Un libro spirituale alla ricerca di un senso della vita
MARZO 2025
Acquistato alla libreria Pensieri Belli di Cavalese, questo piccolo libretto mi ha attratta per due motivi: innanzitutto l’autore, Kahlil Gibran, di cui ho sentito molto parlare e che è frequentemente citato in aforismi ed estratti di poesie; inoltre, le Edizioni del Baldo hanno una grafica accattivante, graziosa e curata, impossibile da non notare.
“(…) come la singola foglia non ingiallisce senza la silenziosa complicità dell’intero albero,
Così il malfattore non può compiere il male senza il tacito consenso di voi tutti.
(…) E quando uno di voi cade, cade per quelli dietro di lui, per metterli in guardia contro l’ostacolo.
Sì, e cade anche per quelli davanti a lui, che benché più veloci e saldi sulle gambe, non hanno rimosso quell’inciampo.”
p. 29
“E se volete liberarvi di una preoccupazione, ricordate che quella preoccupazione ve la siete scelta, non vi è stata imposta.
E se volete liberarvi di una preoccupazione, ricordate che la sede di quella preoccupazione è nel vostro cuore e non nelle mani dei vostri nemici.”
p. 34
Kahlil Gibran è un autore molto noto e che ben si presta ad essere citato in numerose occasioni, soprattutto attraverso estratti poetici dei suoi testi. Sinceramente non è mai stato uno scrittore o una figura che mi ha attratta, forse perché la sua spiritualità è sempre risultata per me eccessiva… Tuttavia, numerosi sono gli spunti e le riflessioni che possono scaturire da questo libro.
Innanzitutto, mi ha colpita il modo in cui è strutturato: le prime pagine sono dedicate all’ambientazione. In tono narrativo, viene descritto come Almustafa, il profeta, sia chiamato verso il porto perché è arrivata la nave che lo ricondurrà a casa. Prima di partire, però, il popolo gli pone delle domande a cui egli risponde sinteticamente con frasi incisive.
“Amatevi, ma non fate dell’amore una catena (…)
Riempite l’uno la coppa dell’altro, ma non bevete dalla medesima coppa.
Scambiatevi il pane, ma non mangiate dallo stesso pane.
Cantate e ballate insieme, e siate felici, ma fate in modo che ognuno sia solo, così come sole sono le corde del liuto, anche se vibrano della stessa musica.”
pp. 14-15
“I vostri figli non sono figli vostri. (…)
Essi vengono attraverso di voi, non da voi,
E benché siano con voi, non vi appartengono.
Potete dare loro il vostro amore, ma non i vostri pensieri.
Perché essi hanno pensieri propri.”
p. 15
Gli interlocutori variano e rivolgono al profeta i quesiti che stanno loro a cuore: una donna che stringe al petto un bimbo chiede che parli dei figli; un vecchio oste interroga sul mangiare e sul bere; un contadino si interessa al lavoro e un muratore alle case. La maggioranza delle domande sono poste da persone del popolo, ma vi sono anche personaggi illustri come giudici e una sacerdotessa, che pongono quesiti più esistenziali.
Prima di partire, quindi, il profeta condivide la propria saggezza su un vasto numero di argomenti, mentre la popolazione lo ascolta e ne trae beneficio, così come il lettore. Le risposte chiare e semplici, costruite sotto forma di brevi sentenze o aforismi, e il cambio veloce degli argomenti aiutano a mantenere la concentrazione e a rendere più vario il testo.
“Vi è sempre stato detto che il lavoro è una maledizione e la fatica una disgrazia. (…)
E nutrendovi di fatica voi state invero amando la vita,
E amare la vita attraverso la fatica significa comprenderne il più recondito segreto.”
p. 20
“In verità la brama di comodità uccide la passione dell’anima, per poi seguirne il funerale sogghignando.”
p. 25
L’autore mescola culture e religioni, traendo spunto dalla comune origine di arabi, ebrei e cristiani, che possono così cercare una rigenerazione. Dà voce a tale ricerca lo stesso profeta, che incarna più credi e tradizioni.
I testi sacri a cui attinge Gibran spaziano dalla Bibbia al Corano, ma non mancano i saggi laici, come Così parlò Zarathustra di Nietzsche, e quelli intrisi di misticismo, tra cui i Canti di Blake. Gibran, attraverso la figura del suo profeta, cerca il vero senso della vita: trovarlo è un’affascinante utopia. Non a caso, le parole pronunciate dal protagonista Almustafa incantano il pubblico, raggiungono ogni uomo e ogni donna e persino il lettore…
Possiamo, infatti, non condividere la posizione del profeta, non essere credenti, religiosi, spirituali, ma avvertiamo come ciò che leggiamo risuoni dentro di noi, proprio in quanto esseri umani: ci poniamo le medesime domande, cerchiamo un significato e ci interroghiamo sul senso della vita.
“(…) vita e morte sono una cosa sola, come lo sono il fiume e il mare.” p. 53
TRAMA
Pubblicato nel 1923, questo libro incarna la ricerca di un senso da parte del suo autore, che trae spunto da testi sacri cristiani e arabi, saggi laici e mistici. La nave che porterà a casa il profeta Almustafa è giunta in porto, ma prima di imbarcarsi il prescelto risponde alle domande della popolazione che lo ha accolto: riflette su tanti temi della vita, dall’amore alla giustizia, dal rapporto con i figli al lavoro, dal matrimonio all’amicizia, dal tempo alla morte.
KAHLIL GIBRAN
Nato nel 1883 in Libano, emigrò in giovanissima età negli Stati Uniti, a Boston, ma visse tutta la vita tra le due culture, assorbendone stimoli e suggestioni. Frequentò, infatti, il collegio a Beirut, dove imparò non solo l’arabo e il francese, ma anche le discipline scientifiche, in un clima di rigida osservanza religiosa.
Nel 1908 si recò a Parigi per seguire corsi di pittura e frequentò ambienti cosmopoliti, approfondendo la conoscenza della cultura occidentale. Oltre all’arte, coltivò la vocazione letteraria, divenendo parte attiva di un’associazione letteraria siro-libanese nata a Boston e New York.
La sua prima pubblicazione (in arabo) è una raccolta di racconti, intitolata Spiriti Ribelli. Passò poi all’uso dell’inglese con Il Folle (1918) e tra il 1919 e il 1920 furono dati alle stampa Il Precursore (inglese) e La Processione (arabo). L’autore raggiunse la fama internazionale tre anni dopo, grazie a Il Profeta, vera e propria riflessione sulla vita e sull’umanità.
Pubblicò poi Sabbia e Onda (1926), Gesù figlio dell’uomo (1928) e Le divinità della terra (1931). Dopo la morte nel 1931, furono pubblicati postumi numerosi libri, tra cui Il giardino del Profeta (1933).
IL LIBRO
Kahlil Gibran, Il Profeta, Edizioni del Baldo, Colognola ai Colli (VR), 2014.
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