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VILLA SALVIATI A FIRENZE

Visita agli interni, al giardino e agli Archivi Storici dell’Unione Europea

Sabato 25 maggio 2024

Gratuito – durata visita: 1h30min
Accesso cani: sì

Approfittando della festa State of the Union e dell’Open Day organizzato in collaborazione con il FAI, abbiamo potuto visitare questa splendida villa e lo strabiliante giardino, guidati da alcuni studenti delle scuole superiori. Insieme alla Badia Fiesolana, infatti, il complesso appartiene all’Istituto Europeo e solitamente non è accessibile…

La nostra visita inizia dal portone principale della Villa, dove termina il viale monumentale, che taglia in grande giardino racchiuso tra via Bolognese e via Faentina. Da qui possiamo scorgere il complesso della Badia Fiesolana, di cui fa parte il ben visibile edificio giallo e che è parte anch’essa dell’Istituto Europeo. [L’abbiamo visitata durante una delle aperture del FAI e abbiamo raccontato tutto qui.]

Villa Salviati - ingresso.
Villa Salviati - esterno.

Ci troviamo di fronte al nucleo più antico della dimora, costruito dai Montegonzi come fortilizio e successivamente acquistato dalla famiglia Salviati, della quale conserva ancora il nome. La villa è conosciuta anche come “del Ponte alla Badia”, poiché era collegata tramite una galleria sotterranea a Villa Emilia, che sorgeva più in alto e che anticamente ero un convento di monache cistercensi, soppresso nel 1453.

STORIA

Nel XIV secolo il castello dei Montegonzi fu costruito sui terreni un tempo di proprietà dei Del Palagio; nel 1445 la dimora fu venduta ad Alamanno Salviati, che trasformò la struttura fortificata in una dimora nobiliare, incaricando maestranze michelozziane e dotandola di un giardino e di un bosco. Ulteriori ristrutturazioni vennero effettuate nel 1493 fino agli inizi del Cinquecento; vi prese parte Giovan Francesco Rustici, che tra il 1522 e il 1526 realizzò per la villa una serie di tondi in terracotta con soggetti mitologici.

Nel 1529 la dimora subì un saccheggio da parte della fazione antimedicea, dato che i Salviati erano imparentati con i Medici; nella seconda metà del Cinquecento la villa fu abbellita e ingrandita con i giardini (1570-79) e gli edifici che delimitano il confine nord.

Un episodio particolare è ben ricordato nella storia della villa: il giorno di Capodanno del 1638 fu qui portata la testa recisa dell’amante di Jacopo Salviati, Caterina Canacci, su indicazione della moglie Veronica Cybo.

Villa Salviati - giardino all'inglese.
Villa Salviati - giardino segreto.

Dopo essere passata agli Aldobrandini-Borghese, a metà dell’Ottocento fu acquistata con tutti gli arredi dall’inglese Arturo Vansittard e in seguito dal tenore Giovanni Matteo de Cadia, che vi abitò con la moglie, il soprano Giulia Grisi; nel 1901 passò ai Turri.

Durante la Seconda guerra mondiale fu utilizzata dai fiorentini sfollati per i bombardamenti e divenne poi sede di un comando alleato, conservando all’interno numerose opere artistiche. Negli anni seguenti subì un lungo stato di abbandono, interrotto nel 2000, quando il complesso monumentale e i giardini furono acquistati dallo Stato italiano e destinati all’Istituto Universitario Europeo, che vi ha stabilito la sede degli Archivi Storici, inaugurati al termine dei lavori di ristrutturazione da parte del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Dal 2012 nella villa sono ospitati i dipartimenti di legge, storia e civilizzazione, mentre gli archivi si sviluppano in un deposito sotterraneo.

