A Varena il museo di questo artista eclettico e particolare
Venerdì 3 gennaio 2025
Visita guidata – 2h circa
Ingresso a offerta libera
Dopo le visite alle numerose chiese e palazzi in Val di Fiemme, non potevamo lasciarci sfuggire l’occasione di entrare nel Museo Casa Natale Antonio Longo a Varena… Abbiamo approfittato di uno dei tour guidati organizzati durante le festività natalizie e siamo stati felicissimi di questa scoperta!
Lasciata l’auto in uno dei numerosi parcheggi del borgo di Varena (noi consigliamo quello sotto la Chiesa dei Santi Pietro e Paolo), passeggiamo tra i vicoli del centro per arrivare alla stretta piazzetta che si sviluppa davanti al signorile edificio.
Qui siamo accolti dalla nostra guida, Damiano Jellici, che avevamo già conosciuto durante la visita al Museo Casa Begna a Carano e che siamo stati felici di rincontrare. Con passione e professionalità, ci ha accompagnati alla scoperta di Antonio Longo e delle sue opere, tra aneddoti, storia e arte…
ANTONIO LONGO
Nato a Varena nel 1742, fu avviato alla carriera ecclesiastica e venne ordinato sacerdote. Fu il primo della sua famiglia ad andare a Roma, dove fu cappellano nella Chiesa di Santa Maria dell’Anima. Tuttavia, i suoi antenati erano originari di Tesero, importante centro culturale della Val di Fiemme per la musica e le arti (Cavalese subentrò solo nel Novecento).
Nel Seicento Ser Sergio Longo, il bisnonno di Antonio, sposò una donna di Varena, ampliando l’influenza della famiglia su questa zona. Non a caso, gli fu assegnato il titolo onorevole di Magnifico, avuto poi anche dal padre di Antonio, ma non dal prete-pittore stesso: questa mancanza è paradossale poiché Antonio Longo fu un benefattore, impegnato nell’arte e nella cultura, anche se il suo valore stentò ad essere riconosciuto…
La prima formazione artistica fu legata alla frequentazione con Valentino Rovisi, pittore di Moena, dal quale imparò la tecnica dell’affresco. Il legame tra i due si strinse ulteriormente quando Antonio Longo fu trasferito a Moena, dove fu cappellano della chiesa locale tra il 1776 e il 1778. Fondamentale nell’arte del Longo fu l’influsso della famiglia di pittori Unterperger (Michelangelo, Ignazio, che Antonio indicò come primo maestro, e soprattutto Cristoforo, che incontrò a Roma e di cui fu discepolo e primo biografo).
Nel 1780 Longo si trasferì a Roma, come cappellano della Chiesa di Santa Maria dell’Anima. Fin da subito, tuttavia, entrò in contatto con gli artisti locali e frequentò i corsi dell’Accademia del nudo. L’influenza della pittura e dell’architettura romana furono fondamentali perché gli permisero di acquisire e utilizzare un gusto neoclassico, sconosciuto in Val di Fiemme.
In seguito alla proclamazione della Repubblica Romana (1798), il Longo fu costretto a tornare a Varena, dove divenne curato. La sua attività come uomo di Chiesa e teologo andò di pari passo con l’interesse verso l’architettura, l’arte e la devozione popolare. La produzione artistica fu sempre legata alla committenza della sua terra di origine e all’inizio dell’Ottocento realizzò alcuni interventi architettonici su preesistenti edifici di culto della valle. Intorno al 1809 si occupò del rinnovo degli arredi della chiesa di Varena e progettò il tabernacolo dell’altare maggiore e i due altari laterali.
Dopo la sua morte nel 1820, numerosi dipinti della sua vasta produzione passarono in eredità ai parenti di Tesero e furono venduti o dispersi. Anche per questo, la presenza della sua casa natale, divenuta museo nel 2015 e dove sono esposte varie opere, risulta oggi di grande importanza.
LA VISITA
Osservando dall’esterno il bell’edificio massiccio che si erge sulla piccola piazza e sulla fontana, ci colpiscono immediatamente gli affreschi della facciata. Dobbiamo ricordare che la struttura originaria del palazzo risale al XV-XVI secolo, ma il suo aspetto attuale, tipico di una casa rustico-signorile, è dovuto ad un intervento settecentesco, che ne ha ingentilito le forme.
