Emilia-Romagna Viaggi

BORGHI DA VISITARE IN VAL DI SAMBRO

Curiosità, storia, chiese e luoghi da non perdere

Giovedì 15 – domenica 18 agosto 2024

Durante la nostra vacanza in Val di Sambro abbiamo costruito una serie di itinerari per visitare tutti i piccoli borghi nelle vicinanze, disseminati nei boschi verdeggianti dominati da querce, castagni, faggi e abeti… Se il territorio del Comune di San Benedetto Val di Sambro è particolarmente ricco da un punto di vista naturalistico, non sono da escludere le piccole chicche architettoniche e storiche, raggiungibili sia in auto sia con passeggiate a piedi.

Per visitare questa zona dell’Appennino bolognese, è utile munirsi di una mappa e utilizzare i dépliant illustrativi reperibili presso gli uffici turistici e le varie strutture ricettive. Particolarmente simpatica è l’applicazione scaricabile su dispositivi Android e Apple, attraverso la quale è possibile leggere tante informazioni sui vari borghi.


SAN BENEDETTO VAL DI SAMBRO

Tappa imprescindibile del nostro itinerario è il fulcro del Comune, un paesino ospitale posto in una posizione panoramica e suggestiva, ideale punto di partenza per numerose escursioni, vivace in alcune ore della giornata, animato da sagre ed eventi, ma per la maggior parte dell’anno tranquillo e silenzioso. Le case si sviluppano lungo la valle del rio detto “di Maggio”, che anticamente demarcava il confine con Poggio de’ Rossi; le due borgate si unirono nel 1533, stabilendo un unico patrono, Sant’Antonio da Padova, ricordato ogni anno con una grande festa nella settimana intorno al 13 giugno.

Tre sono le attrazioni da non perdere nel capoluogo: la meravigliosa terrazza panoramica, che si affaccia sui campi e sui boschi circostanti, la chiesa e il Borgo Musolesi. Le prime due sono praticamente attaccate. Il luogo di culto è dedicato a San Benedetto Abate e ha sostituito la primitiva chiesa di San Cristoforo di Poggio de’ Rossi.

Menzionata già nel 1378, questa parrocchia assorbì l’altra nel 1533 e fu progettata nella sua forma attuale nel 1839 dall’architetto Cipriani, mentre il campanile fu eretto nel 1895 su disegno di Adolfo Quarenghi. La data della costruzione della chiesa è ricordata da un’iscrizione sulla facciata a capanna.

San Bendetto Val di Sambro - Chiesa di San Benedetto Abate.
San Bendetto Val di Sambro - Borgo Musolesi.

Scendendo dalla piazza della chiesa lungo via Musolesi e passando di fronte al palazzo del Comune, arriviamo al bel Borgo Musolesi, uno degli insediamenti probabilmente fondati dai monaci benedettini (come anche Poggio de’ Rossi). Gli abitanti, i mugellesi, devono il nome dalla propria origine, ovvero persone che provenivano dal Mugello e che in tempi lontani avevano scavallato l’Appennino dalla Toscana per installarsi nella valle del Sambro.

Il borgo è molto gradevole, composto da poche case in pietra e un’antica fontana ristrutturata nel 1992 da due abitanti. Rimangono ancora testimonianze del passato: i maestri Comacini, famosi capimastri medioevali, hanno lasciato traccia di sé su due architravi, scolpendo una rosa, simbolo pagano beneagurante, e il monogramma IHS, simbolo cristiano.

San Bendetto Val di Sambro - Monumento alla Stazione ferroviaria.

Dall’inizio del borgo possiamo imboccare un sentiero che conduce nel bosco e da lì raggiungere altri paesi vicini oppure fermarci a mangiare al gradevole Molino Giovannino. A San Benedetto Val di Sambro noi ci siamo fermati a soggiornare in un grazioso appartamento lungo via Musolesi, lasciando l’auto nel comodo parcheggio gratuito.

