Passeggiata e approfondimenti di “Museo a Cielo Aperto”
Venerdì 29 dicembre 2023
Un sentiero tra le vie di Ziano alla scoperta di luoghi caratteristici, episodi storici, tradizioni locali e leggende popolari: il percorso tematico “Museo a Cielo Aperto” è ricchissimo di informazioni, concentrate in una passeggiata di pochi chilometri, prevalentemente pianeggiante e adatta a tutti. Le strade, per la maggioranza asfaltate, possono essere percorse in qualsiasi stagione, anche in inverno.
Noi ci siamo stati a fine dicembre, evitando il caos delle piste da sci e degli itinerari più noti: una vera chicca che ci immerge nella storia e nella tradizione!
| Lunghezza complessiva | 6,3 km |
| Tempi di percorrenza | 3h |
| Dislivello | 106 m. |
| Grado di difficoltà | Molto facile |
Il percorso ci conduce alla scoperta del paese di Ziano di Fiemme (Suan in dialetto), parte del territorio della Magnifica Comunità di Fiemme e composto da cinque frazioni (Zanon, Zanolin, Ròda, Bosin e Parti del Ciòto), che impareremo a conoscere meglio durante la passeggiata.
Prima di partire iniziamo con una curiosità: lo stemma comunale, assegnato dal re Vittorio Emanuele nel 1930, rappresenta la Venere de’Medici (I sec. a.C.), conservata alla Galleria degli Uffizi di Firenze, richiamando le origini romane dell’abitato. Tuttavia, a volte la figura nuda fu considerata sconveniente e sostituita con un abete, simboleggiando il lavoro dei boscaioli, motivo di orgoglio per gli abitanti di Ziano.
Possiamo lasciare l’auto nel centro del paese e iniziare l’itinerario in ordine, dal primo pannello, proprio sul retro della Chiesa. Noi, però, abbiamo preferito parcheggiare nella frazione di Zanolin, dove è più facile trovare posto gratuitamente.
Da qui, proprio a due passi da dove parte un altro percorso tematico, quello dei Presepi nel Bosco di Zanolin, cominciamo la nostra scoperta del borgo…
- Professor Nicolò Antonio Vanzetta
- Chiesa della Madonna di Loreto
- Orto botanico
- Cimitero militare austriaco
- Acquedotto del 1867
> Villa Flora - La frazione di Zanon
- Le origini di Ziano
- La Roda
- Chiesa di Sant’Anna
- Bosin
- Capitelli ed edicole
- La rosta del comune e la segheria
- Pista Belvedere
- Affreschi popolari
- La Segheria della Magnifica Comunità
- I fabbri e i polveristi di Ziano
- Rogge e movimenti
- L’incendio di Ziano
- Scuole e municipio
Pista Belvedere (13)
Il primo pannello illustrativo che incontriamo racconta la storia del Rifugio Belvedere, costruito nel 1931 dalla “Società Concorso Forestieri”; dopo qualche anno fu collegato con una pista da sci lunga circa 1700 metri, ricavata a forza di piccone e badile, oltre a qualche mina, fino all’attuale casetta dello Snow Park, qui vicino. La pista divenne la prima percorribile in notturna in Val di Fiemme e Val di Fassa, riscontrando un grande successo. Dopo la chiusura nel 2001 perché costantemente in perdita, il Comune di Ziano ha acquistato la struttura e nel 2005 ha inaugurato un nuovo Snow Park, divenuto subito popolare.
Poco distante, procedendo da Zanolin verso Cavelonte, nel Comune di Panchià, in località ai Canopi (1.500 m. s.l.m.), nel 1754 fu scavata una galleria artificiale che captava una fonte d’acqua ferruginosa. All’inizio dell’Ottocento ne vennero provate scientificamente le proprietà curative per malattie cardiache, artritiche e infezioni femminili. Venne così approntato un piccolo ricovero da Simone Delugan di Panchià; successivamente, Valentino Varesco, anch’egli di Panchià, costruì un grande stabilimento che godette di enorme successo fino alla metà del Novecento, quando gli immobili furono venduti al Seminario Vescovile di Carpi, che lo adattò a colonia estiva, e andarono successivamente in rovina.
Affreschi popolari (14)
Zigzagando tra le strade, arriviamo ad un pannello dedicato ad un aspetto artistico della Val di Fiemme: alla fine del Seicento qui si sviluppò una fiorente scuola pittorica, il cui fondatore fu Don Giuseppe Alberti di Tesero, formatosi a Venezia e a Roma e poi tornato nel territorio di origine per creare una bottega.
