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L’EREMO DI MONTESIEPI

Dalla leggenda di San Galgano agli affreschi di Lorenzetti

Sabato 28 settembre 2024

Dopo la bellissima visita all’Abbazia di San Galgano, durante il nostro weekend tra mare e borghi, non poteva mancare un approfondimento all’Eremo di Montesiepi, dove è conservata la celebre “spada nella roccia”, oltre agli affreschi trecenteschi di Ambrogio Lorenzetti.

Lasciata l’auto nel grande parcheggio gratuito, possiamo scegliere se visitare immediatamente la grande abbazia oppure salire fino alla collinetta dove si erge l’eremo. Il fulcro di tutte le leggende del luogo è proprio questo, poiché qui troviamo le tracce degli avvenimenti che hanno portato alla fondazione della primissima cappella…

Eremo di Montesiepi.
Abbazia di San Galgano.

STORIA E LEGGENDA

Le origini dell’Eremo di Montesiepi affondano nella leggenda… Si narra, infatti, che nel XII secolo, nel pieno del Medioevo, Galgano, figlio di Guidotto e cavaliere del Castello di Chiusdino, sognò una notte l’Arcangelo Michele. Non avendo dato importanza a questa apparizione, il giovane proseguì con le proprie occupazioni, ma l’arcangelo tornò a visitare i suoi sogni una seconda volta. Nella visione onirica, Galgano fu condotto su una collina e, una volta sveglio, si accorse che si trattava di un rilievo vicino a casa.

Prese, quindi, il proprio cavallo per recarsi sul luogo, ma sbagliò lato e fu lo stesso animale a condurlo nella giusta direzione. Così guidato, il cavaliere arrivò sulla collina di Montesiepi e lì si volle fermare a pregare. Tuttavia, non aveva una croce e, non riuscendo a costruirne una solida con i legni a disposizione, piantò la spada in terra, facendola divenire una vera e propria croce di ferro.

Il gesto è importante non solo perché gli permise di pregare, ma anche per il suo valore simbolico. La spada rappresenta il potere e il comando: infiggendola in terra Galgano compì l’atto di rinuncia a tutto questo. La spada, inoltre, era l’arma utilizzata solo per uccidere, ma la punta fu conficcata nel terreno. Galgano divenne così un eremita, sebbene non entrò a far parte della Chiesa.

Si racconta che il Diavolo venne a Montesiepi per tentarlo e lui riuscì a resistere; anche la madre cercò di convincerlo a riprendere la vita precedente e a sposarsi, ma Galgano non cedette. Morì un anno più tardi, nel 1181, e fu santificato nel 1185.

Il veloce processo di santificazione è uno dei primi a cui assistiamo nella storia e del quale abbiamo gli atti. Non si tratta di una coincidenza: la zona intorno a Montesiepi, ora rurale e poco abitata, era ricca e allettante per la presenza delle colline metallifere, dove si estraevano ferro e argento. Il vescovo di Volterra, Ildebrando Pannocchieschi, era riuscito ad imporsi in quest’area contro i conti della Gherardesca e la santificazione di Galgano gli tornò particolarmente utile per confermare il proprio potere su questi territori.

Eremo di Montesiepi - interno.
Eremo di Montesiepi - reliquia della spada infitta nella roccia.

La prima chiesa a sorgere fu quella di Montesiepi, consacrata nel 1185 nella parte alta della collina, e dotata di una forma particolare: la pianta è stranamente circolare, pensata per evidenziare ciò che si trova al suo centro, ovvero la spada nella roccia, la reliquia di San Galgano. Aver impedito l’accesso libero ad essa, inserendola in un edificio, fu un segno di potere da parte del vescovo.

Nel XIV secolo la struttura originaria fu ingrandita con l’aggiunta di un atrio e di una cappella laterale; furono inoltre edificate la parte superiore esterna del tamburo e il campanile a vela, formato da due monofore sovrapposte.

Poche furono le modifiche successive: nel XVII secolo sul tetto fu realizzata la lanterna cieca e nel XVIII secolo furono costruiti la casa colonica e gli edifici ad uso agricolo. Nel 1924 la chiesa fu oggetto di restauro, che nel 1974 si estese anche alle altre strutture attigue.

Oltre all’Eremo di Montesiepi, ai piedi della collina, in una zona precedentemente paludosa, fu costruita nel corso del Duecento l’Abbazia di San Galgano, di cui vi abbiamo parlato approfonditamente qui.

Eremo di Montesiepi - bistrot.
Eremo di Montesiepi - affreschi di Ambrogio Lorenzetti.

LA VISITA

L’Eremo di Montesiepi è visibile fin dal parcheggio in cui possiamo lasciare comodamente l’auto per dedicarci alla visita di San Galgano. Possiamo scegliere se accedervi dalla strada asfaltata, salendo una serie di tornanti e arrivando proprio di fronte alla facciata, oppure dal sentiero sul retro, che si inerpica sulla collina a partire dall’Abbazia e si inoltra prima in un gradevole boschetto.

Avendo noi visitato per primi i resti del grande complesso monastico, abbiamo scelto questa seconda opzione e, da ciò che rimane dell’antico e mastodontico abside dell’abbazia, abbiamo imboccato una strada sterrata tra i campi e siamo passati dalla vegetazione per poi sbucare all’Eremo.

