Opere dal territorio su San Galgano e non solo
Domenica 29 settembre 2024
Durante il weekend che abbiamo dedicato alla scoperta di San Galgano, visitando la celebre abbazia e l’Eremo di Montesiepi, non potevamo perderci il Museo di Chiusdino, che è compreso nel biglietto (5 euro) e merita senza dubbio di essere visto. Oltre ad alcune opere meravigliose e ricchissime, infatti, fornisce un’importante testimonianza della produzione artistica del territorio.
Passeggiando tra le vie del borgo di Chiusdino, ci impattiamo nel Palazzo Taddei, che dal 2015 ospita il Museo Civico e Diocesano d’Arte Sacra di San Galgano, grazie al contributo finanziario del Monte dei Paschi di Siena e ad una convenzione con il Comune, proprietario dell’immobile, e l’arcidiocesi di Siena-Colle di Val d’Elsa-Montalcino, in rappresentanza delle parrocchie del territorio da cui proviene la maggioranza delle opere esposte.
Palazzo Taddei sorge nel centro storico ed è proprio accanto all’edifico comunale; dalla fine del XVII secolo alla fine del Novecento, quando fu acquistato dal Comune, fu la residenza della famiglia Taddei. Sebbene il percorso museale si concentri sulle opere, il nostro consiglio è di osservare anche le sale e le pitture sui soffitti del piano nobile; esse alludono alle scienze e alle arti, in particolare all’architettura e all’ingegneria, e all’unità d’Italia, oltre a ricordare il membro più illustre della stirpe, Alceo Taddei (1832-1919), che partecipò alla prima guerra d’indipendenza nel 1848 e divenne poi ingegnere ferroviario.
CORONA E RELIQUIARIO DI SAN GALGANO
Dopo l’accesso alla biglietteria, siamo subito indirizzati all’ultimo piano del palazzo, dove ci accolgono gli oggetti più preziosi conservati ed esposti nel museo: la corona per la reliquia della testa di San Galgano e il reliquiario.
La prima è unica nel suo genere e doveva incoronare proprio la testa del santo, ora conservata nella Chiesa di Chiusdino. Questa bella opera potrebbe essere stata realizzata nella bottega di Ugolino di Vieri (documentato dal 1328 al 1359) e Viva di Lando (documentato dal 1336 al 1341), due grandi maestri dell’arte orafa senese del XIV secolo.
La preziosa corona è composta da otto placchette rettangolari in bronzo dorato, su cui sono applicate, con piccoli chiodi d’argento, alcune lettere, in caratteri gotici e smalto traslucido con diversa intensità cromatica grazie ad un bassorilievo di foglie, che compongono la scritta “S. GHALGANO DE CHIVSLINO”.
Quattro scudi a mandorla inframezzano le lettere e riportano gli stemmi del Comune di Chiusdino, della famiglia Tancredi (originaria di Massa Marittima ma trasferitasi a Siena), di nuovo del Comune e, infine, dell’Abbazia di San Galgano. La preziosità dell’oggetto è ulteriormente arricchita da otto fioroni.
Se la corona ci ha già impressionato, rimaniamo letteralmente a bocca aperta di fronte al reliquiario destinato ad ospitare la testa di San Galgano, realizzato da Pace o Pacino di Valentino, il più importante e famoso orafo senese della seconda metà del XIII secolo, nato verso il 1235 e documentato fino al 1296. L’opera è in argento sbalzato e cesellato, con un basamento in rame dorato, bronzo fuso e dorato per le zampe di leone, oltre a elementi in filigrana, smalti, vetri e pietre.
Il reliquiario ha un aspetto sontuoso: a pianta ottagonale, è alto 101 cm e ha un diametro di 37 cm; si presenta allo sbalordito osservatore come una piccola architettura, una vera e propria torre in miniatura, secondo un gusto comune ad altri reliquiari cistercensi.
