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TREKKING URBANO A CASTELLO

Una passeggiata ad anello tra ville medicee, chiese e antiche dimore

In una domenica di novembre, con il tempo troppo incerto per tentare qualcosa di avventuroso, abbiamo deciso di utilizzare uno dei 7 opuscoli che molto tempo prima avevo trovato e che fanno parte del progetto “Firenze The Walking City”.

Lunghezza complessiva6 km
Tempi di percorrenza2 ore
Grado di difficoltàMolto facile
SCHEDA TECNICA

Il percorso, che si snoda tra le vie di Castello, è caratterizzato da luoghi di grande interesse storico, artistico e paesaggistico. Famose sono le ville medicee di Castello e della Petraia, con i loro meravigliosi giardini all’italiana, ma anche altre dimore come Villa Corsini e Villa La Quiete alle Montalve.

Questa zona è in parte arroccata sulla collina di Quarto e prende il proprio nome dall’antico borgo di origine etrusca e romana: Castellum, cioè cisterna, serbatoio d’acqua, su cui passava l’acquedotto fatto costruire dal senatore Marco Opelio Macrino (164-218) e col quale venivano distribuite le acque verso Firenze. I Medici elessero l’area a luogo ideale per il loro otium e fu teatro di eventi fondamentali nella vita della famiglia.

Adesso, pur assediato dalla città che preme dalla pianura, rimane un luogo che conserva la memoria del passato agricolo, all’interno del quale ci immergiamo percorrendo le strade e le viuzze murate a racchiudere porzioni di campagna, le antiche case contadine, gli uliveti e i poderi. Qui scopriamo anche antiche edicole, monasteri, tabernacoli…

L’itinerario ha una durata di circa due ore e si snoda come un doppio anello partendo dal viottolone del Vivaio, che imbocchiamo da via Reginaldo Giuliani. Qui è possibile lasciare l’auto per giungere a piedi fino alla Villa Reale di Castello, che si affaccia su Piazza delle Lingue d’Europa e che troneggia con la propria imponente facciata sul prato antistante. Per arrivare fino alla villa siamo passati dal Parco Mario Luzi, di cui il viottolone fa parte, intitolato al grande poeta dopo la sua scomparsa nel 2005.

La Villa Reale di Castello è dotata di uno straordinario giardino all’italiana, realizzato dal Tribolo su indicazione di Cosimo I de’ Medici, la cui famiglia aveva acquistato la dimora dai Della Stufa nel 1480. Al momento questo superbo edificio è sede dell’Accademia della Crusca, fondata nel 1583, istituto nazionale per la salvaguardia e lo studio della lingua italiana. Abbiamo parlato della Villa Reale e del suo stupendo parco, ricco di riferimenti simbolici, in uno specifico articolo sul blog.

Villa Reale a Castello
Villa Corsini

Proseguiamo a destra in via Accademici della Crusca, poi in via di Castello e infine in via della Petraia, tenendo sempre la destra. Le graziose villette con giardino ornano le strade finché non compare scenograficamente la facciata di Villa Corsini. Questa splendida dimora, un eccellente esempio di tardo-barocco fiorentino, era utilizzata come dimora di campagna e ospita adesso reperti e opere di grande valore provenienti dai magazzini del Museo Archeologico di Firenze e del Museo degli Uffizi. In un’altra occasione, avevamo fatto un tour guidato della villa, che abbiamo raccontato qui.

Dopo aver ammirato la villa, prendiamo la strada a destra per svoltare subito a sinistra, nella stretta via Giuliano Ricci. Qui possiamo godere del carattere tipicamente campestre dei luoghi: la strada è infatti chiusa tra muri di confine tra le proprietà, di cui si scorgono alberi, campi coltivati, uliveti. Al numero civico 12 si può ammirare il cancello con ai lati due aquile; esso segna la parte terminale del giardino di Villa Corsini, la cui estensione è oggi purtroppo molto inferiore rispetto all’originale, a causa di una serie di vendite e lottizzazioni dei terreni.

Giriamo a sinistra ed entriamo in via dell’Osservatorio. Anche questa strada è un tipico esempio dell’antica viabilità rurale toscana: notiamo i muri a secco, le ville, le case da signore e contadine… La zona di Castello, infatti, era caratterizzata da una vocazione agraria e da un’organizzazione mezzadrile. Lungo via dell’Osservatorio, prestiamo attenzione alle case di sinistra, antiche abitazioni da lavoratori: ad un certo punto, in corrispondenza del numero civico 19, si apre una nicchia con una Madonna con bambino e, sotto, una devota iscrizione (“Per tutti i rei pregate Iddio, son reo purtroppo, o Madre, anch’io”).