LA VISITA

Osservando il corpo della villa ed entrando nel cortile interno, possiamo distinguere il nucleo dell’antico fortilizio, alla nostra destra, dove si appoggia il loggiato; non a caso questo corpo di fabbrica è rialzato e sormontato da un camminamento di ronda. Possiamo notare alcune somiglianze con altre dimore storiche, in particolare con la Villa di Careggi, realizzata su progetto di Michelozzo; anche le maestranze qui attive nell’opera di ristrutturazione appartenevano alla medesima bottega, se non proprio allo stesso architetto. Sicuramente vennero applicati i principi rinascimentali di Leon Battisti Alberti, a partire dalla posizione sopraelevata della villa.

Villa Salviati - esterno.
Villa Salviati - fontana.

Piano terreno

Il cortile interno è caratterizzato da un bel loggiato, che si sviluppa su tre lati e si appoggia al corpo più antico della villa; intorno ad esso, si aprivano gli ambienti di servizio, mentre il piano nobile si sviluppava sopra. Le colonne sono in stile classico, tipiche della cultura brunelleschiana; una serie di terrecotte tonde spiccano su una decorazione monocroma: furono realizzane negli anni Venti del Cinquecento da Giovan Francesco Rustici e raffigurano divinità romane, scene di sacrifici e incontri tra dei (come Apollo e Marsia o Giove e Bellerofonte). Questi tondi, grandi ben un metro di diametro, furono danneggiati da un incendio, ma fortunatamente ricostruiti e riparati.

Intorno si sviluppa una decorazione a grottesche, in cui individuiamo donne, fiori, animali e metamorfosi, realizzati con la tecnica del graffito o “sgraffito”, basata sull’utilizzo di un doppio strato di intonaco, utilizzata già in epoca medievale e diventata in voga dalla fine del Quattrocento, soprattutto a Roma e a Firenze, con il diffondersi della decorazione a grottesche. Riconosciamo il simbolo della famiglia Medici (l’anello con tre piume simboleggianti Fede, Speranza e Carità e la dicitura “semper”) e quello dei Salviati (l’anello con il falco e la scritta in francese “giammai un altro padrone”). 

Villa Salviati - veduta su Fiesole e sulla Badia Fiesolana.
Villa Salviati - cortile.

Entriamo nella prima delle due stanze visitabili: un piccolo ambiente denominato Sala della Conchiglia, dalla grande conchiglia in gesso utilizzata come cassa di risonanza. In questo ambiente, infatti, era solito esercitarsi il tenore de Cadia, che abitò la villa tra il 1852 e gli anni Settanta e modificò ampiamente le sale. Purtroppo, i pochi documenti di archivio non ci permettono di ricostruire le modifiche effettuate a partire dall’Ottocento e che coinvolsero sicuramente anche questa sala, come dimostrano le decorazioni in stucco e la nuova denominazione.

Accanto si apre la Sala del Consiglio, dove oggi si riunisce il Consiglio dell’Istituto Europeo. La struttura, ad esempio la volta a botte, risale ai primi anni del Cinquecento, mentre altri elementi, come i sedili in pietra, le decorazioni e il camino, sono databili alla seconda metà dell’Ottocento.

Villa Salviati - Sala della Conchiglia.
Villa Salviati - Sala del Consiglio.
Villa Salviati - cappella.


Cappella

Spostandoci sul retro, scopriamo quello che è il vero e proprio tesoro della villa: la piccolissima cappella, che sorge separata e apparentemente anonima. Nel 1515 Jacopo Salviati la fece costruire in occasione del matrimonio della figlia con Giovanni dalle Bande Nere; modelli sono la Cappella Priori di Palazzo Vecchio e quella del Papa a Santa Maria Novella. Le dimensioni ridotte rendono ancora più impressionante e preziosa la ricca decorazione, realizzata secondo un gusto all’antica tipico della moda del tempo.

