Incredibili panorami
dalla selvaggia Val Cadino ai resti militari sulle cime del Lagorai
Martedì 11 agosto 2026
Passo Manghen segna uno dei confini della Val di Fiemme ed è incastonato in modo spettacolare nella catena del Lagorai. Sebbene in tanti si fermino a mangiare al rifugio per gustare la cucina tipica trentina o intraprendano passeggiate verso il Lago delle Buse e Cima Ziolera, in pochi si avventurano nella parte più aspra e selvaggia, in direzione di Passo Cadin. Nonostante ciò, le indicazioni dei sentieri sono perfette e le strade ben tenute; ci si gode il silenzio, la natura e l’alta montagna.
TAPPE E TEMPI DI PERCORRENZA
h. 9.45 partenza da Passo Manghen su sentiero n. 310B
h. 10.15 sosta a Malga Cadinello Alta (in 30 min)
h. 10.35 ripartenza su sentiero n. 310A / 314A
h. 11.50 arrivo a Malga Agnelezza (in 1h15min)
h. 13.15 arrivo a Passo Cadin (in 1h25min)
h. 13.45 sosta per il pranzo sotto Cima Bolénga
h. 14.15 ripartenza tra cime e resti militari (in 30 min)
h. 15.30 arrivo al Rifugio ANA Mangheneto (in 1h15min)
h. 16.15 arrivo al Manghen (in 45 min)
Tempo in movimento: 5h40min
Tempo totale: 6h30min
| Lunghezza complessiva | 11,7 km |
| Tempi di percorrenza | 5h40min (senza soste) 6h30min (con soste) |
| Dislivello | 796 m. |
| Grado di difficoltà | Difficile |
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PASSO MANGHEN
Passo Manghen non è celebre come altre zone della Val di Fiemme, ma sicuramente molto conosciuto tra escursionisti e motociclisti. Da sempre è stata un’importante zona di transito e fu frequentato già dagli antichi cacciatori nomadi nel Mesolitico. Il nome deriva da un termine dialettale che significa argano, un attrezzo usato per sollevare, abbassare o trascinare grandi pesi, ed è strettamente legato alla storia del posto.
Nei secoli la Val di Fiemme, infatti, è sempre stata rinomata per la produzione di legname di pregio, derivato dalle foreste della Magnifica Comunità e che garantiva l’economia e la qualità di vita degli abitanti. Il trasporto del legname avveniva dai versanti dei monti (con le “cave delle bore”, i canali per far scivolare i tronchi, e le slitte trainate da cavalli) verso il torrente Avisio, per poi giungere, attraverso la fluitazione, alla valle dell’Adige.
Quando una disputa di dazi con il Principe Vescovo di Trento impedì questa modalità, la Magnifica Comunità fu costretta a trovare un rimedio: in Val Cadino, che termina appunto sul Passo Cadino e sul Passo Manghen, fu ampliata prima la strada fino a Malga Cadinello e successivamente, a causa dell’importante dislivello per raggiungere i passi limitrofi, fu realizzato un argano in grado di issare il legname, che poi scendeva lungo la Val Calamento per arrivare al Brenta. Da qui il fiume lo trasportava fino alla Pianura Padana per raggiungere Venezia, importante cliente.


Dopo aver parcheggiato comodamente la nostra auto in uno dei numerosi posti liberi e gratuiti, dedichiamo qualche minuto a consultare la cartellonistica accanto all’ameno laghetto di Cadinello, che si espande proprio a lato del Rifugio Manghen (2.047 m. s.l.m.). Questa baita, aperta da maggio a ottobre, offre un servizio di bar e ristorante con cucina tipica trentina e tirolese e affonda le proprie origini nel 1963, quando Ernst Franzelin (Franz), operaio della Magnifica Comunità di Fiemme, iniziò la costruzione del rifugio. Dal 1965 iniziò a gestirlo insieme alla moglie Rita e per passare la proprietà nel 1986 alla figlia Maria Elisabetta e a suo marito Luigino Micheletti, che hanno ampliato la struttura insieme ai tre figli.
Dopo esserci guardati intorno e aver scoperto qualcosa in più su questo luogo, individuiamo facilmente il nostro sentiero (n. 310B), che scende verso la Malga Cadinello Alta. Stretto e in forte discesa, questo tratto serpeggia prima tra l’erba e poi su pietre e ghiaioni, attraversando più volte la strada asfaltata e diventando una sorta di mulattiera. Le indicazioni sono sempre presenti e non corriamo il pericolo di perderci; sopra di noi, intanto, individuiamo il sentiero che conduce al Lago delle Buse.