Ziano, come gli altri borghi, conserva ancora oggi decine di dipinti popolari a soggetto sacro affrescati sulle facciate delle abitazioni private, databili tra il 1650 e il 1850. Possiamo qui ammirarne un esempio, che decora una casa rustica, ma numerosi sono gli ornamenti dipinti lungo il nostro percorso.
Interessante è anche la parte relativa alla leggenda del Diaol dal Gaso, nella quale un folletto, amico delle streghe e della Caora Barbana (l’avevamo incontrata lungo il percorso tematico a Cavalese), custodiva gelosamente la propria foresta contro gli uomini. Dal punto di vista storico, invece, viene spiegato come i Gazzi fossero boschi riservati ai bisogni delle nuove costruzioni, al mantenimento di abitazioni, chiese e ponti e a tutte le necessità derivate dalle catastrofi naturali; Ziano disponeva di uno a est della frazione Zanon, confinante con Predazzo, e uno a ovest di Zanolin, al confine con Panchià.
Da qui è possibile unire un altro percorso, ad anello, che si inoltra nel bosco sopra la frazione: ve lo abbiamo raccontato in questo articolo.
La Segheria della Magnifica Comunità (15)
Avvicinandoci all’Avisio, lungo via della Stazione, possiamo notare un terreno deputato alla raccolta del legname: la Magnifica Comunità fece costruire a Ziano la prima segheria idraulica nel 1911. L’impianto fu danneggiato durante la Prima guerra mondiale e venduto nel 1920 a privati, i quali lo sostituirono con uno più funzionale con forza motrice a vapore. Fondamentale era la vicinanza con la ferroviaria Ora-Predazzo, operativa tra il 1918 e il 1963 e che garantiva il trasporto del legno. Oggi l’Azienda Segagione Legnami S.p.a. è una moderna segheria dove si lavorano decine di migliaia di metri cubi di tronchi all’anno.
È possibile ammirare un’antica segheria veneziana ancora in funzione a Cavalese, mentre tracce della ferrovia sono ravvisabili nella galleria sotto il Parco della Pieve e in alcune aree della Riserva del Brozin.
I fabbri e i polveristi di Ziano (16)
Prima di attraversare il ponte sull’Avisio ci fermiamo davanti ad una costruzione in ferro, una sorta di obelisco con la punta argentea sfavillante: si tratta di un’opera del 2011, donata dai fabbri Lucio e Jader Zorzi al Comune di Ziano.
Nel 1821 a Ziano si contavano una fabbrica di polvere da sparo, due mulini, due fucine di fabbri e un laboratorio dedito all’infeltrimento della lana per la realizzazione di panni. Tutte queste attività sfruttavano l’energia dell’acqua di una roggia (in dialetto rosta), un canale artificiale con pendenze minime e in grado di alimentare ruote a pale tramite un salto.
Le fucine appartenevano una ai fratelli Zorzi e l’altra a Francesco Polo, trasformata poi nel secolo scorso in falegnameria. Il mestiere dei fabbri Zorzi, invece, si tramanda da ben quattordici generazioni, fin dal lontano 1600. Il pannello illustrativo ci elenca e dettaglia i mestieri, in particolare quello di fabbro e di polverista.
Rogge e movimenti (17)
Oltre il ponte, svoltiamo a destra, in una gradevole strada sterrata che costeggia l’Avisio e dove possiamo scoprire di più sull’uso dell’acqua come energia nel corso dei secoli: essa era incanalata in cinque rogge principali e metteva in moto le ruote a pale dei macchinari di vari opifici.
L’incendio di Ziano (18)
La nostra passeggiata prosegue per qualche decina di metri, finché non svoltiamo a sinistra, immettendoci in via Molini, che ci conduce verso il centro di Ziano. Prima di giungere su una delle vie principali, però, un pannello ricorda il terribile incendio divampato il 10 settembre 1869 e che dilagò velocemente poiché le case erano costruite in legno e collegate tra loro.
Accorsero aiuti dalla Val di Fassa a Trodena e in 4 ore l’incendio fu domato, anche grazie all’intervento del fabbro Tommaso Zorzi di Ziano, il quale si arrampicò per primo sul tetto della chiesa, abbattendo a colpi d’ascia le parti in fiamme, permettendo alle pompe di spegnere l’incendio.
