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LA MOSTRA “FIEMME PRIMA DEL 1111” A CAVALESE

Una ricca e interessante esposizione di reperti locali
al Palazzo della Magnifica Comunità

Venerdì 9 agosto 2024

Il Palazzo della Magnifica Comunità di Fiemme a Cavalese ospita sempre interessantissime mostre, curate nei minimi dettagli e radicate nel territorio; le opzioni variano negli anni, ma rimane costante la grande preparazione e la bellezza espositiva di queste iniziative… Con un unico biglietto è possibile visitare anche il museo permanente, che merita senza alcun dubbio di essere visto! Inoltre, è possibile partecipare ad un tour guidato o richiederne uno apposito per un gruppo…

La mostra Fiemme prima del 1111. Il popolamento della valle dal Mesolitico all’Alto Medioevo, aperta dal 14 luglio 2024 al 28 aprile 2025, ha un carattere innanzitutto archeologico, concentrandosi sui più antichi resti di popolamento della Val di Fiemme. Oltre all’instancabile lavoro dello staff del Palazzo della Magnifica Comunità, la mostra è stata resa possibile grazie alla collaborazione con numerosi altri musei ed enti, dai quali provengono tanti degli oggetti esposti…

Locandina della mostra "Fiemme prima del 1111. Il popolamento della valle dal Mesolitico all'Alto Medioevo".


Contrariamente a quanto potremmo pensare, i reperti relativi alle epoche dal Mesolitico fino all’Alto Medioevo sono numerosi e questa mostra ha innanzitutto il merito di presentarli per la prima volta in modo unitario: il visitatore intraprende, dunque, un lungo viaggio che inizia con gli accampamenti dei primi cacciatori-raccoglitori del Lagorai, prosegue con le rivoluzioni rurali e con l’insediamento permanente in queste zone (nell’Età del Ferro) e giunge alla romanizzazione della valle fino ad alcuni elementi dell’Alto Medioevo.

Si tratta di una mostra concentrata su secoli spesso negletti e poco conosciuti… Ed ecco un altro grande merito: riuscire a rendere accattivanti reperti che l’immaginario comune etichetta come poco interessanti e altrettanto scarsamente “estetici”. Elementi ambientali, climatici, rurali, naturali e antropologici sono strettamente collegati… Insieme hanno contribuito all’origine e alla storia della Comunità di Fiemme, che ha ricevuto il primo riconoscimento formale proprio nel 1111 d.C. con i Patti Gebardini, un atto fiscale e uno giuridico siglati a Bolzano al cospetto del vescovo di Trento Gebardo.

LA MOSTRA

Non a caso la mostra esordisce proprio con una copia autentica del patto del 14 luglio 1111, una pergamena del 1322 conservata nell’Archivio storico della Magnifica Comunità di Fiemme. Questa vetrina è affiancata da un’altra con esposti due manoscritti: nel primo, ottocentesco, troviamo le Notizie storiche della Valle di Flemme di Giorgio Delvai, mentre il secondo è un quaderno con la stesura del Saggio di notizie storico-statistiche-topo-grafiche della Valle di Fiemme di Nicolò Vanzetta (1834). [Avevamo già incontrato e approfondito la figura del Professor Vanzetta durante l’itinerario tematico a Ziano.]

Questa prima sezione introduttiva della mostra, infatti, si sofferma sui protagonisti sette-ottocenteschi degli storici/eruditi, a partire da Benedetto Bonelli, che si sono interessati al primo popolamento della valle: Nicolò Vanzetta e, successivamente, Giorgio Delvai e Vittorio Riccabona avanzarono ipotesi sull’origine degli abitanti della valle. Le idee di questi primi eruditi furono superate grazie agli studi archeologici, portati avanti con zelo nella prima metà del Novecento da Giacomo Roberti, il cui contributo fu fondamentale per una nascente carta archeologica del Trentino.