Di proprietà della famiglia Longo, si tratta di uno dei più antichi e prestigiosi edifici del paese; i Longo vi risiedettero fino al 1765, quando un incendio danneggiò gravemente il palazzo. Fu proprio Antonio Longo che, nel 1770, restaurò la casa paterna, come ricorda l’iscrizione sulla facciata meridionale, e realizzò la decorazione ad affresco.
Alla fine del Settecento, dunque, l’edificio non ebbe solo una funzione residenziale, ma anche quella di canonica, con annesso rustico. Nel 1820 Antonio Longo lasciò nel testamento la casa alla chiesa di Varena, insieme alle opere qui contenute. Grazie a tale vincolo la produzione non si è dispersa e possiamo adesso ammirarla proprio nei luoghi abitati dal pittore e dove egli ha esercitato la propria attività artistica.
Il percorso espositivo ripercorre la carriera di Antonio Longo e rende omaggio a questo sacerdote e artista, che fu attivo in numerose chiese della Val di Fiemme e del Trentino. Il museo ha aperto nel 2015, in seguito ai restauri realizzati tra il 1996 e il 2014. Con l’unità pastorale dei paesi di Daiano, Varena e Carano, il curato si è trasferito e l’edificio è rimasto vuoto, quindi utilizzabile con un altro scopo. Il risultato è senza dubbio ben riuscito: un piccolo gioiello valorizzato dalle visite guidate e aperto nei periodi di alta stagione e tutto l’anno su prenotazione.
LA FACCIATA
Osservando la facciata possiamo già indovinare una delle caratteristiche tipiche di Antonio Longo: l’eclettismo. Sull’intonaco bianco che delimita uno dei lati della piazza, proprio sopra la fontana, notiamo gli affreschi realizzati dopo l’incendio, completati nel 1770. Le decorazioni di gusto barocco e rococò, molto diffuso nella valle nel Settecento, sono accompagnate da figure mitologiche: individuiamo la raffigurazione del dio Bacco, di una nobildonna settecentesca, un personaggio mitologico marino e, sotto, il volto di un boscaiolo con ascia e zappino.
Andando a scoprire la facciata laterale, riconosciamo altre figure: una ci appare come Poseidone, anche se è una stranezza azzardata perché posto in un luogo periferico e di montagna; un’altra è un soldato con l’armatura; una terza sembra un busto romano. L’iscrizione chiarisce che i restauri dell’edificio sono avvenuti dopo l’incendio del paese di Varena nel 1765 e sono stati realizzati interamente a spese della famiglia. Vediamo anche un primo tentativo di firma, ancora molto rudimentale.
Tornato da Roma nel 1798, Antonio Longo modificò molto il proprio stile: questo cambiamento è ben visibile nella facciata sul retro. L’influenza della pittura neoclassica è molto evidente, anche se non pura: l’architettura è “sporcata” da un’ombreggiatura, che riproduce quella che si verrebbe a creare con il sorgere del sole la mattina. Notiamo anche la firma, divenuta quella ufficiale e che dichiara la proprietà della casa, insieme all’iscrizione IHS, indicante l’appartenenza alla Chiesa, e ad una sigla femminile, probabilmente indicante Maria Maddalena, sposata in Longo e futura erede.
In realtà, il futuro ed ultimo erede sarebbe stato il nipotino di Antonio Longo, che lui conobbe solo via lettera e di persona per circa un anno, poiché morì a 11 anni. È possibile che al bambino facciano riferimento i lineamenti dei volti scolpiti nelle teste poste come mensole, poiché ci paiono quelli di un fanciullo e non, come sarebbe stato d’uso, di un adulto.