In seguito a questo episodio venne istituito il corpo dei Vigili del Fuoco Volontari e le case ricostruite lungo via Roma sono ora in muratura, separate le une dalle altre, con poco legno a vista, meno caratteristiche ma più sicure.
Scuole e municipio (19)
Svoltando a destra, ci dirigiamo verso la piazza principale di Ziano e leggiamo quello che sarebbe l’ultimo pannello del percorso, dedicato alla storia della scuola, resa obbligatoria a Ziano nel 1807 dal Governo bavarese. Nel 1810 venne affidato a Don Pietro Jellico di Tesero l’incarico di conduzione della Scuola e nel 1852 iniziarono i lavori di ristrutturazione-ampliamento della Casa Regolare e Canonica per la realizzazione dei locali scolastici.
Nel 1877 fu deciso di dotare la Comunità di un asilo, anch’esso collocato, fino al 1927, nel Municipio, il cui aspetto attuale è dovuto ad un intervento d’ampliamento sia in pianta sia in alzato. Per più di un secolo, a Ziano, l’istruzione pubblica ha trovato ospitalità nei locali del palazzo comunale e solo nel 1958 venne inaugurato il nuovo edificio scolastico, che tutt’ora ospita le scuole elementari.
Addentrandoci nella piazza osserviamo, sulla parete della Chiesa, due meridiane; una riporta un divertente motto popolare “Addio o passeggero io riporto l’ora / Dallo spuntar del sol fino all’occaso / Ma per me domattina torna ancora / Forse per te non torna questo è il caso / MDCCCXXXIV”. Sotto di esse inizia la sequenza delle nicchie della via Crucis, dipinte probabilmente da Bartolomeo Rasmo.
Infine, vale la pena sottolineare come di Ziano fosse originario Piero Còcola (1885), il quale, dopo aver sperimentato un’installazione sulla casa di famiglia, ancor oggi visibile in Piazza IV Novembre, ricevette alcune commissioni per la realizzazione a Cavalese di alcune sue meridiane, ad esempio sul Palazzo della Magnifica Comunità (1939).
Professor Nicolò Antonio Vanzetta (1)
Tra le erbe e le aiuole, accanto ad una tipica fontana, si trova il primo pannello del percorso tematico, dedicato alla storia di Ziano e alla figura di Nicolò Antonio Vanzetta (1787-1840), divenuto professore universitario di letteratura italiana e di stile ad Innsbruck. E’ stato riconosciuto come “padre della storia di Fiemme”, poiché fu il primo a cercare di redigere una narrazione storica, artistica e religiosa della valle; purtroppo morì prematuramente, prima di completare l’opera Storia di Fiemme dalle origini ai suoi giorni. Quattro dei suoi manoscritti sono adesso custoditi presso l’Archivio della Magnifica Comunità di Fiemme (noi abbiamo potuto ammirane uno del 1834 visitando la mostra Fiemme prima del 1111) e nel 2012 l’associazione culturale Ziano Insieme ha pubblicato il volume Storia di Fiemme del Prof. Nicolò Vanzetta, Origini-1815, a cura di Italo Giordani.
Chiesa della Madonna di Loreto (2)
Spostiamo adesso la nostra attenzione alla Chiesa, costruita tra il 1660 e 1666 e ampliata nel 1741 per accogliere una popolazione più numerosa. Un ulteriore ingrandimento avvenne dal 1809 al 1821; anche il campanile venne sopraelevato a metà dell’Ottocento.
La nostra attenzione viene subito catturata dalla facciata, restaurata nel 2017; essa fu affrescata nel 1815 da don Antonio Longo, esponente della Scuola pittorica di Fiemme (lo abbiamo incontrato anche nella Pieve di Cavalese e nella Chiesa di San Vigilio a Cavalese): all’interno di una solenne e illusionistica architettura sono collocate due finte statue in monocromo, il Cristo Redentore a sinistra e San Giovanni Battista a destra. Al centro, invece, un ovale racchiude i frammenti di un’iscrizione e, sopra, il timpano è occupato dalla raffigurazione del Trasporto della Santa Casa di Loreto.