Copia autentica del Patto del 14 luglio 1111, 24 giugno 1322, pergamena, Trento, Archivio storico Magnifica Comunità di Fiemme.
1. "Notizie storiche della Valle di Flemme di Giorgio Delvai", S.d. XIX secolo, carta, Val di Fiemme, Archivio storico Magnifica Comunità di Fiemme. 2. "Saggio di notizie storico-statistiche-topo-grafiche della Valle di Fiemme di Nicolò Vanzetta, 1834, quaderno rilegato in pergamena, carta, Val di Fiemme, Archivio storico Magnifica Comunità di Fiemme.
Vari reperti databili 11.200 - 9.000 anni fa, selve, MUSE - Museo delle Scienze, Trento. Al centro, ricostruzione di una freccia mesolitica.

DAL PALEOLITICO SUPERIORE ALL’ETA’ DEL FERRO

Dopo questa prima introduzione passiamo alla sezione dedicata a I primi cacciatori e raccoglitori del Lagorai e che copre un arco temporale dal 40.000 a.C. al 5.000 a.C. (Paleolitico superiore 40.000 – 9.500 e Mesolitico 9.500 – 5.000). Durante l’ultima glaciazione, la Val di Fiemme era interamente ricoperta dai ghiacci e, perciò, impossibile da abitare o da frequentare da parte dell’uomo; solo circa 15.000 anni fa iniziarono le prime frequentazioni, grazie al miglioramento delle condizioni climatiche. A questo periodo del Paleolitico superiore, risalgono alcuni reperti in selce ritrovati nell’area dolomitica, presso Pian dei Laghetti di San Martino di Castrozza.

I frammenti qui esposti, provenienti dal MUSE – Museo della Scienza di Trento, ci mostrano una serie di piccoli oggetti in selce rivenuti al Lago delle Buse e ai Laghetti di Colbricon: sono dorsi di coltelli, parti di frecce, strumenti usati per lavorare la pelle e persino un percussore per scheggiare la selce.

Nel Mesolitico, con l’innalzarsi delle temperature, le alte quote furono sempre più frequentate da gruppi di cacciatori-raccoglitori nomadi, che si spostavano alla ricerca di animali selvatici. I reperti in selce, con al centro una bella ricostruzione di come doveva apparire una freccia mesolitica, sono ben contestualizzati dai pannelli illustrativi, che ci raccontano come venivano costruiti gli strumenti per le attività di caccia, da dove era ricavata la selce (non presente sulla catena del Lagorai), qual era la quotidianità dell’organizzazione dei campi vicino ai laghetti, dove infatti è stata rinvenuta la maggioranza dei reperti, come si presentava l’ambiente migliaia di anni fa.

Lame di asce in pietra verde, Età neolitica, V millennio a.C., giadeite/eclogite, Ziano/Molina di Fiemme, Castello del Buonconsiglio/Fondazione Museo Civico di Rovereto.
Punta di lancia con innesto a cannone e varie asce in bronzo.

La seconda sezione, che si sviluppa sempre nelle antiche prigioni del palazzo, è temporalmente meno vasta: dal 5.000 a.C. al 2.200 a.C. (Neolitico 5.000 – 3.500 ed Età del Rame 3.500 – 2.200), quando avviene il fondamentale passaggio dell’uomo da cacciatore-raccoglitore a produttore di cibo con agricoltura e allevamento. Ecco, dunque, spiegata l’importanza di due reperti: due lame di ascia in pietra verde del V millennio a.C. provenienti da Ziano di Fiemme (ora al Castello del Buonconsiglio) e da Molina di Fiemme (ora della Fondazione Museo Civico di Rovereto). Sono la chiara testimonianza di come l’uomo cominciò a trasformare il territorio…

L’uso delle asce proseguì nell’Età del Ferro (2.300 a.C. – 900 a.C.) e del Bronzo (900 a.C. – 15 a.C.): possiamo ammirarne quattro asce e una punta di lancia in bronzo, trovate casualmente a fine Ottocento in diverse zone della Val di Fiemme. Questi strumenti erano utili armi di difesa contro predatori o predoni, ma anche utensili per la caccia, per il taglio degli alberi e delle piante e per i lavori di carpenteria e di intaglio.

I pannelli illustrativi si soffermano su alcuni luoghi dove sono stati rinvenute tracce di insediamenti della fine dell’Età del Bronzo e della successiva Età del Ferro, ad esempio Castelir di Bellamonte o sopra Mazzin in Val di Fassa. In entrambi questi siti furono costruite delle spesse cinte murarie forse a scopo difensivo o per ricovero di beni e animali; gli archeologi hanno rinvenuto oggetti in ceramica, pesi da telaio, fibule, che indicano una frequentazione stagionale.

