Toscana Toscana - Trekking

PIETRAMARINA E MASSO DEL DIAVOLO

Escursione ad anello nell’area archeologica e naturalistica

Sabato 12 aprile 2025

Alla ricerca della nostra prossima escursione da proporre tra i nostri eventi, ci siamo ricordati della tranquilla passeggiata che avevamo realizzato qualche anno fa, in pieno inverno, all’interno dell’area protetta di Pietramarina (qui l’articolo dedicato). Così, abbiamo deciso di cambiare un po’ l’itinerario e siamo rimasti entusiasti del risultato!

Lunghezza complessiva5,1 km
Tempi di percorrenza2h
Dislivello184 m.
Grado di difficoltàFacile
SCHEDA TECNICA

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LUOGHI DI INTERESSE

La bella zona boscosa sulle pendici di Montalbano è facilmente raggiungibile sia da Firenze sia da Prato sia da Empoli: in circa mezz’ora di auto possiamo raggiungere un comodissimo parcheggio gratuito, che si apre sotto la SP 10, via Montalbano, davanti all’abbazia di San Giusto al Pinone.

Lasciamo l’auto nel grande spiazzo, in parte ombreggiato dalle fronde dei lecci che qui crescono ordinatamente e contornano una manciata di case e il ristorante Pietramarina. Ci troviamo nel Comune di Carmignano, in provincia di Prato, e la zona prende il nome dal Monte Pietramarina, l’estrema punta meridionale del crinale del Montalbano.

È un luogo ricco di vegetazione, caratterizzato da lecci e agrifogli monumentali: parco, sito archeologico, bosco di antichi culti e ancora di grande mistero, è degno di una visita e di una bella escursione. La nostra è ad anello, semplice e adatta a tutti, ideale per trascorrere una mattina o un pomeriggio immersi nel silenzio e colmi del fascino della natura e della storia.

Area Naturale Protetta di Pietramarina - Federica, Lorenzo e Frida sul Masso del Diavolo.
Area Naturale Protetta di Pietramarina - Villaggio degli Elfi.

ABBAZIA DI SAN GIUSTO AL PINONE

Prima di iniziare l’escursione merita un momento di attenta osservazione la rustica facciata che ci troviamo di fronte: si tratta di ciò che rimane dell’Abbazia di San Giusto al Pinone, uno splendido esempio di edificio religioso della metà del XII secolo (anche se la sua fondazione risale probabilmente ad un secolo prima), in stile romanico costruito in pietra arenaria. Nonostante le piccole dimensioni, la chiesa è dotata di un transetto a tre absidi (visibili sul retro) e di una massiccia torre campanaria, che ricorda una struttura militare.

La lunga fase di costruzione è ben testimoniata dai muri esterni, mentre l’arco del portale e la bifora sovrastante hanno una decorazione in marmo verde e bianco che risente dello stile romanico pratese e pistoiese.

La torre fu costruita successivamente, come notiamo dalla presenza di blocchi molto più piccoli nelle mura; la cella fu tamponata nell’Ottocento e la struttura fu congiunta successivamente alla chiesa da un passaggio interno. Alla cripta, invece, rimane possibile accedere solo dall’esterno e ha subito varie ristrutturazioni nel corso del tempo.

L’origine della chiesa è strettamente legata alla posizione in cui essa sorge: si trova, infatti, su una delle principali vie di comunicazione nell’area di Carmignano. Nacque, quindi, come antico ospedale, ovvero luogo di sosta per i pellegrini; non a caso, in inverno, la sua campana, chiamata la Sperduta, aveva il compito di guidare i viandanti in difficoltà, chiamandoli a raccolta prima del tramonto, quando le porte dell’abbazia chiudevano.

Area Naturale Protetta di Pietramarina - Abbazia di San Giusto al Pinone.
Area Naturale Protetta di Pietramarina - lecceta.

Secondo la tradizione, la chiesa fu fondata da un monaco eremita francese, San Giusto o Giustone; sicuramente, nel Trecento, intorno ad essa si raccoglieva una piccola comunità monastica cistercense. Successivamente divenne un oratorio per poi essere abbandonata. Trasformata in colonica nel Settecento, nell’Ottocento fu parzialmente ricostruita, ma venne ripristinata solo nel dopoguerra.

Al momento, però, non è chiaro di chi sia la proprietà della chiesa, anche se un documento del 1898 attesta che sia stata data in custodia al Comune di Carmignano. Purtroppo, l’edificio è in stato di degrado ed è stato chiuso negli anni Novanta; l’Associazione Amici di San Giusto è nata nel 2016 proprio per salvarla e valorizzarla attraverso eventi, raccolte fondi e manifestazioni.

