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LA MOSTRA SU STANISLAO POINTEAU A SAN CASCIANO

Stanislao Pointeau: un macchiaiolo toscano di origini francesi

Sabato 23 novembre 2024

Le proposte all’interno dell’iniziativa Terre degli Uffizi sono sempre interessanti (ne è un chiaro esempio la mostra dedicata a Giovanni da San Giovanni, che abbiamo visitato nel 2023). Non ci siamo, quindi, lasciati sfuggire una nuova occasione, soprattutto perché si tratta di un artista poco conosciuto. Così, con la collega e amica Costanza, ci siamo addentrate in questo universo tra bellissime opere che spesso raffigurano paesaggi e luoghi toscani a noi noti…

La mostra Stanislao Pointeau: un macchiaiolo toscano di origini francesi (26 ottobre 2024 – 16 febbraio 2025) è parte del progetto Terre degli Uffizi, intitolata alla memoria di Carlo Del Bravo e realizzata nel Museo Giuliano Ghelli di San Casciano. Le opere esposte si concentrano per la prima volta sul macchiaiolo Stanislao Pointeau: si tratta di una mostra monografica, organizzata dal Comune di San Casciano in Val di Pesa e inserita nel programma di Fondazione CR Firenze e Le Gallerie degli Uffizi, all’interno dei rispettivi progetti Piccoli Grandi Musei e Uffizi Diffusi.

Museo Giuliano Ghelli a San Casciano.
Museo Giuliano Ghelli a San Casciano.

Tre sono i grandi meriti di questa esposizione: in primo luogo valorizza un museo periferico, quello del borgo di San Casciano, fornendo la possibilità di visitarlo nelle sue sezioni dedicate all’arte sacra, all’archeologia e alla contemporaneità. Gli altri meriti riguardano il tema scelto: il pubblico può avvicinarsi e scoprire un artista spesso poco noto, Stanislao Pointeau, e ammirare i suoi quadri, conoscerlo dalla prospettiva dei suoi amici e contemporanei. Infine, in mostra sono esposte per la maggioranza opere di proprietà privata, che fanno parte della collezione degli eredi dell’artista… È, perciò, un’occasione unica per ammirarle!

Locandina della mostra "Stanislao Pointeau: un macchiaiolo toscano di origini francesi".


Dopo aver visitato il Museo Giuliano Ghelli, appena salito l’ultimo gradino della scala che conduce al piano dedicato alle mostre temporanee, veniamo subito assorbiti da un’atmosfera completamente diversa.

I muri azzurri, che spiccano tra il pavimento in legno e le assi del soffitto, esaltano una serie di quadri chiari, soprattutto abbozzi e disegni. Il percorso è semplice e godibile, scandito da pannelli illustrativi che dividono la mostra in nuclei tematici ordinati cronologicamente:

  1. Stanislao Pointeau, gli amici senesi e quelli francesi nella Firenze di metà Ottocento
  1. Dagli esordi artistici alla “macchia”
  1. Gli anni della ‘Macchia’
  1. I soggiorni nel Sud Italia e il trasferimento a Pisa nel 1867

La prima sezione è dedicata alla figura di Stanislao Pointeau, nato a Firenze nel 1833 da madre toscana e padre francese. Le fonti descrivono l’artista come un giovane di bell’aspetto, con occhi scuri e baffi neri; guardandoci intorno subito lo riconosciamo nei diversi ritratti. Il suo carattere era solare e passionale, riscuoteva successo nelle sale d’armi ed era conosciuto per l’arditezza di idee. Dopo aver studiato all’Accademia delle Belle Arti di Firenze, iniziato alla pittura dal padre, anche lui artista, Stanislao, chiamato da tutti “Lao”, divenne anche rappresentante di vini ed entrò in contatto con alcuni membri del futuro gruppo dei Macchiaioli al Caffè Michelangiolo.

