 minuti, siamo ripartiti sul tratto di sentiero dal quale siamo venuti, ma prendendo a destra alla deviazione. Il sentiero è ampio e in leggero saliscendi, scortato da rododendri e piccoli pini cembri, oltre a larici, abeti rossi e un ricco sottobosco. La strada diventa in alcuni tratti una sorta di mulattiera, che ci conduce ad una vasca d’acqua e ad un’edicola con una Madonna intagliata nel legno.
In leggera salita proseguiamo verso i Pradi de la Fior, che raggiungiamo in circa 25 minuti. Qui troviamo un enorme pascolo con tante vacche, placide e curiose verso gli escursionisti che passano attraverso i loro prati sul “sentiero forestale valletti – coston” (come ci informa un apposito cartello). Vale la pena prendersi qualche minuto per apprezzare la meraviglia che abbiamo intorno, volgendo lo sguardo a 360° gradi e osservando ciò che ci circonda.
Alle nostre spalle, scorgiamo una versione in miniatura di Malga Sass, dove ci trovavamo poco prima, con alle spalle Pala delle Buse; più vicina è Pala della Madonna (che abbiamo raggiunto in un’altra escursione) e proprio accanto a noi sorge il Cimon del Tres, per il quale vediamo anche un cartello con l’indicazione verso destra.
Proseguendo a dritto nel prato si apre un’eccezionale vista sulla Val di Fiemme: il panorama è incredibile e mozza il fiato! Vediamo Corno Nero, Corno Bianco e le pareti di Cornacci, fino a Pala Santa e al dolomitico Latemar, con dietro il Catinaccio che si affaccia insieme al Sasso Lungo e al Sasso Piatto sulla destra (già Val di Fassa). Ma non solo montagne: riconosciamo bene i borghi, in primis le Ville di Fiemme (Carano, con sopra il Villaggio Veronza, Daiano e Varena).
I Pradi de la Fior, i prati fioriti, si estendono a 2.000 metri e in tarda primavera / inizio estate sono un vero e proprio balcone fiorito, tra fiori di campo e rododendri. Ad agosto la maggioranza dei fiori era ormai appassita e l’erba non più verdeggiante, ma lo spettacolo che si gode da qui è unico.
Per chi non ha paura delle vacche, che si avvicinano e talvolta leccano le mani o brucano gli zaini, consigliamo una sosta per il picnic al comodo tavolo accanto al monumento della Grande Guerra, a sinistra del sentiero. Un pannello illustrativo descrive l’opera, eretta a cento anni dal conflitto e composta da diverse parti.
La prima ha il nome di Radici: il monumento in ferro raffigura idealmente un cannone, che si trasforma in filo spinato durante i quattro anni del conflitto, simbolicamente rappresentati dai quattro giri a spirale. Questo filo spinato penetra nella terra come radici ed esprime quanto la guerra abbia colpito in profondità il territorio. L’opera è inserita all’interno di un grande cerchio, che ricorda la forma di un pianeta, ovvero la caratteristica mondiale dell’evento bellico.
La seconda tappa è quella de Il custode delle cime: individuiamo i profili delle montagne, creati da elementi in legno disposti a raggera. Questo era ciò che vedeva ogni giorno il soldato, circondato dalla bellezza della natura seppure in un momento tragico e difficile. Il profilo del milite è ritratto nel momento del saluto, che è al tempo stesso un omaggio ai caduti e al territorio.
Infine, vi è l’opera Il sentiero dei ricordi, che è una simbolica proiezione verso l’infinito: un sentiero si stringe verso l’alto e culmina nel cielo, con il filo spinato agganciato al legno. Le tre installazioni sono tra sé collegate da un sentiero, la Mulattiera militare, che attraverso la spirale di Fibonacci riprende simbolicamente i numeri della guerra.
Si tratta di un modo nuovo e diverso di ricordare la guerra e il proprio passato; non a caso, il progetto è stato ideato e realizzato nel 2014 dagli studenti dell’istituto d’arte di Pozza di Fassa, coadiuvati da alcuni volontari.
RITORNO
Dopo aver apprezzato questo luogo eccezionale, riprendiamo il cammino, stavolta in discesa, imboccando il sentiero verso Malga Coston; prestiamo attenzione a tenere la sinistra per entrare nel bosco, tra piante di rododendri e mirtilli. Il sentiero è un po’ stretto e accidentato, tra radici e rigagnoli d’acqua.
Giriamo a gomito in corrispondenza del cucuzzolo del Dosso della Sella (1.966 m. s.l.m.) e continuiamo a scendere tra gli alberi fino a sbucare, dopo circa 30/35 minuti, al pascolo dei cavalli sopra Malga Coston. Entrando all’interno del recinto, attraversiamo il prato e ci ricongiungiamo al sentiero dell’andata sulla terrazza panoramica davanti alla malga.
A questo punto, imbocchiamo nuovamente la strada prima forestale e poi asfaltata che scende verso Bait del Manz, raggiungendo il parcheggio in circa un’ora.
Si conclude, così, la nostra escursione, che non presenta particolari difficoltà tecniche, ma che può risultare impegnativa da un punto di vista fisico, soprattutto a causa del dislivello. In totale, abbiamo impiegato sei ore, comprese le pause, mentre se non ci fossimo mai fermati avremmo chiuso l’anello in quattro ore e mezza circa.
Consigliata per escursionisti con un buon allenamento, si tratta di una passeggiata piacevole e silenziosa, immersi nella Valfloriana e con spettacolari panorami tra pascoli, cime e balconi fioriti.
INFORMAZIONI
- Per le nostre escursioni, utilizziamo Outdooractive!
Sconto di 10 € sull’abbonamento Pro o Pro+ con il codice voucher affiliato FEDE10B
Se hai bisogno di aiuto, qui una breve guida. - Traccia GPS Outdooractive: https://out.ac/IcMocc
- Escursione “I pascoli della valle dei fiori” su Outdooractive: https://out.ac/JXOnO
- https://www.reteriservevaldicembra.tn.it/it/vivere-la-rete/percorsi-della-rete/i-pascoli-della-valle-dei-fiori
- Visit Fiemme: https://www.visitfiemme.it/it/activity/i-pascoli-della-valle-dei-fiori_9769
- Rete di Riserve Val di Cembra e Avisio: https://www.reteriservevaldicembra.tn.it/it/vivere-la-rete/percorsi-della-rete/i-pascoli-della-valle-dei-fiori
- Visit Val di Fiemme “Valfloriana”: https://www.visitfiemme.it/it/territorio/val-di-fiemme/scopri-la-valle/valfloriana
- Malga Sass su TripAdvisor: https://www.tripadvisor.it/Restaurant_Review-g3487344-d3487345-Reviews-Malga_Sass-Valfloriana_Province_of_Trento_Trentino_Alto_Adige.html
Questo è il percorso che vi abbiamo raccontato:
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ANELLO MALGA SASS – PALA DELLA MADONNA – PRATI FIORITI

