MALGA CADINELLO ALTA
Infine, usciamo su un pascolo e vediamo prima la stalla e poi la Malga Cadinello Alta, verso cui scendiamo tra l’erba che viene brucata da capre e mucche. Apprezziamo anche il panorama che si apre davanti a noi: dalla terrazza, infatti, vediamo in sequenza le cime da Pala de la Busona e Pala delle Buse fino a Pala della Madonna (che in un’altra escursione abbiamo raggiunto partendo da Malga Sass in Valfloriana e che qui vediamo “dal retro”) e a Cimon del Tres.
Malga Cadinello (1.816 metri s.l.m.) è aperta solo in estate e accoglie avventori ed escursionisti, soprattutto impegnati nel cammino della Translagorai, un itinerario di 85 km dalla Panarotta al Passo Rolle. Posti letto in camerate, ma anche merende, pranzi e possibilità di attività con gli animali: questo è ciò che offre la piccola ma accogliente Malga Cadinello.
Noi ci siamo fermati per una colazione, prendendo due cappuccini (ottimi!) e una fetta di torta (per Lorenzo), che ci siamo gustati seduti nella terrazza panoramica con vista sulle montagne.



Dopo esserci ristorati, continuiamo il cammino imboccando il sentiero n. 310A verso Passo del Manghenéto; attraversiamo il pascolo e qualche ruscello ed entriamo subito nel bosco ricco di muschi, fresco e ombreggiato. In pochi minuti giungiamo ad un’ampia forestale, che a destra ci riporterebbe sui tornanti della strada asfaltata e su cui noi svoltiamo a sinistra seguendo sempre le medesime indicazioni.
Con uno sguardo alle nostre spalle salutiamo Malga Cadinello, che adesso appare proprio sopra di noi, e proseguiamo sul sentiero n. 310A; saliamo leggermente tra pini e abeti rossi e apprezziamo gli scorci panoramici aperti dai tagli nel bosco, poiché qui gli alberi sono stati colpiti dalla tempesta Vaia prima e dal bostrico poi.



MALGA AGNELEZZA
Alla nostra sinistra e davanti a noi scorgiamo le cime che percorreremo al ritorno (come Monte Cadino e Cima Fornace) e dove il bosco dirada. Camminiamo in piano per qualche centinaio di metri e scendiamo dove il sentiero si assottiglia; risaliamo tra prati e alberi in parte ancora in piedi e in parte tagliati.
Arrivati a Pian dei Casoni (1.820 m. s.l.m.), una deviazione a sinistra taglierebbe il nostro anello conducendoci subito a Passo Mangheneto (sentiero 310A), ma noi proseguiamo a dritto sul sentiero n. 314A verso Malga Agnelezza o Passo Cadino / di Fiemme. Scendiamo, quindi, tra parti nel bosco ed altre più aperte, oltrepassando il torrente Caversari, che si origina dal Laghetto Cadinello al Manghen, e Rio Manghen, che scende sotto al Passo Mangheneto, sopra di noi e dove arriveremo al ritorno.



