Spettacolare panorama incontaminato tra alpeggi e specchi d’acqua
Domenica 10 agosto 2025
Da qualche anno ambivo a realizzare questa escursione, che si sviluppa nel Parco Naturale di Paneveggio, ma in una posizione più defilata e meno affollata. Il sentiero sale tra alpeggi, resti della Prima guerra mondiale e bucoliche vedute, con uno spettacolare panorama sulle Pale di San Martino e sul Focobòn, sulla Val Venegia e sulla catena del Lagorai… Si tratta di un itinerario che non richiede grandi capacità tecniche, ma è necessario un buon allenamento per affrontare la salita iniziale.
| Lunghezza complessiva | 7,2 km |
| Tempi di percorrenza | 3h (senza pause) |
| Dislivello | 497 m. |
| Grado di difficoltà | Medio |
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Arriviamo di buon’ora, intorno alle 9 di mattina, così da evitare il caos che solitamente interessa questa zona, in particolare la Val Venegia, ma che si estende pure verso Passo Valles. Malga Vallazza, poco prima, è un luogo di ritrovo non solo per escursionisti (più o meno esperti), ma anche per famiglie e avventori che si fermano per una sosta dalla colazione al pranzo fino alla merenda. Lo spiazzo per parcheggiare non è grande, ma si può utilizzare il lato della strada per alcuni tratti.
Noi, ad esempio, abbiamo preferito lasciare l’auto in una delle rientranze che precedono la malga, perché era già piuttosto affollata. In questo modo, abbiamo aggiunto un breve tratto in salita asfaltata (SP81), ma ci siamo anche goduti un pezzetto di panorama sulla fine della catena del Lagorai, in particolare la cima Colbricon e Cavallazza. Intorno a noi si estendono i pascoli delle vacche, che placide ruminano sotto il sole ai piedi delle montagne: una, a sinistra, è quella verso la quale siamo diretti; l’altra rimane alla nostra destra, incombe sulla Valle di Valles, è raggiunta dagli impianti del Falcade e la vedremo più volte durante il percorso, ben riconoscibile con i suoi imponenti strati di roccia.
IN SALITA DA MALGA VALLAZZA
In pochi minuti arriviamo di fronte all’azienda agritur di Malga Vallazza (1.944 m. s.l.m.), con la sua struttura tipicamente montana, incastonata tra boschi e pascoli e in una posizione strategica per escursioni in un punto più remoto e incontaminato del Parco Naturale di Paneveggio – Pale di San Martino, in particolare verso il Lago Juribrutto e Cima Bocche, attraverso percorsi che portano ancora le tracce della Prima guerra mondiale. Come punto di ristoro, offre piatti tradizionali preparati in loco.
Tenendoci a sinistra, troviamo facilmente le indicazioni per i sentieri e seguiamo quelle del numero 631 in direzione Laghi di Juribrutto; fiancheggiamo il torrente Vallazza oltre il quale, in un falsopiano, si dipana il sentiero che prenderemo al ritorno. L’itinerario è costeggiato da pietre, che compongono una mulattiera in salita tra larici, pini cembri (cirmolo) e qualche abete rosso.
Questo primo tratto del percorso, in salita, si sviluppa su un tracciato della Prima guerra mondiale e ad uno sguardo attento non sfuggono i resti delle postazioni belliche. Incontriamo anche una struttura dell’Acquedotto Vallazza del Comune di Primiero, un’opera di presa del 2018.
Attraversiamo un piccolo guado e continuiamo in salita, lasciandoci alle spalle Passo Valles, che spunta nel panorama, e poi le Pale di San Martino, che diventano il principale oggetto del nostro sguardo, mentre la fine della catena del Lagorai scompare dalla vista. Sentiamo ancora i campanacci delle mucche al pascolo e i rumori della strada, che si affievoliscono sempre più…
Proseguiamo sempre in salita su un sentiero che diventa più stretto, tornando ad assumere l’aspetto di una mulattiera quando esce dal bosco e giunge in una zona dove solo le piante pioniere riescono a vivere. Grandi massi punteggiano la radura, cosparsi di licheni verdi pisello e giallo fluorescente; accanto, alla nostra destra, scorre il Rio Vallazza, le cui acque gorgoglianti diventano l’unico suono ben udibile.
In questo punto la flora è particolarmente interessante perché composta da piante che si adattano a questa altitudine (oltre i 2.000 metri): rododendri, erica, bassi ontani bianchi e alcuni ginepri, oltre a tante varietà di fiori colorati come il rosa e il fucsia della silene a cuscinetto e del camenerio, il viola delle campanule, il giallo dell’arnica e del tarassaco.