Cancello di Villa Corsini
Madonna con bambino

Arriviamo ad un incrocio: qui parte il secondo anello. Giriamo a destra in Via Boldrone, dove è ben visibile l’omonimo tabernacolo. Adesso piuttosto spoglio, esso conteneva un tempo tre affreschi del pittore Pontormo, oggi conservati all’Accademia delle Arti e del Disegno e rappresentanti la crocifissione di Cristo. Subito dopo, lungo la via, si nota l’insegna dell’antico forno Quercioli – Sale e Tabacchi, oggi abitazione privata.

Tabernacolo Boldrone
Tipica via rurale
Insegna antico forno

Percorriamo via di Boldrone: sulla sinistra possiamo ammirare ciò che rimane del Monastero di San Giovanni Evangelista Boldrone. In origine eremo, fu fondato nel 1200 dal monaco francese Boldrone e passò in seguito alle monache benedettine. Grazie alla vicinanza a Villa La Quiete, durante il soggiorno nella dimora da parte di Cristina di Lorena, venne creato un piccolo corridoio (simile al vasariano) per collegare i due edifici, evitando di scendere direttamente in strada. Ciò fu apprezzato in particolare da Eleonora Ramirez de Montalvo e dall’ordine laico da lei fondato. Nel 1686 Vittoria della Rovere dotò la Villa di una cappella: l’attuale Chiesa delle Montalve. Il Monastero di Boldrone fu poi soppresso dal governo napoleonico e venduto ai privati che lo trasformarono in civile abitazione. Infatti, oggi è purtroppo difficile leggere l’originaria vocazione dell’edificio.

Monastero di San Giovanni Evangelista Boldrone
Verso la Chiesa delle Montalve

Abbiamo nominato Villa La Quiete e la Chiesa delle Montalve: esse si trovano un poco più avanti rispetto al monastero, al numero civico 2, in angolo. Dopo essere stata a lungo sede della Congregazione delle Montalve, costituitesi in ordine religioso nel 1939, la dimora è adesso proprietà dell’Università di Firenze ed è aperta solo in rare occasioni.

Villa La Quiete alle Montalve era originariamente un’antica casa da signore, appartenuta agli Orlandini, a Niccolò da Tolentino e ai Medici; conobbe il suo splendore nel Seicento sotto Cristina di Lorena, per poi passare a Eleonora Ramirez de Montalvo che a metà del XVII secolo la destinò a conservatorio di nobili fanciulle. All’interno si possono ammirare alcuni capolavori di Giovanni della Robbia, Ghirlandaio, Baccio da Montelupo e altri, conservati nella chiesa e nei parlatori, un tempo le stanze delle nobili protettrici, affacciate sul giardino. Nella galleria al piano superiore si trova l’affresco di Giovanni da San Giovanni che conferisce il nome alla villa: Quiete che domina i venti. Il parco è il tipico esempio di giardino all’italiana, cinto da muri con edicole; la sua costruzione si deve ad Anna Maria Luisa de’ Medici (l’Elettrice Palatina), ultima discendente della famiglia, che nel 1724 scelse la villa come sua residenza. Caratteristica peculiare del giardino è di aver conservato pressoché intatto l’originario aspetto settecentesco e le ragnaie per la cattura di piccoli uccelli. Interessante è anche l’ambiente della Farmacia storica, seicentesca, dove sono ancora oggi presenti campioni di spezie e rimedi officinali.

Villa La Quiete
Campi agricoli

Svoltiamo a sinistra lungo via della Quiete e giriamo intorno al grande giardino della villa. Da questo tratto, l’unico più trafficato, imbocchiamo a sinistra via Dazzi. Il percorso è qui in leggera salita: vediamo campi e scorgiamo le pendici delle colline e dei monti circostanti, in particolare Monte Morello. Tranquilla e silenziosa, la strada si percorre piacevolmente fino a girare nella stretta via del Gioiello, più ombreggiata; essa si immette nuovamente in via dell’Osservatorio, che percorriamo a sinistra fino ad incontrare per la seconda volta il tabernacolo di via di Boldrone. Si conclude qui il secondo anello.