Raggiungibile in macchina e poco distante dall’abitato, è la Stazione FS di San Benedetto Val di Sambro, attiva fin dalla prima inaugurazione della galleria ferroviaria transappenninica del 1934. Purtroppo, la sua fama non è dovuta all’importante ruolo di collegamento tra il nord e il sud dell’Italia, ma a due attentati: uno al treno Italicus (3-4 agosto 1974) con 12 morti e 48 feriti e uno al treno Rapido 904 (23 dicembre 1984) con 16 morti e 267 feriti. Si trattò di due esplosioni provocate dal terrorismo neofascista unito alla criminalità organizzata.

Oggi possiamo fermarci davanti al monumento eretto dieci anni dopo la strage dell’Italicus, mentre all’interno della stazione leggiamo la targa commemorativa e altre informazioni su eccidi e attentati terroristici perpetrati nel corso degli anni e in altri luoghi.

CASTEL DELL’ALPI

Altro borgo da non perdere, più tranquillo e bucolico, è Castel dell’Alpi, a cui noi abbiamo dedicato un’intera giornata, abbinandovi una piacevole escursione ad anello. Caratteristica distintiva è la presenza del lago, formatosi in seguito ad un’enorme frana nel 1951; questo evento catastrofico distrusse le abitazioni e risparmiò solo la chiesa.

Dalla Big Bench al sentiero naturalistico intorno allo specchio d’acqua, dall’installazione della Spada nella Roccia alla grande Scrana in legno, Castel dell’Alpi è sicuramente un luogo da visitare per trascorrervi qualche ora godendo della sua pace e serenità.

Qui potete leggere maggiori informazioni e i punti di interesse, mentre in quest’altro articolo vi raccontiamo nel dettaglio l’escursione che abbiamo realizzato.

Castel dell'Alpi - lago.
Castel dell'Alpi - Big Bench.

MADONNA DEI FORNELLI

Il borgo più turistico e caotico è quello costruito intorno al Santuario Mariano della Madonna della Neve: Madonna dei Fornelli, la cui storia affonda nell’antichità e il cui nome richiama la tradizione dei “fornelli” accesi nei boschi o in appositi forni per trasformare il legname in carbonella o le pietre in calce, creando lunghi pennacchi di fumo che si innalzavano verso il cielo.

Fulcro del paese è il grande edificio religioso, risalente all’inizio del Novecento e divenuto Santuario nel 1960; prima di esso, esisteva una semplice cappella seicentesca, dedicata alla Madonna della Neve, in ricordo di un evento straordinario: una nevicata caduta il 5 agosto intorno al 1610. Questo avvenimento miracoloso diede il nome al luogo sacro; non a caso, l’immagine della Madonna con bambino, un olio su rame di grandi dimensioni, posto oggi sull’altare maggiore, è la medesima venerata nei primi anni del Seicento.

Il borgo della Madonna dei Fornelli è il più affollato della Val di Sambro, anche perché qui termina la seconda tappa della Via degli Dei; ce lo ricorda il Monumento al viandante posto a lato della strada principale. Si tratta di una cittadina attiva e vitale, con un grande ufficio turistico e numerosi pub, bar e affittacamere. È anche un importante svincolo per raggiungere i paesi minori della zona: da una parte Cedrecchia e Zaccanesca, dall’altra Qualto.

Madonna dei Fornelli - Santuario della Madonna della Neve.
Santuario della Madonna della Neve - Madonna con bambino, olio su rame.

QUALTO

Qualto è un altro dei borghi da non perdere: innanzitutto perché è il più antico di San Benedetto Val di Sambro, risalente al Duecento. Sorge fra i fitti boschi di castagno e conserva in parte l’aspetto originario: muri di pietra, tetti in arenaria, architravi, iscrizioni e una fontana dalla quale sgorga una fresca acqua sorgiva.

