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OTRANTO IN UN GIORNO

Itinerario di una città incredibilmente bella

Durante il nostro on the road del Salento non poteva mancare una tappa ad una delle città più celebri della Puglia… Elegante e mondana, Otranto è ricca di arte e di storia, famosa per l’eccezionale mosaico della sua cattedrale, unico al mondo, e per il martirio di oltre ottocento abitanti per mano dei turchi. Ci siamo arrivati nel tardo pomeriggio del nostro terzo giorno di vacanza e abbiamo passeggiato tra i suoi vicoli, ammirando gli scorci sul mare e visitando la Chiesa di San Pietro; abbiamo cenato in un locale delizioso e abbiamo prenotato un comodo B&B a due passi dal centro. Non potevamo andarcene senza aver visitato la cattedrale! Abbiamo deciso di farlo nell’ora meno affollata dai turisti: al mattino presto…

Otranto ha assunto nei secoli il fondamentale ruolo di cerniera tra Occidente e Oriente. Abitata sin dalla preistoria, è stato luogo di immigrazione dalla vicina Albania da parte delle popolazioni messapiche e poi greche; ne assunsero il comando anche i bizantini e fu luogo di riparo dalle persecuzioni per i monaci orientali; i turchi la invasero e nel Novecento vi sono sbarcati numerosi esuli. In questa città lo scambio con l’Oriente è stato particolarmente ricco e vivace sia dal punto di vista commerciale sia culturale. L’episodio per cui Otranto è maggiormente celebre e che le ha conferito l’epiteto di “città dei martiri” è stata l’invasione del 1480 operata dai turchi ottomani, capitanati da Achmet Pascià, soprannominato lo “sdentato”. Otranto fu assediata ma i suoi abitanti rifiutarono di arrendersi; così, venne espugnata e messa a ferro e fuoco. Oltre ottocento cittadini rifiutarono di convertirsi all’Islam e vennero per questo decapitati sul Colle della Minerva, dove oggi sorge la chiesa di San Francesco di Paola: i teschi dei martiri sono conservati in una cappella della cattedrale. Otranto fu liberata dai turchi nel 1481 grazie all’intervento di Alfonso d’Aragona. Avamposto dell’Occidente nel Mediterraneo, la città venne ricostruita e le sue difese furono rafforzate con imponenti bastioni, nuove mura e porte, di cui una, l’Alfonsina, resiste ancora oggi. Oltre a ciò, venne edificato un castello inespugnabile, con possenti torri e un profondo fossato. Il sistema difensivo fu opera di Ciro Ciri e Francesco di Giorgio Martini, due dei più autorevoli ingegneri militari del tempo, che lavorarono più volte per gli Aragonesi.

Cattedrale di Otranto - esterno.
Cattedrale di Otranto - interno.
Cattedrale di Otranto - mosaico.

Porta Alfonsina

Entriamo nella città proprio dall’unica porta rimasta intatta dal XV secolo: Porta Alfonsina, parte della cinta muraria e che prende il nome dal suo committente, Alfonso d’Aragona. La sua struttura poligonale si staglia dopo un’altra porta, edificata in epoca successiva. Questo ingresso è comunemente chiamato Porta di Terra, contrapponendosi all’altra entrata nella città, quella, appunto, di Mare.

Le mura ricalcano il primo impianto risalente all’età messapica e romana; nel corso dei secoli vennero più volte ricostruite, prima dai bizantini, poi da Roberto il Guiscardo nel 1081 e da Federico II nel 1228; alla fine del Quattrocento ci misero mano gli Angioini e nel Cinquecento i viceré spagnoli, fino all’intervento di Alfonso d’Aragona.

Otranto - Porta di Terra.
Otranto - mura.

Dopo essere rimasti stupefatti di fronte a tanta possanza, entriamo nei vicoli di Otranto. La mattina presto non troviamo nessuno ed è possibile assaporare un’atmosfera quieta e contemplativa, con i negozi ancora chiusi e la luce fredda del primo sole che illumina le facciate chiare degli edifici. Il pomeriggio e la sera, invece, il centro si riempie e regna un vociante caos di persone, stipate nelle botteghe o intente a consultare il menu esposto fuori da molti ristoranti. Sono le due facce di Otranto… In ogni caso, vale la pena curiosare tra i negozi locali che vendono articoli di manodopera artigianale o alimentari.

Otranto - vicoli.
Otranto - Chiesa di San Pietro, affreschi.