Gli unici suoni sono prodotti dall’acqua del torrente e dal vento, che spazza l’erba della radura e si incanala tra i grandi massi, come quelli che scortano il nostro cammino chiudendo la vista alla nostra sinistra e tra cui spuntano pini cembri e piccoli larici. Il panorama, invece, si apre a destra e alle nostre spalle: oltre a Passo Valles vediamo la Cima Venegiotta e il Mulaz, insieme alle altre Pale di San Martino. Aguzzando la vista, scorgiamo a destra gli impianti di Col Margherita e, salendo, riconosciamo le montagne che cingono il Passo San Pellegrino e oltre, fino a Monte Civetta.
La salita è costante e la mulattiera si perde in alcuni tratti, divenendo un insieme di sassi, senza però presentare particolari difficoltà tecniche. Il sentiero è sempre ben segnato e ci consente di arrivare ad un caratteristico pascolo ad alta quota. Proprio nel punto più alto (2.336 m. s.l.m.), infatti, incontriamo alcune mucche, che affiancano il sentiero e che salutiamo per scendere verso il lago.
Concludiamo qui il tratto più faticoso della nostra escursione perché in circa 2 km si concentra la maggioranza del dislivello (quasi 400 metri). Noi abbiamo impiegato circa un’ora, tenendo un buon passo; a seconda della preparazione fisica, potrebbero essere necessarie soste più frequenti e prolungate.
VERSO IL LAGO JURIBRUTTO
Rimaniamo sul sentiero n. 631 che scavalla la montagna verso sinistra, in direzione del Lago Juribrutto; tra i massi e le vacche al pascolo, si apre lo spettacolare panorama sulla catena del Lagorai. La vista è mozzafiato e resa ancora più amena da alcuni laghetti che hanno come cornice la roccia dolomitica delle Pale di San Martino, che ci sembrano proprio ad un passo da noi, con l’imponente Monte Mulaz. Vediamo le cime e le guglie e, davanti, il massiccio tozzo dove giunge il sentiero del Cristo Pensante, il Monte Castellazzo.
Spostando lo sguardo verso destra riconosciamo i prati e i pascoli intorno a Passo Rolle e, in mezzo ai sentieri bianchi tra il verde, la struttura di Malga Juribello. Dietro, riconosciamo la Cima Cavallazza, da cui scendono le piste da sci, mentre a destra la catena del Lagorai prosegue con l’erta Cima Colbricon e poi con le varie aguzze montagne, tra cui Cima Cece e Cima Valmaggiore. Tra il Lagorai e le Pale di San Martino possiamo scorgere alcune cime delle Prealpi Vicentine, come Cima Dodici.
Dall’altro lato, invece, a sinistra guardando le Pale, scorgiamo una serie di altri monti, tra cui il Civetta. Sempre sul lato meridionale, vicino a noi, si distinguono resti e trincee della Grande Guerra.
Scendiamo tra l’erba bruciata dal sole e le rocce, scortati da un rigagnolo d’acqua; alcuni punti risultano un po’ sdrucciolevoli a causa della ghiaia e della pendenza. Dopo i bucolici laghetti, arriviamo ad un’incredibile vista sul Lago Juribrutto dall’alto, adagiato in una conca… Rimaniamo senza fiato!
Scendiamo ancora un poco fino ad arrivare ad un crocevia: a destra il sentiero conduce alla Forcella Juribrutto, mentre a sinistra si prosegue l’anello verso Malga Juribrutto. Consigliamo di fare una breve deviazione per una sosta sulle rive del Lago Juribrutto (2.206 m. s.l.m.) Dopo un piccolo guado sul torrente che si origina da esso e che troveremo numerose volte lungo il nostro percorso, ci sediamo sulle sponde dello specchio d’acqua e osserviamo i numerosi girini che lo popolano e i fiori di cotone che ne decorano la superficie con i loro batuffoli bianchi.
Le pareti rocciose che circondano il lago si riflettono in esso e ci pare di essere arrivati in un universo chiuso in se stesso. Dall’altro lato, si può ammirare una spettacolare vista sulle Pale di San Martino, ma dove abbiamo fatto noi la sosta si apprezza maggiore quiete e silenzio. Dopo circa mezz’ora di discesa, ad un’ora e mezza dalla partenza, ci fermiamo per una merenda, godendo della vista e della piacevole frescura dell’alta montagna.