VIA MEDICEA

Dopo esserci soffermati ad apprezzare l’esterno dell’abbazia e come esso si integri con la natura circostante, composta prevalentemente da ombrosi alberi di leccio, ci incamminiamo seguendo alcune indicazioni e notando subito che ci troviamo in un territorio attraversato dalla Via Medicea.

Si tratta di un cammino di 78,3 km, di media difficoltà con partenza dalle Cascine Medicee di Prato e arrivo a Fucecchio, passando attraverso i territori abitati dai Medici. Questo cammino si snoda principalmente su Montalbano e nelle due grandi pianure ai suoi piedi e passa da Poggio a Caiano, Carmignano, Artimino, Bacchereto, Vinci e Cerreto Guidi fino ad arrivare nella Valdinievole. Lungo il percorso è possibile incontrare ben quattro Ville Medicee, che sono oggi riconosciute come Patrimonio UNESCO (Poggio a Caiano, Artimino, Vinci, Cerreto Guidi).

Area Naturale Protetta di Pietramarina - citisio trifloro in fiore.
Area Naturale Protetta di Pietramarina - sentiero.

Tra borghi storici, paesaggi di vigneti e uliveti, vini storici, architetture e natura, i pellegrini possono suddividere il proprio cammino in quattro giorni: da Prato ad Artimino; da Artimino a Bacchereto; da Bacchereto a Vinci; da Vinci a Fucecchio; tuttavia, è possibile creare anche due anelli (Magia-Quarrata e Capraia-Montelupo).

Non solo: il nostro itinerario si sviluppa coinvolgendo un altro cammino, quello della Via etrusca Volterra-Firenze-Fiesole, dato che incontreremo un importante sito archeologico…

AREA PROTETTA DI PIETRAMARINA

Imbocchiamo per poche decine di metri il sentiero all’interno del bosco di lecci e attraversiamo la strada asfaltata di via Montalbano per trovare, subito a destra, l’entrata ufficiale all’Area Protetta di Pietramarina. Qui è installato un cartello esplicativo: leggendo la cartina, notiamo come il nostro itinerario si sviluppi in tre aree. Partendo dall’Abbazia di San Giusto, ci sposteremo prima in una zona cespugliata e poi per un tratto in un bosco di latifoglie per arrivare a quello monumentale di lecci e agrifogli e scendere in uno di soli lecci (la lecceta di Pietramarina è considerata un’area di interesse botanico).

Il pannello ci indica alcune norme di comportamento, i parcheggi da cui accedere e i numeri utili, oltre a descrivere in modo generale le caratteristiche dell’intera area e i punti di interesse più importanti. Ma da dove origina quest’ampia zona boscosa? Essa era anticamente parte del Barco reale di Artimino, area di caccia dei Medici completata nel 1626, recintata da un muro che si estendeva lungo il crinale del Montalbano e su cui si aprivano i cancelli di accesso (ne avevamo già parlato per l’escursione a Bacchereto).

Area Naturale Protetta di Pietramarina - sentiero.
Area Naturale Protetta di Pietramarina - coleottero Meloe Violaceus.

L’area naturale protetta della regione Toscana è stata istituita nel 2007 e occupa una superficie di 223 ettari sul rilievo di Pietramarina, nella provincia di Prato. Le caratteristiche eccezionali del bosco non sono solo legate alla natura, ma anche alle tracce della storia, che affonda all’epoca etrusca e medievale, fino a quella medicea.

Salendo lungo la strada asfaltata percorriamo il tratto più faticoso di tutto il percorso, ma gli elementi naturali ci aiutano a distrarci: incontriamo, infatti, una grandissima varietà di piante. Notevoli sono gli esemplari di erica, in fiore nel mese di aprile/maggio; incontriamo un acero riccio, ben riconoscibile per le sue foglie arcuate e a punta, e un grande rovere, albero molto apprezzato per il legno durevole e pregiato e spesso associato a forza, resistenza e longevità (può arrivare a vivere fino a mille anni), talvolta considerato sacro (soprattutto nel nord Europa e in Inghilterra).

Abbondano i fiori gialli: quelli della ginestra odorosa e quelli del citisio trifloro, un arbusto dalle cui fronde possono essere ricavate scope grossolane. Per quanto riguarda gli insetti, molto frequenti sono i Meloe Violaceus, tossici per uomini e animali; si tratta di un coleottero curioso perché le sue larvette salgono sui fiori e si attaccano alla peluria delle api che li trasportano involontariamente nel proprio alveare. Qui mangiano le uova delle api, il polline e il nettare, subendo varie metamorfosi fino a divenire adulti. Sono piuttosto rari, quindi la loro abbondanza, come in questo luogo, segnala una buona qualità ambientale.