Continuiamo la discesa fino ad uscire dal bosco: vediamo la Malga Agnelezza proprio davanti a noi, mentre alle nostre spalle compaiono il Corno Bianco e il Corno Nero, con sotto il monte Cugola. Davanti ai nostri occhi, invece, osserviamo Monte Croce e, sotto, Malga Fornasa Alta, che già potevamo scorgere da prima in lontananza.
Il nostro sentiero incontra un’ampia strada sterrata e arriviamo a Malga Agnelezza, con lo sfondo di Cima Bolénga e Pala de l’Aiona. Siamo a 1.660 metri s.l.m., nel punto più basso del nostro percorso: da qui, infatti, ci attende la salita. Prima di intraprenderla, osserviamo la struttura della baita e il grande spazio creato per le iniziative rivolte ad un ampio pubblico: la malga è utilizzata per l’alpeggio delle caprette, in un angolo incontaminato della Val di Fiemme. Ogni giorno gli allevatori del Caseificio Sociale Val di Fiemme mungono a mano le capre, raccogliendo il latte fresco per la produzione dei formaggi.



PASSO CADIN
Iniziamo a salire sull’ampia sterrata, seguendo le indicazioni per Passo Cadin (n. 314); la salita è ripida, ma non tecnica, anche se faticosa. Attraversiamo il pascolo e il bosco, dove le caprette sono lasciate libere di pascolare; passiamo un tratto dove gli alberi sono stati completamente tagliati e camminiamo poi tra i pini, costeggiando il torrente Rio Cadino, che conferisce il nome a questa valle. Ci avviciniamo al corso d’acqua e arriviamo ad un bosco di abeti e larici; alla nostra destra il Monte Croce si erge sempre imponente, mentre a dritto teniamo lo sguardo fisso verso l’arcuata Cima Bolénga.
Stiamo risalendo tutta la Val Cadino; a destra incrociamo il sentiero che condurrebbe a Malga Fornasa Alta, dall’altro lato del torrente. Dopo un bel lariceto verdeggiante, il sentiero non è più sassoso ma sull’erba, con qualche pianta di mirtillo. Con la salita, i larici diventano gli alberi preponderanti e il bosco si apre con cuscini di rododendri e mirtilli. Alle nostre spalle iniziamo a individuare alcune cime del Lagorai, come Cime Inferno e Cimon di Val Moena; salendo ancora, il numero delle vette della catena montuosa aumenta, mentre dal nostro lato vediamo Cima Fornace.


Nell’ultimo tratto della salita i larici si diradano e il Lagorai si distende davanti ai nostri occhi; riusciamo a individuare Cima Ziolera, che svetta sul Passo Manghen. Alle nostre spalle compare il massiccio dolomitico del Latemar e, davanti, il trampolino verde di Pala Santa. Continuiamo a salire e il sentiero diventa sempre più ripido; la fatica aumenta, ma siamo rallegrati da un gregge di pecore che vediamo pascolare sulle pendici di Monte Croce.
Immersi totalmente nel silenzio, rotto solo dal grido di qualche rapace e dallo scampanio delle pecore, giungiamo finalmente a Passo Cadin o di Fiemme (2.108 m. s.l.m.) e ci fermiamo qualche minuto a riprendere fiato e ammirare il panorama offerto dalla posizione di collegamento tra la Val Calamento (Valsugana) e la Val Cadin (Val di Fiemme).



CIMA BOLENGA
Le indicazioni di sentieri sono numerose e la maggioranza si mantiene sul n. 314, mentre il n. 461 conduce verso Passo Scalet e Passo Cagnon di Sopra. Imbocchiamo la salita a sinistra, verso Cima Bolénga: il sentiero è il numero 310 in direzione Bivacco al Mangheneto / Passo Manghenéto / Passo Mänghen e cambia completamente di aspetto (e difficoltà tecnica). Infatti, ci troviamo a camminare su un saliscendi tra sassi e tratti esposti.
Ignoriamo la deviazione verso la cima di Crozzi Brusadi, osserviamo dall’alto la Malga Cagnon di Sotto e costeggiamo il versante di Cima Bolènga arrivando a vedere i resti della ben riconoscibile baracchetta militare del 1918. Ammiriamo sempre lo straordinario panorama: lungo tutto questo tratto dell’itinerario godiamo di numerose vedute sulle cime del Lagorai e oltre, verso il Latemar… Un vero spettacolo!