Frammento di osso con segni alfabetici incisi, Seconda età del Ferro (V - IV secolo a.C.), ossa animali palco di cervo, Tesero, loc. Sottopedonda, Ufficio beni archeologici - Provincia autonoma di Trento.
Astragali caprini e bovini, Seconda età del Ferro (V-IV secolo a.C.), ossa del calcagno (osso inferiore dell'arte posteriore), Tesero, loc. Sottopedonda, Ufficio beni archeologici - Provincia autonoma di Trento.

IL VILLAGGIO DI SOTTOPENDODA

Particolare attenzione è riservata al villaggio di Sottopedonda a Tesero, le cui abitazioni furono utilizzate dal V-IV sec. al II-I sec. a.C. da una comunità di famiglie appartenenti all’ampio popolo dei Reti. Le case erano circondate da campi per la coltivazione o per il bestiame e non erano cinte da strutture difensive (al contrario dei siti fortificati di Bellamonte e Mazzin), sebbene si trovassero in una posizione di controllo sulle vie di comunicazione.

Per osservare i reperti trovati a Sottopedonda siamo usciti dalla zona delle prigioni del palazzo e siamo saliti in un’area espositiva moderna e luminosa, di grande impatto scenico. Sicuramente questa sezione è una delle nostre preferite dell’intera mostra… Siamo rimasti particolarmente affascianti dai numerosi astragali caprini e bovini, databili al V-IV sec. a.C., e dal piccolo ma prezioso frammento di osso, coevo, con segni alfabetici incisi.

Ci siamo, quindi, soffermati sui numerosi pannelli che raccontano il mondo del sacro nella cultura retica, che prevedeva la presenza di luoghi all’aperto dove effettuare sacrifici di animali, offrire amuleti, bronzetti, placche votive e armi, effettuare rituali con libagioni. Erano inoltre praticati culti domestici e i reperti di Sottopedonda testimoniano proprio questo. Il frammento di corno iscritto, in particolare, riporta un’invocazione o uno scongiuro ad un dio straniero, celtico, assimilato e venerato dalla comunità. Oltre ad esso, sono stati trovati ben 84 astragali, che erano usati sia per il gioco sia nell’ambito divinatorio, interpretando la volontà degli dèi o scacciando il male.

Verghette divinatorie, Seconda età del Ferro (V - IV secolo a.C.), bronzo
Cavalese, Castello del Buonconsiglio. Monumenti e collezioni provinciali.
Ricostruzione di macina a tramoggia, Soprintendenza provinciale ai beni culturali Bolzano - Ufficio beni archeologici.

Infine, non possiamo perdere le sottili aste divinatorie, particolari verghette in bronzo (una decorata con il motivo simbolico della barca solare e di una testa di uccello); in questo caso furono trovate casualmente a Cavalese (o a Carano) alla fine dell’Ottocento, ma provenivano sempre da Sottopedonda.

La seconda parte della sala è dedicata alla vita quotidiana nel villaggio di Sottopedonda, grazie agli scavi archeologici eseguiti a partire dagli anni Ottanta e che forniscono importantissime informazioni su come e dove vivessero gli abitanti, quali fossero i costumi e l’abbigliamento, quali le attività praticate… Osserviamo, quindi, una serie di reperti: un frammento di un contenitore, una tazza e una tazzina, altre parti di oggetti, una lama, un peso da telaio, una fibula, frammenti di due collane rigide (torques).

Si tratta di importanti testimonianze degli scambi commerciali che avvenivano con il mondo veneto-celtico a est e le popolazioni tra Friuli, Istria e Slovenia. Il cibo era preparato, cotto e consumato in recipienti da fuoco in ceramica; i pesi da telaio ci raccontano dell’attività di tessitura, mentre un falcetto e un frammento di macina attestano la pratica dell’agricoltura (frumento, orzo, avena, miglio, segalo, fava, pisello e lenticchie). L’economia del periodo, però, era basata principalmente sull’allevamento, con pochi suini (13%), alcuni ovini e caprini (23%) e una maggioranza di bovini (40%), usati sia per la carne sia per la forza lavoro. [Mi vengono in mente le parole di Marco Albino Ferrari nel saggio Assalto alle Alpi: la colonizzazione di queste montagne da parte degli uomini è avvenuta con la mucca come animale guida…]

Sala dedicata al villaggio di Sottopedonda.
Reperti provenienti da Tesero, loc. Sottopedonda, Ufficio beni archeologici - Provincia autonoma di Trento.

