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FERRATA TRA I PAESI FANTASMA DI ISCHIAZZA E MASO

A pelo d’acqua sul torrente Avisio

Sabato 10 agosto 2024

Dopo la nostra prima ferrata ai Laghi di Bombasel, abbiamo deciso di sperimentarne un’altra, stavolta molto più semplice e lontana dal caos dei turisti. Nell’isolata e silenziosa Valfloriana, il percorso ad anello che congiunge i paesi fantasma di Ischiazza e Maso è percorribile grazie ad un breve tratto di ferrata, che è ideale anche per chi è “alle prime armi”.

L’importante è prestare grande attenzione, farsi accompagnare (anche da una Guida Alpina, in caso di necessità) e soprattutto dotarsi dell’apposito kit, che va noleggiato prima di iniziare l’escursione. Da non sottovalutare è un elemento che aggiunge un po’ di fatica all’escursione: l’attrezzatura da ferrata deve essere portata per l’intero percorso sulle proprie spalle, anche se andremo ad indossarla solo al momento del bisogno.

Lunghezza complessiva7,7 km
Tempi di percorrenza5h
Dislivello272 m.
Grado di difficoltàMedio/difficile
SCHEDA TECNICA

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Una parte poco conosciuta, un po’ defilata e più silenziosa della Val di Fiemme è la Valfloriana, un Comune composto da varie frazioni che si estendono all’estremità sud-ovest della valle, ad una quota tra i 700 metri (il fondovalle) e i 1.200 metri s.l.m. Il nome deriva dal patrono, San Floriano, ma secondo un’altra tradizione proverrebbe dalle radure fiorite che si aprono tra i boschi di abeti rossi. Una leggenda, sempre legata alla toponomastica, narra di come gli abitanti del luogo si siano sacrificati per salvare la loro regina dal maleficio di una strega, accettando di essere trasformati in fiori di ogni specie e colore.

Valfloriana - veduta della valle dove scorre il torrente Avisio da Pradel.
Ferrata tra i paesi fantasma di Ischiazza e Maso - Lorenzo e Federica.

CASATTA

Il nostro percorso inizia dal borgo che ospita il palazzo del municipio, Casatta, un gruppo di case arroccato su un versante della valle a 853 metri s.l.m. lungo la strada provinciale 71 che corre parallela e soprelevata rispetto al torrente Avisio.

Parcheggiamo l’auto nei comodi posti gratuiti proprio sotto alla chiesa principale, che svetta con il suo colore rosato e che è dedicata al patrono, San Floriano. A Casatta era presente un luogo di culto almeno fin dal 1538, quando viene citata per la prima volta l’antica chiesa di San Floriano, che si affacciava sulla piazza del paese. L’edificio e la posizione originaria furono modificati nell’Ottocento: la chiesa attuale fu eretta tra il 1842 e il 1846 con un orientamento verso sud, mentre la precedente struttura si trovava in cattivo stato e fu restaurata e utilizzata in seguito quale scuola, poi per usi pubblici e infine come municipio.

L’attuale Chiesa di San Floriano fu edificata insieme al vicino cimitero e nel 1852 fu solennemente consacrata dal vescovo Giovanni Nepomuceno de Tschiderer, anche se ottenne dignità parrocchiale solo nel 1920 e cinque anni dopo furono decorati gli interni.

Valfloriana - Chiesa di San Floriano a Casatta.
Valfloriana - palazzo del municipio a Casatta.

Osservando la stretta facciata, notiamo come lo stile sia neoclassico: il portale architravato e la finestra lunettata centrale si aprono tra le lesene e la decorazione aggettante del frontone triangolare. Non vi è la torre campanaria, ma a destra si estende la sagrestia.

Proseguiamo tra le strade del paese e passiamo davanti al municipio, il cui edificio era in originale l’antica chiesa romanica. Non a caso, comprende il campanile e persino l’abside con affreschi del Quattrocento attribuibili ad artisti della scuola germanica, probabilmente Albrecht Dürer o un suo allievo.