TRA CIME E RESTI DELL PRIMA GUERRA MONDIALE
Non a caso, abbiamo deciso di fermarci a mangiare a lato del sentiero, proprio in corrispondenza delle strutture conservate dalla Prima guerra mondiale. Questa parte del nostro percorso, infatti, si sviluppa tutta tra i resti della Grande Guerra: prevedendo l’entrata in guerra degli italiani, gli austriaci si ritirarono dalla Valsugana per consolidare le proprie posizioni sulle creste del Lagorai, più facilmente difendibili. Questa scelta modificò il territorio con la costruzione di strade, mulattiere, teleferiche, trincee e strutture, che sono rimaste ancora oggi. (Ne avevamo visti alcuni esempi nei campi austriaci a Fango).
In particolare, sul Passo Manghen si trovarono due battaglioni di “volontari”, quelli detti Cavalese, in particolare la compagnia di Anterivo, e IX Battaglione Ora, supportati da alcune unità recuperate da altre cime verso il Passo San Pellegrino (Moena) e verso la Panarotta (Levico).
Il 24 maggio 1915 la compagnia “Anterivo” del Battaglione Standschützen di Cavalese si stabilì sul passo del Manghen, ancora innevato. Il materiale fu trasportato a spalla su un sentiero dalla vicina Malga Cadinello, che invece era raggiungibile con una mulattiera. Successivamente si unirono anche gli altri soldati, con lo scopo di costruire fortificazioni e baracche al Manghen, Passo Cadino e Cima Ziolera. I due schieramenti si limitarono a rifornire e pattugliare la zona; gli scontri iniziarono l’anno successivo e proseguirono fino all’autunno del 1917, quando la sconfitta di Caporetto spostò il fronte sul Monte Grappa e le postazioni sul Lagorai persero la propria importanza.



Dopo la sosta per il pranzo, ci rimettiamo in cammino sul sentiero stretto tra le rocce, con vari punti tecnici; passiamo resti di mura, indoviniamo le forme degli edifici utilizzati durante il conflitto e proseguiamo tra grandi massi coperti da licheni di un giallo brillante. Alla Forcella di Bolenga (2.029 m. s.l.m.), ci troviamo a sinistra Cima Bolénga e a destra Pala de l’Aiona; il sentiero prosegue tra i sassi e incontra altri resti delle strutture belliche, mentre lo sguardo si amplia sul Corno Bianco e sul Corno Nero in lontananza.
Saliamo per un tratto molto stretto e in pendenza, sul versante della Pala de l’Aiona, lasciandoci alle spalle Cima Bolénga e il Monte Croce. Affrontiamo un altro poggio ed entriamo in un piccolo boschetto, arricchito da erica e ginepri, fino ad arrivare ad un altro punto panoramico da cui ammiriamo le vette della Val di Fiemme da un lato e altre aguzze montagne del Lagorai dall’altro. Davanti a noi si estende Cima Fornace, che costeggiamo sul suo versante rimanendo in quota e poi scendendo in modo ripido con addirittura una parte di sentiero attrezzata: una corda in metallo ci aiuta nella discesa tra le rocce.



BIVACCO ANA “MANGHENETO”
Il sentiero prosegue verso il Monte Cadino e il Bivacco ANA realizzato dagli alpini di Telve Valsugana, oggi conosciuto come “Bivacco al Mangheneto”, nel Comune di Telve Valsugana (TN) a 2.080 metri s.l.m. In realtà, si tratta di due edifici distinti: il primo nasce come luogo di ritrovo sociale dell’Associazione Nazionale Alpini, che lo gestisce, mentre il secondo è più piccolo ed è un vero e proprio bivacco, con spazi più ridotti. Inaugurato il 25 agosto 1985, è un punto di appoggio importante per chi effettua il cammino della Translagorai (questo sentiero, infatti, fa parte della seconda tappa).
Il bivacco, da cui si gode di una stupenda vista panoramica, si trova proprio sopra a Passo Mangheneto, che divide la Val Cadino a nord dalla Val Calamento a sud, nel punto di congiunzione tra la parte occidentale e quella orientale della catena del Lagorai.
Scendiamo sempre sul sentiero n. 310 verso Passo Mangheneto e a Passo Manghen; arrivati al primo (1.954 m. s.l.m.) notiamo l’intersezione con il percorso n. 310A, che a sinistra ci riporta verso la Val Cadino e Malga Cadinello Alta e a destra prosegue verso la Val Calamento. Noi, invece, ci manteniamo sul n. 310 verso Passo Manghen.