Prima di uscire dalla stanza merita una menzione il frammento di macina a tramoggia (IV-II sec. a.C.), conservato proprio al Palazzo della Magnifica Comunità di Fiemme e proveniente da Sottopedonda. Per meglio comprendere lo strumento e come esso funzionava, possiamo volgere lo sguardo alla ricostruzione a fianco e leggere l’attenta spiegazione che l’accompagna.

Particolarmente accattivante è l’idea di porre a questo punto del percorso della mostra una postazione interattiva: un pannello, infatti, è dedicato alle domande, che possono essere scritte su post-it colorati e affissi nell’apposito spazio bianco. Quali dubbi e curiosità ci sono venuti in mente durante la visita? Possiamo ricevere risposta per e-mail oppure sulla pagina Facebook del Palazzo della Magnifica Comunità di Fiemme. Prima di scrivere la nostra domanda, ci siamo fermati qualche minuto a leggere quelle altrui e ci ha colpiti come alcune avessero dato luogo ad un vero e proprio dibattito, coinvolgendo i visitatori successivi… Un chiaro segnale che lo scopo interattivo era stato pienamente raggiunto!

Pannello interattivo.
Pilum, Età romana (II-III sec. d.C.), ferro, Tesero, Val di Stava, Palazzo della Magnifica Comunità di Fiemme.

ETA’ ROMANA

La mostra prosegue al piano superiore, dove ci accoglie un’ampia introduzione sulla romanizzazione del territorio trentino e della Val di Fiemme: la zona del Trentino fu incorporata in modo graduale e pacifico nel mondo romano nel I sec. a.C. e la cultura retica indigena assorbì e si fuse con quella romana.

Il primo reperto esposto è un pilum romano in ferro ritrovato in Val di Stava a metà del Novecento; si tratta di un’arma da getto molto usata dai legionari romani, ma in questo luogo non poteva essere utilizzata per motivi militari; era piuttosto uno strumento per la caccia o per la difesa personale dei pastori transumanti contro predatori e furti.

Una traccia molto particolare della presenza romana è l’iscrizione del Monte Pèrgol, a 2.019 metri s.l.m., che recita: Finis inter Tridentinos et Feltrinos / Limes latus pedes quattuor, ovvero “Confine tra i Tridentini e i Feltrini / [per] una fascia larga quattro piedi” (circa 120 cm). L’iscrizione, scalpellata e accuratamente riquadrata, è datata tra il 31 a.C. e il 54 d.C. e chiarisce il punto del confine per evitare dispute sullo sfruttamento delle praterie di montagna.

Iscrizione del Monte Pèrgol.
Reperti provenienti da Castello di Fiemme, loc. Doss Zelór, Ufficio beni archeologici - Provincia autonoma di Trento. 1. Fibula tipo Knotenfibeln,
Fine Età del Ferro - inizio Età romana, 75 a.C. - inizio I secolo d.C.
bronzo 2. Fibula a ruota e fibula a disco, Età romana, I secolo d.C. e II-III secolo d.C., bronzo 3. Anelli, Età romana, I-IV secolo d.C., bronzo 4. Pendagli a lancetta, Età del Ferro, bronzo 12. 12. Moneta di Settimio Severo, Età romana, 193-211 d.C., argento.

Dopo un interessante approfondimento ambientale e rurale del Trentino in Età Romana, sulle coltivazioni agricole e sull’allevamento quale importante fonte di sostentamento, arriviamo ad un’altra delle sezioni che maggiormente di hanno colpito: quella dedicata al Doss Zelór, un villaggio di epoca romana edificato su strutture più antiche. Per noi che abbiamo visitato con grande interesse il percorso tematico vicino a Castello di Fiemme è stato emozionante poter ammirare i reperti qui rinvenuti!