Chiesa di San Pietro

Imperdibile gioiello dell’architettura e dell’arte bizantina, la chiesetta di San Pietro è una vera chicca! Costruita tra il IX e il X secolo, sorge in una piccola piazza nascosta nell’intrico dei vicoli: attenti a Google Maps che conduce nella strada parallela… meglio chiedere indicazioni alla gente del posto. Secondo gli storici, la chiesa si trova nel punto più alto del centro storico e fu la prima cattedrale tarantina. All’esterno si presenta con una struttura semplice, dai colori chiari, in carparo e pietra leccese. La vera sorpresa ci coglie non appena varchiamo la porta d’ingresso…

Otranto - Chiesa di San Pietro.
Otranto - Chiesa di San Pietro, affreschi.

La pianta è a croce greca, iscritta in un quadrato, con lati pressoché uguali tra di loro e quattro colonne centrali che sostengono le volte a botte: viene ricercata con attenzione una simmetria di misure e geometrie. Ciò che è davvero incredibile, però, è il ciclo di affreschi che decora le pareti e che un tempo le ricopriva completamente, mentre adesso ne rimane fortunatamente un buon numero. Si tratta degli affreschi bizantini più stupefacenti del Salento… Distinguiamo facilmente alcuni dei soggetti dei dipinti: l’Ultima cena, con Giuda (l’unico senza aureola) dall’altra parte del tavolo rispetto a Cristo e agli apostoli; la Lavanda dei piedi, la Pentecoste e la folla di santi e altre figure, la Madonna con una scritta in arabo.

Otranto - Chiesa di San Pietro, affreschi.
Otranto - Chiesa di San Pietro, affreschi.
Otranto - Chiesa di San Pietro, affreschi.

Bastioni dei Pelasgi e Torre Matta

Proseguiamo nel dedalo di strade e torniamo ad affacciarci sul mare. Da non perdere è l’affaccio sopra il porto turistico nel tratto di mura che prende il nome di Bastioni dei Pelasgi, su cui sorgono numerosi palazzi un tempo residenze dei nobili del luogo.

Passeggiamo in uno dei punti più suggestivi della città, godendoci il tramonto, la cui luce calda colpisce la pietra delle antiche mura. Una meravigliosa buganvillea è incastonata tra i mattoni e prolifera con centinaia di fiori violacei… Un vero spettacolo della natura!

Arriviamo fino alla Torre Matta, una robusta torre cilindrica, inglobata nelle mura e che è adesso riaperta al pubblico dopo importanti lavori di restauro. Da dove deriva un nome tanto bizzarro? Dallo scopo della torre: matar el conquistador, ovvero uccidere il conquistatore in spagnolo. È possibile anche visitare l’interno, dove si realizzano mostre d’arte e si può scendere con l’ascensore fino alla base per ammirare i dettagli costruttivi.

Otranto - Bastioni dei Pelasgi.
Otranto - Bastioni dei Pelasgi.
Otranto - bastioni e Torre Matta.

Ex Chiesa dell’Immacolata / Porta di Mare

Volendo uscire verso il porto turistico, con la sua piccola spiaggetta ricavata a ridosso delle possenti mura e attraversare così anche la Porta di Mare, non dobbiamo perderci i resti della Chiesa dell’Immacolata, al momento in restauro.

Non ci si rende subito conto che queste scenografiche rovine erano un tempo un importante luogo di culto. Intitolata alla Vergine Immacolata, la chiesa fu edificata nel XVIII secolo e non ha mai conosciuto una vita facile a causa dell’umidità che sale dal mare, delle infiltrazioni d’acqua e di altre disavventure. Alla fine, è caduta in rovina e oggi rimangono gli altari laterali, quello maggiore e le pareti. Al suo posto vi era prima la Porta di Mare, l’ingresso più importante della città, da cui passarono i prigionieri condotti al martirio nel 1480. 

Otranto - ex Chiesa dell'Immacolata.
Otranto - Porta di Mare.

Castello Aragonese

Arrivati al porto, ci godiamo il tramonto e poi passeggiamo nell’enorme fossato del Castello Aragonese. Ammirare dal basso le gigantesche e monolitiche torri è senza dubbio stupefacente: ci sentiamo minuscoli di fronte a questa roccaforte militare…

Costruito per volontà di Alfonso d’Aragona tra il 1485 e il 1498, fu modificato nel secolo successivo con un bastione a forma di punta di freccia (1578) e nei secoli seguenti mantenne inalterata la propria struttura. Lo stemma di Carlo V, molto corroso e ormai quasi illeggibile, campeggia sul portale d’ingresso, mentre numerose cannoniere sono disposte lungo le pareti, spesse cinque metri, e sulla parte superiore.

Otranto - Castello Aragonese.
Otranto - Castello Aragonese.

