Arte, cultura e tradizioni Trentino - Alto Adige Val di Fiemme Viaggi

IL MUSEO ETNOGRAFICO DEL NONNO GUSTAVO A BELLAMONTE

Oltre 3.000 oggetti per viaggiare nel tempo
e nella cultura agrosilvopastorale della Val di Fiemme

Mercoledì 7 agosto 2024

Prenotazione obbligatoria
Durata: 1h circa – Ingresso a offerta libera

Il borgo di Bellamonte, sulla strada verso Passo Rolle, è un gruppo di case sparse tra i prati e contornate dalle cime delle montagne… Insomma, un vero emblema di ciò che nel nostro immaginario sono i borghi delle valli del Trentino! Oltre a goderci il suo aspetto verdeggiante (o innevato) e a rilassarci, numerose sono le attività da svolgere, dalle escursioni più o meno impegnative alla visita di un ricchissimo museo etnografico.

Dietro all’Hotel Stella Alpina, che si erge proprio a lato della strada statale, al limitare di un prato, troviamo un antico tabià dove oggi è allestito il Museo Etnografico del Nonno Gustavo o Museo Etnografico Tabià de Bocìno.

Museo Etnografico del Nonno Gustavo - esterno.
Museo Etnografico del Nonno Gustavo - scarpe.

La visita guidata si svolge su prenotazione e noi abbiamo sfruttato una delle occasioni offerte dal Palazzo della Magnifica Comunità di Fiemme (Cavalese), telefonando all’APT Val di Fiemme; tuttavia, il museo è visitabile tutto l’anno, sempre su prenotazione. Nostro cicerone per la maggior parte della visita è stato il Dr. Tommaso Dossi, storico e responsabile dell’archivio della Magnifica Comunità di Fiemme, mentre la parte finale è stata curata dalla Signora Margherita Varesco, discendente proprio di Gustavo… Ma andiamo con ordine.

TABIA’ E NASCITA DEL MUSEO

Salendo lungo la strada asfaltata, via Prai de Mont, ci colpisce innanzitutto il tipo di costruzione che ci troviamo di fronte, tipica di questo ambiente: il museo, infatti, è ospitato da un antico tabià. Etimologicamente, il nome deriva da tablatum (“tavole di legno”), indicando così la struttura dell’edificio: i tabià sono privi di vere e proprie fondamenta, mentre sono composti da uno zoccolo in pietra rialzato da terra e da una sovrastruttura in travi di legno, incastrate tra loro e di solito in larice poiché particolarmente resistente a pioggia e umidità.

Museo Etnografico del Nonno Gustavo - interno.
Museo Etnografico del Nonno Gustavo - campanacci.
Museo Etnografico del Nonno Gustavo - strumenti del calzolaio.

Questo edificio, in particolare, ha un’origine seicentesca, con successivi restauri e aggiunte, che possiamo riconoscere nella parte alta, con tronchi di abete rosso. Annesso alla costruzione, individuiamo facilmente un locale più piccolo, in muratura, chiamato casèl, dotato di un focolare e di uno spazio per consumare i pasti.

Ma a cosa servivano i tabià? Il piano terreno era adibito a stalla, mentre sopra si estendeva il fienile. Le famiglie li utilizzavano in estate, quando salivano in alta montagna durante la stagione della fienagione. I tabià erano collettivi e vi abitavano fino a 4 o 5 famiglie insieme; altri erano di proprietà delle Regole, in cui è divisa la valle della Magnifica Comunità di Fiemme, istituita nel XII secolo.

La presenza di numerosi tabià è caratteristica di Bellamonte, che ha oggi un nome attribuito nel Novecento per ragioni turistiche, mentre in dialetto locale il paese è chiamato Mònt ed è ancora noto come “la Monta del Fieno”, indicando proprio l’uso della zona per la fienagione, da inizio luglio a settembre. La presenza di un turismo ridotto fino alla metà del secolo scorso ha permesso a Bellamonte di conservare il suo aspetto secolare: vasti prati sulle pendici montane e numerosi tabià.

Museo Etnografico del Nonno Gustavo - strumenti per la pastorizia e corde.
Museo Etnografico del Nonno Gustavo - scarpe dei boscaioli.
Museo Etnografico del Nonno Gustavo - carretto per il gelato.

Il museo, quindi, non poteva essere realizzato in una struttura migliore poiché gli oggetti conservati all’interno raccontano 300 anni di storia della Val di Fiemme. La collezione è nata grazie a Rinaldo Varesco, che ha raccolto circa 3.000-3.500 oggetti e ha dedicato questo luogo al padre, Gustavo. Nata negli anni Novanta, la baita-museo è adesso gestita dai discendenti, in particolare da Margherita Varesco ed è aperta in collaborazione con il Palazzo della Magnifica Comunità, che organizza visite guidate di grande interesse e notevole spessore culturale.

All’interno possiamo trovare importanti testimonianze della vita, del lavoro e della cultura agrosilvopastorale degli abitanti nella Val di Fiemme…

LA COLLEZIONE

Seguendo la nostra guida, entriamo all’interno dell’ambiente principale del museo: una vasta stanza in cui sono assiepati oggetti dei secoli scorsi, non più in uso ma che continuano a parlarci… Si tratta di strumenti utilizzati per il lavoro da boscaioli, pastori e casari, contadini, fabbri e falegnami, oltre a oggetti di vita quotidiana.

Museo Etnografico del Nonno Gustavo - porta cote.
Museo Etnografico del Nonno Gustavo - carrozza e altri oggetti.