Le volte della sola navata furono affrescate nel 1821 da Joseph Strickner con episodi della vita di Maria; gli elementi architettonici simulano il marmo, materiale al tempo troppo prezioso per la comunità di Ziano. Altari e decorazioni sono databili dal Seicento all’Ottocento; gli artisti che contribuirono furono prevalentemente locali e appartenenti alla Scuola pittorica di Fiemme, come Bartolomeo Rasmo, autore del quadro raffigurante l’Ultima cena (1834).
Orto botanico (3)
Attraversata via Nazionale giungiamo ad un piccolo angolo grazioso, dove si concentra una varietà di piante, che sono disseminate anche in vari altri punti della città… L’orto botanico di Ziano è nato nel 2006 su iniziativa di Giorgio Vanzetta (Técia) per tentare di non disperdere le notevoli conoscenze sull’utilizzo delle piante per uso curativo (e non solo) possedute dalla popolazione in un’epoca in cui le medicine praticamente non esistevano.
La città, infatti, era conosciuta fin dal XVIII secolo come punto di raccolta di erbe medicinali; erano soprattutto le donne ad utilizzarle per scopi terapeutici e nel Medioevo tali pratiche furono considerate opere di stregoneria (in Val di Fiemme tra il 1501 e il 1506 vi furono numerosi processi alle streghe e 18 condanne al rogo eseguite).
Altri cartelli tra vicoli e piazze indicano Ziano come “paese delle erbe”; il Comune, infatti, è stato scelto come primo della Val di Fiemme per dare inizio al progetto ecomuseale di valorizzazione e riscoperta delle piante officinali e delle loro proprietà curative. Prestando attenzione ai vari punti di questo percorso possiamo scoprire numerose proprietà delle erbe e possibili usi…
Cimitero militare austriaco (4)
Proseguiamo lungo via Coronella, da cui godiamo di una vista laterale sulla città dove spicca il campanile della chiesa. Alla nostra sinistra notiamo un luogo particolare: addossate alla parete rocciosa della montagna sono disposte alcune lapidi, in ricordo di caduti austriaci della Grande guerra.
Nel 1916 le autorità militari austriache chiesero ai Comuni di Fiemme dei terreni da adibire a cimiteri militari, poiché quelli parrocchiali non erano più sufficienti. A Ziano fu individuata una zona a ridosso dell’abitato, dove i caduti del fronte di Sadole sul Monte Cauriol, trasportati di notte, trovarono sepoltura in fosse comuni; erano austriaci, bosniaci, ungheresi, polacchi, sloveni e persino un italiano. La maggioranza di essi non cadde per i combattimenti, che furono pochi e nella forma di scaramucce, ma valanghe, congelamenti e malattie dovute alle proibitive situazioni ambientali, soprattutto invernali.
Nel 1942, contro il volere della popolazione, le salme furono portate a Rovereto, ma nel 1996 e nel 2007 il cimitero è stato recuperato e adibito a Parco della memoria. I pochi cippi marmorei rimasti sono stati raggruppati e sistemati insieme alla statua incompiuta raffigurante un soldato austriaco, posta originariamente più in alto, come guardia dei poveri soldati caduti.
Chi è interessato alla storia del luogo e ai fatti di guerra può approfondire uno degli episodi della Prima guerra mondiale, il massacro di un reparto di fanteria che nel 1916 fu centrato da una granata sparata dal famoso mortaio Skoda di Ziano.
Acquedotto del 1867 (5)
Continuiamo la passeggiata e ci troviamo davanti ad un muro rustico piuttosto recente, nel quale si apre un foro: il cartello esplicativo ci racconta di come la popolazione di Ziano, fino alla prima metà dell’Ottocento, attingesse l’acqua solo dalle fontane, mentre nella parte bassa del paese erano usate le rogge. Solo tra il 1865 e il 1867 fu costruito un vero e proprio acquedotto, usato fino al 1914 e poi sostituito e sfruttato solo come canale di irrigazione.
La strada su cui ci troviamo, inoltre, era la principale arteria di Fiemme, fino alla costruzione della statale n. 48 delle Dolomiti nell’Ottocento: attraverso la frazione di Zanon arriva fino a Predazzo e collegava i vari paesi in posizione sopraelevata rispetto all’Avisio, protetta, quindi, dalle piene del fondovalle.