Il paliotto d’altare, in legno, è opera del Rustici, apprendista del Verrocchio e in stretto contatto con Leonardo da Vinci; a lui, forse, dobbiamo l’intero progetto della Cappella. Il rilievo, raffigurante l’Annunciazione, è realizzato con la tecnica dello schiacciato di Donatello, grazie alla quale la profondità è resa attraverso pochissimo rilievo; particolarmente bello è il panneggio, morbido e composto, che traspone gli stati d’animo provati dai personaggi, secondo una concezione leonardiana. La scena si svolge sullo sfondo di un arco di trionfo, un’architettura grandiosa che porta lontano dalla quotidianità.

Villa Salviati - cappella.
Villa Salviati - cappella.
Villa Salviati - cappella.

Sopra l’altare notiamo tre tondi, abitati da angeli e da una Madonna con il bambino, secondo una decorazione presente anche nella controfacciata. Le pareti, affrescate a grottesca in monocromia, mostrano i simboli dei Medici e dei Salviati, mentre la volta a botte a finti cassettoni intervalla gli stemmi delle due famiglie con vari santi, scelti, secondo alcuni, in base ai nomi dei figli nati dal matrimonio con Giovanni dalle Bande Nere. Infine, a sinistra, si nota la grata dalla quale era possibile ascoltare in segreto l’orazione.

Giardini

Uscendo dalla piccola e raccolta cappella possiamo dedicarci al vasto giardino; sul retro della villa si sviluppa una sorta di terrazza dalla quale possiamo ammirare il panorama sulla Badia Fiesolana. La sezione del parco che qui si sviluppa è adesso in restauro ed è stato il prodotto della passione della moglie di Luigi Turri, la quale i primi del Novecento vi creò un giardino delle rose; a questa famiglia, inoltre, dobbiamo la presenza di due alberi, tra cui un cedro atlantico.

Proprio davanti al corpo più antico della villa si dipana un lungo viale scortato da cipressi, che portava anticamente alla via Faentina e che, dopo la costruzione della ferrovia, è stato modificato creando un passaggio su di essa.

Villa Salviati - giardino delle rose.
Villa Salviati - giardino segreto.

Il giardino rinascimentale, che caratterizza la parte antistante alla villa, è frutto di rimaneggiamenti cinquecenteschi. Tra il 1568 e il 1583, infatti, gli ambienti esterni furono restaurati e suddivisi: davanti alla dimora si sviluppava un vasto prato utilizzato per cerimonie, banchetti e tornei, con un giardino segreto circondato dalla cinta muraria, che correva lungo tutto lo spazio esterno più vicino alla villa e che si apriva con numerosi archi. Purtroppo, di ciò non è rimasta traccia, solo le basi delle colonne, adesso spostate verso le aiuole.

Nel giardino segreto erano conservate le piante di agrumi, che, dato il loro valore, erano così nascoste e protette da eventuali ladri. Oltre questo spazio si estendevano orti e campi coltivati con grano e altre piante, usate per il fabbisogno della famiglia, che qui dimorava in villeggiatura, e per il commercio, traendone profitto. Nel corso dei secoli il luogo assumerà sempre di più lo scopo di spazio dove dedicarsi all’ozio e al diletto.

Nel 1704 furono realizzate nuove modifiche e aggiunte in stile tardo barocco, su influenza di Carlo Fontana (che abbiamo incontrato nella Villa Cetinale sulla Montagnola Senese), ma realizzate da un autore ignoto. Infine, dalla metà del Settecento alla metà dell’Ottocento il giardino subì altre trasformazioni, nella direzione del gusto all’inglese completando il passaggio da luogo anche agricolo a solo parco. Possiamo apprezzare un boschetto di bamboo, due laghetti e, sparsi in vari punti, alcuni elementi di arredo, come statue, tempietti, grotte, fontane, padiglioni e altro.

Villa Salviati - esterno, statua di Zeus.
Villa Salviati - grotta.