Ecco, dunque, che in una vetrina sono esposti gli oggetti solitamente conservati all’Ufficio beni archeologici – Provincia autonomia di Trento e che coprono un vasto arco temporale (dall’Età del Ferro al IV sec. d.C.)…Fibule, anelli, pendagli, pesi di telai, alcune perle e persino una moneta di Settimio Severo (193-211 d.C.)!

Tintinnabula, Età romana, I-V secolo d.C., bronzo, Castello di Fiemme, Doss Zelór, Ufficio beni archeologici - Provincia autonoma di Trento.
Anello, Età romana, argento, Castello di Fiemme, Doss Zelòr, Ufficio beni archeologici - Provincia autonoma di Trento.
Reperti provenienti da Castello di Fiemme, loc. Doss Zelor
Ufficio beni archeologici - Provincia autonoma di Trento: monete di età romana in bronzo di epoca romana
e chiave in ferro (10), I-IV secolo d.C.

Posti separati sono due tintinnabula in bronzo, trovati nel 1961 in un’abitazione della parte nord-orientale del Doss Zelór. Questi antichi campanacci erano solitamente appesi al collo di animali al pascolo o da traino, con lo scopo di richiamo e di riconoscimento; tuttavia, potevano assumere anche un valore magico di protezione contro le malattie e l’attacco di predatori. In questo caso, possiamo ipotizzare che siano stati posti in abitazioni private come ornamento esotico e scaramantico, magari posizionati in un ambiento di ingresso o di accoglienza.

Un ultimo elemento cattura la nostra attenzione: 17 monete nascoste poco dopo il 288 d.C. in un piccolo recipiente in ceramica posto sotto ad un pavimento! Una delle ipotesi più suggestive suggerisce che il gruzzoletto fosse parte della paga di un abitante del villaggio che aveva prestato servizio nell’esercito… Rimane un mistero perché questo tesoro non sia mai stato recuperato!

DALL’ETA’ TARDOANTICA ALL’ALTO MEDIOEVO

Nelle sale successive sono esposti alcuni oggetti rinvenuti in diverse zone della Val di Fiemme e collegati a siti archeologici interessanti. Un’area di sepoltura di Età tardoromana (IV-VII sec. d.C.) è stata portata in luce nell’Ottocento in località Zanon, poco oltre Ziano, dove sono emerse una decina di armille in bronzo, ovvero bracciali di decorazione militare conferiti ai soldati della Roma Imperiale.

Anelli, coltello e bracciale da Cavalese; Bracciale e torques da Panchià, loc. Ai Adami, IV sec. d.C., Castello del Buonconsiglio.
Reperti provenienti da Cavalese, loc. San Valerio, Ufficio beni archeologici - Provincia autonoma di Trento
1. Lucerna ad olio, Età romana, Il secolo d.C., ceramica 2. Fibule tipo Aucissa, Età romana, I secolo d.C., bronzo 3. Moneta follis ridotto, Età romana, 324 - 327 d.C., bronzo 4. Fibula a croce, Età altomedievale, VI - VII secolo d.C., bronzo 5. Fibula a disco di produzione slava con raffigurazione di Agnus Dei
Età medievale, X secolo d.C., bronzo e smalto.

Al medesimo periodo risalgono complementi di costume, un torques in bronzo e un’armilla, forse anch’essi appartenuti ad un corredo tombale trovato vicino a Panchià… Infine, nel 1951 furono scoperte a Cavalese alcune sepolture del IV sec. d.C., forse collegate all’insediamento di San Valerio: il corredo comprendeva un coltello in ferro, quattro anelli e un’elegante armilla in bronzo.