In basso possiamo individuare delle coppie di angeli che intervallano gli episodi principali della vita del santo: l’Arcangelo San Michele invita Galgano a seguirlo; il giovane si avvia verso Montesiepi; taglia i rami di un albero per fabbricare una croce in legno; pianta la propria spada nel terreno; i parenti cercano di dissuaderlo dalla scelta di una vita eremitica; Galgano è tentato dal demonio; riceve la benedizione divina; viene sepolto. [Della storia e della leggenda del santo vi abbiamo parlato approfonditamente qui.]
Subito sopra ammiriamo alcune immagini a mezzo busto di Gesù, della Madonna e di angeli, mentre nella fascia mediana gli stessi personaggi sono accompagnati dai dodici apostoli, raffigurati a figura intera e disposti in coppia dentro eleganti bifore. Infine, nella fascia superiore le formelle narrano la storia della glorificazione di San Galgano e le vicende dell’abate Galgano Visconti, che probabilmente iniziò, nel secondo decennio del Duecento, la costruzione della grande abbazia e per questo celebrato come erede spirituale del santo e definito “Galgano secondo”. Le scene raffigurate mostrano Galgano portato in cielo da due angeli; l’accoglienza da parte di Gesù di Galgano e dell’abate; la loro presentazione a San Pietro; quest’ultimo che apre le porte del Paradiso e fa accompagnare i due Galgano da un angelo; la contemplazione della Madonna; l’incoronazione del santo e dell’abate; San Galgano in mezzo a tutti gli altri santi.
Il reliquiario è dotato di un meccanismo grazie al quale la fascia mediana si abbassava e rendeva visibile la testa del santo. Nei secoli spesso fu trasferito a Siena e nel 1549 fu collocato nel monastero di Santa Maria degli Angeli, dove fu custodito fino al 1926 quando venne trasferito nel Museo dell’Opera del Duomo. Nel 1977 la testa del Santo fu tolta dal reliquiario e riportata a Chiusdino.
OPERE SU SAN GALGANO E SANTI
Dopo aver ammirato queste due opere di grande bellezza ed estremamente preziose, passiamo alle altre sale del museo. Le prime che incontriamo ospitano alcuni oli su tela concentrati sulla figura di San Galgano: gli autori sono pittori senesi del Seicento e del Settecento. Il primo quadro (San Galgano in preghiera davanti alla spada) proviene dalla Chiesa di Santa Maria Presciano (Siena) ed è stato qui presentato per la prima volta; il santo si presenta con una figura possente e in vesti eremitiche, avvolto in un manto rosso con ampie pieghe di gusto barocco. Sullo sfondo il panorama raffigura le colline e il borgo di Chiusdino.
Di un secolo più tardi sono i due quadri originariamente collocati nella Cappella di San Galgano a Montesiepi; entrambi raffigurano l’episodio dell’apparizione di San Michele a Galgano. Sono evidenti le somiglianze tra i dipinti, innanzitutto per l’ambientazione del paesaggio collinare con il paese di Chiusdino sullo sfondo. Il primo quadro mostra San Galgano nelle vesti di un cavaliere, mentre accoglie stupito l’apparizione dell’arcangelo, avvolto in svolazzanti pieghe barocche del manto; il secondo era forse destinato alla devozione privata, considerando le piccole dimensioni, ma l’evento è sempre raffigurato in modo molto scenografico.
Dalla Chiesa di San Michele arcangelo a Chiusdino proviene l’ultimo dipinto della serie, raffigurante San Galgano in preghiera davanti alla spada e databile all’inizio del Seicento: Galgano indossa sontuose vesti di cavaliere con un bel manto in broccato. Ci colpisce il realismo di alcuni dettagli, come la naturalezza dell’incarnato e dei panni in seta brillante, grazie ad un sapiente uso di luci e ombre, secondo la lezione diffusa nella pittura senese da Rutilio Manetti e da molti suoi seguaci.