Il borgo è una vera chicca, piccolo e raccolto, visitabile in un’oretta. Salendo tra le strette viuzze giungiamo alla piazza dove si erge la monumentale Chiesa di San Gregorio Magno, costruita intorno al Trecento e oggi dedicata alla Beata Vergine del Carmine, che nel 1630 protesse il paese dalla peste. Il panorama che si apre davanti ai nostri occhi è mozzafiato: dalla terrazza, infatti, la vista spazia fino ai monti del Corno alle Scale, mentre, più vicino a noi, possiamo distinguere il campanile rosso della chiesa di Sant’Andrea.

Qualto - veduta dalla strada.
Qualto - panorama.

Sempre sulla piazza principale, si affaccia la struttura Cà di Bastiano, una massiccia abitazione in stile antico, circondata da alberi di fico e scalinate; si tratta di una struttura unica in Appennino per la sua entrata “a balconata”, ovvero per la presenza di un ballatoio coperto di lastre sulla porta d’ingresso.

Poco più in basso rispetto alla piazza, si trova l’antico “scadòr” (in dialetto), dove ogni anno sono portate le castagne a seccare; successivamente vengono pulite e poi condotte al mulino per ricavarne la farina.

Passeggiamo nel borgo, completamente costruito in pietra, ammirando il panorama e seguendo il percorso dettato dal vicolo restaurato dal Comune e che gira intorno al paese, fino a scorgere le ultime case di San Benedetto Val di Sambro. Ad arricchire ulteriormente questo luogo sono alcune opere di land art, dipinti affissi sulle facciate delle abitazioni, aumentando il fascino con questi particolari murales. Sicuramente Qualto è uno dei borghi che più ci ha colpiti…

Qualto - Chiesa di San Gregorio Magno.
Qualto - installazione di land art.

ZACCANESCA

Zaccanesca - Chiesa di Santa Maria.

Di minori dimensioni e dall’altro lato rispetto a Qualto, è il minuscolo paesino di Zaccanesca, che gode di un bellissimo panorama e si nasconde rispetto alla strada, tra boschi di querce e castagni, poco lontano dal corso del torrente Savena (quello che ha dato origine al lago di Castel dell’Alpi).

L’abitato era conosciuto già nel Duecento con il nome di Caccianesca e si sviluppa intorno alla Chiesa di Santa Maria, fondata nel 1863 e circondata da una serie di case in pietra molto graziose ma che rendono i vicoli quasi inaccessibili. Per questo, vi consigliamo di parcheggiare prima di entrare nel borgo.

Immersi nell’aria domestica e antica, è difficile immaginare come qui, dopo la Prima guerra mondiale, abitassero numerose famiglie e fosse aperta persino una scuola elementare con ben 25 bambini! Il paese si anima adesso la terza domenica di gennaio, quando viene festeggiato Sant’Antonio Abate e accorrono numerosi visitatori da tutta la vallata.

Passeggiandovi in estate, apprezziamo l’atmosfera sospesa e ci godiamo il panorama, scorgendo il campanile della Chiesa di San Bartolomeo Val Gattara (dove abbiamo fatto una sosta durante una nostra escursione).

CEDRECCHIA

Percorsa la strada panoramica sul crinale tra le valli del Savena e del Sambro e lasciata l’auto nel centro del paese, dove si apre una grande piazza deserta, proseguiamo a piedi tra case erette nell’Ottocento (la data 1878 si legge su un muro), alcune restaurate, altre in declino. Un bel filare di alberi accompagna la nostra salita fino ad arrivare alla Chiesa di San Paolo, affiancata da un tozzo campanile e da cui intravediamo un piacevole panorama.

All’interno di questo semplice edificio, è custodita una preziosa pala d’altare seicentesca, raffigurante la Madonna con i Santi Paolo e Pietro. La comunità che qui si raccoglieva è ancora in parte presente, come notiamo dalla quantità di campi coltivati e dagli allevamenti di galline, capre e vacche.

Cedrecchia - Chiesa di San Paolo.
Poggio Suizzano.

