Un racconto, una favola o un romanzo semplice e commovente
DICEMBRE 2024
Nel borgo di Pian del Voglio, che abbiamo visitato ad agosto 2024, ci siamo imbattuti in una libreria gratuita, dove chi vuole può prendere (e lasciare) libri di ogni genere… Così, oltre a “Bar Sport” di Stefano Benni e a “Una vita” di Italo Svevo, ho trovato questa edizione economica di una delle opere di Mauro Corona, del quale mia mamma mi aveva già regalato la raccolta di favole “Torneranno le quattro stagioni”.
Avendo riconosciuto il nome dell’autore e sapendo che i suoi libri sono solitamente ambientati in montagna, in particolare sulle Alpi, ho deciso di attendere a leggere questo libro finché non fossi andata in vacanza sulle Dolomiti. Ironia della sorte, non mi ero accorta che, invece, questo breve romanzo è dedicato agli “amici di San Marcello Pistoiese” e, infatti, è ambientato sull’Appennino toscano, nella stretta valle creata dal torrente Lima!
Nonostante questa svista da parte mia, ho letteralmente divorato le pagine, leggendole tutte in due orette, grazie alla brevità e alla scorrevolezza del testo…
La trama è piuttosto semplice, tanto da assomigliare ad una favola, ma è caratterizzata da immagini belle e non scontate, metafore particolari che richiamano spesso all’ambiente della montagna e ai suoi abitanti sia animali sia immaginari, come gli gnomi seduti intenti a fumare a cui sono paragonati i comignoli di una casa con le stufe sempre accese.
Anche il messaggio di cui il libro si fa portatore è semplice, ma non banale. L’insegnamento morale è privo di retorica, ammantato di malinconia e di speranza. Si tratta di un invito al perdono, all’affetto, alla cura dei rapporti con le persone, alla necessità di fermarsi per riflettere e apprezzare ciò che la vita ci offre, quello che è davvero importante, abbandonando la distruttiva fame di denaro e successo.
Se un medesimo svolgimento della storia si trovasse in un altro tipo di romanzo, potremmo accusare l’autore di scarso approfondimento psicologico dei personaggi, ma in questo caso sarebbe come rimproverare una fiaba di poco realismo.
La scrittura è scorrevole e accattivante; in poche parole, sono descritte persone, luoghi, sensazioni, vengono evocate atmosfere. L’autore si focalizza su dettagli e particolari della valle, della casa con il tetto coperto da teli colorati e i comignoli sempre fumanti, mentre molto viene lasciato all’immaginazione. Tuttavia, quei particolari evocano perfettamente l’ambientazione.
I pochi personaggi sono tratteggiati con le loro caratteristiche essenziali: il protagonista è un grande imprenditore del settore tessile a Prato, in lotta contro i produttori cinesi, dei quali parla la lingua grazie ad una permanenza in Cina. I due abitanti della casa sono persone semplici, povere, buone, indifese e rassegnate, ma al tempo stesso risolute, sicure nel loro essere miti.
“La dolcezza dei buoni, dei vinti, degli inermi. La dolcezza della malasorte accettata senza reclami.”
p. 26
La storia è focalizzata su un momento di svolta: quando il protagonista accosta la propria auto in corrispondenza di un tornante della strada che si inerpica sulla montagna e decide di scoprire chi abita nella casa che ha spesso visto andando a San Marcello Pistoiese e per la quale prova una grande curiosità. La trama procede poi a ritroso con un flashback presentato in modo inusuale, attraverso l’elemento magico: il protagonista assiste a ciò che è accaduto nel passato superando sette ponti… Ciò che vede corrisponde a realtà e determinerà il suo futuro.
Tante sono le scelte narrative non scontate che impreziosiscono il libro e lo rendono una lettura perfetta per ogni momento.
TRAMA
Sull’Appennino Tosco-Emiliano, nella stretta valle creata dal torrente Lima, si erge una piccola casa con il tetto coperto di teli di plastica colorata e due comignoli perennemente fumanti. Vedendola e provando curiosità, un industriale del mondo della seta decide di bussare e scoprire chi vi abita… Per accedere all’interno, però, deve attraversare “sette ponti”, che cambieranno per sempre la sua vita, riconducendo la sua attenzione a ciò che è davvero importante, contro la futilità del denaro e del potere.
MAURO CORONA
Nato nel 1950 in provincia di Trento, è vissuto fin da bambino a Erto (Pordenone), uno dei paesi colpiti nel 1963 dal disastro del Vajont. Maurizio Corona ha seguito fin da bambino il nonno paterno in giro per i boschi e il padre alla scoperta delle montagne della sua valle. Dal nonno ha ereditato la passione per il legno, diventando uno dei più noti scultori lignei europei, e dal padre quella per l’alpinismo e le scalate, aprendo oltre trecento nuovi itinerari di roccia sulle Dolomiti d’Oltre-Piave.
Fra i suoi libri ricordiamo le raccolte di racconti Il volo della martora (1997), Le voci del bosco (1998, premio Grinzane Cavour 2008), Aspro e dolce (2004), Cani, camosci, cuculi (e un corvo) (2007); i romanzi Storia di Neve (2008), Il canto delle manére (2009), La fine del mondo storto (2010, premio Bancarella 2011), La casa dei sette ponti (2012), Le cinque porte. Due nipoti e un nonno sui sentieri dei boschi (2023); le fiabe delle Storie del bosco antico (2005) e Torneranno le quattro stagioni (2010).
IL LIBRO
Mauro Corona, La casa dei sette ponti, Universale Economica Feltrinelli, Milano, 2018.
Prima edizione: 2012.
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