Più antico è il frammento in travertino di un’architettura del Duecento: forse era una delle chiavi di volta dell’Abbazia di San Galgano. Nonostante le incrostazioni superficiali dovute all’azione degli agenti atmosferici, si notano residue tracce di colore che lasciano intuire una originaria finitura cromatica di pareti e strutture.
La sezione successiva della mostra è incentrata su una serie di opere che mostrano come nel Seicento la reazione alla Riforma luterana abbia trovato molteplici forme di espressione artistica, spaziando da quadri a statue in legno dorato fino ad esempi di devozione privata, con immagini di minori dimensioni raffiguranti santi.
In particolare, assistiamo ad un rinnovato culto della Madonna, che viene spesso dipinta tra i santi e con il Bambino. Ne sono testimonianza gli oli su tela qui esposti: il primo, di Anton Domenico Gabbiani (Firenze, 1652-1726), La Madonna appare ai santi Galgano e Nicola di Bari, proviene dalla Chiesa della Compagnia del Santissimo Sacramento a Frosini (poco distante) ed è una concessione temporanea da parte degli eredi di Venceslao Spalletti Trivelli. Questo dipinto era originariamente collocato nell’Abbazia di San Galgano e fu commissionato dal cardinale Francesco Maria de Medici alla fine del Seicento; i colori sono caldi e la pennellata ricca e brillante. La Madonna mostra Cristo a San Galgano, che tiene in mano la spada nella roccia, e a San Nicola, il quale stringe il pastorale, poiché fu vescovo di Mira in Turchia, e un vassoio con tre palle d’oro, simbolo della carità, perché donò i sacchetti pieni di monete a tre fanciulle prive di dote.
Di due pittori ignoti dei Seicento sono le opere Madonna del Rosario tra San Domenico e Santa Caterina, proveniente sempre dalla Chiesa di Frosini e di matrice fiorentina, e La Madonna in trono col Bambino e i santi Francesco e Sebastiano di origine senese, dalla Chiesa di San Magno a Montalcinello. Quest’ultimo olio su tela è incentrato sul gruppo divino seduto su un trono marmoreo dalle forme classiche; il corpo della Vergine si torce ed emerge sul fondo di un tendaggio rosso. Giochi di luce e ombre mettono in evidenza il corpo di San Sebastiano e un ricco panneggio decora il manto della Madonna, con un notevole virtuosismo.
La Madonna del Rosario riprende un tema molto sviluppato nel Seicento, spesso associato ai santi dell’Ordine domenicano. Quest’opera si colloca nel solco della pittura devozionale diffusa a Firenze nell’orbita di Carlo Dolci (Firenze, 1616 – 1686), al quale è attribuito l’ultimo dipinto della sezione, Santa Teresa D’Avila, proveniente dalla Chiesa della Madonna del Buon Consiglio a Frosini. La santa è raffigurata con un atteggiamento contemplativo, lo sguardo rivolto verso la luce divina, il cui bagliore si irradia dall’angolo in alto a destra della tavola.
Per quanto riguarda la parte scultorea, possiamo ammirare due opere di artisti senesi, entrambe provenienti dalla Chiesa della Madonna del Buonconsiglio a Frosini: una scultura lignea policromata, Sant’Antonio da Padova, le cui piccole dimensioni suggeriscono una destinazione per la devozione privata, secondo un culto particolarmente diffuso nel periodo, e due Angeli reggicandelabro in legno intagliato e dorato, tipico esempio del nuovo allestimento delle chiese operato nel Seicento, con forme esuberanti, corpi in torsione e ricco panneggio, mentre la base è concepita come un’elaborata roccia.
Proseguendo il tema del culto di San Galgano, dei santi e della Madonna, abbiamo una sequenza di opere concentrate sull’invocazione di protezioni per scongiurare le carestie, il diffondersi di morbi e pestilenze. In particolare, erano molto venerati i santi taumaturghi, che per tradizione intercedevano nella concessione di azioni salvifiche nei confronti della popolazione.