MONTEACUTO VALLESE E POGGIO SUIZZANO

Spostandoci a nord rispetto a San Benedetto Val di Sambro, incontriamo prima ciò che resta di Poggio Suizzano (via Poggio di Suizzano n. 10), dove un tempo sorgeva la Chiesa di San Cristoforo, conosciuta fin dal 1207 ma non più esistente, e poi il paese di Monteacuto Vallese, posto in una posizione strategica, incredibilmente panoramica.

Suizzano merita una sosta solo per osservare un’antica casa torre, uno dei rari esempi rimasti di architettura montanara; all’ingresso si trova lo stemma dei Conti de’ Bianchi (1525), mentre la torre è databile intorno al XIII secolo.

Monteacuto Vallese si sviluppa intorno alla chiesa parrocchiale di Sant’Agata Vergine e Martire; il piccolo borgo conta circa trecento abitanti e sorge a 685 m. s.l.m. tra le valli dei torrenti Setta e Sambro. Il panorama è meraviglioso, ma per il resto l’atmosfera è sonnolenta…

Merita una menzione la chiesa, dalle origini trecentesche, ma costruita in questa forma tra il 1870 e il 1880, mentre il campanile in pietra, culminante con una cuspide in stile vagamente moresco, fu eretto tra il 1890 e il 1893.

Monteacuto Vallese - Chiesa di Sant’Agata Vergine e Martire.
Monteacuto Vallese - panorama.

RIPOLI

Nella zona a ovest di San Benedetto Val di Sambro sorgono il borgo di Sant’Andrea e due paesini, denominati Ripoli di Sopra e di Sotto, abbinati a strutture religiose e a sante differenti.

Ripoli Santa Cristina si trova poco distante dal Santuario Mariano della Beata Vergine della Serra, vicino alla Stazione FS di San Benedetto Val di Sambro e sulla linea dell’autostrada che collega Bologna e Firenze. Il Santuario della Beata Vergine della Serra di Ripoli è costruito su un promontorio aggettante sulla valle del Setta ed è uno dei più antichi luoghi di culto dell’Appennino bolognese. Si narra, infatti, che intorno all’anno Mille la Vergine apparve a due pastorelli, indicando loro di edificare una chiesa sul luogo dell’evento miracoloso.

Ripoli - Santuario Mariano della Beata Vergine della Serra.
Ripoli di Sopra - Chiesa di Santa Cristina di Ripoli.
Ripoli di Sotto - Borgo Le Serrucce.

Ciò che vediamo oggi, posto in modo scenografico alla fine di un prato e di un viale, è prodotto in un rifacimento inaugurato nel 1612; successive migliorie furono apportate nel 1842 e il campanile fu aggiunto nel 1949. All’interno si trovano interessanti opere pittoriche del Varotti e un antico organo con relativa cantoria in legno.

Di più modeste dimensioni e più semplice nella struttura, è la vicina Chiesa di Santa Cristina di Ripoli, di cui si ha testimonianza a partire dal 1281. Nel 1856 fu costruito il campanile romanico su disegno dello stesso parroco, Don Musolesi; la chiesa fu restaurata tra il 1857 e il 1861, poiché si trovava in pessime condizioni e si dovette intervenire con un completo rifacimento.

Ripoli di Sotto - Borgo Le Serrucce.
Ripoli di Sotto - Borgo Le Serrucce.

Spostandoci, invece, lungo la strada verso Firenze, incontriamo il borgo di Ripoli di Sotto, con la novecentesca Chiesa Santa Maria Maddalena e soprattutto il borgo Le Serrucce. Parcheggiamo accanto al bar lungo la via principale e proseguiamo a piedi seguendo le indicazioni per il sentiero 21, nonostante la strada sia asfaltata e carrabile fino al borgo.

Qui il tempo sembra essersi fermato: entriamo tra i vicoli e le case, passiamo sotto ad un arco e ci fermiamo a leggere una poesia dedicata alle Serrucce, notando alcuni riferimenti ai luoghi del borgo, come la casa di Camillo, gialla e a lato della via principale. Il panorama è piacevole e il paesino davvero tipico: merita una piccola deviazione, dato che da Ripoli impieghiamo solo una trentina di minuti a raggiungerlo e a visitarlo.