Area Naturale Protetta di Pietramarina - Frida sul sentiero.
Area Naturale Protetta di Pietramarina - anemone dei boschi.

Passata la parte più impegnativa della salita, la strada spiana e imbocchiamo uno stretto sentiero sulla destra, che si inoltra nel bosco tra pietre e ponticelli in legno. Da notare, in primavera, la comparsa in questa parte del percorso di numerosi anemoni dei boschi: questi bei fiori bianchi sono un marcatore naturale per identificare i boschi antichi, perché si espandono lentamente e preferiscono ecosistemi stabili; perciò, vederne grandi quantità suggerisce che il bosco abbia almeno 100 anni.

Inoltre, l’anemone dei boschi è intriso di mitologia ed è associato all’inizio della primavera, collegandolo con riti e feste per celebrare la fine dell’inverno e la rinascita della vita, il rinnovamento della terra. Il nome scientifico (Anemone nemorosa) deriva dal greco anemos, che significa vento, per il suo delicato movimento nella brezza (fiore del vento); nemorosa, invece, indica che è una pianta tipica dei boschi o delle radure, individuando il suo habitat per eccellenza.

Dopo essere passati accanto al cartello in legno con inciso il nome di Pietramarina, proseguiamo in leggera salita e intersechiamo la strada utilizzata nel percorso in discesa per le MTB. Proseguiamo dritto, osservando anemoni, felci, muschi, ciliegi e castagni.

Area Naturale Protetta di Pietramarina - Villaggio degli Elfi.
Area Naturale Protetta di Pietramarina - Villaggio degli Elfi.

Svoltiamo a sinistra e il sentiero diventa più ampio fino a raggiungere la strada asfaltata che prendiamo a sinistra. Seguiamo poi l’indicazione verso il Masso del Diavolo; da non perdere, subito a destra, il piccolo villaggio degli elfi inciso nel legno: una vera chicca!

Il cartello all’ingresso di questo sentiero riassume ancora le caratteristiche del luogo e la sua storia, ma soprattutto ci ricorda che siamo ospiti del bosco, non padroni e ci invita ad osservare la natura che ci circonda. A tale scopo era stato creato un percorso tematico, Parco in tutti i sensi, i cui pannelli sono oggi piuttosto malridotti e quasi completamente illeggibili (peccato!).

IL MASSO DEL DIAVOLO

Siamo nuovamente immersi in una fitta lecceta; ancora qualche passo e il sentiero si apre: proprio davanti emerge in tutta la sua maestosa e sacra, monolitica grandezza il Masso del Diavolo. L’enorme roccia, costituita da pietra arenaria, cattura subito l’attenzione.

Cos’è il Masso di Pietramarina o, come viene chiamato popolarmente, “del Diavolo”? Le leggende tramandano che fosse un antico altare etrusco, mentre non si conosce l’origine della scalinata che permette di inerpicarsi fino alla cima, forse scavata in tempi più recenti dagli abitanti di Bacchereto, proprio per aiutare i primi turisti a salire ad ammirare il paesaggio. Sulla superficie della roccia si rintracciano i solchi di scritte incise nello scorso secolo, ma alcuni di essi sembrano molto più antichi. Le leggende sull’uso etrusco sono senza dubbio alimentate dalla presenza degli scavi a pochi metri di distanza: l’area fu infatti frequentata a partire dal VII fino al I secolo a.C., con tracce di uso anche in età medioevale.

Area Naturale Protetta di Pietramarina - Lorenzo e Frida sul Masso del Diavolo.
Area Naturale Protetta di Pietramarina - Lorenzo e Frida sul Masso del Diavolo.

Ma il nome da dove deriva? Pare che gli sia stato attribuito a causa di una particolare impronta scolpita su uno dei gradini della piccola scalinata e che sembra ricordare lo zoccolo del diavolo.

Infine, vi è la suggestione del legame con il nome, Pietramarina, la cui origine è ancora poco chiara; tuttavia, questa località viene così indicata fin dal tempo di Leonardo: il toponimo “sasso marino” è associato al disegno stilizzato di un masso, che sembra ricalcare proprio la forma tondeggiante di quello “del Diavolo”.

Ciò che è certo è l’uso fondamentale che dell’area è stato fatto attraverso i secoli: si tratta, infatti, di un luogo strategico perché si domina tutta la zona circostante, fino addirittura al mare. Salendo sul masso è possibile scorgere l’intera piana del Valdarno inferiore, Livorno con il suo porto e, quando il cielo è particolarmente limpido, anche tutta la costa.