Di questa facciata sul retro non sfuggono due particolari: il primo, in alto, è l’affresco di un gatto in una finta finestra; l’animale è appollaiato e nell’atto di saltare. Subito comprendiamo l’ironia del Longo, che decide di porre un gatto proprio sulla facciata! Lo stesso modo provocante e canzonatorio è rintracciabile nella figura dell’angelo custode, laterale, che all’osservatore sembra un quadro appeso, con tanto di nastro e cornice, e che invece è un affresco…
Già solo da questo primo assaggio dell’arte di Antonio Longo abbiamo intuito alcune sue caratteristiche e quanto il suo stile fosse eclettico, senza una posizione definita: questo rende senza dubbio unico l’artista, ma ha anche costituito una pecca nella sua produzione.
PRIMO PIANO
Salendo le scale esterne, facciamo il nostro ingresso all’interno del percorso espositivo che ci accoglie con un atrio, il cui pavimento riporta la data del 1946, e con una sala introduttiva dotata di pannelli informativi sui quali vediamo l’autoritratto di Antonio Longo. Analizzando questo dipinto possiamo comprendere molto della personalità dell’autore: la figura, posta di tre quarti e incorniciata come un antico medaglione, ricorda i personaggi importanti realizzati sulle monete. Tuttavia, lo sfondo è moderno: il paesaggio è di tipo montano, mentre due figure sorreggono il ritratto, che è appoggiato ad un obelisco.
La donna alla nostra destra rappresenta le passioni terrene e mondane, mentre l’altra la spiritualità, tenendo in mano quello che potrebbe essere uno stilo, riferimento al fatto che Antonio Longo era anche uno scrittore, avendo realizzato un volume sui pittori della Val di Fiemme, adesso sparito, oppure una candela, che però è spenta. Questa figura indossa al collo un sole, che potrebbe rappresentare la verità oppure la luce della fede, mentre dall’altra parte una maschera può simboleggiare il mondo del teatro o la doppia personalità del Longo (prete e artista). Non a caso, ai piedi, vediamo gli strumenti usati da pittori e architetti.
Questo autoritratto dichiara tutta l’ambiguità di Antonio Longo, che la esprime anche nella propria firma, in cui la P. finale potrebbe essere abbreviazione di presbitero, ma anche di pittore…
E il fucile appoggiato a lato? Certo, il Longo amava la caccia, ma qui si tratta anche di una provocazione verso il principe vescovo, Pietro Virgilio Thun, che voleva allungare le mani sul legname della Val di Fiemme, dirigendo i guadagni direttamente a Trento. Antonio Longo era un abitante della valle, ma pure un curato e doveva rispondere agli ordini del principe vescovo. Quando fu convocato al suo cospetto, rimase ambiguo e il vescovo si raccomandò di non trascorrere troppo tempo con il fucile da caccia, attività non dignitosa e che lo distoglieva dai doveri ecclesiastici… Antonio Longo assentì, ma poi inserì lo stesso fucile proprio nell’autoritratto! Era chiaro quanto volesse mantenere le proprie passioni, anche mondane.
Le opere esposte nella prima sala appartengono all’inizio della carriera del Longo, quando era fortemente influenzato dallo stile dei pittori fiemmesi coevi, in particolare della famiglia Unterperger e di Valentino Rovisi. Tre piccole tele, datate 1767, erano destinate alla devozione privata (Gesù Bambino dormiente, Sacri Cuori di Gesù e Maria). Delle due Madonne col Bambino colpiscono i colori vivaci e luminosi, mentre al fratello è dedicato il Ritratto allegorico di Giovanni Francesco Longo, influenzato dal gusto classicista di Ignazio Unterperger. Il piccolo Crocifisso inaugura una lunga serie dipinta dall’artista nel corso di tutta la vita. Infine, non dobbiamo dimenticare il bozzetto per la pala di San Vigilio in gloria, destinata alla Chiesa di Varena, che conterrà moltissime delle opere del Longo.
Nella seconda e nella terza sala sono esposti i dipinti prodotti durante il soggiorno romano, a partire dal 1780. Due opere sono antecedenti a questo periodo: il bozzetto per la pala di San Modesto ad Aldeno, Gesù Cristo risorto in gloria con gli angeli e i Santi Modesto, Vigilio, Zeno e Giorgio (1778), e il Ritratto di Pietro Vigilio Thun, principe vescovo di Trento. Nel primo possiamo notare una caratteristica tipica dei quadri del Longo: le numerose mani raffigurate nell’atto di indicare.