Un pittore toscano del Seicento è l’autore di due oli su tela, raffiguranti San Sebastiano e San Rocco, sempre dalla Chiesa della Compagnia del Santissimo Sacramento a Frosini: si tratta di due dei maggiori santi taumaturghi della cristianità. Il primo è colto nel momento del martirio ed era venerato contro la peste, come anche San Rocco, il santo pellegrino, invocato pure contro le malattie del bestiame e le catastrofi naturali.
Torna poi la Madonna del Rosario raffigurata da un pittore senese della fine del Cinquecento; questo tema, infatti, si diffuse a partire dal 1571, in ricordo della battaglia navale di Lepanto, che vide vittorioso l’esercito cristiano su quello turco. Colori caldi e vivaci e semplicità dell’atteggiamento delle figure caratterizzato questo dipinto tipicamente devozionale.
San Galgano è di nuovo presente in una piccola tela seicentesca, raffigurante la Madonna col Bambino tra San Galgano e Sant’Orsola e proveniente dalla Cappella di San Galgano a Montesiepi; la santa aveva una funziona di protezione contro le malattie dell’infanzia. I colori sono scuri e la suggestione caravaggesca.
Infine, troviamo un gruppo scultoreo in terracotta policroma dalla Chiesa di San Bartolomeo a Pentolina, oggi di proprietà privata. Lo scultore senese del Cinquecento rappresenta il bambino in atteggiamento vivace e infantile, mentre tiene in mano una rosellina rossa e afferra la veste materna.
La qualità delle opere artistiche esposte nella sala successiva testimonia lo sviluppo e la ricchezza del territorio di Chiusdino, che, a partire dal XI secolo, beneficiò dello sfruttamento delle vicine miniere in argento e del territorio agricolo circostante, avvenuto soprattutto da parte dei cistercensi.
Ammiriamo, dunque, una tempera su tavola a fondo oro di Niccolò di Segna (Siena, documentato dal 1331 – 1348?), raffigurante una Madonna col Bambino (1336), anticamente parte di un trittico-reliquiario appositamente realizzato per la Cappella di San Galgano a Montesiepi e che doveva essere composto da una Crocifissione centrale e due scomparti laterali con San Michele Arcangelo e San Galgano, mentre questo dipinto doveva trovarsi nella faccia posteriore. La Madonna guarda amorevolmente il figlio, che ha già il presagio della Passione, a cui allude anche il manto rosso in cui è avvolto.
L’opera più antica è una Croce astile della fine del XII secolo, in rame dorato e destinata alla Chiesa di San Martino a Chiusdino. Essa svolgeva una funzione importante nella liturgia cattolica: in ogni processione il popolo è simbolicamente seguace del Signore, camminando dietro di lui, tanto che Gesù crocifisso è raffigurato da entrambi i lati del manufatto. Qui appare in vesti regali, trionfante sulla morte; ai lati delle mani possiamo intravedere la figura della Madonna, mentre sopra è inciso il Cristo in gloria.
Dall’altra parte della vetrina osserviamo turibolo e navicella realizzati da un orafo senese del primo Trecento per la Chiesa di San Michele Arcangelo a Chiusdino. Questi strumenti servivano rispettivamente a spargere l’incenso e a contenerne i grani e assunsero nei secoli forme architettoniche molto elaborate, soprattutto nell’arte gotica.
Infine, San Sebastiano, San Rocco e San Leonardo sono raffigurati su vetro in pasta colorata del Quattrocento per la Chiesa della Compagnia di San Galgano, antico oratorio di San Sebastiano, di cui occupavano la facciata. L’oratorio fu sede di una confraternita di laici, fino a quando non fu soppressa dal Granduca di Toscana Pietro Leopoldo nel 1785. Nel 1801 vi si trasferì la confraternita di San Galgano, cui nel frattempo era stata tolta la proprietà della vicina casa natale del santo, trasformata in caserma delle truppe francesi che occupavano Chiusdino. Questa confraternita vanta il primato di essere la più antica tra quelle ancora esistenti, essendo stata fondata nel 1185.