Passiamo davanti ad alcune abitazioni tipiche e a locali dismessi, come la Locanda del Cacciatore, la cui scritta sbiadita è ancora leggibile sul muro un po’ scortecciato. Non mancano scorci suggestivi, alcuni tra i vicoli del paese, altri sulla vallata e in particolare sul borgo di Capriana, sull’altro versante della montagna. Tutto intorno siamo circondati dai boschi verdeggianti sia della catena del Lagorai, di cui ci troviamo ai piedi, sia del Parco Naturale Monte Corno.

Valfloriana - Casatta.
Valfloriana - veduta di Capriana da Casatta.
Valfloriana - sentiero da Casatta.

BARCATTA E PRADEL

Imbocchiamo la strada pianeggiante sul retro dell’edificio comunale e, scendendo leggermente, prendiamo il sentiero a destra, da cui si raggiunge un piccolo capitello e una passerella in ferro che attraversa il rio di Barcatta per arrivare al Parco Madonnina con qualche tavolo da picnic e alcuni giochi per bambini.

Proseguiamo fino ad un’altra passerella, stavolta in cemento e in salita: si tratta del sovrappasso sulla strada provinciale, in direzione della frazione di Barcatta (918 metri s.l.m.), che però non raggiungeremo. Il sentiero, infatti, gira a sinistra proprio sotto ai campi che circondano le prime case e costeggia una serie di muretti a secco prima di inoltrarsi nel bosco.

Valfloriana - sentiero da Casatta, Parco della Madonnina.
Valfloriana - sentiero vicino a Barcatta.

Scendiamo verso la località Pradel (868 metri s.l.m.): passiamo accanto ad un gruppetto di case e arriviamo alla strada provinciale, che attraversiamo per arrivare al ristorante-pizzeria 4 Venti, che è qui aperto dal 1985. L’ambiente è familiare e il menu tradizionale trentino, oltre alla pizza cotta nel forno a legna (è possibile ordinare anche con l’impasto senza glutine). 

Consigliamo questo locale per una sosta durante l’escursione, per la colazione o la merenda, dato che è sempre aperto a partire dalle 6 di mattina con un punto bar e caffè. In estate, inoltre, ci si può accomodare nella veranda, circondata dalla natura verdeggiante e da cui si può godere di un bel panorama sulla valle. In alternativa, possiamo sederci ad uno dei rustici tavoli in legno un poco rientrati rispetto alla strada principale. 

Dopo la pausa, torniamo sul nostro sentiero e ci soffermiamo sull’utile pannello illustrativo, che mostra sulla mappa il Percorso della memoria, che si snoda tra i paesi fantasma di Ischiazza e Maso e che comprende la breve ferrata creata dalla Rete di Riserve Val di Cembra Avisio, la quale ha ripristinato così l’antico collegamento tra i due borghi, cancellato dal torrente Avisio. 

Valfloriana - ristorante pizzeria 4 Venti a Pradel.
Valfloriana - sentiero da Pradel a Ischiazza.
Valfloriana - veduta del torrente Avisio lungo il sentiero da Pradel a Ischiazza.

ISCHIAZZA 

Da Pradel, dunque, camminiamo lungo la bella mulattiera selciata, che scende dolcemente verso Ischiazza. Il sentiero è piacevole e offre gradevoli scorci panoramici sul torrente Avisio che scorre nel fondovalle, mentre il bosco è composto prevalentemente da abeti rossi con alcuni grandi massi coperti di muschi nelle zone più fresche e ombrose.

Poco prima di arrivare alla frazione fantasma, notiamo sulla sinistra il rudere di un edificio piuttosto insolito: era il forno usato per essiccare il mais. Ancora pochi passi e giungiamo a ciò che resta del paese di Ischiazza (724 metri s.l.m.), di cui sono rimaste solo le rovine: una chiesetta, alcuni grandi strutture diroccate, la vecchia fontana in pietra… 

Qual è la storia di questo luogo? Il gruppo di case sorgeva lungo il torrente Avisio ai margini di un’ampia golena coltivata, a circa 700 metri a valle della diga di Stramentizzo. Nel 1966 l’alluvione che colpì la Val di Fiemme si abbatté con particolare forza in Valfloriana e le piogge incessanti provocarono numerose frane e fiumi di fango invasero Ischiazza, come anche il paese di Maso, poco lontano.  