RITORNO DA MALGA JURIBRUTTO
Dopo esserci velocemente rifocillati, torniamo sui nostri passi e al crocevia imbocchiamo il sentiero n. 629 per scendere verso Malga Juribrutto. Il panorama nuovamente si amplia: davanti a noi vediamo le Pale di San Martino, a sinistra le cime verso il monte Civetta e a destra la catena del Lagorai. Proprio sotto di noi, distinguiamo il sentiero bianco che serpeggia nella Val Venegia, con le Malghe Venegia e Venegiota.
Continuiamo a scendere tra i massi, tendendo leggermente verso destra; la vegetazione ricomincia ad essere presente e arriviamo fino al torrente che si origina dal Lago Juribrutto e che da esso prende il nome. Ci troviamo proprio nella Valle Juribrutto, che percorriamo in discesa, costeggiando il ruscello che scorre tra l’erba, contornata dal bosco.
Il tratto di sentiero è particolarmente bucolico e comprende persino l’attraversamento di ponticelli in legno, mentre alla nostra vista si offre la parte finale delle Pale di San Martino. Discostandoci un poco dal corso d’acqua e salendo leggermente su un prato, il panorama si apre su tutto il massiccio dolomitico e sul tozzo monte Castellazzo.
Il sentiero diventa una graziosa mulattiera che si inoltra nel bosco; continuiamo a scendere tenendo la sinistra al bivio che ci condurrebbe verso Malga Bocche, mentre noi arriviamo all’abbandonata Malga Juribrutto. Il Rio l’attraversa, contribuendo al carattere ameno del luogo, anche se le due strutture sono chiuse e in parte diroccate. Il panorama e il paesaggio, però, sono incantevoli…
Siamo su un nuovo crocevia: proseguendo a dritto arriveremmo fino alla strada provinciale, a destra ci dirigeremmo verso Paneveggio e la Val Travignolo, mentre a sinistra prendiamo il sentiero n. 623 verso Malga Vallazza. Attraversiamo il fiume e continuiamo nel bosco in un leggero saliscendi, su un sentiero talvolta un po’ stretto, tra larici, pini, abeti, massi e pareti rocciose. Di tanto in tanto, la vegetazione dirada e offre scorci sulle Pale di San Martino e sul promontorio antistante, le cui stratificazioni di pietra ci appaiono sempre più vicine.
Dopo un breve tratto in salita proseguiamo quasi in piano, uscendo dal bosco nel pascolo delle vacche che abbiamo visto alla partenza della nostra escursione. Malga Vallazza è ben riconoscibile a lato della strada asfaltata e ad essa arriviamo guadando nuovamente il Rio Vallazza e tornando al punto di partenza.
Per questa seconda parte del percorso abbiamo impiegato circa un’ora e mezza; è prevalentemente in discesa, ma può risultare un po’ impegnativa a livello mentale, soprattutto se si decide di realizzare l’itinerario in mezza giornata.
La percorrenza totale, dunque, è di circa 3 ore senza soste; noi abbiamo terminato il giro in circa 3 ore e mezza, tenendo sempre un buon passo. L’anello si presta bene sia ad essere un’escursione per la mattina o per il pomeriggio sia a divenire una passeggiata per l’intera giornata, soprattutto per i meno allenati. Consigliamo, tuttavia, di prestare attenzione, di partire ad orari adeguati e di intraprendere l’escursione solo con una mappa, tutto il necessario e un buon esercizio fisico.
Al termine del bel percorso, è possibile fermarsi alla Malga Vallazza per mangiare un boccone, magari per il pranzo. In tal caso, consigliamo vivamente la prenotazione perché può divenire molto affollata, soprattutto in alta stagione.
INFORMAZIONI
- Per le nostre escursioni, utilizziamo Outdooractive!
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Se hai bisogno di aiuto, qui una breve guida. - Traccia GPS Outdooractive: https://out.ac/IcYSdP
- Malga Vallazza: https://www.agriturismotrentino.com/it/agritur-malga-vallazza/59-63/
- Visit Trentino: https://www.visittrentino.info/it/guida/tour/lago-juribrutto_tour_800567738
- Visit Fiemme: https://www.visitfiemme.it/it/activity/lago-juribrutto_10460
- Parco Naturale di Paneveggio – Pale di San Martino: https://parcopan.org/
Questo è il percorso che vi abbiamo raccontato:
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