BASSORILIEVI
Una delle sezioni più belle e affascinanti del museo è senza dubbio la saletta dedicata a San Galgano, della cui storia vi abbiamo già parlato approfonditamente qui. Il suo processo di canonizzazione fu fortemente voluto dal vescovo di Volterra Ildebrando, appartenente alla famiglia dei Pannocchieschi d’Elci, dei quali possiamo ammirare lo stemma quattrocentesco in bassorilievo marmoreo.
Molto bello e ben conservato è quello raffigurante San Galgano che conficca la spada nella roccia (1466) di Urbano da Cortona (Cortona, 1426 ca. – Siena, 1504), proveniente dalla Chiesa della Compagnia di San Galgano e probabilmente collocato sulla facciata del monastero di Ognissanti a Siena. Secondo la tradizione, alcuni invidiosi avrebbero spezzato la spada conficcata da Galgano in terra, poiché non riuscivano ad estrarla; così il santo, tornato da Roma, piantò la spada di nuovo e ancora più saldamente.
L’ultimo bassorilievo in marmo, dalla casa natale di San Galgano a Chiusdino, mostra il santo condotto da San Michele Arcangelo a Montesiepi, di cui riconosciamo il boschetto. Probabilmente questa opera faceva parte di un monumento più articolato e con altri episodi. L’autore, Giovanni d’Agostino (Siena, post 1310 – 1348), si inserisce nella corrente stilistica del gotico senese.
RELIQUIARI E OPERE MODERNE
L’ultima sezione della mostra si suddivide in due parti: una raccoglie un ricco allestimento di reliquiari di diverse tipologie e modelli, dalle teche tra il Seicento all’Ottocento al contenitore a tabella per esporre numerosi medaglioni in vetro molato e cornice d’argento, dai reliquiari ad obelisco a quelli a fiala, dalle urne con intagli barocchi alla piccola scultura in legno dipinto.
Una piccola stanza è dedicata in particolare a Frosini, antico castello vicino a Chiusdino, appartenuto ai conti Della Gheradesca e poi passato alla Repubblica di Siena, che lo sottomise all’Abbazia di San Galgano. La posizione era strategica in quanto transito da Siena alle Colline Metallifere e alla Maremma. La famiglia Feroni ricevette la struttura in eredità dal Cardinale Giuseppe Maria, abate commendatario dell’Abbazia di San Galgano; nell’Ottocento la famiglia fece realizzare un intero corredo di suppellettili liturgiche, qui esposte. Ammiriamo, dunque, questo corredo intero e una serie di altri strumenti, come turibolo e navicella, tabernacoli, leggii, cartegloria con testi liturgici, manufatti, calici e tanto altro, tutte testimonianze della ricca e raffinata produzione orafa tra il Cinquecento all’Ottocento.
L’altra parte di questo piano del museo è dedicato ad opere più recenti, come la bella serie di acqueforti che raffigurano l’Abbazia di San Galgano e l’Eremo di Montesiepi in diversi dettagli e angolature. Vi è, inoltre, una piccola statua marmorea di San Galgano di Michele Bruni (2015) e una di grandi dimensioni, in terracotta, modellata da Anne Alexandra Bacchetta Patureau e donata al Comune di Chiusdino nel 2014.
Concludendo il nostro percorso, possiamo così notare come la lunga tradizione di San Galgano sia rimasta nell’immaginario degli artisti e nella devozione popolare…
INFORMAZIONI
- Comune di Chiusdino: https://www.comune.chiusdino.siena.it
- Museo di Chiusdino: https://www.comune.chiusdino.siena.it/home/vivere/luoghi/Luogo-1.html
- Pagina Facebook del Museo: https://www.facebook.com/p/Museo-Civico-e-Diocesano-dArte-Sacra-di-San-Galgano-100057878971132/
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