Trekking Trentino - Alto Adige Val di Fassa Viaggi

DA MOENA A MALGA RONCAC E MALGA PANNA

Un anello invernale panoramico

Domenica 4 gennaio 2026

Moena, la celebre “Fata delle Dolomiti”, è suggestiva in ogni stagione, ma è magica in inverno… Oltre ai tipici Mercatini di Natale, alle luminarie e alle decorazioni, la città è uno snodo centrale per tante belle passeggiate, come quella verso Soraga perfetta per ammirare l’Enrosadira oppure quella verso la frazione di Someda e il suo forte militare (in estate consigliamo l’escursione ad anello a Malga Peniola). Stavolta, dopo aver visitato il museo dedicato alla Prima guerra mondiale, ho deciso di avventurarmi tra le malghe poco distanti da Moena e dalle quali si gode di un bellissimo panorama.

Lunghezza complessiva6,3 km
Tempi di percorrenza2h30min
Dislivello258 m.
Grado di difficoltàMedia
SCHEDA TECNICA

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Prima di raccontarvi il percorso, ci sentiamo in dovere di fare alcune raccomandazioni e dare qualche consiglio. L’itinerario ad anello che proponiamo è stato svolto in pieno inverno, ma si presta ad essere percorso anche con la bella stagione.

In caso di neve raccomandiamo la massima attenzione, soprattutto nel tratto di sentiero che sale verso Malga Roncac, che può risultare interrotto. Inoltre, a seconda della quantità di neve, può essere necessario l’utilizzo di strumentazione apposita e soprattutto raccomandiamo di portare dei ramponi da ghiaccio per le scarpe perché alcuni tratti di strada sono quasi sempre ghiacciati. L’uso di bastoncini può essere consigliato soprattutto per facilitare l’equilibrio e aiutare in salita e in discesa; il percorso non è adatto ai passeggini, ma può eventualmente essere sostenuto con zaini tecnici porta bambini (solo per chi è allenato).

Infine, l’itinerario è adatto ai cani (con un buon allenamento) e in generale a tutti, purché abbiano un buon passo e prestino attenzione ai tratti più scivolosi. Si tratta, dunque, di un itinerario non particolarmente difficile da un punto di vista tecnico e di allenamento, ma può presentare alcune insidie dovute alle condizioni meteorologiche.

IL PERCORSO

Il nostro itinerario inizia dal punto informazioni e dal museo La Gran Vera (consigliatissimo!), dove si trova anche un ampio parcheggio (a pagamento; per un’alternativa gratuita vi consigliamo lo spiazzo lungo la Strada de Pont de mur in prossimità del parco giochi per bambini).

MOENA

Ci troviamo in piaz de Navalge, da cui possiamo imboccare la strada pedonale L. Vial, che costeggia il torrente Avisio e conduce a Piaz de Ramon, dove talvolta viene allestito il Mercatino di Natale. Quando ci siamo stati noi, qui si trovavano numerosi stand e la giostra e mi sono fermata a prendere un ottimo tè aromatizzato alle spezie del vin brulè (mela e cannella) alla casina in legno degli Alpini di Moena.

Attraversiamo il corso d’acqua: in piaz de Sotegrava si trovano altri banchi natalizi, dove è possibile fermarsi a curiosare e a gustare qualche leccornia. Saliamo tenendo leggermente la destra lungo Strada Salejada fino ad arrivare ad un crocicchio dove sorge un tabernacolo con un crocifisso e una fontana con il busto di un Alpino scolpito nel legno.

Svoltiamo verso il Rio Costalunga, che passiamo su un ponticello per imboccare a destra la Strada di Molign, che sale da Piaz Scopol con il sentiero segnato n. 519. Le ultime abitazioni di Moena si ergono nelle forme tipiche, più tradizionali o con rivisitazioni moderne, proprio sopra al corso d’acqua che in inverno è quasi completamente ghiacciato, creando cristalline e levigate sculture.

In corrispondenza di un ponticello in legno sopra al torrente la strada asfaltata diventa sterrata e continua a salire verso una bella area picnic circondata da alberi di betulle, frassini, larici e abeti rossi. Ci fermiamo un momento presso questa località, Pala da Rif (1.260 m. s.l.m.), ad ammirare il paesaggio che ci circonda e in particolare il Rio Costalunga che ci accompagnerà per gran parte della nostra escursione: denominato Rif de Costalongia in ladino, ha origine al Passo Carezza nel Comune di San Giovanni di Fassa e scende per circa 6 km fino a confluire nel torrente Avisio a Moena.