Subito veniamo colpiti dalla singolare forma cilindrica, giustificata dal motivo dell’edificazione della chiesa: tutto ruota intorno alla reliquia della spada infitta nella roccia da San Galgano. L’esterno è molto gradevole: la parte inferiore è rivestita da bozze di travertino, mentre quella superiore presenta un paramento murario bicromo composto da fasce bianche di travertino e rosse di mattoni. Le monofore riprendono la medesima decorazione.

Eremo di Montesiepi - sentiero nel bosco.
Eremo di Montesiepi - facciata.

La facciata, posta su un gradevole giardinetto dal quale si gode di un bel panorama sui campi e i poggi circostanti, è caratterizzata da un pronao, con un’apertura ad arco a tutto sesto sopra al quale è collocato uno stemma mediceo. Interessante è il cornicione, decorato con sculture antropomorfe (3 teste umane), zoomorfe (una testa bovina) e fitomorfe (una foglia); questo ornamento appartiene al nucleo originario dell’edificio (XII sec.).

Entriamo nel quadrilatero del pronao e proseguiamo verso la chiesa, mentre a destra si apre un piccolo emporio di vendita, dove possiamo trovare graziosi souvenir, libri e leccornie. Appena varcato l’ingresso, rimaniamo incantati dalla copertura, che ricorda vagamente quella delle tombe etrusche a tholos: una grande cupola emisferica decorata da fasce cromatiche alternate (cotto e travertino), poste su un basamento in pietra… Questo ornamento è una delle prime manifestazioni nella zona senese dello stile romanico pisano-lucchese.

Sul lato opposto si apre una piccola abside semicircolare, mentre al centro cattura la nostra attenzione il celebre masso dove è conficcata la spada di San Galgano. A protezione della sacra reliquia è posta una copertura e una recinzione, mentre a lato un cartello con caratteri in stile gotico ci ricorda che qui nel 1180 Galgano Guidotti piantò la propria spada, trasformandola in una croce, simbolo di pace e redenzione.

Eremo di Montesiepi - cupola.
Eremo di Montesiepi - affreschi di Ambrogio Lorenzetti.
Eremo di Montesiepi - affreschi di Ambrogio Lorenzetti.

La vera chicca artistica dell’Eremo, però, è la decorazione della cappella adiacente, costruita nella prima metà del Trecento. Le pareti e la volta a crociera sono ornati da un ciclo di affreschi di Ambrogio Lorenzetti, purtroppo molto deteriorati, restaurati nel 1967 dalla Fondazione Ercole Varzi di Milano (come ci indica il cartello affisso alla nostra destra). Durante questi lavori, gli affreschi furono prima staccati e poi ricollocati nella loro sede, insieme alle rispettive sinopie venute alla luce durante i restauri.

Ambrogio Lorenzetti decorò la cappella tra il 1334 e il 1336, con Scene della vita di San Galgano, oltre ad un’Annunciazione e ad una Maestà. Quest’ultima, posta sulla parete di fondo, comprende una figura di Eva, in basso, che porta sulle spalle una pelle di capra, simbolo della lussuria, e che sorregge con una mano un fico (il peccato), mentre con l’altra mostra un cartiglio, su cui viene spiegata la morale della scena. Nella prima versione di questa raffigurazione la Madonna impugnava a sinistra uno scettro e teneva a destra, invece del bambino, un globo, quale simbolo di potere. Questa prima stesura risultò troppo audace e fu cancellata dallo stesso Lorenzetti, che preferì la versione più tradizionale, che vediamo adesso.

Eremo di Montesiepi - affreschi di Ambrogio Lorenzetti.
Eremo di Montesiepi - affreschi e sinopia di Ambrogio Lorenzetti.

Sulla medesima parete, in basso, osserviamo la rappresentazione dell’Annunciazione; la vera finestra della cappella è stata usata dall’artista come elemento della raffigurazione. Passando alle pareti laterali, vediamo a sinistra Galgano circondato da santi e angeli mentre offre un modello della roccia dove è infissa la spada (in alto) e una veduta di città con figure alate (in basso). Nella parete di destra, invece, la sinopia in alto raffigura santi e angeli; purtroppo, l’affresco è andato parzialmente perduto. Infine, sulla volta, sono raffigurati alcuni profeti.

Da non perdere è la piccola teca sulla sinistra, dove sono macabramente conservate alcune ossa. Secondo la tradizione, questi arti apparterrebbero a uno dei tre “invidiosi” che, nel 1181 e in assenza di San Galgano, tentò di svellere e spezzare la spada, e le cui braccia furono poi sbranate dai lupi, amici del santo.

La radiodatazione, svolta col metodo del Carbonio 14 nel corso delle indagini scientifiche del 2001, ha fatto risalire le ossa al XII secolo; quindi, sarebbero effettivamente coeve a San Galgano…

Eremo di Montesiepi - affreschi di Ambrogio Lorenzetti.
Eremo di Montesiepi - teca con le ossa di uno dei tre "invidiosi".

Con questa nota tra storia e leggenda, abbiamo concluso la nostra visita al piccolo ma interessantissimo Eremo di Montesiepi. Ci avviamo sulla strada del ritorno; se lo desideriamo, possiamo fermarci al grazioso ristoro-bistrot che sorge lungo la strada e propone piatti e taglieri con prodotti locali.

La nostra scoperta della zona e in particolare di San Galgano può proseguire con un tour della celebre Abbazia di San Galgano oppure spostandoci a Chiusdino, nel cui museo troviamo importanti reperti e un prezioso reliquiario in oro e pietre preziose, mentre nella chiesa del paese è esposta la reliquia del teschio del santo!


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