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L’INDIFFERENZA DEL CIELO

Riflessioni su Borgo Sud di Donatella di Pietrantonio

“Borgo Sud” è uno di quei romanzi durante la lettura dei quali rimango a lungo incerta se mi piacciono o no. In questo caso specifico, il dubbio ha aleggiato fino a metà del libro (cosa per me abbastanza rara, insolita). Diciamolo tranquillamente: si tratta di un romanzo che non avrei scelto di comprare in una libreria, anche solo per il fatto che credo sia il seguito di una prima parte, “L’Arminuta” (2017). A meno che non si tratti di saghe o trilogie, evito come la peste i sequel e i prequel di libri e film: ogni opera deve essere compiuta in se stessa, penso. Mia mamma non è della stessa opinione; infatti, è lei la mente dietro il regalo di mia zia per lo scorso Natale. Ho letto “Borgo Sud” in un mese e mezzo circa, a cavallo tra gennaio e febbraio 2021: avrei potuto finirlo in pochi giorni, al massimo settimane, ma mi sono interrotta proprio quando ho compreso che, in fondo, mi appassionava. L’ho ripreso dopo, con un colpo di reni, per concluderlo in un pomeriggio.

Borgo sud: copertina con vaso con giaginti in fiore.

Il mio scetticismo legato alla classificazione di Borgo Sud come un sequel di un romanzo già famoso è stato presto dissipato: è un libro che può essere goduto anche senza la lettura del primo, rispetto al quale costituisce una storia autonoma, indipendente.
Il racconto si svolge quasi completamente nell’arco di un giorno, narrato dalla protagonista che è costretta a tornare a Pescara da Grenoble, dove insegna letteratura italiana, per una grave questione familiare, che si scoprirà solo alla fine. Nella lunga e insonne notte dell’attesa, la donna ripercorre stralci della propria vita, frammenti che l’hanno condotta fino a quel momento: il rapporto con la sorella, Adriana, la morte della madre, la comparsa del nipote, gli scricchiolii del proprio matrimonio.

Ho detto che sono stata a lungo incerta se questo libro mi piacesse o meno: troppo strano, particolare. Inusuale è innanzitutto il modo di scrivere: duro, affilato, con una prosa composta per la maggior parte da frasi semplici, brevi, ma ciascuna con un proprio peso, un’eco che si riverbera nelle pagine, nel racconto, fino al lettore. Non canonica è anche la narrazione, il dipanarsi di una storia che tracima gli anni e che viene condensata nei ricordi affioranti nello spazio temporale ristretto del presente.

I personaggi sono marchiati dalle vicissitudini passate, ciascuno con i propri segreti, segnato da ciò che non ha voluto vedere, da tutte le volte in cui si è girato dall’altra parte pur di non scoprire una verità troppo scomoda, dolorosa, ma anche dai momenti catartici, da quando gli eventi gli sono esplosi tra le mani, dagli episodi in cui gli altri lo hanno costretto a scuotersi e a guardare. Le due sorelle protagoniste sembrano diverse, opposte, ma nel profondo sono simili: cercano e trovano un modo per fuggire da una realtà familiare soffocante e ottusa, priva di dimostrazioni di affetto; si innamorano di uomini sbagliati e si rifiutano di ammetterlo; costruiscono vite lontane dalla casa natia (geograficamente l’una, culturalmente l’altra, Adriana, che dalla campagna dura e arida si insedia a pochi passi dal mare, a Borgo Sud, tra i marinai); sono sicure ed intraprendenti (nell’ambito accademico la prima, nelle scelte di vita e nei lavori trovati la seconda), eppure mantengono sempre una fragilità un po’ spezzata, come sempre avvolte in un velo incrinato. Entrambe, infine, prede del proprio egoismo così come della propria generosità, hanno la tendenza a cadere in situazioni che portano solo dolore:

“Si fa così presto a dimenticare ciò che necessario per mantenerci vivi”

(p. 74)
Tellaro: mare e case arroccate; isola sullo sfondo.
Tellaro: barche del porto e case.

Tutto ruota intorno a ciò che è successo: è accaduta una disgrazia, che costringe la protagonista a tornare in patria; con quel dolore ne emergono altri, da un passato che non sembra mai davvero trascorso. Nell’attesa di conoscere l’entità della tragedia e chi ha colpito, il lettore (e in parte anche la narratrice) rimane nell’ignoranza e viene sospinto senza sosta negli anni passati, attraverso episodi, lampi, pezzi stracciati e sfilacciati di tante vite intrecciate indissolubilmente. Che attinenza ha quel passato col presente? Ci aiuterà a sospettare quale sia la disgrazia accaduta? Il lettore è in allerta, cerca un filo conduttore, rintraccia segni anticipatori, i dettagli che già avrebbero fatto presagire la tragedia. Eppure, non ve ne sono di lampanti: assistiamo solo ad una sequenza di azioni, di scelte, di sentimenti che conducono all’adesso, al tempo presente, opprimente come e più del passato.

In queste pagine, scritte in modo semplice e diretto, si legge la coerenza inclemente della vita, secondo un percorso che ognuno di noi potrebbe tracciare per se stesso.

Borgo sud: copertina con vaso con giaginti in fiore.


“Tutto questo dolore resta cieco e senza scopo, non sappiamo a chi offrirlo. Nessun Dio ci sovrasta o ci ama.”

(p. 130)

Incidente? Fatalità? Colpa? Non è dato scoprirlo. Non c’è un vero senso, un cielo irato o misericordioso, solo persone, caratteri, emozioni. Sono loro a cercare un senso, un significato per comprendere, per andare avanti, pur con il peso di ciò che è stato, indimenticabile, ossessivamente presente, pervasivo di ogni istante.

In conclusione, ho amato molto questo romanzo: è duro, prende il carattere dei propri personaggi; è realistico, impietoso; ci spinge a riflettere su vite spezzate che sono anche la nostra, irrimediabilmente, ma con la promessa che per quanto dolore abbiamo annidato in fondo al nostro ventre, abbiamo sempre la forza per reagire, per guardare avanti.

Lerici: rocca, porto e case.




IL LIBRO

> Donatella di Pietrantonio, Borgo Sud, Giulio Einaudi editore, Torino, 2020.








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