Riprendiamo, quindi, il nostro primo percorso, incamminandoci verso Villa La Petraia, che possiamo scorgere dalla parte inferiore del giardino già dopo qualche decina di metri. Svoltando a destra e prendendo proprio via della Petraia arriviamo fino all’ingresso della villa. Questa dimora di origine trecentesca e appartenuta ai Brunelleschi, ai Palla Strozzi e ai Salviati, fu acquistata nel 1544 da Cosimo I de’ Medici e restaurata sotto il Granduca Ferdinando (1588). Abbiamo visitato il meraviglioso giardino all’italiana con un tour guidato di cui potete trovare tutti i dettagli in un articolo approfondito.

Villa La Petraia
Campanile della Chiesa di San Michele

Dalla Villa La Petraia ci immettiamo in via San Michele a Castello, dove sorge l’omonima chiesa, il cui campanile è visibile anche durante il percorso ed è particolarmente suggestivo, immerso tra gli alberi e la vegetazione.

La chiesa di San Michele a Castello ebbe probabilmente un’origine longobarda ed era costituita da un unico edificio, poi ampliato con la costruzione della Cappella della Compagnia dei Battuti. La sua posizione vicina alle proprietà granducali, in particolare tra due ville medicee (si possono vedere i cancelli dei giardini di entrambe), ne favorì la cura e nel Seicento fu ristrutturata dall’architetto Mechini, il quale la corredò del portico e dello scenografico sagrato, volto a dilatare prospetticamente lo spazio. Nel 1624 Giulio Parigi dotò la chiesa del nuovo campanile. Nel corso del XVII e del XIX secolo la chiesa fu più volte rimaneggiata e quasi completamente riedificata nel 1817. All’interno, di aspetto rinascimentale, si possono ammirare alcune opere, come una Madonna con bambino in trono tra i Santi Stefano e Lorenzo, duecentesca, di Pacino Bonaguida. Purtroppo, la chiesa è visitabile solo in occasione delle messe (alle 8.30 nei giorni feriali; alle 8.30 e alle 10.30 la domenica e i festivi).

A lato, nel cimitero della fine del Settecento, sono sepolti personaggi importanti come Lorenzo Maitani, autore dell’ottocentesca facciata del Duomo di Firenze, e il poeta Mario Luzi.

Chiesa di San Michele a Castello
Villa Il Pozzino

Dalla chiesa proseguiamo in salita nel tratto di Viuzzo del Gondo, unica parte non asfaltata e che prende il nome da un podere appartenuto alla famiglia Gondi – Ghibellini, banchieri e marchesi, e il cui archivio è conservato nella Villa La Quiete. Girando a sinistra in via del Gondo, se facciamo un po’ di attenzione, troviamo l’omonima villa, privata e recentemente ristrutturata.

Proseguiamo in via Giovanni da San Giovanni e al numero civico 12 non può sfuggire Villa Il Pozzino, di origine quattrocentesca ma il cui aspetto è dovuto alla famiglia Grazzini, che la ristrutturò nel Seicento. In particolare, nel 1619 furono realizzate le grottesche dell’altana e del cortile. Le pitture sulle pareti di quest’ultimo (satiri, ninfe, scene campestri e personaggi mitologici), piuttosto compromesse, sono opera di Giovanni da San Giovanni. La villa presenta uno splendido giardino murato verso est, un parco all’italiana a ovest e un “selvatico”, all’inglese, a nord. Il nome deriva dalla presenza del pozzo all’interno del cortile.

Adesso la villa è privata e non visitabile, se non in rare occasioni. Tuttavia, se si costeggia l’edificio, si può sbirciare dal cancello il bel giardino laterale.

Percorrendo sempre la medesima strada sbuchiamo in via di Castello, che, a sinistra, conduce alla Villa Reale, da dove siamo partiti. Concludiamo così il nostro percorso ad anello.

Villa Il Pozzino


In conclusione, questa bella passeggiata a Castello non solo è una splendida occasione per muoversi e respirare l’aria di campagna, pur rimanendo in città, ma offre anche l’opportunità di scoprire luoghi noti e altri sconosciuti del nostro territorio, per poterlo meglio apprezzare e valorizzare. 

INFORMAZIONI

> Comune di Firenze: https://www.comune.fi.it/pagina/sport/castello
> Guida in PDF: https://www.comune.fi.it/system/files/2018-10/004_Castello_e_ville_medicee_nuovo_giugno_2014.pdf

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