Valfloriana - il paese fantasma di Ischiazza.
Valfloriana - veduta del torrente Avisio da Ischiazza.

I 44 abitanti riuscirono a mettersi in salvo, fuggendo verso le frazioni poste più in alto; tornarono alle proprie case, completamente distrutte, solo per recuperare ciò che era rimasto. Il 20 novembre 1966 anche il Cristo e gli arredi sacri della chiesa fono portati via, trasportati lungo la mulattiera fino a Casatta: questa è stata la definitiva morte di Ischiazza, che è divenuta un affascinante paese fantasma. 

Il luogo è adesso valorizzato da un podcast, ideato e prodotto dall’azienda Talking Nat in collaborazione con la Rete di Riserve Val di Cembra Avisio. Il sentiero è accompagnato da quattro pannelli illustrativi, dotati di QR-code che conduce all’ascolto di altrettanti episodi podcast, con racconti, interviste, descrizioni, suoni e letture. 

L’escursionista e il visitatore sono così introdotti al giorno dell’alluvione, il 4 novembre 1966, quando l’Avisio ruppe i propri argini. Prima di quel giorno, però, l’economia rurale di Ischiazza contava molto sull’elemento femminile, poiché le donne lavoravano i campi con mais, patate e verdure. La popolazione era povera, ma viveva in un clima di serenità e condivisione. Il terzo episodio ci permette di udire alcune voci del territorio, attraverso i ricordi di infanzia di un bambino di allora che portava il latte al caseificio della frazione vicina. Infine, l’ultimo episodio è dedicato all’ambiente fluviale: nell’Avisio vivono anfibi, bisce d’acqua e varie specie di pesci, tra cui la trota marmorata. 

Aiutati dall’ascolto del podcast, apprezziamo ancora di più il luogo in cui ci troviamo e di cui è impossibile non sentire il fascino: le rovine emergono tra l’erba, svuotate eppure ancora possenti, mentre il silenzio è rotto solo dal canto degli uccelli e dal gorgoglio delle acque del fiume. 

Valfloriana - sentiero che costeggia il torrente Avisio da Ischiazza.
Valfloriana - il torrente Avisio visto da Ischiazza.
Ferrata tra i paesi fantasma di Ischiazza e Maso - Federica.

Attraversiamo il paese e proseguiamo verso valle per circa un chilometro; un semplice sentiero pianeggiante costeggia l’Avisio ed è contornato dai pini, tra i quali si aprono suggestivi scorci. Guidati anche da alcuni muretti a secco pullulanti di muschi, giungiamo alla fine del sentiero, proprio sulle pietre che costituiscono le sponde del torrente. 

IL TRATTO DI FERRATA 

Affacciandoci un poco, possiamo intravedere l’inizio della ferrata. Qui, infatti, termina il facile sentiero che costituisce l’escursione da Pradel a Ischiazza e chi non desidera avventurarsi oltre (o non ha portato l’apposito kit per la ferrata) può tornare indietro sul medesimo percorso. 

Noi, invece, eravamo arrivati preparati e, una volta imbracati, abbiamo attaccato i moschettoni al cavo e abbiamo affrontato il primo tratto in leggera salita. Come anticipato, si tratta di una ferrata adatta (quasi) a tutti: è prevalentemente pianeggiante e non presenta punti particolarmente tecnici o faticosi. Inoltre, non vi è il problema dell’altezza perché sotto di noi scorre sempre il torrente Avisio e non dobbiamo arrampicarci sulla roccia.

Ferrata tra i paesi fantasma di Ischiazza e Maso - Lorenzo.
Ferrata tra i paesi fantasma di Ischiazza e Maso - Lorenzo e Federica.
Ferrata tra i paesi fantasma di Ischiazza e Maso.
Ferrata tra i paesi fantasma di Ischiazza e Maso - Lorenzo.
Ferrata tra i paesi fantasma di Ischiazza e Maso.
Ferrata tra i paesi fantasma di Ischiazza e Maso - Lorenzo.