Alzando lo sguardo davanti a noi, sopra la strada sterrata in salita, riconosciamo il massiccio Sas da Ciamp, che vedremo spesso lungo l’itinerario, affiancato da Cima delle Pope, entrambe facenti parti del gruppo del Latemar, che qui vediamo “di spalle” rispetto alla Val di Fiemme. Sopra al torrente, invece, sorge l’aguzzo Sas de Mezdì.

MALGA RONCAC

Al bivio poco oltre il Rio Roncac, che confluisce nel Rio di Costalunga, imbocchiamo il ripido sentiero sulla destra, che sale nel bosco di larici e abeti rossi. La salita è facilitata da alcuni gradoni e da una struttura in legno, fino ad arrivare alla Malga Roncac. Il panorama che possiamo ammirare adesso è molto più ampio: il Sas de Mezdì rimane alla nostra destra, mentre davanti riconosciamo la più schiacciata Cima de le Mandre, poi Cima Lusia e infine Cima Bocche. La strada che, a valle, serpeggia sotto di esse conduce al Passo San Pellegrino e separa queste montagne dall’aguzzo Piz Meda (alla nostra sinistra), che introduce le cime del Gruppo dei Monzoni, tra cui distinguiamo Punta Vallaccia e Sasso delle Dodici.

La bella Malga Roncac (1.315 m. s.l.m.) è incastonata in questo splendido quadretto dolomitico. Il locale, che offre servizio di ristorazione in un’atmosfera romantica, è gestito da una giovane coppia, lo chef Christian Tasser ed Elisabeth Pichler, che si occupa del servizio ai tavoli. Circondata da un gradevole prato con tavoli all’aperto d’estate e da una veranda, oltre a sale interne arredate con stile, Malga Roncac propone un menu stagionale con prodotti a chilometro zero.

TROI DI LADINS

Imbocchiamo la strada forestale denominata Troi di Ladins, che è in realtà un cammino di 85 km suddiviso in 15 tappe all’interno della Val di Fassa. Procediamo sul sentiero pianeggiante, tra curve e tornanti, entrando e uscendo dal bosco composto prevalentemente da larici e abeti, oltrepassando il Rio Pian del Termen e prestando grande attenzione ai punti ghiacciati.

Arriviamo alla località Ciajeole (1.320 m. s.l.m.), il più antico nucleo abitativo di Moena, il cui nome deriva da “ciajea”, la casera, il locale dove tradizionalmente era lavorato e prodotto il formaggio; continuiamo in direzione di Tal Cristo, sempre più vicini al corso del Rio di Costalunga, sormontato dalle cime del Latemar, fino ad attraversarlo su un ponticello in legno affiancato da una piccola area picnic.

L’ampia strada forestale, delimitata dal bosco e da grandi pietre, sale fino al crocicchio di Pelon Gran (1.370 m. s.l.m.) dove possiamo scegliere se tagliare a sinistra oppure proseguire in salita a destra, sempre sul sentiero n. 519, in direzione di Passo Carezza. Noi consigliamo questa seconda possibilità perché il panorama ripaga ampiamente della fatica: oltre alle vette del Latemar, alla nostra destra ammiriamo una bellissima vista sul Catinaccio, in particolare su Roda di Vaèl, I Mugoni e, successivamente, Cigolade.

Alle nostre spalle, invece, continuiamo a godere della meraviglia del Gruppo dei Monzoni, di Cima Bocche e Lusia. Il panorama è reso possibile dagli schianti provocati dalla tempesta Vaia del 2018, che ha lasciato segni evidenti del proprio passaggio, regalando però una vista eccezionale sia adesso sia successivamente su Moena.

Terminato il tratto più ripido di salita, arriviamo alla località Tal Cristo (1.422 m. s.l.m.), dove curviamo a sinistra in direzione di Malga Panna e Malga Peniola (sentiero n. 519A), mentre a dritto il sentiero 519 prosegue verso Passo Carezza. Il luogo prende il nome dal tabernacolo in legno con il crocifisso, sotto il quale è inciso un invito al viandante, mentre accanto vi è una panchina ideale per ammirare il panorama. Negli anni Trenta qui sorgeva il chiosco della “Diomira” con persino una pista da ballo e un campo per il gioco delle bocce…

La strada forestale comincia adesso a scendere; alla nostra sinistra, intravediamo la frazione di Someda, parte di Moena, con il campanile della sua chiesa e, dietro, il massiccio forte militare. Attraversiamo il Rio Costaccia e, dopo esserci ricongiunti con la variante precedente che avrebbe tagliato questo tratto panoramico, proseguiamo a destra verso Malga Panna e Sorte (sentiero n. 519A).