1. Angelo Visconti, Ritratto di Stanislao Pointeau, matita nera su carta beige, 1859, Collezione eredi Pointeau, al centro, a sinistra: A. Visconti all'Amico Mons. [ieur] Pointeau
2. Amos Cassioli, Ritratto di Stanislao Pointeau, matita nera, rossa e arancio su carta beige, al centro, a sinistra: A. Cassioli all'amico suo S. Pointeau Roma 1859
3. Stefano Ussi, Stanislao Pointeau nelle vesti di paggio trecentesco (studio per 'La cacciata del duca d'Atene'), carboncino, gessetto e sfumino su carta marrono, 1859 ca., Firenze, Le Gallerie degli Uffizi, Gabinetto dei disegni e delle stampe
Marcellin Desboutin
1. Vieillard à la longue barbe, d'apres inconnu, puntasecca e bulino, 1856 ca.
2. Santo che legge (studio da un quadro di Giovanni Battista Piazzetta), acquaforte e puntasecca
Collezione eredi Pointeau
In basso a destra: à mon ami et confrère M.eur Pointeau. Souvenirs de l'Ombrellino M. Desboutin

Gli autori dei ritratti che vediamo esposti sulla prima parete, tutti del 1859, sono Amos Cassioli, Angelo Visconti e Stefano Ussi: sono tre disegni che raffigurano Stanislao in modi differenti. Il primo, Ritratto di Stanislao Pointeau di Angelo Visconti (Siena, 1829 – Roma, 1861), realizzato a matita nera su carta beige e conservato nella collezione privata degli eredi Pointeau, raffigura Stanislao di profilo, leggermente voltato indietro.

Al centro, di grande impatto, il Ritratto di Stanislao Pointeau di Amos Cassioli (Asciano, 1832 – Firenze, 1891) è creato in matita nera, rossa e arancio su carta beige; è sicuramente il più bello dei tre ritratti e restituisce il grande fascino dell’artista, con il suo pizzetto e la folta capigliatura.

Amos Cassioli, Ritratto di Stanislao Pointeau, Matita nera, rossa e arancio su carta beige, Al centro, a sinistra: A. Cassioli all'amico suo S. Pointeau Roma 1859
Amos Cassioli, Ritratto di Stanislao Pointeau, Olio su tela, 1861, Collezione eredi Pointeau
Amos Cassioli, Ritratto di Edgar Degas, Carboncino, acquerellatura e biacca su carta cerulea, 1859 ca., Firenze, Le Gallerie degli Uffizi, Gabinetto dei Disegni e delle Stampe

Il terzo disegno, in carboncino, gessetto e sfumino su carta marrone, è molto particolare: l’autore, Stefano Ussi (Firenze, 1822 – Firenze, 1901), ha ritratto Pointeau in vesti trecentesche; si tratta dello studio per la figura del paggio in casacca inserito da Ussi nel primo piano del suo quadro più celebre, la Cacciata del Duca d’Atene, conservato nella Galleria d’Arte Moderna degli Uffizi a Firenze. Il titolo dell’opera è chiaro, Stanislao Pointeau nelle vesti di paggio trecentesco (studio per ‘La cacciata del duca d’Atene’), ed è anch’essa conservata agli Uffizi, al Gabinetto dei disegni e delle stampe.

Di maggiori dimensioni e vero e proprio quadro è il Ritratto di Stanislao Pointeau del 1861, un olio su tela adesso degli eredi. Amos Cassioli ha ritratto l’amico artista seduto su una sedia in legno e lo sguardo concentrato.