Villa Flora
Al bivio merita una deviazione, verso sinistra, Villa Flora, che sorge, elegante e raffinata, su via Nazionale. La dimora fu progettata, finanziata e costruita da Pietro Delugan nel 1890. Originario di Ziano, da semplice muratore divenne in Svizzera affermato ingegnere e si trasferì a Merano dove realizzò le sue migliori opere (il Palace Hotel, il Kurhaus, l’Excelsior e altri). Negli anni continuò a tornare a Ziano, dimorando nella propria residenza, Villa Flora, costruita nello stile eclettico tipico dell’architettura mitteleuropea della fine dell’Ottocento, mescolando elementi classici e barocchi.
Originariamente era circondata da un parco di ben 10.000 metri quadrati; vicino c’era una dependance in stile tirolese per la custodia dei cavalli e deposito del fieno. Nel 1938 la villa fu provvista di una piscina scoperta riscaldata: questa costò ben 1000 lire e una sorta di condanna della famiglia da parte del parroco di allora, che la trovava immorale e non approvava che la gente ci facesse il bagno.
Durante la Grande Guerra fu sede del comando della 13a Brigata da montagna, mentre nella Seconda Guerra Mondiale vi si insediarono prima i Diavoli verdi (paracadutisti della Luftwaffe) e poi gli Americani. Nel 2012 il Comune di Ziano ha acquistato la villa dagli eredi.
La frazione di Zanon (6)
Torniamo sul nostro percorso e proseguiamo su via Zanon fino ad arrivare alla piazzetta centrale della frazione, la più antica di Ziano. Vale la pena impiegare qualche minuto per passeggiare tra i vicoli, ammirando le facciate delle case e i dipinti che le decorano; in particolare, al numero civico 27 possiamo vedere l’affresco su casa privata (casa dei Tistóni) più grande di tutta la Val di Fiemme, realizzato nel 1776 e attribuito a Valentino Rovisi: l’Immacolata viene qui raffigurata tra Sant’Antonio e San Giovanni Battista, incorniciata in un’architettura classica.
Da non perdere, al civico n. 39, sull’edificio tradizionale settecentesco in stile neoclassico, l’affresco del 1780 di una Crocifissione; la costruzione è detta “Primissaria”, in quanto abitazione del Primissario, l’aiutante del curato, addetto alla celebrazione della prima messa del mattino (alle 5.30).
Le origini di Ziano (7)
Iniziamo la nostra discesa verso via Nazionale, uscendo dalla frazione di Zanon: l’ultimo pannello tematico su questo lato dell’Avisio racconta la storia e le leggende sulle origini di Ziano, tra cataclismi, culti pagani, tesori nascosti, scheletri giganti e un castello… Molti hanno scavato in cerca di tesori, trovando attrezzi, ossa, monete, braccialetti e, nei pressi della Casa Bianca, che vediamo proprio davanti a noi, sei scheletri completi!
I reperti hanno dimostrato una frequentazione della zona, soprattutto da parte di pastori, fin dal 2.500 a.C. e nel 1847 sono venute alla luce due necropoli romane di epoca tardo imperiale, sepolture con corredi, offerte e monete databili dal 150 al 375 d.C.
Interessante è la presenza della Cava del ból, una miniera a 1540 metri di quota, scavata nella montagna e utilizzata per estrarre ematite, il ból, un minerale ricco di ferro usato per produrre coloranti ma che, sbriciolato e mescolato con latte, serviva per marchiare il bestiame e per realizzare le innumerevoli iscrizioni presenti sul Cornón. Nota fin dall’antichità, la miniera fu sfruttata a livello industriale a partire dal 1923 fino all’ottobre del 1928, quando la sua coltivazione divenne non remunerativa.
Un’ultima curiosità riguarda le scritte dei pastori sulla roccia: 50.000 iscrizioni color rosso-brunastro con lettere, date, disegni e simboli… Qui trovate un approfondimento su cosa sono esattamente e su dove vederle.
La Roda (8)
Da via Nazionale svoltiamo a sinistra sul ponte sull’Avisio che ci conduce alla frazione Roda, il cui nome deriva probabilmente da una ruota per irrigare i prati dei masi con l’acqua del torrente. Le case sono molto graziose e sono state costruite a partire dal Seicento, riconoscibile per le piccole finestre, fino all’Ottocento e ai tempi nostri.
Alla Ròda è ancora visibile la Ròsta (roggia): un canale artificiale con pendenze minime, atto a realizzare salti d’acqua capaci di movimentare ruote o pale. Vicino, è ancora ben conservato un lavatoio con copertura lignea.
