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“DOMANI È DOMENICA” DI SANDRINE FABBRI

Un drammatico e toccante monologo di ricerca e ricostruzione

GIUGNO 2024

Il reparto dei libri usati della libreria IBS di Firenze regala sempre delle sorprese, come questo piccolo volumetto, un’edizione particolare e un’autrice che non avevo mai sentito nominare. La trama mi ha incuriosita e non potevo non tentare la lettura…

  1. Trama;
  2. L’autore;
  3. Cosa ne penso?
Sandrine Fabbri, Domani è domenica, Keller Editore, Milano, 2016.


Senza sapere bene cosa aspettarmi, il primo capitolo mi ha lasciata interdetta perché non immaginavo né uno stile di scrittura così particolare, una sorta di flusso di coscienza/monologo interiore, né un’immediata e cruda esposizione di un suicidio, al quale assiste la protagonista, ancora bambina.

La trama, infatti, ruota attorno alla morte della madre, con alcuni flashback e ricostruzioni, ipotesi a ritroso, mentre la storia si sviluppa nell’età adulta della narratrice, che racconta l’adolescenza ribelle, i rapporti problematici con il padre, le relazioni con gli uomini, le scelte di vita.

Perché il suicidio? È colpa del padre, come sembra fin dall’inizio? Cosa c’entra la possibile malattia psichiatrica? Tra le pagine domina il non-detto, il silenzio, l’incomprensione, l’attesa di una rivelazione o di una conferma rimandata sempre a più tardi. Finché non è davvero troppo tardi.

“Trovare una motivazione. Sapere che succederà oggi. Domani sarà troppo tardi. Per anni è stato troppo presto.” p. 109

La protagonista scava nella storia di famiglia in cerca di risposte: apre una scatola di fotografie e le interpreta secondo il proprio sentire (con intuizioni anche sbagliate); segue l’istinto e i ricordi alla ricerca di una tortina ai lamponi che sua madre portava a casa quando tornava dalla clinica psichiatrica; trova il coraggio di leggere una cartella medica. Talvolta riesce a strappare informazioni ai parenti riluttanti, mentre si arena contro il silenzio del padre…

“(…) ma quale felicità, quella vera o la felicità effimera e ingannevole di un’istantanea che diventa ai miei occhi una felicità volontaristica pericolosamente in sospeso sopra l’abisso. Non si fanno foto alla tristezza, alla rabbia, alla disperazione.”
pp. 39-40

Domani è domenica è un romanzo brutale, la cui emotività si scarica nella narrazione, precisa ed elettrica, che si interrompe e riprende con il sorgere e il crollare di pensieri e sentimenti. Sarebbe impossibile stabilire un genere preciso, ma è sicuramente un libro che scava e tocca nelle viscere di chi lo legge.

Nonostante la tematica principale, non vi è una pretesa di analisi psicologica, ma una resa assolutamente parziale e soggettiva degli eventi, narrati dal punto di vista della protagonista. A questa prospettiva si intrecciano considerazioni storiche e sociali riguardanti l’emigrazione in Svizzera, le barriere linguistiche, i pregiudizi culturali ed estetici, la questione dell’identità che passa anche attraverso la lingua e il nome.

Sandrine Fabbri, Domani è domenica, Keller Editore, Milano, 2016.


Sandrine Fabbri racconta una parte di storia europea, terribile quanto dimenticata: l’Istria italianizzata, i Balcani sconvolti dalla guerra, il destino degli sloveni, la difficile condizione di rifugiato. Il padre della protagonista tenta di integrarsi, mentre la figlia ricerca le origini, torna nei luoghi dove lui non è più voluto andare, ne impara la lingua. Lui si sforza di smussare l’accento e di parlare in svizzero francese, lei rifiuta di imparare lo svizzero tedesco con cui sua madre comunicava.

Accenti, inflessioni, nomi e cognomi denunciano un’appartenenza: il cognome del padre diventa italiano, ma rimane fuori luogo; il nome della madre viene italianizzato sulla tomba.

Quale interpretazione diamo alle scelte collegate alla lingua e alla denominazione? Può essere una volontà di appartenenza, un sopruso, un’indicazione di possesso…

Oltre il razzismo e la diffidenza verso ciò che è diverso, vi è un senso di inadeguatezza dettato anche dal proprio vissuto. Chi ha storie difficili si riconosce e cerca alleati in coloro che condividono esperienze altrettanto traumatiche, sente di non essere come gli altri, di non poter essere accettato.

“Siamo colpevoli di essere stati lì. Di essere esistiti. Noi figli non siamo stati un motivo sufficiente perché loro, i genitori, continuassero a vivere. Siamo colpevoli perché loro sono morti e noi siamo vivi.”
pp. 157-158

Tutti i personaggi del romanzo sono coinvolti in una ricerca dolorosa, che genera domande più che fornire risposte, ma che sembra essere parte fondamentale e imprescindibile della vita stessa.

Sandrine Fabbri, Domani è domenica, Keller Editore, Milano, 2016.


TRAMA

In una Ginevra tra gli anni Sessanta e Settanta, il giorno prima della partenza per le vacanze di famiglia (domenica, appunto), una madre si toglie la vita. Negli anni seguenti la figlia, all’epoca bambina, cerca di comprendere il motivo di tale gesto e indaga tra segreti e silenzi: da una parte, la madre appare come una donna bellissima ed elegante, distrutta da un matrimonio sbagliato; dall’altra il padre si è affermato a Ginevra ma ha un duro retaggio di immigrato sloveno, sfuggito alla Jugoslavia di Tito.

SANDRINE FABBRI

Nata a Ginevra da padre sloveno italianizzato e da madre svizzera, Sandrine Fabbri ha lavorato a lungo come giornalista culturale. Dopo aver vissuto a Zurigo e Parigi, è tornata nella sua città natale dove insegna francese e comunicazione in un istituto tecnico commerciale.

Ha tradotto Lukas Bärfuss e Sibylle Berg. Il suo romanzo Domani è domenica ha ricevuto il premio Pittard 2010 ed è stato tradotto anche in tedesco.


IL LIBRO

Sandrine Fabbri, Domani è domenica, Keller Editore, Milano, 2016.
> https://www.ibs.it/domani-domenica-libro-sandrine-fabbri/e/9788889767986


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