Ovviamente è necessario prestare grande attenzione e non sottovalutare potenziali pericoli, oltre a non dimenticare le varie norme di sicurezza (anche rivolgendosi ad una Guida Alpina). Seguendo questi fondamentali principi, ci godiamo il tratto di ferrata con un pizzico di adrenalina, ma soprattutto rimanendo incantati dal paesaggio…

La frescura dell’acqua sale da sotto i nostri piedi, mentre progrediamo attaccati alla roccia e spostandoci con i moschettoni e tra i gradini in ferro e sulla pietra. Abbiamo una visuale assolutamente inedita del torrente Avisio, quasi come se ci trovassimo su un’imbarcazione a pelo d’acqua. Uno spettacolo!

Ferrata tra i paesi fantasma di Ischiazza e Maso.
Ferrata tra i paesi fantasma di Ischiazza e Maso.
Valfloriana - sentiero verso Maso.

MASO

Terminato il tratto di ferrata, ci togliamo l’imbracatura e proseguiamo a piedi nel fitto della vegetazione. Questa parte del sentiero è un po’ trascurata, ma non ci facciamo scoraggiare e, dopo un primo tratto pianeggiante, cominciamo a salire verso la frazione di Maso (720 metri s.l.m.), che raggiungiamo in pochi minuti.

Il paese fantasma sorge a pochi chilometri più a valle di Ischiazza e subì la medesima sorte in seguito alla tremenda alluvione del 1966, quando la minaccia era anche di una frana. I circa 30 abitanti di Maso fuggirono in fretta, ma tornarono una volta passato il pericolo e ripararono i danni, anche se abbandonarono comunque il paese in modo definitivo verso gli anni Settanta. 

Ne abbiamo un’impressione quasi spettrale, più sinistra di quella di Ischiazza; la vegetazione si è completamente impossessata dei ruderi, ma si riesce comunque a percepire qualcosa di come doveva essere la vita di un tempo. A differenza dell’altro paese, infatti, qui sono rimasti alcuni oggetti di vita quotidiana, come le mangiatoie in legno nelle stalle, le botti per il vino nelle cantine, le vecchie stufe, gli attrezzi agricoli e persino vestiti, secchi, scarpe…

Alberi, cespugli, erbe e muschi crescono tra le pietre, spaccano i pavimenti, sbucano dai tetti crollati, rivestono i gradini… I ruderi sono tutto ciò che resta della vita rurale che occupava questo abitato e questa traccia si sta indebolendo di anno in anno. Al contrario di Ischiazza, infatti, che è ben valorizzata, Maso è lasciato ormai quasi dimenticato e proprio per questo esercita su chi lo visita un fascino diverso.

Valfloriana - il paese fantasma di Maso.
Valfloriana - il paese fantasma di Maso.
Valfloriana - il paese fantasma di Maso.

Noi ci siamo fermati per il pranzo a sacco proprio tra le rovine delle case, immersi nel silenzio e nella contemplazione della forza della natura rigogliosa. Ci siamo poi incamminati in salita lungo un ampio sentiero. Questo è il tratto più faticoso del percorso perché la pendenza talvolta è notevole e l’ampia strada sterrata è piuttosto monotona, sebbene si inerpichi in un gradevole bosco di abeti.

Saliamo, dunque, fino ad incontrare di nuovo il sentiero che abbiamo percorso all’andata, che imbocchiamo a destra per tornare fino a Casatta, dove siamo accolti dalle case e dalla facciata rosata della Chiesa di San Floriano e terminiamo così il nostro percorso.

Siamo felici e soddisfatti perché abbiamo potuto ammirare alcuni luoghi ricchi di fascino e completamente deserti e ci siamo giunti con una breve ma gradevole ferrata, adatta a chi vuole sperimentare per la prima volta questo tipo di attività o ha paura delle altezze. Insomma, l’escursione che vi abbiamo raccontato è una piccola perla, che merita di essere valorizzata, ma che è ancora più meravigliosa perché in pochi la conoscono…


INFORMAZIONI

Questo è il percorso che vi abbiamo raccontato:


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