Agli amici toscani si aggiunsero per Stanislao quelli francesi, dato che strinse rapporti con la colonia francese di passaggio e residente a Firenze. In particolare, si legò al celebre Edgar Degas, che fu in città tra il 1858 e il 1859… È straordinario pensare come Stanislao figuri nel secondo piano del noto quadro Assenzio, conservato al Musée d’Orsay di Parigi, dipinto da Degas tra il 1875 e il 1876. Nella mostra non sono esposte opere del grande artista, ma un suo ritratto, realizzato da Cassioli nel 1859 circa e conservato al Gabinetto dei Disegni e delle Stampe degli Uffizi (Ritratto di Edgar Degas, in carboncino, acquerellatura e biacca su carta cerulea).

Marcellin Desboutin, Femme accoudée la main sur la bouche, effet du soir, Puntasecca, 1856, Collezione eredi Pointeau
Stanislao Pointeau, Panni tesi, fotografia, montata su cartoncino, Università degli Studi di Firenze, Biblioteca Umanistica, Sede di Storia dell'Arte. Fototeca, Faldoni "Pittura Ottocento".
Stanislao Pointeau. Marina, fotografia montata su cartoncino, Università degli Studi di Firenze, Biblioteca Umanistica, Sede di Storia dell'Arte. Fototeca, Faldoni "Pittura Ottocento".

Fondamentale fu l’amicizia con Marcellin Desboutin (Allier, 1823 – Nizza, 1902), che dalla metà degli anni Cinquanta ai primi anni Settanta visse a Villa l’Ombrellino, sulle colline fiorentine, dove Pointeau si recava spesso assistendo il padrone di casa nell’esecuzione delle sue prime incisioni. Tre di esse, rarissime, sono eccezionalmente esposte al pubblico per la prima volta; due recano addirittura una dedica: “A mon amis et confrère M.eur Pointeau – Souvenirs de l’Ombrellino M. Desboutin”.

Una delle opere più belle è senza dubbio il ritratto di una donna che si sporge in avanti, la mano sulla bocca (Femme accoudée la main sur la bouche, effet du soir, 1856, puntasecca); accanto, di minori dimensioni troviamo il Santo che legge (studio da un quadro di Giovanni Battista Piazzetta) e il ritratto di un vecchio dalla lunga barba, Vieillard à la longue barbe, d’apres inconnu; su entrambi, in basso a destra, è possibile leggere la famosa dedica.

In una vetrinetta laterale, da non perdere sono le due foto esposte e la didascalia: lo storico dell’arte Carlo Del Bravo (San Casciano, 1935 – Firenze, 2017), alla cui memoria è dedicata la mostra, riscoprì alcune personalità centrali nello sviluppo dei Macchioli. Intorno al 1976, entrò in contatto con gli eredi di Stanislao Pointeau e si fece promotore di una campagna fotografica sulle opere del pittore da essi conservate, al fine di arricchire la fototeca della Biblioteca di Storia dell’Arte dell’Università di Firenze

Stanislao Pointeau, Veduta di una strada, Acquerellatura grigia, matita nera, penna e inchiostro su carta grezza, 1851 ca., Collezione eredi Pointeau
Stanislao Pointeau, Veduta di una strada fiorentina con la torre di Arnolfo sullo sfondo, Acquerellatura grigia, matita nera, penna e inchiostro su carta grezza, 1851 ca., Collezione eredi Pointeau
Stanislao Pointeau, Studio di tetti al sole, Acquerellatura grigia, matita nera, penna e inchiostro su carta grezza, 1857 ca., Collezione eredi Pointeau
Stanislao Pointeau
1. Stazione di posta a Pilarciano presso Vicchio, acquerellatura grigia, arancio e gialla, matita, penna e inchiostro su carta grezza, 1851, Collezione eredi Pointeau
In basso a destra: Ferme à Pilarciano. 7bre 1851
2. Stazione di posta a Vicchio, acquerellatura grigia, matita nera, penna e inchiostro su carta grezza, 1851, Collezione eredi Pointeau, In basso a destra: Ferme près Vicchio. Août 1851

Quelle che possiamo qui osservare sono due schede prodotto proprio di quella campagna fotografica: appartengono alla sede di Storia dell’Arte, nei faldoni “Pittura Ottocento”, e recano il timbro dell’università. La prima raffigura una serie di panni tesi, bianchissimi, con una torretta merlata sullo sfondo (Panni tesi, fotografia, montata su cartoncino), mentre la seconda è un paesaggio di mare, con la spiaggia, una barca e un’isoletta sullo sfondo (Marina, fotografia montata su cartoncino).