VERSO IL MANGHEN
Il sentiero è stretto, ma non particolarmente tecnico; alterna parti più rocciose con tratti sull’erba, passando addirittura un piccolo pascolo di vacche. La fatica si fa sentire, soprattutto perché vi sono ancora alcuni punti in salita, ma arriviamo al bivio che a destra ci porterebbe proprio al Passo Manghen (n. 310), mentre a destra ci conduce al rifugio e al Laghetto Cadinello (n. 310B). Dato che abbiamo parcheggiato alla baita, preferiamo questa seconda opzione e in pochi minuti siamo tornati al punto di partenza.
Al termine di questa giornata di cammino è quasi obbligatoria una sosta al Rifugio Passo Manghen: prendiamo due bibite fresche (una birra per Lorenzo e un succo di frutti di bosco per me) e una fetta di un’ottima torta al grano saraceno (senza glutine). C’è forse un modo migliore per terminare un’escursione?




In conclusione, si tratta di un itinerario ad anello molto bello e vario, che abbiamo amato per gli spettacolari panorami, la possibilità di camminare tra le tracce della Prima guerra mondiale e per la pace assoluta che qui si gode.
Tuttavia, prima di intraprenderlo occorre prestare attenzione: gran parte del percorso non ha copertura di segnale e, quindi, dobbiamo aver studiato la mappa e conoscere le indicazioni da seguire. Non bisogna sottovalutare la difficoltà tecnica e la necessaria preparazione fisica: la lunghezza non è molto impegnativa, ma il dislivello sì; alcuni tratti sono esposti, ci sono passaggi su roccia e rischio di cadere.
Se la solitudine per noi è un vantaggio e una possibilità di contatto con la natura, non dobbiamo dimenticare che è anche un possibile rischio: oltre Malga Cadinello non ci sono punti ristoro (bisogna portare acqua a sufficienza e snack) ed è difficile incontrare qualcuno per chiedere aiuto in caso di difficoltà. In sei ore e mezza di escursione, infatti, noi abbiamo salutato solo quattro persone in totale (due coppie)…
Passo sicuro, capacità di orientamento, preparazione fisica e un minimo di abilità tecniche sono necessarie per intraprendere questa escursione. Dobbiamo, inoltre, dotarci di abbigliamento ed equipaggiamento adeguato: scarpe da trekking obbligatorie, bastoncini se usati, kit di pronto soccorso, giacca antivento, crema solare e tutto quanto necessario.
Infine, si tratta di uno dei percorsi più belli che abbiamo realizzato sul Lagorai, ma non è destinato ad escursionisti inesperti ed è da intraprendere solo bene organizzati. Noi non siamo i più atletici e i più tecnicamente attrezzati tra i camminatori e abbiamo compiuto l’itinerario senza grande difficoltà, ma in questo genere di percorsi raccomandiamo sempre prudenza e consapevolezza.


Questo è il percorso che vi abbiamo raccontato:
INFORMAZIONI
- Per le nostre escursioni, utilizziamo Outdooractive!
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Se hai bisogno di aiuto, qui una breve guida. - Traccia GPS Outdooractive: https://out.ac/IjafIc
- Per riconoscere le cime utilizziamo PeakFinder: https://www.peakfinder.com/it/mobile/
- Bar Ristorante Passo Manghen: https://www.barristorantepassomanghen.it/
- Malga Cadinello: https://www.visitfiemme.it/it/info/malga-cadinello_24119
- Malga Cadinello (Facebook): https://www.facebook.com/amalgacadinello/?locale=it_IT
- Translagorai: https://www.sat.tn.it/sentieri/translagorai/
- Bivacco ANA Telve (Mangheneti):https://www.planetmountain.com/it/rifugi/bivacco-ana-telve-val-calamento.html
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