Libri Romanzi

“ARCODAMORE” DI ANDREA DE CARLO

Un romanzo sull’amore e sulle inquietudini

MAGGIO 2024

Comprato alla Piccola Libreria ODV insieme ai romanzi “Pane e tempesta” ed “Elogio del silenzio”, ero convinta che questo romanzo sarebbe stato il mio preferito fra i tre… È andata davvero così? Oppure mi ha riservato qualche sorpresa e non ha incontrato le mie aspettative?

  1. Sinossi;
  2. L’autore;
  3. Cosa ne penso?

Pubblicato per la prima volta nel 1993, Arcodamore ben rappresenta il modo di raccontare e l’intreccio narrativo dell’autore, Andrea De Carlo: l’intera trama ruota intorno a due protagonisti e la loro relazione.

Di questo scrittore ho letto (ormai più di dieci anni fa) un altro romanzo, Leielui, di cui mi ero follemente innamorata: è uno dei libri “romantici” che più consiglio… Ripensandoci adesso, a quattordici anni di distanza dalla prima lettura e dopo aver concluso Arcodamore, non so se lo apprezzerei allo stesso modo. Al tempo, infatti, ero in piena adolescenza, con tutti i sentimenti intensi e confusi tipici dell’età, ora ho quasi 31 anni… Magari non è il modo di scrivere di Andrea De Carlo ad essere cambiato, sono io diversa.

Ma andiamo con ordine. Questa edizione tascabile, datata 2008, mi è apparsa mentre scartabellavo tra i volumi usati della Piccola Libreria ODV e l’ho presa subito, riconoscendo l’autore e andando “a colpo sicuro”. Avevo, quindi, aspettative molto alte su Arcodamore e, traboccante di promesse, mi sono apprestata a leggerlo.

Andrea De Carlo, Arcodamore, Bompiani (edizione Tascabili), Milano, 2008.


Com’è facile immaginare, purtroppo è un romanzo che mi ha delusa. Non è un “brutto libro”, la storia scorre velocemente, la scrittura è piacevole… Eppure, non mi ha colpita. La trama, infatti, è quasi inconsistente: non ci sono colpi di scena e l’apparente giallo è in realtà già risolto quasi in partenza, la suspence non porta a niente di significativo o ad un ribaltamento delle prospettive, l’intreccio rimane piatto.

Questa mancanza di una trama complessa non costituirebbe di per sé un problema, a patto che i due protagonisti fossero grandiosi. Ahimè, invece, non lo sono! O, meglio, non lo sono per me. Entrambi sono disturbati e disfunzionali, i tipi di persone da cui stare alla larga se vogliamo vivere bene…

È stata un’impressione che ho avuto subito, appena Leo ascolta il messaggio in segreteria lasciato da Manuela, paranoico e aggressivo. Ho pensato: “Scappa via!” Ma non avevo ancora capito che lui è più problematico di lei, che almeno è possibile comprendere per i traumi infantili e le dolorose vicende personali. “Meno male che è andata in analisi!”, mi verrebbe da dire… E da chiedermi se non dovrebbe andarci ancora (non in senso dispregiativo, ma che potrebbe davvero ricevere un aiuto).

“Mi sembrava per contrasto di avere sempre avuto ben pochi slanci; di avere passato la vita entro un perimetro sorvegliato, con qualche sortita rapida giusto per non morire di rimpianto, ritirate pronte al minimo pericolo. Mi sembrava di avere sempre usato filtri di giudizi e distacco al punto di non riuscire a vedere i veri colori di niente; di non avere mai saputo amare nessuna con slancio e senza riserve e nemmeno averci mai provato davvero, essermi solo posto il problema di come fronteggiare gli slanci e la mancanza di riserve altrui.”
pp. 131-132

Di Leo non sappiamo praticamente nulla, ma il suo disagio (esistenziale?) emerge nelle reazioni esagerate e morbose, che mettono in allarme il lettore e impediscono l’empatia.

Ossessione, paranoia, violenza, senso di possesso, incomprensione… e l’amore? Per me non c’è. Inutili sono tante parole sull’arco dell’amore e il parallelismo con l’arco dell’arpa che suona Manuela; inutile disquisire sulla sua parabola, sulla durata… Questo non è amore, al massimo passione. È malattia, avvilimento, strumentalizzazione, travestito di illusione e aspettative. Potrei perdonare tutto, se i personaggi fossero eccellenti, drammatici, epici. Invece sono persone qualsiasi, piccoli borghesi incarogniti e vittime di se stessi e carnefici di chi sta loro intorno.

Forse sto sbagliando lettura o mi trovo in un periodo della mia vita poco propenso a questo genere di immedesimazioni… Sicuramente non aiuta il fatto che il clima in cui è immerso il romanzo è distante da me, che sono nata proprio nel 1993 e delle vicende economiche e politiche di quegli anni non ricordo assolutamente nulla.

Andrea De Carlo, Arcodamore, Bompiani (edizione Tascabili), Milano, 2008.


Certo, ci sono punti del romanzo che trovo particolarmente belli, che parlano a tutti noi e nei quali possiamo immedesimarci.

Ad esempio, trovo commovente la pagina di diario scritta da Manuela, che invoca l’amore della sua vita, quello che non ha ancora incontra e del quale dubita persino dell’esistenza.

 
“Vorrei sapere se ci incontreremo, e quando. Se ci incontreremo troppo tardi o appena in tempo, o ci incontreremo ma non riusciremo neanche a capire che eravamo noi e quanto eravamo importanti uno per l’altra. Io credo che ti riconoscerei subito, anzi sono sicura. Mi basterebbe guardarti negli occhi un attimo per capire che sei tu, o solo guardarti entrare in una stanza. Mi basterebbe un secondo, o meno. Però adesso dove sei? Adesso che sono così sola e triste e senza speranza, dopo tutti questi uomini vili e freddi e mammoni e indifferenti e sadici e semplicemente sbagliati? Dove sei? E ci sei poi?”
p. 134

Tuttavia, si tratta solo di frammenti, appiattiti su una trama e dei personaggi che non mantengono lo slancio, ma si rivelano piccoli e meschini pur nei loro sentimenti fragorosi e nelle reazioni eccessive.

Il successo di questo romanzo sembra suggerire che ci sia qualcosa che mi sfugge. Può darsi, oppure può essere semplicemente che non a tutti appassionano le medesime letture.

SINOSSI

Settimo romanzo di Andrea De Carlo, Arcodamore racconta la storia di un fotografo di oggetti, Leo Carnitori, che incontra Manuela Duini, una talentuosa musicista, suonatrice dell’arpa e con un passato travagliato. La loro relazione si dipana tra passione, gelosia e ossessioni.

Andrea De Carlo, Arcodamore, Bompiani (edizione Tascabili), Milano, 2008.



ANDREA DE CARLO

Nato a Milano nel 1952 e laureato in Lettere, ha viaggiato negli USA e insegnato italiano; si è stabilito in Australia e poi è tornato in Italia, dove nel 1981 ha pubblicato con Einaudi Treno di panna, già scritto in inglese con il titolo Cream Train.

Tra i suoi numerosi libri ricordiamo Uto, Pura vita, Durante, Di noi tre, Arcodamore.


IL LIBRO

Andrea De Carlo, Arcodamore, Bompiani (edizione Tascabili), Milano, 2008 (prima pubblicazione 1993).
> https://www.ibs.it/arcodamore-libro-andrea-de-carlo/e/9788845225949


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