La seconda sezione della mostra esordisce con un quadro, Veduta di una strada (1851 ca.), accostato ad un’opera in olio su cartone di Giuseppe Abbati (Napoli, 1836 – Firenze, 1868), Veduta di strada di campagna (1860-1862 ca.), conservata nella Galleria d’Arte Moderna degli Uffizi. L’abbinamento non è casuale e ci introduce al tema delle due sale successive: gli esordi artistici di Stanislao e l’adesione ai Macchiaioli.

Sebbene, infatti, il pittore Pointeau non sia mai stato sotto la direzione di nessuno e abbia sempre lavorato da solo, i suoi inizi come artista sono stati segnati dal rapporto con il padre e con un pittore francese legatissimo alla Toscana, Louis-Auguste Leconte de Roujon. Insieme a lui, nel 1851 Pointeau visitò alcune zone del Mugello eseguendo una serie di studi dal vero a matita e china su carta ispirati a Vicchio, Borgo San Lorenzo, Pilarciano, Scarperia e Molezzano.

Giuseppe Abbati, Veduta di strada di campagna, Olio su cartone, 1860-1862 ca., Firenze, Le Gallerie degli Uffizi, Galleria d'Arte Moderna
Serie di studi di Stanislao Pointeau.

Nel corso di quegli anni, inoltre, Stanislao Pointeau frequentò l’Accademia di Belle Arti e le Gallerie degli Uffizi, dove copiava le celebri opere di Rembrandt e Rubens.

La parete alla nostra sinistra ci mostra proprio una selezione degli studi dal vero che ritraggono soprattutto zone collinari e borghi, le viuzze e le case di campagna, i casolari agricoli, gli strumenti, le finestre aperte con la biancheria stesa…

Osserviamo qui le varie acquerellature grigie su carta grezza, con i disegni a matita, penna e inchiostro, quasi tutti risalenti al 1851. L’unico a ritrarre Firenze è la Veduta di una strada fiorentina con la torre di Arnolfo sullo sfondo, in cui il campanile di Palazzo Vecchio svetta nello spicchio di cielo tra i tetti ravvicinati del vicolo, mentre a sé stante, poiché non collocato in alcun luogo, è Studio di tetti al sole, tra l’altro successivo rispetto agli altri (1857 ca.).

Stanislao Pointeau, Strada a Vicchio, Acquerellatura grigia, matita nera, penna e inchiostro su carta grezza. 1851, Firenze, Le Gallerie degli, Uffizi Gabinetto dei Disegni e delle Stampe, In basso a destra: Vicchio settembre 1851
Stanislao Pointeau, Tinaia da Meco , Acquerellatura grigia, matita nera, penna e inchiostro su carta grezza , 1851, Collezione eredi Pointeau, In basso a sinistra: Tindia da Meco. Août 1851
Mostra "Stanislao Pointeau: un macchiaiolo toscano di origini francesi".

La sequenza delle acquerellature è poi interamente concentrata sui borghi di campagna del Mugello: Strada a Vicchio, Stazione di posta a Pilarciano presso Vicchio, Stazione di posta a Vicchio, Tinaia da Meco. Nonostante si tratti di semplici studi, gli osservatori ne rimangono affascinati e possono rintracciare già numerosi elementi che poi ritroviamo nelle opere successive, come l’olio su tela La Porta di ponente a Vicchio del 1859-1860 ca. Questo quadro, sebbene non abbia la splendida luminosità di altri, restituisce un’interessante scena di vita quotidiana del borgo: con i carri dei buoi, il fieno, gli uomini a cavallo…

Subito accanto, Stanislao è ritratto dall’amico Giuseppe Abbati mentre dipinge all’aperto, con lo sfondo della campagna toscana; il piccolo quadro, Il pittore Stanislao Pointeau che dipinge, del 1863 circa è conservato all’Istituto Meucci di Viareggio e ben rappresenta il lavoro di questi artisti, riuniti in gruppi, che organizzavano gite in collina e dedicavano il proprio tempo alla pittura.