Al periodo del soggiorno romano risalgono alcuni dipinti in cui possiamo notare l’evoluzione nello stile di Antonio Longo: dal classicismo della Madonna con Bambino (1780-1798 circa), ispirato a Carlo Maratti, alla semplificazione neoclassica. Da notare sono i bozzetti per la pala col Battesimo di Gesù Cristo (1786), destinata alla chiesa parrocchiale di Cavalese e ispirata al dipinto di Marco Benefial in Santa Maria della Quercia a Roma, per la pala di Sant’Antonio abate in preghiera (1795) in San Martino in Cimino a Viterbo, commissione da parte dello Stato Pontificio, e per quella di Montalbiano, San Filippo Neri e San Vincenzo de Paoli (1794), che riprende una composizione di Cristoforo Unterperger.
Il bozzetto della Madonna con Bambino e San Stanislao Kostka della fine del Settecento entra in dialogo con l’omonimo quadro realizzato dalla cerchia di Carlo Maratti, di ambito romano. L’opera, qui esposta, apparteneva alla collezione privata di Antonio Longo, che utilizzava statue e dipinti sia per la propria devozione personale sia quali modelli artistici. Oltre ad un cassone di bottega fiemmese del Seicento, notiamo un gruppo scultoreo cinquecentesco tirolese, raffigurante una Pietà, e una tela di scuola fiemmese con una Maddalena penitente (XVIII secolo).
Prima di uscire nuovamente sulla scala esterna ci soffermiamo su un enorme dipinto appoggiato al muro: si tratta della Natività prima esposta nella chiesa di Varena e adesso provvisoriamente inserita nel museo, poiché dopo i restauri gli affreschi della chiesa non possono essere coperti. Ci incuriosisce lo stile un po’ caravaggesco e fiammingo, simile a quello della bella Madonna col bambino della sala precedente e sulla quale sono evidenti i segni del tempo, come il fatto che probabilmente vi era stata apposta una targhetta, poi tolta e restaurata.
SECONDO PIANO
La visita prosegue al secondo piano, dove due sale sono allestite con le ultime opere prodotte da Antonio Longo, seguendo la sua evoluzione stilistica, sebbene un tratto costante e caratteristico rimangano le belle espressioni delle figure.
Antonio Longo fu costretto a lasciare Roma nel 1798 e a fare ritorno a Varena, dove fu nominato curato della chiesa locale, dedicata ai Santi Pietro e Paolo. Allontanatosi dolorosamente dall’ambiente artistico romano e poco apprezzato dai conterranei, il pittore ripiegò spesso su schemi compositivi stereotipati e su una stesura più sommaria.
Le opere qui esposte sono ancora molto legate alla fase romana. In particolare, sono degni di nota due pannelli raffiguranti i Santi Pietro e Paolo, che ricalcano i dipinti con il medesimo soggetto, parte di una serie con gli Apostoli attualmente conservata nella chiesa dei Santi Leonardo e Gottardo a Tesero e ispirati al Maratti. Tuttavia, si tratta di modelli molto particolari perché San Pietro tiene le chiavi erette verso l’alto e San Paolo si appoggia alla spada come un contadino farebbe al proprio bastone. Anche i vestiti sono quelli dei modelli, non consoni a dei santi: nessuno avrebbe accettato queste opere.
L’olio su tela raffigurante l’Ultima cena (1808) riprende una composizione di Sebastiano Ricci, mediata da un’opera giovanile di Michelangelo Unterperger. Il bozzetto per la Comunione degli apostoli servì, invece, per la Chiesa di San Nicolò a Carano.
Altri bozzetti qui esposti sono quelli per la Madonna Addolorata della chiesa di Varena e per l’Angelo Custode (1818) a Carano, secondo un soggetto molto caro al Longo, che infatti lo dipinse anche sul muro della scala esterna della propria casa.