Attaccati ad una trave al soffitto possiamo individuare subito i campanacci utilizzati per addobbare le capre durante le feste, in particolare quella della Desmontegada; più avanti ecco delle curiose “museruole” per i bovini: erano utilizzate sulle vacche per evitare che si fermassero a brucare mentre dovevano tirare l’aratro e sui vitellini perché l’erba troppo fresca in primavera può causare loro disturbi intestinali.

Stranissimo è uno strumento in legno per curvare al meglio le corna delle vacche, conferendo loro maggiore pregio (e bellezza), secondo una concezione ben diversa dalla nostra odierna per cui impediamo che crescano così da evitare che gli animali possano ferirsi tra loro, specialmente quando si trovano molto vicini nelle stalle. Vi è poi un utensile per la castrazione e lunghi fili di canapa atti a tenere ben legato il fieno durante il trasporto, così da perderne la minore quantità possibile.

Non mancano gli oggetti legati all’agricoltura, come il rastrello; siamo rimasti molto colpiti dai porta cote, contenitori prevalentemente in legno, dentro i quali era tenuta la cote, una pietra per affilare la falce. I falciatori, infatti, indossavano i porta cote attaccati alla cintura oppure li conficcavano nel suolo (per questo i contenitori terminano con una punta, dato che in montagna vi è una certa pendenza del terreno e potrebbero scivolare). Notiamo che questi oggetti sono decorati: erano doni rituali e benauguranti, regalati dai padri ai figli intorno ai 12 anni.

Museo Etnografico del Nonno Gustavo - strumento per realizzare il gelato.
Museo Etnografico del Nonno Gustavo - torchio.
Museo Etnografico del Nonno Gustavo - zagola per fare il burro e misura-latte.

Sempre legati ai lavori tipici possiamo osservare numerosi oggetti dei boscaioli, dalle scarpe con sotto i ramponi per il ghiaccio o per arrampicarsi più agilmente sulla legna umida all’ascia, sostituita nell’Ottocento dalla sega a due mani proveniente dall’Austria, e allo zappin, usato per movimentare i tronchi e impilarli nelle cataste.

I tronchi, tagliati in estate, erano portati a valle unendoli con appositi strumenti e facendoli scivolare nei canali delle bore; erano portati dalle slitte dei cavalli, perciò dotati di appositi campanacci per segnalare la propria discesa; inoltre, prima del trasporto lungo la strada, l’acqua del torrente Avisio era particolarmente sfruttata per trasportare il legno verso Trento.

[Per chi volesse approfondire, qui vi abbiamo raccontato della nostra visita all’Antica Segheria Veneziana di Cavalese e qui dell’escursione a Cava de le Bore, vicino a Predazzo.]

Altri mestieri erano quelli del calzolaio (vediamo vari tipi di scarpe e scopriamo le accortezze perché durassero più a lungo) e del falegname; in particolare per la casa era spesso utilizzato il legno di cirmolo, che non produce schegge, si lavora facilmente ed è dotato di un bel colore, oltre che di un profumo piacevole e con proprietà terapeutiche, che favoriscono il sonno e il riposo.

Museo Etnografico del Nonno Gustavo - trappole.
Museo Etnografico del Nonno Gustavo - carrozza e sci.

Grazie all’occhio esperto e appassionato di Tommaso e al suo modo di spiegare semplice e accattivante, scopriamo una miriade di oggetti: una borsa in corteccia per raccogliere i piccoli frutti, bombe e un elmetto della Prima guerra mondiale, strumenti per lavorare lana e lino, una botte per produrre la carne salada introducendo sale e aromi e sottoponendo a pressione, un torchio per spremere la frutta per succhi e marmellate, trappole contro diversi animali e persino per l’orso, sovra scarponi contro il freddo, uno zaino per la vendita porta a porta di piccoli oggetti preziosi, la barèla del moléta, ovvero la mola usata dall’arrotino…

La lavorazione del latte poteva avvenire in numerosi modi: con una sorta di rudimentale strumento per creare il gelato o con un più moderno carretto, con la zagola per il burro inserito poi in diversi stampini, con una grande pentola per il formaggio…

Accanto alle macine da caffè troviamo l’oggetto più antico della collezione: un recipiente per misurare la farina, datato 1792 e con lo stemma della Magnifica Comunità inciso sul legno: era usato in uno dei mulini della Magnifica Comunità stessa.

Infine, non sfuggono alcuni prodotti per i bambini e quelli usati per il turismo, come la grande carrozza della fine del Settecento, gli sci e i pattini da ghiaccio.

Museo Etnografico del Nonno Gustavo - la barèla del moléta, cioè la mola usata dall’arrotino.
Museo Etnografico del Nonno Gustavo - recipiente per misurare la farina (1792).

Uscendo da questo ambiente e spostandoci nel locale adiacente, dotato di un focolare e di uno spazio per consumare i pasti, osserviamo piatti, pentole e posate della cucina di una volta.

In conclusione, questa vastissima collezione di oggetti ci proietta indietro nel tempo e ci porta a scoprire e a riflettere sugli usi e sulla quotidianità casalinga e lavorativa dei nostri antenati, con alcune specificità proprie del Trentino e in particolare della Val di Fiemme. È un percorso denso di storia e tradizioni, che gode di una bella e importante valorizzazione, per la quale non possiamo che essere grati.


INFORMAZIONI


LEGGI ANCHE …

Potrebbe piacerti...