Degna di nota è l’antica canonica, tipica casa rustica fiemmese risalente al XVIII secolo trasformata in canonica nel 1823 e su cui spicca un grande riquadro affrescato raffigurante un Crocifisso, presumibilmente dipinto nell’Ottocento. Appena sotto il tetto leggiamo un’iscrizione: “Concordia res parvae crescunt – discordia magnae dilabuntur. 1823”, ovvero “Nella concordia le piccole cose crescono, nel disaccordo si distruggono anche quelle grandi”.
Chiesa di Sant’Anna (9)
Centro della frazione di Roda è la chiesa, nata prima come piccola cappella, allungata e ingrandita nella seconda metà del Settecento; fu restaurata poi nel corso del Novecento. Sulla stretta facciata, in intonaco ocra, si apre un elegante portale in pietra, affiancato da finestre laterali e sormontato da un rosone; le due nicchie laterali ospitavano un tempo sculture lignee raffiguranti San Pietro e San Paolo.
A sud di Roda si sviluppava il tracciato della ferrovia Ora – Predazzo, oggi occupato in gran parte dalla pista ciclabile della Val di Fiemme. Vicino alla Chiesa di Sant’Anna troviamo il piccolo edificio che costituiva la fermata alla Roda, inaugurata nel 1952. Su una facciata è visibile ancora la scritta F.E.V.F. FRAZIONE RODA – FERMATA FACOLTATIVA.
Una parte del pannello illustrativo è dedicato ad Alfredo Paluselli, nativo proprio di Roda, autore di imprese e stravaganze, maestro di sci e fondatore della prima scuola di sci delle Dolomiti, costruttore della Baita Segantini, davanti alle Pale di San Martino, dove visse in solitudine per 35 anni.
Bosin (10)
Un sentiero tra i campi ci conduce alla frazione di Bosin, punto di partenza per raggiungere l’alpe di Sadole e il Monte Cauriol; questo gruppetto di case è stato testimone nei secoli di numerosi eventi e cambiamenti storici… Fu un punto di centrale importanza per il passaggio delle truppe durante la Prima guerra mondiale.
Alla nostra sinistra via Sadole sale verso la catena del Lagorai, mentre a destra scendiamo lungo via Bosin, serpeggiando tra le case e i cortili.
Capitelli ed edicole (11)
Qui possiamo osservare un esempio di tipiche costruzioni devozionali: a Ziano si contano sei edicole e capitelli, spesso edificati come voti alla Madonna o ai Santi per protezione contro sciagure e catastrofi naturali. Il Capitél de Imana è il più antico di questi e reca la data del 1400, sorge isolato lungo l’antica strada (ora di campagna) che collega la frazione di Roda con Predazzo.
Il pannello illustrativo descrive edicole e capitelli presenti nel paese e si concentra poi sulla Cappella cimiteriale (1896), costruita dopo che il cimitero, situato nei pressi della chiesa, a metà del Settecento fu spostato nel luogo attuale per motivi sanitari.
La rosta del comune e la segheria (12)
La nostra passeggiata termina alla fine di via Bosin, presso la segheria veneziana, a 400 metri dalla bóca de rosta sulla riva sinistra dell’Avisio, che alimentava altre cinque attività oltre alla segheria stessa, oltre ad essere utile per l’irrigazione dei campi.
Dell’importanza delle segherie veneziane e del loro funzionamento abbiamo già parlato (qui l’approfondimento con la visita a quella di Cavalese). È sempre affascinante osservare da vicino luoghi di attività che hanno rappresentato un fulcro centrale per l’economia e lo sviluppo della valle…
Pochi metri e siamo tornati al punto di partenza: tantissime sono le informazioni che abbiamo acquisito, conoscenze, curiosità e saperi che ci aiutato a comprendere meglio Ziano e la Val di Fiemme!
Se volete allungare il percorso ed è inverno, potete proseguire verso il sentiero tematico dei Presepi nel Bosco di Zanolin! Altrimenti vi consigliamo il percorso panoramico fino a Belvedere oppure di addentrarvi nel bosco sopra l’abitato…
INFORMAZIONI
- Traccia GPS Outdooractive del nostro percorso: https://out.ac/IUfbzX
- Traccia GPS Outdooractive “Museo a Cielo Aperto”: https://www.outdooractive.com/it/route/escursione-invernale/val-di-fiemme-e-val-di-cembra/museo-a-cielo-aperto/801762302/
- Comune di Ziano di Fiemme: https://www.comune.ziano.tn.it/
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