Stanislao Pointeau, La Porta di ponente a Vicchio, Olio su tela, 1859-1860 ca., Collezione eredi Pointeau
Giuseppe Abbati, Il pittore Stanislao Pointeau che dipinge, Olio su tavola 
1863 ca., Viareggio, Istituto Matteucci

Al medesimo artista appartiene il quadro seguente, messo in dialogo con un olio su tela di Stanislao, entrambi dipinti tra il 1862 e il 1864: Le antiche mura di San Gimignano di Abbati, che si concentra soprattutto sulla cinta muraria e su una veduta di una fortificazione sullo sfondo, e la Veduta di San Gimignano di Pointeau, che preferisce la classica immagine del borgo con le sue caratteristiche torri.

A partire dagli anni Cinquanta Stanislao era solito esplorare alcune zone della Toscana insieme ad artisti francesi e ad amici Macchioli, con i quali intorno al 1859 si recò a Montelupo Fiorentino affinando la tecnica pittorica e facendo il proprio ingresso nelle principali mostre fiorentine.

1. Giuseppe Abbati, Le antiche mura di San Gimignano, olio su tela, 1863, Viareggio, Istituto Matteucci
2. Stanislao Pointeau, Veduta di San Gimignano, olio su tela, 1862-1863 ca., Collezione eredi Pointeau
1. Stanislao Pointeau, Le rive della Sieve - Effetto del crepuscolo (Ponte a Vicchio), olio su tela, 1860 ca., Collezione eredi Pointeau
2. Stanislao Pointeau, Ferramento di un bove, motivo dal vero, olio su tela, 1861, Collezione eredi Pointeau

Ne sono due esempi i quadri posti in angolo e in dialogo tra loro: da una parte vediamo il luminoso Ferramento di un bove, motivo dal vero (1861),un quadro che si inserisce nella corrente dei Macchiaioli, pur spiccando per originalità; dall’altra ammiriamo Le rive della Sieve – Effetto del crepuscolo (Ponte a Vicchio), dipinto nel 1860 circa che è stato recentemente riscoperto. Quest’ultimo è probabilmente la mia opera preferita di tutta la mostra… Tra riflessi, giochi di luce e ombre, vividezza dell’immagine, riesce a trasmettere l’atmosfera sospesa del calare della sera, la quiete e il silenzio.

Stanislao Pointeau, Le rive della Sieve - Effetto del crepuscolo (Ponte a Vicchio). Olio su tela, 1860 ca., Collezione eredi Pointeau
Mostra "Stanislao Pointeau: un macchiaiolo toscano di origini francesi".

In fondo alla sala possiamo ammirare il quadro di maggiori dimensioni e più celebre della mostra, I renaioli dell’Arno (1861). Per realizzarlo Stanislao si basò su disegni e schizzi eseguiti con la probabile collaborazione di Telemaco Signorini (Firenze, 1835 – Firenze, 1901), anche lui interessato nello stesso momento al medesimo tema. Per meglio comprendere la costruzione dell’opera, l’allestimento propone sia un quadro di Signorini, Sulle rive dell’Arno (1865 ca.), sia uno di Raffaello Sernesi (Firenze, 1838 – Bolzano, 1866), Sull’aia (1865 ca.), sia una serie di studi preparatori in varie acquerellature. Particolarmente bella è una di un bove…

Possiamo, quindi, apprezza il percorso dell’artista che si è progressivamente avvicinato alla composizione del grande quadro: i renaioli cambiano di posizione nei vari schizzi, il bue rivolge l’occhio in un’altra direzione, i gesti si modificano… Il risultato è senza dubbio meraviglioso! Non a caso riscosse un grande successo all’Esposizione Italiana di Firenze del 1861.