Tra l’Età del Ferro e il Medioevo due erano i luoghi più importanti abitati vicino a Cavalese: il primo è il colle di San Valerio, sulla cui sommità sono emersi una costruzione in muratura e diversi frammenti di stoviglie dell’Età del Ferro, mentre nei prati vicini è stata rinvenuta una struttura edilizia di età imperiale romana con reperti dal II sec. d.C. (una lucerna ad olio) al X sec. d.C. (una spilla a disco di produzione slava con una raffigurazione dell’Agnus Dei). Se dell’insediamento di San Valerio abbiamo ancora delle tracce, è invece scomparso il villaggio medievale di Cadrubio, vicino al rio Gambis…

Vari reperti rinvenuti a Castello di Fiemme, loc. Borno: orecchino a cestello (1), vaghi di collana (2), bracciali (2-3-4), coltello (5), pettine (6).
Dal Tiroler Landesmuseum Ferdinandeum: Cerchietto in verga ritorta e bracciale, Età tardoantica, seconda metà IV secolo d.C., bronzo, Predazzo, tra Predazzo e Ziano di Fiemme; Ansa di piccola brocca e varie fibule, Il- III secolo d.C., bronzo, Val di Fiemme.

Siamo giunti alla penultima sezione della mostra: dall’Età tardoantica all’Alto Medioevo. A partire dal V sec. d.C. il villaggio di Doss Zelór fu progressivamente abbandonato e i suoi abitanti si trasferirono nella zona dove oggi sorge Castello di Fiemme.

Molto interessante è la necropoli di Età longobarda rinvenuta in località Borno nel 1958: una cinquantina di sepolture con corredi funerari (VII sec. d.C.) che includevano armille in bronzo, un orecchino a cestello in bronzo dorato, vaghi di collana in pasta vitrea, un pettine in osso e la lama di un coltello in ferro. Particolarmente belli sono gli orecchini in bronzo e perle di pasta vitrea appartenuti ad una giovane la cui sepoltura fu documentata con maggiore attenzione, appartenente alla popolazione autoctona.

Sala dedicata al tardoantico e all'Alto Medioevo.
Reperti provenienti da Castello di Fiemme, loc. Borno, Castello del Buonconsiglio. Monumenti e collezioni provinciali 1. Bracciali, Età altomedievale, VII secolo d.C., bronzo 2. Coppia di orecchini, Età altomedievale, VII secolo d.C., bronzo e pasta vitrea.
Sala dedicata all'antico fonte battesimale della Pieve di Fiemme.

Quasi a conclusione della mostra possiamo ammirare uno degli oggetti più belli e scenografici dell’esposizione: l’antica fonte battesimale della fine del XV sec. di San Valerio! Posta in un angolo della sala e illuminata con un gioco di luci e ombre molto suggestivo, questo fonte, proviene dalla demolita chiesa di San Valerio, era probabilmente appartenuto in origine alla Pieve di Fiemme a Cavalese. Arrivò al Tiroler Landesmuseum Ferdinandeum di Innsbruck nel 1902 tramite antiquari di Merano e lì è rimasta.

Il marmo bianco è scolpito ritraendo i simboli dei quattro Evangelisti, le cui figure sono piuttosto stilizzate, fatta eccezione per San Matteo, maggiormente curato nei dettagli. Questo tocco raffinato era proprio del gotico internazionale e il medesimo scultore deve essere stato l’autore del portale della Pieve di Cavalese, che presenta angeli dalle caratteristiche simili a San Matteo…

Il fonte battesimale inaugura l’ultima sezione della mostra, incentrata sulle collezioni archeologiche del Tiroler Landesmuseum Ferdinandeum di Innsbruck, dove sono conservati numerosi reperti della Val di Fiemme, arrivati in Austria tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento.

Fonte battesimale, Età bassomedievale, fine XV secolo d.C., marmo bianco, Cavalese, San Valerio, Tiroler Landesmuseum Ferdinandeum.
Oggetti personali di Piero Leonardi utilizzati durante gli scavi archeologici: macchina fotografica Leica, martello da geologo, cazzuola, Proprietà della famiglia Leonardi

L’ultimo pannello è dedicato a Piero Leonardi (1908 – 1998), geologo e paleontologo, intensamente impegnato nella ricerca archeologica in Val di Fiemme. Con questo omaggio si chiude il cerchio iniziato con i primi studiosi ed eruditi interessati alle origini dei primi insediamenti nella valle… E si conclude anche la nostra visita, grazie alla quale abbiamo viaggiato nel tempo e possiamo adesso guardare con occhi diversi molti luoghi, maggiormente consapevoli della vita che qui si svolgeva migliaia di anni fa…


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