Moena comincia ad intravedersi sotto di noi, circondata dalle alte montagne che abbiamo imparato a riconoscere durante la nostra escursione. La località Masc, con i suoi pascoli (i prati della Mojenacia) di asini e cavalli, è un altro bel terrazzo per una veduta quasi a 360° sulle cime circostanti…

MALGA PANNA E SORTE

Continuiamo a scendere verso Malga Panna (1.340 m. s.l.m.), raggiunta la quale la strada forestale sterrata diventa una via di asfalto. Vale la pena ricordare, guardando questo rustico edificio risalente al 1904 e ben restaurato, che si tratta del più longevo ristorante stellato del Trentino, ricavato in un’antica stalla per l’alpeggio. Lo chef, Paolo Donei, ha collezionato ben 30 Stelle Michelin consecutive (la prima a soli 19 anni!) e propone una cucina tradizionale, che vuole ricordare la storia contadina della valle, in una versione gourmet. 

Una serie di eleganti lampioni ci scortano lungo Strada de Sort che, in discesa, ci conduce, appunto, alla frazione di Sorte (1.260 m. s.l.m.), abitata da poco più di un centinaio di persone. Il toponimo deriva dall’uso civico di sorteggiare annualmente tra i residenti coloro che provvederanno a gestire e sfalciare i prati sottostanti l’abitato, chiamati, appunto, Prà de Sort e, da tempo immemorabile, fondamentale riserva di foraggio per gli allevatori della valle. Ci troviamo alle pendici del Sas da Ciamp, che abbiamo visto per gran parte della nostra escursione.

Le case si sviluppano attorno alla Chiesa di San Giuseppe, eretta nel 1685 e consacrata nel 1703. Oltre il piccolissimo prato antistante la stretta facciata, possiamo affacciarci sull’interno, dove sono conservati gli affreschi di un autore ignoto e un ex-voto, uno dei pochissimi rimasti in zona; la pala d’altare raffigura San Giuseppe ed è opera del pittore ottocentesco Giovanni Guadagnini. Segno caratteristico è la torre campanaria con la struttura a cipolla.

Vale la pena arrivare fino all’Hotel Piedibosco, che sorge proprio sopra alla chiesa, delizioso con i suoi dipinti dai colori vivaci e la bella terrazza panoramica su Moena; qui mi sono fermata per un caffè al bar dell’albergo. La frazione è caratterizzata dalla presenza dei tabià, antichi fienili in legno, che conferiscono al paesaggio un’atmosfera da quadro…

RIENTRO A MOENA

Eravamo già stati a Sorte in occasione della nostra escursione ad anello da Moena a Malga Peniola e adesso scendiamo lungo il sentiero che in quell’occasione abbiamo percorso in salita: la stretta strada de Massort zigzaga tra i prati innevati e giunge fino al parco giochi per bambini (uno snowpark in inverno con pista per slittino e altre attrazioni) e al cimitero della Chiesa di San Vigilio.

Si tratta di uno dei simboli di Moena ed è affiancata dalla più piccola e semplice Chiesa di San Volfango, di epoca romanica. La Chiesa di San Vigilio, invece, è maestosa, visibile e ben riconoscibile anche a distanza; l’edificio ha subito costruzioni, ricostruzioni e ampliamenti.

È stata consacrata per la prima volta nel 1164 e successivamente nel 1216 e nel 1534, in seguito a rifacimenti. Nel Seicento, ad esempio, fu aggiunta la Cappella del Carmine e nell’Ottocento fu ampliata e prolungata la navata. L’ultima modifica importante è avvenuta nel 1929, pur conservando la parte gotica e l’abside originari. All’interno meritano una menzione l’altare ligneo dorato di Valentino Poschiavin (1715) e le opere del pittore barocco Valentino Rovisi, allievo del Tiepolo.

Dalla chiesa possiamo scegliere se proseguire dritto su Troi de Sèn Vile, raggiungendo il centro storico di Moena, oppure svoltare a destra e scendere su Troi de Fojina, che ci conduce sull’ampia Strada Riccardo Löwy, dedicata all’ingegnere e militare austro-ungarico di origine ebraica, cittadino onorario del Trentino e vittima dell’Olocausto. In quest’ultimo caso, attraversiamo il torrente Avisio e torniamo al museo e al punto informazioni.

Abbiamo concluso così il nostro itinerario, che, in circa due ore e mezza, ci ha permesso di ammirare bellissimi panorami, scoprire malghe tipiche del territorio e apprezzare prospettive differenti su Moena e sulle cime che la circondano.


Questo è il percorso che vi abbiamo raccontato:



INFORMAZIONI


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