Prima di scendere verso il giardino nascosto, ci fermiamo ad ammirare l’esterno della villa, in particolare la facciata laterale decorata con spugne e conchiglie, creando nicchie e grotte e ponendo al centro una fontana sormontata dallo stemma della famiglia Salviati e da un orologio. In mezzo alle aiuole, invece, troneggia, un basamento decorato dall’artista settecentesco Martino Portogalli, la statua di Zeus, non originale della villa ma prelevata dal Casino Salviati in Borgo Pinti.

Affacciandoci alla balaustra possiamo ammirare il giardino all’inglese, dove prima si sviluppavano i campi coltivati, il giardino delle rose e quello segreto. Ad esso accediamo scendendo le scale create appositamente da tenore de Cadia; arriviamo tra le geometriche siepi di bosso, il cui verde risalta sul bianco della ghiaia. Da una parte, le mura si aprono verso il giardino all’inglese, mentre dall’altra vi è il suggestivo ambiente delle grotte, realizzate a metà del Settecento richiamando gli ambienti medicei, come quelli della Villa di Castello o di Boboli.

Sebbene successiva, questa grotta è unica nel suo genere per profondità e vastità; si realizza così un passaggio dal sole del giardino alla prima zona, ancora illuminata e ornata di affreschi di uccelli e strutture architettoniche ben visibili, per entrare nella seconda sezione, caratterizzata da maggiori concrezioni, e infine nella terza, in ombra e dominata da strutture di coralli, pietre, minerali e conchiglie, con statue di animali e fantastici. L’acqua proveniva a sopra Fiesole e permetteva spruzzi e giochi, oltre a garantire una costante umidità.

Villa Salviati - grotta.
Villa Salviati - grotta.

Interessante è la console del primo vano, sormontata da specchi che ampliano lo spazio della stanza, decorati da coralli, minerali e conchiglie; sono della metà dell’Ottocento e risalgono agli interventi operati dal tenore. Al medesimo periodo appartiene l’affresco raffigurante i soldati di Garibaldi, illustre ospite della villa e figura fondamentale per de Cadia, che aveva vissuto un impegno militare.

Usciti dalle frotte possiamo passeggiare nel giardino all’inglese oppure visitare gli archivi storici, distribuiti sottoterra alla nostra destra.

Archivi Storici

Nel 2012 furono trasferiti qui gli archivi dell’Unione Europea, dedicati ad Altiero Spinelli e prima posti in piazza Edison. In un primo momento vi era stata un’incertezza su dove creare l’archivio, se a Firenze o in Lussemburgo, ma la città italiana ebbe la meglio poiché qui era già presente l’Istituto Europeo.

I documenti conservati sono di tre tipi: istituzionali, depositi privati e collezioni; uno dei più prestigiosi è senza dubbio la Convenzione di Ventotene. La raccolta ha avuto inizio nel 1988 ed è stata fin da subito aperta al pubblico.

Villa Salviati - Federica e Lorenzo nella grotta.
Villa Salviati - ingresso.
Villa Salviati - Archivi Storici.

I materiali di interesse storico vengono raccolti dopo trent’anni, quando si è concluso l’iter amministrativo e possono essere utilizzati dagli studiosi e ricercatori dell’Istituto Europeo. Al momento è in corso un processo di digitalizzazione, che avviene in alcuni ambienti specifici e in modo progressivo.

La visita è molto interessante e si dipana tra i corridoi dell’archivio, corredati di pannelli illustrativi e foto d’epoca. Vale senza dubbio la pena, soprattutto se si è accompagnati dal personale, che può illustrare i momenti più significativi della storia del luogo e quali documenti vengono qui conservati.

Villa Salviati - Archivi Storici.
Villa Salviati - giardino all'inglese.

Usciti nuovamente nel giardino possiamo passeggiare ammirando la villa da diverse angolature, spingerci fino al laghetto centrale e sostare nei prati, al sole o al riparo degli alberi. In conclusione, Villa Salviati è una vera perla, che merita di essere visitata durante le aperture periodiche realizzate su iniziativa del FAI e in occasione dell’Open Day per la festa State of the Union.


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