Dopo esserci gustati il fascino del gigantesco masso, ci guardiamo intorno, continuando a salire lungo il sentiero. Siamo immersi nel bosco monumentale di lecci e agrifogli, che qui assumono un comportamento arboreo raggiungendo dimensioni eccezionali! In cima alla salita, a pochi metri dalla cima del Monte Pietramarina (584 m. s.l.m.), sorge il cosiddetto Casino dei Birri, l’antica casa da guardia ai tempi dei Medici, risalente alla gestione del Barco Reale di Artimino.

Area Naturale Protetta di Pietramarina - Masso del Diavolo.
Area Naturale Protetta di Pietramarina - capanno.
Area Naturale Protetta di Pietramarina - area archeologica etrusca.

AREA ARCHEOLOGICA ETRUSCA

La sommità del monte è occupata dall’area archeologica, introdotta da un pannello informativo con riprodotta una planimetria della zona. Come abbiamo accennato, questo territorio fu occupato dagli etruschi a partire dal VII secolo a.C., i quali vi costruirono una cinta muraria ancora visibile insieme ad alcuni edifici, segno che qui sorgeva, più che un luogo di culto, una vera e propria roccaforte (con un’estensione di poco meno di un ettaro) per il controllo sul territorio.

Gli scavi archeologici furono iniziati dalla Soprintendenza ai Beni Archeologici della Toscana nel 1991 e poi ripresi dal 1999 dal Comune di Carmignano, fino ad almeno il 2015.

Proprio sulla sommità del colle è ben visibile una cinta muraria, che si sviluppa per circa 360 metri ed ha uno spessore di quasi 3: in alcuni punti meglio conservati si innalza fino a 2 metri. Gli scavi si estendono per quasi un ettaro, dove sono state trovate diverse strutture monumentali: una di età arcaica del V secolo a.C., un edificio ellenistico e un’area di monumenti romani. Al centro dell’insediamento è stata scoperta una zona di fuoco rettangolare e alcuni fori per i pali delle capanne (VII sec. a.C.).

Area Naturale Protetta di Pietramarina - agrifoglio monumentale.
Area Naturale Protetta di Pietramarina - sentiero "La Fortezza".

Dalla sommità del colle era possibile dominare visivamente una vasta area e mettere in comunicazione i centri di Fiesole, Artimino e Volterra tra di loro e con la costa tirrenica (area del Portus Pisanus). Probabilmente in virtù della sua posizione strategica il sito è stato occupato a lungo, almeno dal VII al I secolo a.C.

Nonostante l’importante funzione di roccaforte e controllo sul territorio non è da escludere quella religiosa, soprattutto dopo l’importante ristrutturazione monumentale avvenuta sul fronte meridionale e che ha visto la realizzazione di un impianto scenografico, con la creazione di un terrazzamento artificiale, che ha cancellato le strutture più antiche, e di alcuni ambienti, tra cui un cortile probabilmente porticato.

Tra gli edifici rinvenuti all’interno delle mura sono degni di nota un magazzino di età ellenistica, un ambiente lastricato e un ampio complesso con un cortile interno e un sistema per far defluire l’acqua piovana; qui sono stati trovati numerosi reperti databili dal VI-V sec. a.C. Infine, è stata identificata la presenza di un altro palazzo, di costruzione successiva e con probabile funzione pubblica.

Accanto all’area degli scavi sono stati posti alcuni tavoli per il pic-nic ed è piacevole fermarsi godendo dell’ombra dei grandi lecci. Dopo una pausa, riprendiamo il nostro cammino, stavolta in discesa, scegliendo uno tra i vari sentieri (noi abbiamo preferito quello denominato Fortezza, usato anche dalle mountain bike, ma che scende più dolcemente).

Area Naturale Protetta di Pietramarina - erica in fiore.
Area Naturale Protetta di Pietramarina - panorama sulla piana pratese e fiorentina.

PANORAMA

Abbandoniamo i lecci e la vegetazione cambia completamente, somigliando molto a quella del mare, con addirittura alcuni pini marittimi e un terreno sabbioso! Tornano l’erica, il cisto, la ginestra… Svoltiamo a destra sulla strada asfaltata e il panorama si apre di fronte a noi: a sinistra scorgiamo Firenze, il Monte Senario e la brulla Calvana. La vista abbraccia la piana fiorentina, mentre oltre si estendono le cime dell’Appennino Pistoiese. Spostandoci verso destra, invece, lo sguardo arriva al Monte Amiata e al Chianti.

Proseguiamo la discesa e torniamo al punto di partenza, dopo esserci goduti questa escursione semplice e adatta a tutti, ma ricca di grande fascino e suggestione magica. Siamo rimasti sorpresi e incantati sotto innumerevoli punti di vista: l’armonia dei lecci e del bosco, gli scavi archeologici e la storia medievale, le leggende sul Masso del Diavolo, il silenzio della natura…


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