SANT’ANDREA

Sant'Andrea - chiesa.


Sant’Andrea si affaccia sul torrente Sambro e si sviluppa proprio davanti al capoluogo e tra Montefredente e Ripoli; da qui è possibile intraprendere numerose passeggiate, tra cui quella che conduce fino ai resti del Santuario di Monte Armato.

Dopo aver parcheggiato comodamente la nostra auto vicino alla vasca di una vecchia fontana, dedichiamo la nostra attenzione alla chiesa, di origini molto antiche e ben conosciuta fin dal XII secolo, un tempo denominata Sant’Andrea in Coriglio. Secondo la testimonianza di alcuni documenti del 1962 sembra che fosse già stata ultimata nel 1317.

L’edificio spicca per il suo intonaco rosso e si trova sulla via principale intorno alla quale si sviluppano le abitazioni. All’interno, recentemente restaurato, degna di nota è una tela seicentesca raffigurante la visita di Maria a Sant’Elisabetta, attribuita allo Spisanelli.

MONTEFREDENTE E MONTE ARMATO

Continuando a scendere verso sud meritano una fermata due luoghi conosciuti per le loro origini contadine, artigiane e solidali. Non a caso abbondano le feste paesane nelle quali la comunità, ancora oggi attaccata alle tradizioni, propone i tortellini fatti a mano; il ricavato raccolto nel corso degli anni ha contribuito a realizzare importanti opere pubbliche.

Usando il grande parcheggio a lato del cimitero di Montefredente, passeggiamo comodamente nel paese ammirando la moderna Chiesa di San Giorgio, impreziosita da una porta decorata con un bassorilievo dedicato ai suonatori di campane. Notiamo come la loro struttura sia tipica del luogo, poiché possono compiere un giro a 360°, proprio come quelle che abbiamo visto durante l’escursione alla Chiesa di San Bartolomeo Val Gattara.

Montefredente - Chiesa di San Giorgio.
Montefredente - Chiesa di San Giorgio, dettaglio.

Proseguiamo a sinistra e, in discesa, vediamo i resti di un oratorio, mentre a destra si apre un pub-gelateria, dove ci fermiamo per una sosta (io ho preso un gelato alla crema bruciata con pinoli e cioccolato dell’Ecuador). Si tratta di un posto casereccio frequentato dagli abitanti del paese e ben rappresenta l’attiva vitalità della cittadina, le cui aiuole sono ben curate e dove si respira un’atmosfera di rilassato e corale impegno per il bene pubblico.

Da Montefredente possiamo fare una deviazione verso Monte Armato (in alternativa è possibile scendere da Sant’Andrea) per visitare i ruderi di un antico santuario cinquecentesco, dedicato alla Maria Vergine Assunta e distrutto dagli eventi bellici della Seconda guerra mondiale. In questo luogo infuriò un’accanita battaglia per la conquista del punto strategico di controllo: nei primi giorni dell’ottobre 1944 si affrontarono il 168° Reggimento di fanteria (Red Bull) della V armata americana e le SS tedesche.

Monte Armato - rovine della chiesa.


Se decidiamo di arrivare qui in auto, impostiamo sul navigatore via Capuccioli 2 e saliamo lungo una strada asfaltata ma molto ripida, che poi diviene sterrata e da cui godiamo di un bel panorama. A sinistra notiamo l’autostrada e il Monte Cimone, mentre a destra San Benedetto Val di Sambro e gli altri borghi.