Notiamo come, in continuità con il passato, il pittore conservava i bozzetti, che erano già molto dettagliati, e li esponeva nella propria casa. Per essi e per gli altri quadri costruiva anche delle cornici in legno: quelle che vediamo sono originali, talvolta minimaliste, altre barocche con tre o quattro cornici sovrapposte. Antonio Longo detestava il colore oro per le cornici…
Prima di concludere la visita, la nostra guida ci mostra qualcosa di molto particolare. Ci troviamo nell’originaria camera da letto di Antonio Longo e notiamo che ci sono i resti di affreschi alle pareti! Qui era dipinto un crocifisso, ma probabilmente qualcuno negli anni ha tentato di staccarlo, senza riuscirci… Nel testamento il Longo nomina questa Crocifissione, che doveva essergli cara poiché è l’unico affresco citato dei molti che dovevano adornare la casa. Un’altra ipotesi è che sotto vi fosse il camino e che la pittura si sia rovinata, ma ciò sarebbe smentito dall’ottima conservazione dei frammenti rimasti. Ad oggi mancano le informazioni su questa Crocifissione, che sarebbe un interessante oggetto di studio…
In effetti, di Antonio Longo si è cominciato a parlare solo nel 1984, riportato in auge grazie ad una mostra del Castello del Buonconsiglio a Trento. Nel corso della sua vita non fu particolarmente amato nella valle: ispirava diffidenza per le origini nobili, perché era stato a lungo lontano e per il carattere. Numerosi sono gli aneddoti sulle opere pittoriche e architettoniche del Longo e sugli screzi che hanno creato con i committenti e i compaesani.
Inoltre, non aveva uno stile definito, ma eclettico, capace di attingere da vari modelli, copiando e modificando a proprio piacimento. Era ironico e astuto; talvolta esagerava le proprie doti artistiche, come nell’affermazione di aver prodotto ben 18 pale d’altare durante il periodo romano (ne sono state trovate solo due, ad Ariccia e a Viterbo) e nell’indicare delle proprie opere che fossero le migliori mai riuscite (a volte lo scriveva pure sul retro dei dipinti).
Tuttavia, non si può negare quanto Antonio Longo sia stato fondamentale per la Val di Fiemme sia come pittore sia come architetto; basti pensare al campanile della Chiesa di San Sebastiano, progettato come una torre civica, essendo al centro del paese e destinato a divenire un simbolo di Cavalese.
Alla sua morte lasciò il rifacimento completo della Chiesa della Madonna Addolorata di Cavalese, investendovi il proprio denaro; la distribuzione di molti terreni ai borghi; due borse di studio per altrettanti seminaristi della valle, così che potessero finire gli studi. La sua vena umanitaria e filantropica era importante. Nonostante ciò, non era amato in quanto troppo ambiguo ed eclettico sia come prete sia come artista…
Solo grazie alla sua lungimiranza, avendo vincolato i dipinti alla casa all’interno del testamento, le opere non sono state vendute ed è stato possibile aprire un museo che le esponesse e le valorizzasse. Non possiamo che essere felici di questa opportunità! La visita si conclude con una piccola offerta a sostegno del percorso espositivo e la distribuzione di alcuni graziosi segnalibri in legno, sui quali è impressa la firma di Antonio Longo.
Consigliamo vivamente le visite guidate, che permettono di approfondire alcuni aspetti della figura di questo artista particolare. In mancanza di esse, tuttavia, le brochure informative, poste ad ogni piano e redatte da Domizio Cattoi, sono un valido aiuto nel districarsi all’interno del percorso espositivo, tanto piccolo quanto affascinante…
INFORMAZIONI
- Museo Casa Natale Antonio Longo: https://www.facebook.com/MuseoCasaNataleAntonioLongo
- Fiemme e Fassa: https://www.fiemmefassa.com/museo-casa-antonio-longo.html
- Visit Fiemme: https://www.visitfiemme.it/it/info/museo-casa-natale-antonio-longo_5126
- Palazzo della Magnifica Comunità di Fiemme: https://www.palazzomagnifica.eu/eventi/casa-natale-don-antonio-longo-visita-guidata-su-prenotazione-minimo-6-persone/
- FAI: https://fondoambiente.it/luoghi/museo-casa-natale-don-antonio-longo?ldc
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