Lungomare degli Eroi

Prima di dedicarci completamente alla Cattedrale, indichiamo l’ultimo punto da non perdere a Otranto, tornando sui nostri passi e dirigendoci verso la Porta di Terra: il Lungomare degli Eroi. Questo tratto di scogliera è soggetto all’alta marea, così la strada e la bella piazza divengono una piscina naturale. Elegante centro di vita mondana, ospita al centro una statua dedicata ai Martiri di Otranto, realizzata dallo scultore Antonio Bortone nel 1922, che rappresenta un’allegoria della Patria che si difende dai pericoli che giungono dal mare.

Otranto - Lungomare degli Eroi.
Otranto - Porta di Terra e Lungomare degli Eroi.

Cattedrale

Sia che la si voglia ammirare scaldata dalla luce aranciata del tramonto o in notturna sia che si preferisca visitarla al mattino presto, sfuggendo alla folla di turisti, la Cattedrale di Otranto è giustamente la maggiore attrazione della città.

In chiaro stile romanico, è dedicata all’Assunta e fu costruita nel 1080, anche se gli interventi successivi furono numerosi, come il portale barocco (1674) con lo stemma dell’arcivescovo che lo commissionò, il rosone a 16 raggi della fine del XV secolo e l’ingresso laterale di epoca rinascimentale. Il campanile è robusto e la torre viene ingentilita da quattro aperture a tutto sesto, oltre alla struttura a vela del XII secolo. Nella piazza si affacciano la torre dell’orologio e il palazzotto cinquecentesco dei Lopez, oggi Museo Diocesano. Avvolta da un’atmosfera stranamente tranquilla, la cattedrale dista solo poche decine di metri dal Castello Aragonese, a cui la collega uno stretto vicolo…

Cattedrale di Otranto - esterno.
Cattedrale di Otranto - piazza.

La vera perla, però, è l’interno, dove cattura immediatamente la nostra attenzione il ricchissimo e vasto mosaico pavimentale, realizzato tra il 1163 e il 1165 dal monaco Pantaleone, della vicina abbazia di Casole. Nella navata centrale milioni di tessere di vario colore disegnano il cosiddetto Albero della vita e in quelle laterali prendono forma altre due rappresentazioni. L’iconografia è tipica medievale: re, animali fantastici e reali, scene del Vecchio e del Nuovo Testamento si dispiegano davanti al nostro sguardo stupefatto.

Alla base dell’Albero una dedica ricorda che l’opera fu realizzata da Pantaleone per volontà di Gionata, arcivescovo di Otranto, e due elefanti sostengono il tronco. Lungo i rami dell’albero possiamo individuare alcune scene famose, come la dea della caccia Diana (metafora della lotta contro il peccato), il re macedone Alessandro Magno (forse rappresentante il peccato della superbia), la Torre di Babele, un esteso bestiario di animali reali e fantastici con significati allegorici, mistici e morali (asini, cervi, aquile, unicorni, draghi e grifoni), Noè e la sua Arca. Salendo verso il presbiterio passiamo al tempo dell’uomo, con il ciclo delle stagioni con i mesi raffigurati e i segni zodiacali composti nei clipei. Oltre di essi, riconosciamo facilmente Adamo ed Eden che sono cacciati dal giardino dell’Eden, la storia di Caino e Abele e, al centro, re Artù, probabilmente posto quale esempio di vita virtuosa. Ma la storia raccontata nel mosaico non termina qui: nell’abside ammiriamo la chioma dell’albero! Tra le fronde della cima troviamo il giardino terrestre, il Paradiso, l’Eden… Come mi ha spiegato una guida turistica che ho avuto la fortuna di incontrare casualmente durante la mia visita e che è stata così gentile da fermarsi a parlare con me, l’Albero della vita rappresenta sì la caduta dell’uomo, ma anche la sua possibilità di salvezza!

Cattedrale di Otranto - mosaico.
Cattedrale di Otranto - mosaico.
Cattedrale di Otranto - mosaico.
Cattedrale di Otranto - mosaico.

Il mosaico continua nelle due navate laterali: a sinistra riconosciamo la rappresentazione del Giudizio Universale, con scene del Paradiso e dell’Inferno, mentre a destra ammiriamo diversi animali, reali e mitologici. Tutte le figure si dispongono intorno a due alberi, ovviamente più piccoli di quello centrale.

Dopo aver trascorso almeno una trentina di minuti ad ammirare l’opera di Pantaleone, cercando di coglierne i dettagli e tutte le scene, tentando di imprimere nella retina il ricordo di questo immenso e appassionato lavoro, possiamo sollevare lo sguardo e cogliere altri particolari della cattedrale.

L’interno della chiesa è in stile romanico, recuperato nel XX secolo, quando furono eliminate le sovrapposizioni barocche. Il soffitto a cassettoni dorati è un incredibile tocco di colore; fu voluto dall’Arcivescovo Francesco Maria De Aste, che nel Seicento commissionò anche un trionfale arco barocco e decise la disposizione in sette teche di marmo dei resti dei Santi Martiri di Otranto.