Stanislao Pointeau, Ferramento di un bove, motivo dal vero, Olio su tela, 1861, Collezione eredi Pointeau
Stanislao Pointeau, Studio per I renaioli dell'Arno, Acquerellatura grigia e matita nera su carta beige, 1861 ca., Collezione eredi Pointeau
Stanislao Pointeau
1. Studio di un bove per I renaioli dell'Arno, acquerellatura beige e matita nera su carta beige, 1861 ca., Collezione eredi Pointeau
2. Studio per I renaioli dell'Arno, acquerellatura grigia, matita nera, matita rossa, pennello e inchiostro diluito su carta gialla, 1861 ca., 
Firenze, Le Gallerie degli Uffizi, Gabinetto dei Disegni e delle Stampe

Negli anni successivi, come abbiamo visto, Stanislao si dedicò all’esplorazione dell’area di San Gimignano, probabilmente visitata in compagnia di Giuseppe Abbati (1863-64), ma anche a quella di Piagentina, fuori Porta alla Croce, l’odierna piazza Beccaria. A questi anni, tra il 1861 e il 1867 circa, risalgono i vari studi esposti in mostra; alcuni sono tipicamente agricoli e campagnoli (Casolare toscano e figura in primo piano; Veduta esterna di casolare toscano), mentre altri ritraggono la città e in particolare i lungarni, come La cupola di Santa Maria del Fiore da via Gino Capponi (già via San Sebastiano) e due Vedute dei Lungarni a Firenze.

Stanislao Pointeau, I renaioli dell'Arno, Olio su tela, 1861, Collezione eredi Pointeau
Stanislao Pointeau, Veduta esterna di casolare toscano, Acquerellatura grigia, matita nera e inchiostro su carta beige, 1861-1867 ca., Collezione eredi Pointeau
Telemaco Signorini, Sulle rive dell'Arno, Olio su cartone, 1865 ca., Firenze, Le Gallerie degli Uffizi, Galleria d'Arte Moderna
Stanislao Pointeau, Veduta dei Lungarni a Firenze, Acquerellatura grigia e matita nera su carta beige, 1861-1867 ca., Collezione eredi Pointeau
Raffaello Sernesi, Sull'aia, Olio su tela, 1865 ca., Firenze, Le Gallerie degli Uffizi, Galleria d'Arte Moderna
Stanislao Pointeau, Veduta dei Lungarni a Firenze, Acquerellatura grigia e matita nera su carta beige, 1861-1867 ca., Collezione eredi Pointeau

L’ultima acquerellatura grigia e matita nera su carta beige, San Miniato dall’Erta Canina, ci introduce all’ultima sezione della mostra, dedicata ai soggiorni di Stanislao nel sud Italia e al suo trasferimento a Pisa nel 1867.

Grazie all’attività di rappresentante di vini, Pointeau poté viaggiare per tutta Italia, visitando città come Venezia, Bologna, Reggio Emilia, Parma e Genova, ma soprattutto la parte meridionale della penisola, recandosi più volte a Palermo, Messina, Catania e Siracusa. Riferita a questi soggiorni, possiamo ammirare un’acquerellatura policroma e matita nera su carta cerulea, Veduta del Monte Pellegrino a Palermo (1861-1867 ca.), molto suggestiva.