Lasciamo la macchina ad un agglomerato di case e saliamo a piedi su un poggio, purtroppo deturpato da un’enorme antenna. I resti del santuario, però, sono affascinanti e meritano una visita…

PIAN DI BALESTRA

Scendendo verso Firenze da San Benedetto Val di Sambro ci imbattiamo in Pian di Balestra, famoso perché nei boschi ospita un suggestivo tratto della Flaminia Militare romana. È, quindi, possibile progettare un’escursione per passeggiare sui suoi resti, ma noi abbiamo preferito fermarci semplicemente ad ammirare una delle installazioni che fanno parte del progetto Bologna Montana Art Trail (ve ne abbiamo parlato per altre due opere, la Spada nella Roccia a Castel dell’Alpi e La porta delle Sindoni poco distante).

Dalla strada provinciale 79, dopo un tornante su cui sorge la Chiesa di Pian di Balestra, minuscola e difficilmente riconoscibile, svoltiamo a destra verso il vivaio forestale e rifugio Casa delle Guardie, accanto ad alcuni ruderi. Dopo una sosta al cippo in memoria della Resistenza partigiana, saliamo verso un laghetto, sulle cui sponde si trova l’opera di land art di Enrico Menegatti.

Io sono San Giorgio è stata realizzata nel 2023 ed è posta in una posizione scenografica, oltre ad essere costruita in legno con solo qualche parte in ferro. Un pannello informativo racconta come questa installazione voglia essere un omaggio a tutti coloro che si sentono San Giorgio, “Persone che per fortuna esistono e si distinguono in una società che sembra aver perduto qualsiasi valore”. Molti artisti hanno raffigurato questo santo, considerato un vero e proprio supereroe impegnato a sconfiggere il male.

Pian di Balestra - laghetto.
Pian di Balestra - Enrico Menegatti, Io sono San Giorgio, 2023.

PIAN DEL VOGLIO

L’ultimo borgo della Val di Sambro che abbiamo inserito nel nostro itinerario è Pian del Voglio, che sorge al confine con la Toscana e la cui antica origine risale all’epoca romana, quando aveva il nome di Pilianum, sulla strada che da Bologna conduceva a Fiesole. Il Castrum Plani bizantino era dotato di una torre di avvistamento e la sua fortuna ebbe alterne vicende fino al 1393, quando la città di Bologna donò la giurisdizione di Castel di Piano al Cavalier Pietro de’ Bianchi. La famiglia ne mantenne l’amministrazione per secoli, finché non fu ottenuta l’indipendenza in epoca napoleonica (1796).

Lasciamo la nostra auto nell’ampio parcheggio della farmacia, dove la sosta è gratuita ma consentita solo per un’ora, e ci incamminiamo subito in salita verso la chiesa principale, passando vicino all’obelisco in memoria dei caduti della Grande Guerra. Proprio davanti ad esso, da non perdere è una stanza che ospita decine di libri, che possiamo prendere e scambiare gratuitamente!

Pian del Voglio - retro della Chiesa di San Giovanni Battista.
Pian del Voglio - Chiesa di San Giovanni Battista.

La Chiesa di San Giovanni Battista si trova in una posizione panoramica, che domina l’agglomerato di case del borgo; la sua origine è databile intorno al IX-X secolo, quando doveva avere dimensioni molto più ridotte. Nel XV secolo, considerato lo stato di abbandono e rovina, il popolo decise di cedere il diritto di giuspatronato alla famiglia de’ Bianchi, che aveva la possibilità economica di restaurare la chiesa.

Nel corso dei secoli successivi l’edificio fu più volte rimaneggiato finché, tra il 1957 e il 1963, fu completamente ristrutturato con il rifacimento della facciata, rivestita in pietra serena, e l’allungamento della pianta dell’edificio.

Pian del Voglio - piazza del Mercato.


Scendendo dalla parte pedonale di accesso alla chiesa, passiamo dal loggiato e vediamo un mosaico con una dedica, per poi giungere nella piazza del Mercato, dove ci siamo fermati per un caffè.

Da Pian del Voglio possiamo imboccare l’autostrada in direzione Bologna o Firenze, come abbiamo fatto noi, concludendo la breve ma intensa vacanza che ci ha condotti alla scoperta della Val di Sambro con i suoi innumerevoli e caratteristici borghi.


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