Cattedrale di Otranto - mosaico.
Cattedrale di Otranto - mosaico.
Cattedrale di Otranto - mosaico.

Proprio la cappella a loro dedicata, al termine della navata di destra, merita un’attenta (e lugubre) visita. Di forma ottagonale, la Cappella dei Martini ospita alle pareti i crani, le tibie e le ossa degli ottocento martiri uccisi dai turchi nel 1480. Gli 813 cittadini che si rifiutarono di convertirsi all’Islam furono decapitati utilizzando la grossa pietra qui conservata sotto l’altare e sono stati canonizzati nel 2013 da papa Francesco.

Dalla navata centrale scendiamo nella cripta (XI secolo), molto suggestiva, composta da 42 colonne di marmo di diverso colore, tutte di reimpiego, capitelli tardogotici, protoromanici e romanici, volte a crociera sopra cinque navate. Nonostante il pavimento moderno che altera l’ambiente, possiamo facilmente individuare alle pareti affreschi decorativi, prodotti di influenze diverse, con figure ispirate all’Oriente e disegni che richiamano all’oreficeria barbarica.

Cattedrale di Otranto - Cappella dei Martiri.
Cattedrale di Otranto - Cappella dei Martiri.
Cattedrale di Otranto - affreschi della cripta.

Torniamo verso il portone principale della cattedrale e la salutiamo passando sotto il sepolcro marmoreo di Serafino da Squillace, arcivescovo di Otranto tra il 1481 e il 1514, al quale dobbiamo il restauro della chiesa dopo la distruzione operata dalla conquista turca.

Insomma, la cattedrale di Otranto è un luogo unico e imperdibile, che ci trasporta indietro nel tempo, al centro di una simbologia medievale che ormai stentiamo a comprendere e interpretare ma che risuona in noi con la sua dialettica appassionata, severa, grandiosa e salvifica.

Cattedrale di Otranto - cripta.
Cattedrale di Otranto - affreschi della cripta.

DOVE MANGIARE E DORMIRE

A mio parere, uno degli aspetti negativi dell’essere una città turistica è il fatto di non godere di molti locali che offrono cucina tipica a basso prezzo…

Tuttavia, noi siamo rimasti soddisfatti dal ristorante Balconcino d’Oriente, che offre tanti tipi di pasta fatta in casa e ottimi piatti di verdure. Per un gelato, invece, consigliamo la Gelateria Cavour, un po’ affollata ma che ha gusti particolari e pure il cono vegano/senza glutine!

L’alloggio è un altro punto delicato… Noi abbiamo avuto fortuna con il B&B Ma.Re., non particolarmente economico, ma che offre camere semplici e soprattutto dista pochissimi minuti a piedi dal centro, con la possibilità di parcheggiare gratuitamente poco lontano.

Potete leggere tutti i dettagli in questo articolo.

Balconcino d'Oriente a Otranto.
Otranto - Lorenzo e Federica.

COSA VEDERE NEI DINTORNI

Se non volete spostarvi troppo da Otranto, avete la fortuna di poter scoprire un territorio particolarmente ricco di attrazioni… per tutti i gusti!

La costa offre numerose possibilità per chi desidera fare un bagno oppure godersi l’aria salmastra. Se preferite una meta più famosa e “strutturata”, è d’obbligo andare alla celebre Baia dei Turchi; al contrario, se desiderate riposarvi in qualche caletta suggestiva e meno frequentata potete scegliere Cala Grotta Monaca (sconosciuta ai più e a cinque minuti dal centro di Otranto) oppure Porto Badisco, con la sua strabiliante Grotta dei Cervi.

Per chi è attratto dalle bellezze naturali e dai luoghi fuori dal comune, il nostro consiglio è di una visita alla colorata Cava di Bauxite, che sorprende e affascina con il suo laghetto smeraldo sui calanchi di terra rossa, e alla Grotta Zinzulusa, davvero impressionante.

Vi incuriosiscono i primati? Andate a Punta Palascia, che segna non solo il confine nautico tra il Mar Adriatico e lo Ionio, ma è anche il punto più orientale d’Italia, distante solo poche decine di chilometri dall’Albania.

Infine, non siete mai stanchi di storia e arte? Passate dalle grandiose rovine del Monastero di San Nicola di Casole oppure addentratevi nell’entroterra per visitare uno dei numerosi e splendidi borghi. Uno tra tanti: Galatina, con l’indimenticabile Basilica di Santa Caterina d’Alessandria.

Ex Cava di Bauxite a Otranto.
Baia dei Turchi.

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