Stanislao Pointeau 
1. Casolare toscano e figura in primo piano, acquerellatura grigia, matita nera su carta beige, 1861-1867 ca.
2. La cupola di Santa Maria del Fiore da via Gino Capponi (già via San Sebastiano), acquerellatura grigia, matita nera, penna e inchiostro su carta beige, 1861-1867 ca.
Collezione eredi Pointeau
Stanislao Pointeau, San Miniato dall'Erta Canina, Acquerellatura grigia e matita nera su carta beige, 1861-1867 ca., Collezione eredi Pointeau
Stanislao Pointeau, Il ciucciaro di Casamicciola (Isola d'Ischia), Olio su tela, 1863, Collezione eredi Pointeau

A Napoli, invece, tornò diverse volte: nel 1857, nel 1858 e nei primi anni Sessanta; era solito risiedere in uno dei più lussuosi alberghi della città, l’Hotel Vittoria, e poteva dedicarsi a visitare l’Isola d’Ischia, dove alloggiava in una locanda da lui decantata per la quiete e la possibilità di trovarvi elementi da dipingere.

A proposito di questi motivi, il pannello illustrativo che introduce l’ultima sezione della mostra riporta le parole di Stanislao scritte in una lettera a Signorini nel luglio 1862: “Ve ne è una tale abbondanza ad ogni passo che per me è una vera virtù se non comincio quattro o cinque disegni al giorno”. Purtroppo, però, vi sono pochissimi disegni superstiti dei soggiorni ad Ischia. In mostra possiamo ammirarne uno molto prezioso Case a Ischia (1362-1864 ca.), che raffigura una tipica abitazione, con i gradini d’ingresso, il portale arcuato e la terrazza con il pergolato.

Sempre riferite a quest’isola Stanislao creò due versioni del Ciucciaro di Casamicciola, delle quali una è qui sposta in modo eccezionale e per la prima volta al pubblico: l’olio su tela Il ciucciaro di Casamicciola (Isola d’Ischia) del 1863. La luce del dipinto è davvero incredibile, i lineamenti dei volti sono sfumati e non riconoscibili, i contorni degli oggetti labili…

Stanislao Pointeau
1. Veduta del Monte Pellegrino a Palermo, acquerellatura policroma e matita nera su carta cerulea, 1861-1867 ca., Firenze, Le Gallerie degli Uffizi, Gabinetto dei Disegni e delle Stampe
2. Case a Ischia, acquerellatura grigia e matita nera su carta beige, 1862-1864 ca., Collezione eredi Pointeau
Stanislao Pointeau
1. Veduta del duomo e della Torre di Pisa, acquerellatura grigia e matita nera su carta grigia, 1875 ca., Collezione eredi Pointeau
2. Motivo dal vero, acquerellatura grigia e matita nera su carta grezza, 1861-1867 ca., Firenze, Le Gallerie degli Uffizi, Gabinetto dei Disegni e delle Stampe

La penultima opera esposta è uno studio di natura, Motivo dal vero (1861-67), conservato al Gabinetto dei Disegni e delle Stampe degli Uffizi; si tratta di uno degli ultimi esempi di questo tipo di pittura per Stanislao, che nel 1867 si trasferì a Pisa con la famiglia, a causa della malattia del padre, morto poco dopo.

Allontanatosi dagli amici del Caffè Michelangiolo e chiusa l’esperienza come macchiaiolo, il pittore si dedicò ad alcuni acquerelli raffiguranti i principali monumenti cittadini, in particolare il Duomo di Pisa e la famosa Torre pendente; ne abbiamo qui un esempio con la Veduta del duomo e della Torre di Pisa (1875 ca.).

Poche sono le informazioni biografiche sugli ultimi anni di vita di Stanislao, che morì per una malattia venerea nel gennaio del 1907 a Pisa.

Si conclude così la mostra dedicato a questo artista poco conosciuto, ma che meriterebbe una grande valorizzazione per la bellezza, luminosità e leggerezza dei suoi quadri! Noi siamo state felici di averli potuti ammirare e ci piacerebbe approfondire ulteriormente…


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